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Quando Orson Welles terrorizzò l’America con lo sbarco alieno: storia della Guerra dei Mondi che diede vita alle fake news

Quel giorno fu scritta una delle pagine più controverse, ma geniali, dell’informazione. Nacque però anche una delle cose peggiori che l’informazione avrebbe imparato a conoscere: le fake news.

Federico Falcone

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Signore e signori, vogliate scusarci per l’interruzione del nostro programma di musica da ballo, ma ci è appena pervenuto uno speciale bollettino della Intercontinental Radio News. Alle 7:40, ora centrale, il professor Farrell dell’Osservatorio di Mount Jennings, Chicago, Illinois, ha rilevato diverse esplosioni di gas incandescente che si sono succedute ad intervalli regolari sul pianeta Marte. Le indagini spettroscopiche hanno stabilito che il gas in questione è idrogeno e si sta muovendo verso la Terra a enorme velocità”.

Non era il 1 aprile, ma il 30 ottobre del 1938, precisamente le 20.00, quando Orson Welles, regista e sceneggiatore statunitense, annunciò al suo paese che a Grovers Mills, New Jersey, erano appena sbarcati gli alieni. Ed erano ostili. Lo fece nell’ambito del Mercury Theatre on The Air, format dell’emittente radiofonica Cbs nel quale venivano letti e interpretati romanzi più o meno celebri. Dunque, le premesse perché non si scatenasse il putiferio che poi si è concretamente scatenato c’erano tutte, ed erano state ampiamente palesate.

Non solo il programma aveva la sua identità ben precisa, ma anche grazie a diversi avvisi (prima e dopo la puntata) che affermavano che si trattava di uno “show”, non tutti reagirono allo stesso modo e vi fu un’ondata di panico che con estrema difficoltà si riuscì a domare. Si potrà obiettare che al tempo non c’erano internet e social network, non c’era messaggistica istantanea e regnava il passaparola o poco più. La diffusione della notizia – o la sua smentita – dunque, non avvenne con i tempi a cui ora siamo abituati. I mezzi di comunicazione, insomma, erano quelli che erano.

Welles quel giorno interpretò “The War Of The Worlds“, romanzo del 1897 di H.G. Wells, su adattamento di Howard Koch. L’intenzione, esattamente come l’idea, sulla carta era sembrata vincente fin dall’inizio: recitare parti del testo come fossero dei comunicati stampa, delle flash news, su ciò che stava realmente accadendo nel New Jersey. Insomma, un aggiornamento costante circa lo sbarco degli alieni sul pianeta Terra. Tutto ciò, scusate se dico la mia, fu semplicemente geniale. Risulterebbe esserlo adesso che siamo abituati a cose folli, esagerate, esasperate, figuriamoci nel 1938. Avanguardia.

Ma qualcosa – giusto qualcosina – andò storto. L’umore della gente venne completamente stravolto da quella notizia improvvisa, inaspettata, incredibile. Nessuno, quel giorno, si sarebbe aspettato un attacco alieno. Nessuno avrebbe profetizzato una guerra extraterreste. Ma poi, perché proprio nel New Jersey? La popolazione, insomma, fu talmente colta alla sprovvista che credette davvero di essere sotto attacco.

Dopo il primo annuncio, la trasmissione venne a tratti interrotta per brevi passaggi pubblicitari, a loro volta interrotti da news contenenti la descrizione di ciò che si stava verificando. Era iniziata “La Guerra dei Mondi” e gli Stati Uniti erano il teatro dello scontro. La guerra per la sopravvivenza si sarebbe combattuta in un paesino sperduto della provincia americana. Poco prima delle 21.00 venne comunicato l’impatto di un meteorite che, però, in un secondo momento venne descritto come “un grosso cilindro”. Una forma inusuale per un meteorite. E infatti, ecco, con un nuovo bollettino, cosa fu svelato:

“Un momento! Sta accadendo qualcosa! Signori e signore, è terrificante! L’estremità dell’oggetto comincia a muoversi! La sommità ha cominciato a ruotare come se fosse avvitata! La cosa deve essere vuota all’interno”. Panico! Letteralmente. A rendere il tutto ancora più drammatico, le voci fuori onda e di sottofondo alla narrazione. Urla, schiamazzi, frasi di puro terrore: “State indietro, si muove, state indietro”…”si sta svitando, caspita, sembra che ci sia qualcuno in procinto di scendere”…”state lontano, è rovente, ci ridurrà in cenere”.

Carl Phillips, fantomatico cronista della Cbs in diretta dal luogo dello sbarco, affermò in diretta radio: “E’ la cosa più terribile alla quale abbia mai assistito… Aspettate un momento! Qualcuno sta cercando di affacciarsi alla sommità… Qualcuno… o qualcosa. Nell’oscurità vedo scintillare due dischi luminosi… sono occhi? Potrebbe essere un volto. Potrebbe essere….” . Fu interrotto da grida disperate. Riprese a fatica il collegamento, giusto il tempo di affermare:

Devo riferirvi qualcosa di molto grave. Sembra incredibile, ma le osservazioni scientifiche e l’evidenza stessa dei fatti inducono a credere che gli strani esseri atterrati stanotte nella fattoria del New Jersey non siano che l’avanguardia di un’armata di invasione proveniente da Marte. La battaglia che ha avuto luogo stanotte a Grovers Mill si è conclusa con una delle più strabilianti disfatte subite da un esercito nei tempi moderni“.

Quello che accadde immediatamente dopo fu quanto di più lontano previsto e immaginato da Orson Welles. Un’ondata di panico travolse gli Stati Uniti, con la gente che scappava per strada, prendeva d’assalto supermercati e farmacie ma, soprattutto, armerie. Se guerra doveva essere, guerra sarebbe stata, dunque. Le chiese, nel pieno rispetto del “God bless America“, furono riempite da esaltati e persone disperate, confuse, senza avere idea di cosa fare, con chi farlo e, più di tutto, perché farlo.

Quel giorno fu scritta una delle pagine più controverse, ma geniali, dell’informazione. Nacque anche un certo tipo di fantascienza che iniziò a prendere piede, a diffondersi e affascinare una sempre più vasta platea di appassionati. Quel 30 ottobre del 1938 nacque però anche una delle cose peggiori che l’informazione avrebbe imparato a conoscere: le fake news. Non era un pesce d’aprile, ma è passato alla storia come uno tra gli scherzi più incredibili mai realizzati.

Fondatore e direttore editoriale del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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“E’ tempo di cambiare”, Napoli omaggia George Floyd con un murale

Federico Falcone

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E’ tempo di cambiare il mondo“. Anche Napoli rende omaggio alla memoria di George Floyd, il cittadino afroamericano ucciso a Minneapolis da un agente di polizia a seguito di un arresto. L’episodio ha scioccato gli Stati Uniti e il mondo intero, tanto da scatenare rivolte negli States e sdegno praticamente ovunque. Unanime la condanna al gesto, unanime il cordoglio.

Il tributo partenopeo è avvenuto, fra le altre cose, sotto forma di murale a firma Jorit, artista italo olandese conosciutissimo in città per averne realizzati di diversi. Vi sono cinque volti, quelli di Lenin, Martin Luther King, George Floyd, Malcom X e Angela Davis. Questo è stato realizzato sul tetto di un edificio del rione Bisignano.

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L’arte 2.0: il make-up. Intervista a Chiaroscuromakup, l’influencer abruzzese Claudia Cucinelli

Da quattro anni ha avviato la sua attività di beauty influencer sia su Youtube che su Instagram. Ed è proprio grazie ai social network che ha ampliato la sua conoscenza di tecniche e stili innovativi.

Licia De Vito

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Claudia Cucinelli si è formata presso la Making Beauty Master Academy di Roma sotto la guida della Makeup Artist di celebrità Chiara Corsaletti. Il suo passato decennale da fotografa (con un master in fotografia fashion e still life presso lo IED) le ha dato grandissima esperienza nel campo dell’immagine insegnandole a costruire perfettamente il look giusto per ogni occasione, sempre con un’attenzione particolare ai trend e alla qualità dei prodotti utilizzati.

Da quattro anni ha avviato la sua attività di beauty influencer sia su Youtube che su Instagram. Ed è proprio grazie ai social network che ha ampliato la sua conoscenza di tecniche e stili innovativi. Questo le ha permesso di lavorare anche fuori regione con clienti di tutto il mondo acquisendo sempre più seguito sul web.

Ciao Claudia, cerchiamo di conoscerci un po’ meglio: ci racconti delle tue passioni in campo artistico e della tua formazione professionale?

Ho iniziato a esplorare il campo della fotografia da giovanissima data la tradizione di famiglia. La fotografia, infatti, era la professione di mio padre. Sono stata, da subito, particolarmente attratta da tutto ciò che riguardava l’allestimento del set, i costumi, lo storytelling e il trucco. Diciamo che la parte tecnica del mestiere era ciò che mi appassionava meno! Vedevo la macchina fotografica esclusivamente come un mezzo per dare vita ai miei viaggi mentali e alla mia creatività.

Da fotografa a food blogger fino a make-up artist, una donna dinamica e piena di risorse!

Ecco perché ho sempre cercato diversi stimoli nel campo fotografico, cosa che mi ha condotta ad esplorare il mondo del food (coi suoi colori, gusti ed allestimenti ) oltre a quello della ritrattistica classica. Il makeup è stato sempre un fil rouge che accompagnava i miei lavori, a volte era fondamentale per permettermi di realizzare dei concept precisi. Ovviamente all’inizio non avevo un truccatore che mi aiutasse sul set, così ho iniziato a “pasticciare” da sola. Piano piano, inaspettatamente, il mondo del makeup ha preso spazio in maniera preponderante nella mia vita, dopo l’apertura del mio canale youtube.

Approfondiamo il discorso social network. Come hai deciso di iniziare l’avventura Youtube? Qual è il tuo rapporto col mondo del web in generale? Come si ottiene tanto seguito?

Ho deciso di cimentarmi su questa nuova piattaforma perché mi incuriosiva. Erano i primi anni dei tutorial online e la cosa mi sembrava innovativa e stimolante! Inoltre mi è sempre piaciuto parlare in pubblico ed insegnare ciò che sapevo ed il canale youtube mi sembrava un buon modo per migliorare le mie skills. Al tempo, avere seguito era abbastanza facile perché il Tubo non era popolare come ora e non c’era così tanta varietà di contenuti, bastava accendere la webcam! Adesso invece youtube ha soppiantato la televisione stessa, ed è difficilissimo emergere. Nel mio caso, mi ha premiato la costanza perpetrata negli anni: ho costruito un pubblico non enorme ma molto fedele!

La tua vita virtuale come si intreccia con quella reale? Riesci sempre a conciliarle?

Cerco di tenere divisa la mia vita privata da quella personale. infatti non amo definirmi un’influencer ma una creatrice di contenuti. Non sono a mio agio nel condividere la mia quotidianità in maniera eccessiva, essendo io una ragazza dalla vita piuttosto semplice, che non ama costruire artifici o alterare la realtà per avere più seguito. Per questo mi reputo più orientata verso un pubblico adulto che solitamente cerca più consigli su internet e meno “reality”…attività per lo più destinata ad un pubblico teen.

Per concludere, che messaggio vorresti veicolare attraverso i tuoi social?

Cerco di essere più vera possibile, per questo ho deciso di non editare più le mie foto, almeno in maniera high end . Trovo giusto che gli utenti dei social si rendano conto dei limiti che la fotografia ed il trucco hanno! Spesso si confonde il makeup con photoshop e questo è un mito da sfatare! Poi (gusto personale) trovo bello l’editing “spinto” fatto su basi già fresche e giovani…Non so, su di me che ho 36 anni mi iniziava a sembrare un pò “too much” e mi dispiaceva dare un taglio troppo editoriale ai miei contenuti. Ciò non toglie che, per ottenere delle belle foto nitide e con colori veritieri, nel beauty sia fondamentale utilizzare una ripresa fotografica di livello alto con buona attrezzatura. Ahimè, spesso con lo smartphone si ottengono risultati mediocri! Cerco comunque di costruire quotidianamente un rapporto con i miei followers, che vada oltre i filtri e le sponsorizzazioni., siamo persone reali e come tali dovremmo rapportarci!

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Michael Jordan non ci sta: “Mai voltare le spalle alla brutalità, facciamo sentire la nostra voce”

Federico Falcone

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E’ il più grande giocatore di basket di tutti i tempi, è stato uno dei pochi a portare lo sport oltre i confini dell’attività fisica, è stato ed è (e sarà) un fenomeno mediatico e culturale capace di trascendere gli stretti confini dello spazio-tempo e ora, Michael Jordan, ha di fronte a sé un’altra sfida da intraprendere, quella di farsi portatore di interessi della comunità afroamericana.

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Attraverso un lungo post su Instagram, il protagonista di The Last Dance ha voluto far sentire la propria voce. Un appello forte, deciso, ma sempre con riguardo al mettere in campo politiche di non violenza. Anche Air Jordan è rimasto scioccato dall’omicidio di George Floyd.

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“Sono profondamente rattristato, davvero addolorato e arrabbiato. Vedo e provo il vostro dolore, la vostra indignazione e la vostra frustrazione. Appoggio coloro che gridano al razzismo e alla violenza verso le persone di colore nel nostro paese. Ne abbiamo abbastanza. Non possiedo le risposte, ma le nostre voci dimostrano forza e impossibilità di essere divisi da parte di altre persone. Dobbiamo ascoltarci a vicenda, mostrare compassione ed empatia e non voltare mai le spalle all’assurda brutalità”.

“Dobbiamo continuare a protestare pacificamente contro le ingiustizie e richiedere responsabilità. La nostra voce unita ha bisogno di fare pressione alle persone che ci governano per cambiare le leggi, o in alternativa usare il nostro voto per contribuire al cambiamento del sistema. Ogni di noi deve essere parte della soluzione e insieme dobbiamo lavorare per garantire giustizia a tutti. I miei pensieri vanno alla famiglia di George Floyd e alle altre innumerevoli vite brutalmente e immotivatamente stroncate da atti di razzismo ed ingiustizia

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