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Interviste

Scopriamo Natalia Rodríguez, star delle serie tv spagnole lanciata da Netflix con Alta Mar

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Versione italiana

Netflix ha segnato la riscossa delle serie tv spagnole, questo pacifico. Fra queste c’è “Alta Mar”, giunta alla terza stagione. Contenuti in bilico tra il thriller e la soap opera, strizzando un occhio qua e là ad Agatha Christie con trame curiose e avvincenti. La serie è andata molto bene, sia in Italia che nel resto del mondo. Abbiamo incontrato Natalia Rodríguez che presta il volto a Natalia Fábregas, personaggio tra i più interessanti e sicuramente bene caratterizzato dall’attrice 27enne.

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Ciao, Natalia, benvenuta su The Walk Of Fame. Come stai? In che modo inganni il tempo dentro casa per via della quarantena?

Ciao! Beh, tutto sommato abbastanza bene. Ci sono momenti sì e momenti no, come succede a tutti immagino. Alcune volte ho una sensazione di claustrofobia, ma si va avanti. Cerco di mantenere una certa routine come per esempio leggere tutte le mattine e fare lezione di ballo o yoga la sera, oltre che fare meditazione e suonare il violino. Sono tutte cose alle quali non posso dedicarmi normalmente per mancanza di tempo.

Tu che da qualche mese sei uscita su Netflix con Alta Mar, quanto credi sia importante l’intrattenimento televisivo in un momento come quello che stiamo vivendo?

Allora, credo che questa situazione dimostri l’importanza del ruolo giocato dalla cultura nella società e per l’essere umano in particolare. Se non avessimo avuto Netflix o un buon libro suppongo che la settimana sarebbe stata vissuta con più agitazione. La cultura riempie l’anima, è così, e questa situazione è quella che è.

Come attrice ti ho conosciuta proprio grazie ad Alta Mar. Interpreti Natalia Fábregas, una donna forte, indipendente e di grande personalità. Come è stato vestire i suoi panni? Quanto pensi di aver caratterizzato questo personaggio?

Il personaggio di Natalia subisce delle importanti evoluzioni nel corso delle due stagioni. Nella prima, è una donna maltrattata. Nella seconda viene fuori il suo essere forte, desiderosa di riappropiarsi del potere che le avevano portato via in tutti quegli anni. Interpretarla è stata una sfida, è il ruolo più lontano da quella che sono io, in tutti i sensi, sia a livello fisico e sia a livello di forza caratteriale, siamo molto diverse. È stato però anche un onore aver avuto l’opportunità di rendere giustizia a tutte quelle donne che hanno vissuto una situazione analoga nella propria vita.

Ti rivedi in lei in qualche modo? Senti di somigliarle?

Come ti dicevo, non ci somigliamo affatto. Lei desidera il potere più di qualsiasi cosa, anche della sua famiglia. Ma entrambe abbiamo un bel caratterino (ride).

In questi anni le serie tv spagnole sono tra le più gettonate. Quale è il segreto di questo successo, ammesso che vi sia?

Credo che l’accesso a nuove piattaforme internazionali ci sta aiutando molto a mettere in vetrina progetti che abbiamo sempre avuto ma che mai abbiamo potuto far conoscere. Ci sono sempre stati ma mancava la visibilità.

Su cosa stai lavorando attualmente? Puoi darci qualche anticipazione?

Abbiamo appena finito di girare la terza stagione di “Altamar”!

I biopic sono una certezza del mondo del cinema. Se dovessi scegliere, chi ti piacerebbe impersonare?

Mi piacerebbe molto un film su Hedry Lamar o una storia simile a “Bronson”.

The Walk Of Fame è un magazine italiano, quale è il tuo rapporto con il cinema e con la televisione del nostro paese?

Amo Sorrentino e tutto quello che fa ma, ad essere sincera, non ho una conoscenza approfondita del cinema italiano.

Il tempo a nostra disposizione è finito, grazie per la disponibilità. Lascio a te le ultime parole per salutare i tuoi fans..

Grazie a te! È un piacere poter fare un’intervista per un altro Paese. Grazie veramente! Tanti baci a tutte e a tutti!

Versión española 

Netflix sacó a la luz el mundo de las series de TV españolas. Entre ellas se destaca “Alta Mar”, recién llegada a la tercera temporada. Una historia al borde de un thriller y una telenovela, con una sinopsis particular y cautivante. La serie tuvo un gran éxito, tanto en Italia como en el resto del mundo. Hemos etrevistado a Natalia Rodríguez que interpreta el papel de Natalia Fábregas, uno de los personajes más fascinantes y, sin duda, perfectamente interpretado por la joven actriz.

Hola Natalia, bienvenida a The Walk of Fame, ¿cómo estás? ¿Cómo pasas el tiempo durante esos días de cuarantena?

Hola!! Pues dentro de lo que cabe bastante bien, tengo momentos como todos imagino, de cierta claustrofobia, pero aguantando. Intento mantener una rutina diaria como por ejemplo leer todas las mañanas y hacer clases de baile o yoga por las tardes además de meditar y practicar violín. Cosas que normalmente por falta de tiempo me cuesta hacer.

Saliste hace unos meses con la serie “Alta Mar” disponible en Netflix, ¿cúanto piensas que sea importante el entretenimiento televisivo en un momento histórico como el que estamos viviendo ahora?

Bueno, creo que esta situación demuestra lo importante que es la cultura para una sociedad y para el ser humano en particular. Si no tuviesemos Netflix o un buen libro supongo que a la semana estaríamos con bastante ansiedad. La cultura llena el alma, es así, estemos en la situación que estemos.

Te conocí justo gracias a la serie “Alta Mar”, en la que interpretas el personaje de Natalia Fábregas, una mujer fuerte, independiente y con gran personalidad. ¿Cómo ha sido interpretar ese papel? ¿Cúanto piensas de haber caracterizado su personaje?

El papel de Natalia tiene una transformación bastante grande en las dos temporadas, en la primera es una mujer maltratada mientras que en la segunda aparece el despertar de la mujer fuerte que ansía el poder que le habían arrebatado durante tantos años. Interpretarla ha sido un reto, es uno de los papeles mas diferentes a mi, en todos los sentidos. Fisicamente y de energía, somos muy diferentes. También ha sido un honor poder hacer cierta justicia a las mujeres que han podido tener una situación similar en su vida.

¿Cúanto te reflejas en ella? ¿Le pareces un poco?

Como te decía, no nos parecemos mucho. Ella ansía el poder por encima de todo incluso de su familia. Aunque supongo que nos parecemos en que tenemos bastante carácter, jajaja.

Parece que en estos años las series tv españolas se colocan entre las más queridas por el público, ¿cúal es el secreto de este éxito, siempre que exista?

Creo que la entrada de nuevas plataformas internacionales nos esta ayudando a hacer de escaparate para muy buenos proyectos que siempre hemos tenido pero que faltaba esa visibilidad para hacerlas virales. Siempre han estado ahi, pero faltaba esa visibilidad.

¿En qué estás trabajando ahora? ¿Puedes decirnos algo?

Acabamos de terminar la tercera temporada de Altamar!

Las películas biográficas representan una garantía en el mundo del cine. Si pudieras elegir, ¿quién te gustaría interpretar?

Me encantaria una peli sobre Hedy Lamar o alguna historia similar a “Bronson”.

The Walk of Fame es un magazine italiano. ¿Cúal es tu relación con el cine y la televisión de nuestro País?

Amo a Sorrentino y todo lo que hace, pero si te soy sincera me falta mucha cultura cinéfila italiana.

El tiempo a nuestra disposición se acabó, te agradezco muchísimo. Te dejo a ti las ultimas palabras para saludar a tus fans…

Gracias a ti! Es un placer poder hacer una entrevista para otro pais! Gracias de verdad! Mil besos a todos y todas!

Studentessa di traduzione editoriale, innamorata della Spagna, del cinema italiano e delle parole di Alberto Moravia, coglie al volo la possibilità di uscire dalla suo comfort zone e visitare tutto ciò che è possibile. Gingerness e arrosticini come unico credo.

Interviste

Addio a Calasso, Adelphi perde la sua colonna portante

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roberto calasso

Scomparso a Milano, all’età di 80 anni, lo scrittore ed editore Roberto Calasso, presidente e consigliere delegato della casa editrice Adelphi. Soffriva da tempo di una malattia. Saggista e narratore, nel 1962, a soli 21 anni, entrò a far parte di un piccolo gruppo di persone che, insieme a Roberto Bazlen e Luciano Foà, stava elaborando il programma di una nuova casa editrice: sotto la sua guida, Adelphi è diventata uno dei marchi più importanti nell’editoria di qualità.

Proprio oggi escono in libreria i suoi ultimi due libri, “Bobi” e “Memé Scianca”. Fin dalla fondazione, Calasso è stato l’animatore di Adelphi, diventandone nel 1971 direttore editoriale e nel 1990 consigliere delegato. Dal 1999 era anche presidente della casa editrice.

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Interviste

Niccolò Fabi, emozioni che scivolano tra parole e musica sperimentale

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paesaggi sonori

Tra tutte le arti, la musica sembra quella più effimera: in teoria cessa di esistere quando chi suona si ferma. In pratica, continua dentro di noi, mostrando forza nella sua fragilità, col suo potere di seminare domande, speranze, sogni e inquietudini. Ne è ben consapevole Niccolò Fabi, la cui sfida è quella di dare alle sue canzoni la forza evocativa del racconto, in un equilibrio da cercare tra un testo e una coda strumentale sperimentale che lasci il tempo a chi ascolta di dare un proprio significato alle parole.

Sullo sfondo i paesaggi al tramonto del sito archeologico di Peltuinum, nell’area di Prata d’Ansidonia (L’Aquila), in Abruzzo, in occasione di quello che forse è l’appuntamento più atteso di Paesaggi sonori, il festival che dissemina musica tra le rovine con diverse location mozzafiato, una rassegna di concerti che, talvolta, prevede anche un’escursione in trekking fino a raggiungere i teatri naturali dove la musica viene proposta in piena sintonia con l’ambiente circostante.

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Venerdì 30, il “Tradizione e Tradimento Tour 2021” porterà il cantautore romano proprio a suonare in questa scenografia divenuta ormai uno dei simboli del festival, tra le mura dell’antica città vestina fondata tra il I e il II secolo a.C., incorniciata a nord dal massiccio del Gran Sasso d’Italia e a sud dal gruppo montuoso Sirente-Velino. Un luogo che lo stesso Fabi definisce un “amplificatore di emozioni”.

Paesaggi sonori ha fatto il suo debutto ad Alba Fucens con il concerto di Ramon Moro e proseguirà domenica 8 con Alicia Edelweiss all’Altopiano del Voltigno (Villa Celiera). Sabato 21 sarà la volta di Shigaraki e Stefano Pilia – live al Cratere del Sirente – Secinaro. Dunque, Paolo Angeli sabato 28 al parco archeologico di Ocriticum di Cansano. Tutte le località si trovano in Abruzzo. Il festival vede la direzione artistica di Flavia Massimo e la direzione logistica di Massimo Stringini. Sul palco con Fabi anche i compagni di viaggio Roberto Angelini, Pier Cortese, Alberto Bianco, Daniele “mr Coffee” Rossi e Filippo Cornaglia. Il concerto si propone come una vera e propria esperienza in cui immergersi, lasciandosi trasportare da 2 ore ininterrotte di musica. Un movimento continuo in cui le parole e il suono si mescolano.

Un viaggio tra i sentimenti con cui Niccolò Fabi, muovendosi con totale libertà artistica libero da schemi e generi di appartenenza, mette in scena le verità raccontate attraverso le sue canzoni. Un crescendo continuo di emozioni che passa attraverso i racconti di brani come “Evaporare”, “Una somma di piccole cose”, “Filosofia Agricola”, “Elementare”, fino ad arrivare a “Una buona idea”, “Diventi Inventi”, “Il negozio di antiquariato”, e “Lasciarsi un giorno a Roma…” solo per citarne alcune. Un percorso che arriva fino all’ultimo album in studio “Tradizione e Tradimento” del 2019.

Niccolò Fabi (foto di Melania Stricchiolo)

Com’è stato tornare in tour?
È una gioia vedere la macchina ripartire, trovare spettatori felici di poter rivivere questo momento così simbolico dell’aggregazione emotiva e fisica che è il concerto. Personalmente sono abituato a trascorrere del tempo lontano dal palcoscenico, alle pause, e penso che gli artisti, o almeno i più famosi, possano permettersi anche economicamente uno stop e farlo risultare fruttuoso. Ma per un fonico da palco, per un backliner, non c’è creatività nello stare fermi, è solo una menomazione, una preoccupazione. Ritrovarci in giro insieme è stato come risentire il sangue che circola nelle nostre vene alla giusta velocità.

Come ha vissuto questo periodo da un punto di vista personale e artistico. Cosa è mancato di più?
Personalmente l’aspetto che è mancato meno è proprio quello del musicista, perché non vivo di solo palco e anche in passato mi è capitato di fare lunghe pause tra un tour e l’altro. È indubbio che veniamo tutti da un inverno molto lungo, e adesso c’è bisogno di un po’ di primavera. Ciò che è mancato più di ogni altra cosa è la condivisione. Adesso c’è il desiderio di riappropriarci, emotivamente e fisicamente, della dimensione che ci fa stare l’uno accanto all’altro: la rappresentazione storica più antica dello “stare insieme”. È sicuramente un momento molto difficile e non sappiamo a livello macroscopico le reali conseguenze che questa pandemia lascerà. Come cittadino del mondo sono preoccupato. Artisticamente, invece, non ho trovato questo periodo molto ispirante. Devo aspettare qualche mese per capire cosa è rimasto dentro di me di questa esperienza e se può o meno diventare un racconto. In questo momento non noto nessuna traccia di quello che abbiamo vissuto, ma non c’è stata ispirazione forse anche perché venivo da una fase della vita in cui volevo dedicarmi ad altro. Era appena cominciata la tournée invernale del tour di Tradizione e Tradimento (ultimo disco uscito ad ottobre 2019), il momento della riflessione era alle spalle, volevo aprirmi, e questa invece è stata un ulteriore esperienza di chiusura e di preoccupazione.

Tra recuperi del tour precedente, sospeso dal Covid, e nuove date, ha davanti un’agenda molto fitta..
Sì, siamo impegnati tutta l’estate con oltre trenta date. È un gran risultato, perché non ho fatto Sanremo, né promozione, non ho usato i social, eppure siamo riusciti a mettere insieme un tour con tanti concerti. Forse esprimo uno stato d’animo che può essere di conforto, credo ci sia bisogno di attraversare le proprie difficoltà, e noi siamo qui per questo.

Quanto il tempo che abbiamo trascorso incide sullo spettacolo che la gente viene a vedere?
I miei concerti vivono un orizzontale coinvolgimento emotivo. Si tratta di un viaggio musicale emotivo fatto insieme a persone con cui condivido tutto. Tutti noi abbiamo vissuto (e stiamo vivendo) un’esperienza straordinaria, ma nella stesura della scaletta del concerto non sento l’esigenza di guardare ai miei brani in quest’ottica. Le mie canzoni vivono una dimensione che è più onirica e simbolica. Ho anche la fortuna di avere un repertorio che nel suo complesso si occupa di smarrimenti, di perdite di equilibrio. Per me forse è più facile rispetto ad altri misurarmi con una situazione in cui le persone devono assistere ad un concerto sedute. Mi rendo conto che altri generi musicali e altri artisti che contano molto più sull’intrattenimento, sul contatto fisico e sul ballo, sono più penalizzati di me. Io sono abituato a fare un concerto che viene vissuto intimamente, non devo stravolgere il mio racconto. Poi, certo, lo sto costruendo in maniera diversa per dare elementi di sorpresa a chi mi ascolta, insieme a quei momenti di conforto che magari si aspettano e che è giusto ci siano. Come artista non so cogliere l’emozione del mentre, sono più bravo nelle sfumature del poi. Forse più avanti saprò testimoniare questo psicodramma che abbiamo e stiamo ancora vivendo. Ho paura che a causa del virus il vecchio mondo ce lo siamo lasciati alle spalle. Come sarà quello nuovo proprio non lo so, ma non sono ottimista.

Due ore ininterrotte di musica in cui le parole e il suono si mescolano andando a creare una condizione “spirituale” ed “emotiva”..
Sarà un viaggio fatto del mio linguaggio, della mia quotidianità. La musica dà senso alle mie giornate, come utente e come lavoratore della musica, ha dato la cadenza a tutta la mia vita negli ultimi 30 anni. Le canzoni sono solo canzoni, testimonianza di quello che ho vissuto. E poi sono uno strumento molto potente, ma da vivere in maniera serena, che può lasciare al pubblico un momento di commozione, un sorriso o suscitare un ricordo. Questo perché cambiamo noi, non le canzoni. Un anno un concerto ti può regalare qualcosa, e l’anno successivo dell’altro. Dipende dallo stato d’animo con cui il pubblico si approccia. Non ci saranno grandi effetti speciali, ma qualche piccola sorpresa. Ci sono un paio di pezzi che non faccio da molto tempo, alcuni che non ho mai realizzato dal vivo prima e altri che si ripetono, ma arrangiati in modo diverso. Per il resto il mio concerto vive di equilibri emotivi che non si possono stravolgere. Ci deve essere la giusta misura tra sorpresa e rassicurazione. Sia per chi ascolta che per chi suona. Come piccola sorpresa c’è una pausa, chiamiamola così, durante la quale passo la palla ai tre validi cantautori con cui condivido il palco (Roberto Angelini, Pier Cortese e Alberto Bianco – la band è composta anche dal batterista Filippo Cornaglia e dal tastierista Daniele “Mr Coffee” Rossi). Loro continueranno il mio racconto con una canzone a testa. È qualcosa che non avevo mai fatto e funziona, è proprio un bel momento.

Il suo ultimo album “Tradizione e Tradimento” è del 2019..
Già, è uscito da un anno e mezzo ormai e le sue canzoni sono finite in quel “grande cassetto” da cui attingo cose senza stare a guardare l’anagrafe. Ecco perché il concerto non si focalizza particolarmente sul solo repertorio di Tradizione e Tradimento, ma si concentra un po’ su tutta la mia produzione.

La scaletta cambia di data in data?
A me non piace cambiare. Una volta che ho trovato un racconto, è come uno spettacolo teatrale: non è che dici “dai, oggi nel secondo atto togliamo questa parte e ne mettiamo un’altra”. La mia problematica è trovare nella scaletta il giusto equilibrio, ecco perché magari nelle prime date faccio degli aggiustamenti. Ma poi il viaggio resta uguale e l’emozione si rinnova comunque ogni sera.

Peltuinum: foto di Fabrizio Giammarco per Paesaggi Sonori

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Interviste

Franco J. Marino: “cerco di esprimere la bellezza e la poesia di un vissuto sincero”. L’intervista

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Solare, energico e con la musica nel DNA. Franco J Marino è certamente tra gli artisti italiani di maggior rilievo, grazie ad una proposta musicale che non si vergogna di sperimentare ed osare. Napoletano di nascita ma romano di adozione, un mix di blues, latin, soul ed, ovviamente, il calore della sua città natale. Non deve stupire se Franco J Marino abbia alle spalle una carriera ricca di importanti traguardi, come le collaborazioni con Lucio Dalla o Andrea Bocelli ed un premio AFI per l’attività compositiva.

Con “Immagina il mondo che vuoi“, singolo uscito il 4 giugno, Franco J Marino ha raggiunto la sua maturità artistica. Sound corposo, vintage e raffinato. Un brano il cui videoclip è stato girato tra i colli bolognesi. Bologna, ha spiegato, è una città molto importante poiché fonte di ispirazione e luogo familiare grazie alla lunga amicizia con il produttore Mauro Malavasi.

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Roma, Napoli, Bologna. Il viaggio e l’esperienza come guide ed una sincera ricerca della propria identità musicale. Tutti ingredienti che confluiscono nell’ultimo inedito pubblicato, che si configura come una summa della carriera dell’artista: un invito a guardare avanti, oltre lo stato delle cose, e sognare un futuro migliore. Se volete saperne di più, vi proponiamo di seguito una breve intervista con Franco J Marino attraverso la quale cercheremo di approfondire meglio il suo background musicale. Buona lettura.

Leggi anche: “Rockin’1000 Party, musica e cinema con il supergruppo all’Arena Lido di Rimini

Ciao Franco e benvenuto su The Walk Of Fame Magazine, è un piacere. Lo scorso 4 giugno è uscito “Immagina il mondo che vuoi”, il tuo nuovo singolo. Vuoi parlarcene? Di cosa tratta il brano e a cosa ti sei ispirato questa volta?

Buongiorno e piacere mio. L’ispirazione è figlia del desiderio e io desidero un mondo meno veloce, “slowlife”, per comprendere e godere della bellezza che ci circonda. Questo è il mondo che immagino.

La tua è una proposta musicale molto singolare. Unisci sonorità melodiche napoletane, la tua terra d’origine, al blues, latin e soul. È stato difficile per te, negli anni, trovare questo equilibrio stilistico?

È stato molto naturale lo spunto, ” l’invenzione”. Poi per arrivare alla precisione ci sono voluti quasi due anni. “Napolatino” è un progetto unico e rappresenta il mio stile anche grazie a Mauro Malavasi che lo ha prodotto e arrangiato.

Franco, tu vieni da Napoli ma vivi da tanto a Roma, una seconda casa a tutti gli effetti. C’è in qualche modo nelle tue canzoni un richiamo alle due città?

Roma è una città bellissima e unica al mondo ma non mi ha dato spunti per scrivere. Napoli la sento nelle vene e ogni volta che ci torno (spesso), mi emoziona e mi regala l’ispirazione che mi serve.

Nel corso della tua carriera hai avuto modo di collaborare con grandi artisti, come ad esempio Lucio Dalla o Andrea Bocelli. Come sono nati questi progetti che ti hanno portato a scrivere con il primo “Non vergognarsi mai” e per il secondo “Domani”?

Ho sempre avuto una grande stima nei confronti del maestro Malavasi con il quale collaboro da molti anni. Feci ascoltare alcuni miei brani a lui che lo colpirono molto, poi li ascoltarono Lucio e Andrea che mi vollero conoscere, e da quel momento si instaurò un bel feeling da cui sono nati i brani che ho scritto per loro.

Domanda semplice, ma con la quale vogliamo entrare più nel dettaglio. Cosa vuoi esprimere con la tua musica? Chi è Franco J Marino nelle sue canzoni?

Desidero sempre esprimere la bellezza e la poesia legate da un vissuto sincero.

Come mai hai aspettato fino al 2011 per pubblicare il tuo primo album? Avevi bisogno in un certo senso di trovare la tua strada stilistica prima di addentrarti nella stesura di un disco completo?

Certamente. Il percorso di un artista è complesso e non basta solo il talento. Nel mio caso, poi, prima del 2011 ho scritto per altri artisti importanti.

Prima di salutarci, se possibile, vorremmo qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri. Cosa hai mente di fare ora che si potrà nuovamente suonare dal vivo? Tornerai a calcare i palchi o magari stai lavorando ad un nuovo progetto discografico?

Spero di fare tutte e due le cose!

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