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Interviste

Ominous Scriptures: i brutal death metallers bielorussi si raccontano [ITA/ENG]

“L’approccio è sempre lo stesso: brutal death metal ispirato ai classici della fine degli anni ’90/primi anni 2000”

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Da circa 10-15 anni a questa parte, nell’Europa dell’est si sta registrando un importante incremento della scena metal. In particolare, le frange più estreme del genere stanno trovando un terreno assai fertile, e non è un caso che molte grandi rivelazioni provengano proprio da questi paesi. Tra le tante band underground che hanno attirato l’attenzione ci sono sicuramente i bielorussi Ominous Scriptures.

Il quintetto di Minsk nasce nel 2013 e subito si fa notare per la sua musica: brutal death metal senza fronzoli e ferocissimo. Il secondo album, The Fall of the Celestial Throne, pubblicato nel 2020, è un esempio di quanto si affermava ad inizio articolo.

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Il 30 marzo 2021 gli Ominous Scriptures pubblicheranno una versione rimasterizzata del loro debutto del 2015, Incarnation of the Unheavenly. Per l’occasione abbiamo fatto loro qualche domanda, cercando anche di approfondire meglio la band e la situazione della scena metal in Bielorussia e nell’Europa dell’est. Buona lettura!

[English Version Below]

Ciao ragazzi e benvenuti su The Walk Of Fame Magazine. Il 30 marzo pubblicherete la ristampa del vostro album di debutto del 2015, Incarnation of the Unheavenly. Come mai avete deciso di riproporlo?

Ciao! Grazie per l’intervista! Sì, il 30 marzo abbiamo pianificato l’uscita di Incarnation Of the Unheavenly tramite Lethal Scissor Records. C’erano troppe ragioni per ripubblicare il nostro debutto. Innanzitutto, la produzione originale era super sporca, ma dopo il remix suonerà decisamente meglio! In secondo luogo, non sappiamo cosa stia accadendo all’etichetta che ha rilasciato l’originale, ma sembra che stia morendo. Quindi con la nuova versione possiamo riportare il disco negli store di tutto il mondo e rendere felici tutti coloro che lo volevano. Terzo: dopo l’uscita del nostro secondo album nel 2020 su Willowtip Records abbiamo ricevuto più attenzione. Perciò ora non vogliamo che i fan paghino il quintuplo per acquistare i cd tramite Discogs o Ebay.
Siamo davvero grati che i ragazzi della Lethal Scissor Records abbiano trovato interessante dare una seconda vita a questo disco.

Dopo l’ottimo lavoro fatto con The Fall of the Celestial Throne del 2020 avete già in mente un nuovo album?

Ovviamente. Con tutta questa situazione della pandemia non abbiamo potuto esibirci live, e quindi abbiamo deciso di non perdere tempo concentrandoci sulla creazione di materiale nuovo. L’approccio è sempre lo stesso: brutal death metal ispirato ai classici della fine degli anni ’90/primi anni 2000. Ma siamo comunque nel 2021, quindi non sarà un copia/incolla. Almeno lo spero. Ma sai una cosa, queste nuove tracce sono super esplosive!

Volete raccontarci come sono nati gli Ominous Scriptures? E perché la scelta di suonare un death metal così brutale?

L’idea per creare la band risale al 2012-2013. Volevamo solo suonare del brutal death metal con dei testi oscuri ed empi. In pratica lo stile che tutti amiamo. Nulla di speciale insomma…

Ho notato che negli ultimi 10-15 anni si è sviluppata un’importante scena metal nell’Europa dell’est. Mi viene da pensare ai vostri vicini di casa Eximperitus e Relics Of Humanity. O ai polacchi Mgła. Secondo voi, qual è la causa di questa incredibile ondata?

È vero! Stanno accadendo così tante cose fantastiche intorno a noi qui. La scena polacca è sempre stata una delle più apprezzate nell’underground mondiale, ma sì, così tante band provenienti da Bielorussia, Russia, Ucraina hanno pubblicato album fantastici negli ultimi anni. Come puoi non essere felice di questa situazione. Siamo sicuri che sia solo l’inizio.

La pandemia è stata decisamente un male per voi band underground. I concerti sono il modo migliore per farsi conoscere nella scena metal, ma il problema è che ora sono stati tutti cancellati e credo che questo vi abbia penalizzato. Cosa ne pensate? Avete una soluzione per ovviare alla questione?

Sì! Avevamo 2 tour in programma ed entrambi sono stati cancellati. Onestamente non vediamo altre soluzioni se non aspettare il giorno in cui l’umanità sarà in grado di controllare la malattia. Speriamo davvero che questa primavera/estate i fan di tutto il mondo possano riavere l’opportunità di tornare ad assistere a degli show. Di una cosa siamo sicuri ora: quella passione che abbiamo tutti, suonare ed andare ai concerti, non scomparirà ma ci renderà più affamati!

English Version

For about 10-15 years now in Eastern Europe there has been an important increase in the metal scene. In particular, the most extreme fringes of the genre are finding a very fertile ground. It is no coincidence that many great revelations come from these countries. Among the many underground bands that have attracted attention are the Belarusian Ominous Scriptures.

The Minsk quintet was born in 2013 and immediately got noticed for its music: brutal death metal without frills and very ferocious. The second album, The Fall of the Celestial Throne, released in 2020, is an example of what was said at the beginning of the article.

On March 30 2021, Ominous Scriptures will release a remastered version of their 2015 debut, Incarnation of the Unheavenly. For the occasion we asked them some questions, also trying to better understand the band and the situation of the metal scene in Belarus and Eastern Europe. Enjoy the reading!

Hi guys and welcome to The Walk Of Fame Magazine. On March 30, you will release the reissue of your 2015 debut album, Incarnation of the Unheavenly. Why did you choose to propose it again?

Hi there! Thanks for interview! Yes, on March 30 we have planned the reincarnation of Incarnation Of the Unheavenly through Lethal Scissor Records. There were too many reasons to rerelease our debut. First, the original production was super filthy, and after remixing/remastering it sounds even more better. Second, we really don’t know what happens with the label that released the original version, but looks like it near or dead already. So with new release we can bring it back to the stores all over the world and make everyone happy, who wanted to have it. Third, after the release of our second album in 2020 on Willowtip Records, we got more attention. Now we don’t want make fans  paying X5 prices to buy the OG cds through discogs/ebay sellers.
So we are really thankful that guys from Lethal Scissor Records found it interesting to bring the second life to this record.

After the great job done with 2020’s The Fall of the Celestial Throne, do you already have a new album in mind?

Of course. With all this pandemic situation we couldn’t make any tours/shows happened, so we decided to not waste the time and were focused on creation of new stuff. The way is still the same: Just brutal death metal inspired by late 90s/early 00s classic works. But we are breathing the air of 2021, so it not gonna be some copy/pasting. Anyway, i hope so. But you know what, these new tracks are super blasting!

Do you want to tell how Ominous Scriptures were born? And why did you decide to play such brutal death metal?

The idea to create the band is from 2012-2013 as I remember. We just wanted to play some Brutal Death Metal with dark/unholy lyrics. The style we all love. So probably nothing special here.

I have noticed that in the last 10-15 years an important metal scene has developed in Eastern Europe. It makes me think of your neighbors Eximperitus and Relics Of Humanity. Or to the Poles Mgła. In your opinion, what is the cause of this incredible surge in the Eastern European metal scene?

Thats true! We are looking for so many great things happens around us here. Polish scene always was one of the most markeble in worldwide UG, but yes, so many bands from Belarus, Russia, Ukraine have released amazing albums in last years. How can you not be happy with this situation. I am sure its just a begining.

The pandemic was definitely bad for you underground bands. Concerts are the best way to get known around the metal scene. The problem is that now they have all been canceled and I guess this has penalized you. What do you think about it? Do you have a solution in mind?

Yes! We had 2 tours in plans and both were canceled. I honestly don’t see any other decision as waiting the day when humanity will be able to control this disease. I really hope that this spring/summer fans all over the world will get back the opportunity to visit the shows/festivals. One thing I am sure now: that passion we all have, i mean play shows/come to shows, will not dissapear, but will make us more hungry!

25 anni, laureato in “Filosofia e Teoria dei Processi Comunicativi” presso l’Università degli Studi dell’Aquila. Metallaro da quando ha memoria. La chitarra elettrica e il Death metal sono i suoi migliori amici. Appassionato di fitness, sport, videogames, musica e lettura (fantasy e opere filosofiche soprattutto). Speranzoso di trovare, un giorno, il suo posto nel mondo. Nel frattempo “Run! Live to fly! Fly to live! Do or die!”

Interviste

Franco J. Marino: “cerco di esprimere la bellezza e la poesia di un vissuto sincero”. L’intervista

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Solare, energico e con la musica nel DNA. Franco J Marino è certamente tra gli artisti italiani di maggior rilievo, grazie ad una proposta musicale che non si vergogna di sperimentare ed osare. Napoletano di nascita ma romano di adozione, un mix di blues, latin, soul ed, ovviamente, il calore della sua città natale. Non deve stupire se Franco J Marino abbia alle spalle una carriera ricca di importanti traguardi, come le collaborazioni con Lucio Dalla o Andrea Bocelli ed un premio AFI per l’attività compositiva.

Con “Immagina il mondo che vuoi“, singolo uscito il 4 giugno, Franco J Marino ha raggiunto la sua maturità artistica. Sound corposo, vintage e raffinato. Un brano il cui videoclip è stato girato tra i colli bolognesi. Bologna, ha spiegato, è una città molto importante poiché fonte di ispirazione e luogo familiare grazie alla lunga amicizia con il produttore Mauro Malavasi.

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Roma, Napoli, Bologna. Il viaggio e l’esperienza come guide ed una sincera ricerca della propria identità musicale. Tutti ingredienti che confluiscono nell’ultimo inedito pubblicato, che si configura come una summa della carriera dell’artista: un invito a guardare avanti, oltre lo stato delle cose, e sognare un futuro migliore. Se volete saperne di più, vi proponiamo di seguito una breve intervista con Franco J Marino attraverso la quale cercheremo di approfondire meglio il suo background musicale. Buona lettura.

Leggi anche: “Rockin’1000 Party, musica e cinema con il supergruppo all’Arena Lido di Rimini

Ciao Franco e benvenuto su The Walk Of Fame Magazine, è un piacere. Lo scorso 4 giugno è uscito “Immagina il mondo che vuoi”, il tuo nuovo singolo. Vuoi parlarcene? Di cosa tratta il brano e a cosa ti sei ispirato questa volta?

Buongiorno e piacere mio. L’ispirazione è figlia del desiderio e io desidero un mondo meno veloce, “slowlife”, per comprendere e godere della bellezza che ci circonda. Questo è il mondo che immagino.

La tua è una proposta musicale molto singolare. Unisci sonorità melodiche napoletane, la tua terra d’origine, al blues, latin e soul. È stato difficile per te, negli anni, trovare questo equilibrio stilistico?

È stato molto naturale lo spunto, ” l’invenzione”. Poi per arrivare alla precisione ci sono voluti quasi due anni. “Napolatino” è un progetto unico e rappresenta il mio stile anche grazie a Mauro Malavasi che lo ha prodotto e arrangiato.

Franco, tu vieni da Napoli ma vivi da tanto a Roma, una seconda casa a tutti gli effetti. C’è in qualche modo nelle tue canzoni un richiamo alle due città?

Roma è una città bellissima e unica al mondo ma non mi ha dato spunti per scrivere. Napoli la sento nelle vene e ogni volta che ci torno (spesso), mi emoziona e mi regala l’ispirazione che mi serve.

Nel corso della tua carriera hai avuto modo di collaborare con grandi artisti, come ad esempio Lucio Dalla o Andrea Bocelli. Come sono nati questi progetti che ti hanno portato a scrivere con il primo “Non vergognarsi mai” e per il secondo “Domani”?

Ho sempre avuto una grande stima nei confronti del maestro Malavasi con il quale collaboro da molti anni. Feci ascoltare alcuni miei brani a lui che lo colpirono molto, poi li ascoltarono Lucio e Andrea che mi vollero conoscere, e da quel momento si instaurò un bel feeling da cui sono nati i brani che ho scritto per loro.

Domanda semplice, ma con la quale vogliamo entrare più nel dettaglio. Cosa vuoi esprimere con la tua musica? Chi è Franco J Marino nelle sue canzoni?

Desidero sempre esprimere la bellezza e la poesia legate da un vissuto sincero.

Come mai hai aspettato fino al 2011 per pubblicare il tuo primo album? Avevi bisogno in un certo senso di trovare la tua strada stilistica prima di addentrarti nella stesura di un disco completo?

Certamente. Il percorso di un artista è complesso e non basta solo il talento. Nel mio caso, poi, prima del 2011 ho scritto per altri artisti importanti.

Prima di salutarci, se possibile, vorremmo qualche anticipazione sui tuoi progetti futuri. Cosa hai mente di fare ora che si potrà nuovamente suonare dal vivo? Tornerai a calcare i palchi o magari stai lavorando ad un nuovo progetto discografico?

Spero di fare tutte e due le cose!

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Interviste

Finaz e Cicatrici, l’album per guardare al futuro. E sulla Bandabardò…

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“Cicatrici” è il terzo capitolo dell’avventura musicale solista di FINAZ, il virtuoso chitarrista della Bandabardò. Il nuovo album è stato anticipato dal singolo “Heart Of Stone” feat. Alex Ruiz -che è stato in première su Billboard Italia- ed uscirà il prossimo 18 giugno per Rivertale Productions. Il nuovo progetto discografico “Cicatrici” segue l’iperacustico Guitar Solo del 2012 e la ricerca elettronica applicata alla chitarra di GuitaRevolution (2016). Con questo nuovo lavoro il musicista toscano si concentra su ciò che maggiormente rappresenta storicamente la sua creatività: la composizione di vere e proprie canzoni e il “travestimento” della sua chitarra acustica per raggiungere sonorità fantasiose e incredibili. Proprio per questo definisce questa nuova sfida come il disco della propria maturità solista.

Dopo un album iperacustico (Guitar Solo) e un secondo di sperimentazione elettronica applicata alla chitarra, siamo arrivati a Cicatrici, che tipo di disco è questa volta?

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Un saluto a tutti i lettori di The Walk of Fame magazine. Cicatrici è una sorta di compendio delle mie esperienze umane e artistiche. Ci sono appunto le mie cicatrici, non necessariamente tutte dolorose ma comunque tutte indimenticabili. Non è un lavoro, come dire, uniforme. E’ un disco assolutamente eterogeneo, cosa che io considero non un difetto ma un grande pregio, in questa epoca di uniformità!

Trovi la proposta musicale odierna un po’ piatta?

Ti rispondo così: viva la diversità!

Possiamo definire Cicatrici come il disco della tua maturità?

Penso proprio di sì, dopo trenta anni di carriera ci si trovano dentro tutti gli stili che mi hanno influenzato e formato; blues, rock, reggae, sperimentale e una cover di Modugno che io ho sempre ascoltato fin da ragazzo anche in famiglia, che ho iniziato a suonare live nel 2017 a un festival a Parigi e non avevo mai inciso. Questo era il momento di farlo.

Il brano che apre il lavoro è invece una collaborazione con Petra Magoni…

Sì, una cara amica da tanti anni, abbiamo già collaborato nello spettacolo teatrale “Equilibrismi” ma questa è la prima volta che componiamo insieme una canzone! Mi sembrava giusto che fosse proprio quel brano la prima traccia da ascoltare

Un’altra tua amica verrà presto a suonare qui a L’Aquila, il 7 agosto, si tratta di Carmen Consoli…

Hai ragione, ci conosciamo e abbiamo collaborato in molte circostanze. Ho suonato spessissimo con lei nei suoi concerti ma non in studio. Mai dire mai, comunque. Comunque sarò con lei il prossimo 25 agosto a Verona per il concerto che festeggerà i suoi primi 25 anni di carriera!

Come sta la Bandabardò dopo la morte di Erriquez?

Stiamo cercando una nuova formula che renda giustizia a lui, alla Banda e al nostro pubblico. Non sarà facile ma ci riusciremo. La perdita è enorme, incommensurabile a livello artistico e umano.

Ultima domanda, dopo tante presenze al concertone del prima maggio, cosa ne pensi della polemica Rai-Fedez?

Che è assurdo che in un paese civile si discuta un decreto legge come quello in questione. Abbiamo forse la più bella Costituzione del mondo, basterebbe rispettarla.

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Interviste

Marco Bonadei: “Salvatores? Una vera guida. Recitare? Per me la ricerca della verità” (Intervista)

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Marco Bonadei è sicuramente uno dei volti emergenti nel panorama artistico italiano. Attore teatrale genovese, classe 1986, e con una spiccata predisposizione alla recitazione. Dal 2010 collabora con la compagnia del Teatro dell’Elfo di Milano recitando in diverse produzioni. Nello stesso anno, inoltre, Marco Bonadei dà il via al progetto Il Menù della Poesia con cui diffonde, assieme alla sua equipe, la poesia ed il teatro in giro per l’Italia. Una carriera votata alla recitazione, tanto da entrare nel cast del film Comedians di Gabriele Salvatores, uscito il 10 giugno nelle sale italiane. Per l’occasione abbiamo scambiato qualche parola con Marco Bonadei cercando di esplorare il suo background, la sua passione per la recitazione e i progetti futuri. Buona lettura!

Il 10 giugno è uscito Comedians, film di Gabriele Salvatores tratto dall’omonimo dramma di Trevor Griffiths. Per te che vieni dal mondo del teatro è stato difficile approcciarsi alla recitazione in un film?

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È stata un’esperienza unica. Gabriele Salvatores sa accompagnarti per mano, come una vera guida. Le difficoltà riscontrate sul set sono state molte ma Gabriele riesce a guidarti come se tu fossi un funambolo, senza farti sbilanciare né troppo da un lato (un eccesso di teatralità) né dall’altro (un naturalismo spinto), tenendoti in bilico ed impedendoti di cadere.

La tua è una carriera interamente votata alla recitazione e alla cultura. Come è nata questa passione, o forse è meglio dire vocazione, che hai poi trasformato in lavoro?

Mi sono avvicinato da bambino al palcoscenico per gioco e mi è piaciuto. Poi ho scoperto che ero portato per recitare. Il tempo, l’impegno e la fortuna hanno fatto il resto.

Dal 2010 dirigi il progetto Il Menu della Poesia attraverso il quale diffondete la poesia e il teatro con l’imprescindibile convinzione che la cultura possa essere il vero collante di una società sana. Da semplice format itinerante ad un’associazione vera e propria. Cosa ti ha spinto ad iniziare un progetto così ambizioso e, se vogliamo, innovativo?

Una sfida alla celeberrima affermazione “con la cultura non si mangia“. Ma una sfida che abbiamo vinto. Dopo ci siamo resi conto dell’interesse che il progetto destava nelle persone, e ci siamo detti -io e il gruppo di colleghi attori con cui ho iniziato questa avventura- che era il caso di dargli un futuro e di farlo crescere. oggi c’è un team di seri professionisti che se ne sta occupando e che dà valore e forza al Menu della poesia.

Vittorio Gassman diceva: «L’attore è un bugiardo al quale si chiede la massima sincerità». Quindi: recitare come via di fuga dalla realtà che ci circonda o come interpretazione e manifestazione della stessa. Sei d’accordo con questa affermazione? Cosa provi quando ti cali nei panni di un personaggio?

Recitare per quanto mi riguarda è la ricerca di una costante verità, una verità ultima, una verità altra. Recitare è tutt’altro che mentire. È mettersi a nudo, e dare spazio a quelle parti di te che condividi con il personaggio scritto dall’autore sulla carta. Recitare è comunicare, attraverso un codice, stabilito o innovativo, con chi sta dall’altra parte: il pubblico.

Il teatro è un ambiente che ti pone a contatto diretto con il pubblico, a differenza della telecamera su un set cinematografico che funge da tramite. Secondo te, dopo aver sperimentato sulla nostra pelle le limitazioni della libertà e dei rapporti interpersonali, credi ci sia bisogno di un ritorno a quella vicinanza tra persone che solo un palco riesce a creare?

Credo che questo bisogno di cui parli, terminerà solo con la fine dell’ultimo uomo e dell’ultima donna sulla terra. È il bisogno di comunicare, il bisogno di toccarsi, il bisogno di sentire l’energia dell’altro, di guardarlo negli occhi, sentirlo respirare, vederlo muoversi. Il bisogno di empatizzare con le sue emozioni, di riflettere sulle sue azioni, pensieri, vite. Ce lo insegna la scienza con lo studio dei neuroni specchio. Credo che lo spettacolo dal vivo sia la forma d’arte ultima a poter morire. Come disse in un’intervista il grande Eduardo De Filippo: «finché ci sarà un filo d’erba sulla terra ce ne sarà uno finto su di un palcoscenico».

Hai già in mente dei nuovi progetti per il futuro ora che cinema e teatri riapriranno? Puoi anticiparci qualcosa?

Debutto il 7 luglio al Teatro Elfo Puccini di Milano con uno spettacolo diretto da Cristina Crippa Nel Guscio di Ian McEwan: una sorta di monologo surreale, ambientato nell’utero materno all’ottavo mese di gravidanza. Io sono un feto. Un feto molto noto, almeno per il pubblico teatrale. Un Amleto in miniatura, che deve sventare l’omicidio del padre, e lo deve fare in una condizione fisica e fisiologica limitante e fuori dal comune.

In questo momento sono impegnato nel portare avanti La Variante Umana, la compagnia teatrale che ho fondato insieme ad altri quattro compagni di lavoro: Vincenzo Zampa (altro attore con cui condivido l’esperienza del set di Salvatores) Chiara Ameglio danzatrice e performer, Aureliano Delisi drammaturgo, e Alessandro Frigerio sceneggiatore e assistente alla regia. Noi cinque ci troviamo impegnati nella realizzazione di diversi spettacoli. La prossima tappa sarà una mia regia ispirata a romanzo di Friedrich Dürrenmatt  Il giudice il suo boia che ci vedrà impegnati tutti insieme sulla scena.

Leggi anche: “Con “La notte arriva sempre”, Willy Vlautin torna a dar voce alla working class [Ita/Eng]

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