Natalia Moskal speranza e malinconia a tempo di jazz, blues e r’n’b

Natalia-Moskal_ph.-Mateusz-Kalinovoski

“One Wish Only” edÈ Natale” (Fame Art, distribuiti da Agora Digital Music), declinano sugli store digitali l’evoluzione del percorso artistico della giovane artista Natalia Moskal, cantante, autrice di testi e traduttrice. Nata e cresciuta in Polonia, si è trasferita in Italia per  poter proseguire il suo percorso musicale. 

Il videoclip di “One Wish Only”, diretto da David Ziemba e prodotto da Fame Art e Mind Productions, mostra un’esibizione dell’artista davanti a una platea senza pubblico e circondata da foto della sua infanzia. Così come il brano, anche il video è velatamente malinconico, l’assenza del pubblico, infatti, rappresenta una dolorosa solitudine e le foto ricordano i momenti felici del passato con le persone care.  

Scritta dalla stessa Natalia Moskal e composta dal produttore Jan Stoklosa, è una canzone che rievoca l’atmosfera natalizia grazie alle sonorità raffinate del pianoforte e alla voce avvolgente e cristallina dell’artista. Il brano parla dell’importanza degli affetti familiari e degli amici, che rappresentano i regali più importanti che si possano desiderare non solo a Natale, ma tutti i giorni.

L’artista, inoltre, ha voluto omaggiare la musica italiana con la cover del brano di Mina del 1988 “È Natale” (testo di Valentino Alfano e Massimiliano Pani), una canzone dal testo particolare che affronta l’argomento del Natale in modo cinico e meno convenzionale. Entrambi i brani sono stati registrati con strumenti dal vivo senza utilizzare alcun sample elettronico.

“I due brani che ho messo negli store digitali hanno due testi molto diversi tra loro”, afferma la cantante, “‘One wish only’ ha un testo malinconico che vuole dare un senso di speranza. Questo periodo mi ha insegnato che dovremmo celebrare i momenti che trascorriamo con i nostri amici e con le nostre famiglie tutti i giorni e non solo a Natale. Il messaggio che vorrei trasmettere con questa canzone è che dovremmo essere felici con ciò che abbiamo e apprezzare tutti i giorni le persone che ci circondano. Invece, la cover di Mina ‘È Natale’ è un brano un po’ cinico, ma secondo me, nello stesso momento molto speciale”.

Natalia, i suoi omaggi in musica nascondono una sfida impegnativa sia dal punto di vista musicale, sia dal punto di vista linguistico. Quali sono le sue influenze di base? 

Sono felice che si noti questa sfida, grazie. Sì, le canzoni erano particolarmente impegnative perché ho iniziato a studiare italiano solo 4 anni fa e il mio livello è tutt’altro che perfetto. Inoltre avrò sempre problemi con la pronuncia (ad esempio, il suono “gli” – per me suona come “li” ma in realtà non è così). Così ho avuto un’insegnante che mi ha aiutato a preparare tutte le canzoni italiane, sia dal punto di vista musicale che linguistico. Paola Candeo mi ha aiutato molto, abbiamo lavorato per settimane. In generale, sono molto ispirata dalla musica italiana degli anni ’50 e ’60 così come dal jazz, blues, r’n’b. 

Le sue attenzioni verso la cultura italiana mettono davanti alcune icone della musica e del cinema, come Mina e Sofia Loren. Quale è il suo rapporto con il mito di queste due stelle internazionali? 

Sto ancora scoprendo Mina, la sua storia di vita, quindi non posso dire molto su di lei. Ho interpretato la sua canzone, perché mi piaceva e lei è un’icona. Posso dire molto di più su Sophia. Ho letto la sua autobiografia e ho subito capito quanto sia eccezionale. Sapevo che dovevo creare un progetto su di lei e quell’idea è cresciuta in me per 5 anni fino a quando ho finalmente registrato l’album “There is a star”. 

Perché definisce Natale di Mina un brano “cinico”? 

Lo interpreto come qualcosa di cinico. Non sta cantando la solita canzone di Natale: felice, gioiosa, sulla neve e sui regali. Mostra anche la parte brutta del Natale e della gente. 

Cosa rappresenta per lei One Wish Only? 

Che l’unico dono di cui tutti dovremmo preoccuparci è il tempo che possiamo trascorrere con i nostri cari. Io amo il Natale ma quest’anno non ho sentito la solita felicità ed eccitazione. Quest’anno sento un po’ di malinconia e nostalgia. La pandemia che dura già due anni ci ha rubato la possibilità di stare insieme con i nostri cari. Ho anche realizzato il video in un teatro vuoto che simboleggia questo momento difficile iniziato due anni fa. 

Ci parli dell’album There is a star

“There is a star” è un album che vale come dichiarazione d’amore all’Italia. Ho lavorato con un produttore polacco e insieme abbiamo scelto quattordici canzoni di Sophia Loren. Sono brani degli anni ’50 – ’60 con qualche omaggio al cinema italiano. Il mio produttore, Jan Stoklosa, mi ha fatto capire che usare suoni elettronici sarebbe un errore perché quelle canzoni sono troppo belle per cambiarle così tanto. Abbiamo deciso di registrare nuovi arrangiamenti con gli strumenti dal vivo, un po’ più moderni ma non molto diversi. Quindi abbiamo registrato questo album con un’intera orchestra e ne sono estremamente felice, gli strumenti dal vivo sono the best! 

In generale, come si riconosce nell’impronta artistica del produttore Jan Stoklosa? 

È puro genio. Suona più strumenti, fa arrangiamenti, è compositore, direttore d’orchestra, produttore. È sempre un piacere lavorare con lui perché oltre a creare opere d’arte straordinarie, è molto ben organizzato e consegna i progetti in tempo. Non potevo pensare a un partner di lavoro migliore.

Articolo precedenteRex Orange County torna con il nuovo singolo Keep It Up
Articolo successivoRestauro Cappella Brancacci: i visitatori potranno salire sui ponteggi
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.