Morrison: musica, amore e riscatto nel nuovo film di Federico Zampaglione

Dopo la commedia grottesca “Nero bifamiliare” (2007), l’horror “Shadow” (2009) e il thriller “Tulpa – Perdizioni mortali” (2013), il leader dei Tiromancino Federico Zampaglione firma la sua quarta opera cinematografica dal titolo “Morrison”. Lasciati da parte i generi horror e thriller, la pellicola appare decisamente più sobria e delicata rispetto a quelle precedenti. Il cantante romano decide di mettere sul tavolo altri tipi di drammi. Quelli tra esseri umani e sulla fragilità insita in loro. Tra errori, sbagli e tentativi di redenzione, la musica diviene una forma di riscatto. Un salvagente a cui aggrapparsi quando si sta andando a fondo.

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La storia è ispirata al romanzo scritto dallo stesso regista del film insieme a Giacomo Gensini “Dove tutto è a metà“. Il protagonista è il giovane Ludovico detto Lodo (Lorenzo Zurzolo). Ventenne introverso, quanto fragile e sensibile, tenta di farsi strada nel mondo della musica suonando con la sua band, i “MOB”, tutte le settimane nel famoso locale romano situato sulle acque del Tevere, il “Morrison”. Figlio di genitori separati e latitanti, condivide l’appartamento con altri coetanei, tra cui Giulia (Carlotta Antonelli), una ragazza che cerca di far carriere nel mondo del cinema e per cui il protagonista nutre un evidente interesse, ma l’eccessiva timidezza e insicurezza lo portano ad avere difficoltà ad aprirsi e ad esternare i propri sentimenti.

Un giorno, per caso, incontra Libero (Giovanni Calcagno), ex rockstar in piena crisi la cui carriera d’oro dista ormai anni luce. I due iniziano a frequentarsi e Libero inizia a dare preziosi consigli alla giovane promessa per tentare di aiutarlo a superare i propri limiti e paure. Tra amicizia, inganni e colpi alle spalle la musica salverà entrambi, filo conduttore e unica via di redenzione per tentare di rialzarsi e salvarsi quando la vita ti colpisce duramente.

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MORRISON: BUONE INTENZIONI MA TROPPA CARNE AL FUOCO

Senza dubbio, le buone intenzioni e le tematiche delicate che porta Zampaglione sono evidenti. Ma guardando “Morrison” si ha spesso la sensazione che il regista abbia decisamente messo troppa carne al fuoco. Troppe situazioni borderline e troppi personaggi fini a loro stessi che non danno nessun tipo di contributo alla storia o al suo sviluppo. Forse, focalizzandosi più accuratamente su meno tematiche e meno situazioni ma approfondendo ognuna di esse il risultato sarebbe stato un maggiore impatto emotivo per lo spettatore. Questa componente spesso manca. Si ha l’impressione di trovarsi davanti a una pellicola a tratti superficiale. Magari sarebbe stata utile mezz’ora in più per sviluppare meglio le varie situazioni che la compongono.

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Notevole è invece la fotografia. Una splendida Roma che possiamo ammirare dall’alto in tutta la sua maestosità. La colonna sonora non è da meno. Sulle note toccanti e romantiche di “Cerotti” dei Tiromancino ci immedesimiamo in Lodo mentre cerca la sua strada e fa i conti con le frustrazioni e le botte che spesso la vita ci riserva, ma c’è sempre un motivo valido per rialzarsi e rincorrere i propri sogni. Insomma, la musica acquisisce un vero e proprio ruolo salvifico nel nuovo film di Federico Zampaglione, disponibile al cinema da questo 20 maggio 2021.

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Ok, amo il cinema. Fin da quando, da bambina, restavo a bocca aperta davanti al Gladiatore o al Frankenstein di Mary Shelley mentre gli altri si entusiasmavano per i cartoni animati. Dopo una laurea in Scienze dell’educazione e anni di lavoro nel settore, ho lasciato tutto dopo la seconda laurea in Scienze della comunicazione per fare ciò che amo di più: scrivere di cinema. Tarantino, l’enfant prodige Xavier Dolan e l’aura onirica di David Lynch sono punti di riferimento. Amo la scrittura perché, Bukowski docet, “scrivere sulle cose mi ha permesso di sopportarle”.