“God’s Gonna Cut You Down” – la vena folkloristica del Reverendo Manson

Dillo al vagabondo, al giocatore d’azzardo, al calunniatore. Dì loro che Dio li taglierà fuori

Dall’esplicita passione per il synth pop britannico al folklore americano anni ’40, il passo sembra essere stato piuttosto breve per Marilyn Manson. Il “Reverendo”, infatti, ha da poco pubblicato la cover di uno dei brani storici della tradizione musicale americana: “Run On” o “God’s Gonna Cut You Down”.

Il pezzo affonda le sue radici nel folk americano a cavallo tra gli anni ’30 e ’40 e, più precisamente, nel Negro Spiritual e nei canti popolari (precursori diretti del jazz) che gli schiavi neri intonavano per alleviare la fatica dovuta al duro lavoro nelle piantagioni degli stati sudisti.

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Non è un caso che la prima registrazione del brano sia attestata tra il 1946 e il 1947, ad opera del Golden Gate Quartet, gruppo gospel formatosi nel 1934 in Virginia. Interessante notare come degli artisti contemporanei abbiano reinterpretato e rivisitato, “a propria immagine e somiglianza”, una canzone dai temi religiosi e sociali così delicati per la storia americana.

Le origini dello spiritual e del gospel risalgono all’inizio del seicento, nell’America della tratta atlantica attraverso la quale gli schiavi africani venivano deportati in massa nel Nuovo Mondo.

Ad attenderli, un Eden fatto di privazione di libertà, smarrimento e sofferenza.

Così la musica diventò strumento per esprimere quella libertà negata, alleviando il dolore e la fatica del lavoro duro e ripetitivo al quale gli schiavi erano sottoposti. Le work songs si fecero inno di speranza per una vita migliore e mezzo per esprimere la propria rabbia e frustrazione attraverso la creatività.

I canti erano, inoltre, un valido linguaggio in codice che permetteva agli schiavi di comunicare tra loro, utilizzando simboli come animali o figure bibliche per riferirsi ai proprietari terrieri senza rischiare di essere scoperti e quindi puniti.

E’ in questa circostanza che la religione cristiana comincia a fondersi, per necessità, con la musica popolare degli schiavi neri, ispirata ai valori e ai riti liturgici di quel credo (imposto dai proprietari) che diventavano metafora di libertà dalle ostili condizioni della vita quotidiana.

I testi, prevalentemente tratti dall’Esodo, dalla storia di Mosè e quindi riguardanti l’idea di un dio guerriero che distruggesse senza pietà i nemici dei suoi prescelti, infiammarono l’animo degli schiavi per i quali la teologia cristiana divenne strumento di liberazione.

Quando nel 1865, venne abolita la schiavitù, l’intero patrimonio dei canti religiosi afroamericani si combinò con le nascenti sonorità jazz e blues, dando vita al gospel: la parola di Dio ispirata alla Bibbia e al Vangelo

E così, anche questo canto di rivincita e ribellione, intento ad ammonire tutti coloro che perseverano nel limitare la libertà altrui, divenne progressivamente oggetto di interesse (si ricordi un’altra versione spiritual/jazz del gruppo afroamericano Jubalaires del 1947), e strumento di protesta, dieci anni dopo, ad opera di Odetta, “La voce del movimento dei diritti civili”.

Nel 1967, “God’s Gonna Cut You Down” venne registrato anche da Elvis Presley with the Jordanaires and the Imperials Quartet, confermando quel legame indissolubile che lega la musica country ai canti popolari degli stati dell’America del sud, fatta di violini, banjo e ballate di quella Old Time Music che continuava ad accendere gli animi di innumerevoli artisti.

Dal country al rock ‘n roll di interpreti come Johnny Cash (la cui versione risale al 2003), non a caso uno dei maggiori attivisti per i diritti dei nativi americani, fino alla reinterpretazione electro di Moby del 1999, si noti come un testo e una melodia apparentemente semplice e lineare siano stati tramandati, attraverso la musica, nella memoria dei posteri come simbolo di ribellione e resistenza di fronte al male di cui l’uomo sembra, da sempre, essere causa stessa.

In un’intervista del 1995, durante un dibattito televisivo, il giornalista Bill ‘O Reilly chiese a Marilyn Manson, in maniera provocatoria, quale fosse il messaggio delle sue canzoni. Manson replicò:

Essere se stessi e non avere paura di essere diversi o pensare diversamente. Cerco di prendere la morale comune e capovolgerla per vederla da un’altra prospettiva. Metterla in dubbio, non darla per scontato

Alla constatazione di ‘O Reilly del fatto che numerosi bambini, non seguiti a pieno dai genitori, interpretassero negativamente i testi e i look “bizzarri” di Manson, quest’ultimo rispose:

Tutto può essere interpretato in maniera errata. Le persone potrebbero vedere Gesù crocifisso e pensare: questa è un’immagine di violenza, ha un immaginario sessuale. Penso che come artista, il mio lavoro sia quello di toccare i punti deboli delle persone e fargli mettere in dubbio le cose

Ed è forse questo che Manson, come altri artisti prima di lui, hanno voluto sottolineare riproponendo la propria versione del brano “God’s Gonna Cut You Down”. Mai dare per scontati traguardi e patrimoni inestimabili come la libertà, per la quale l’uomo ha lottato sanguinosamente e continua a combattere in ogni epoca, società e cultura.

Bene, puoi lanciare il sasso e nascondere la mano. Lavorando nell’oscurità contro i tuoi simili. Ma sicuro come Dio che ci ha fatti neri e bianchi. Ciò che è nell’oscurità verrà portato alla luce“.

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Sophia Melfi
Redattrice del magazine The Walk Of Fame. Studentessa, laureata in letteratura e filologia moderna, è un'appassionata di storia, cinema, arte e musica. Reduce da un'esperienza all'estero, è già pronta a ripartire. Appartiene alla generazione di quelli "con l'erba che cresce sotto i piedi" ed è anche amante del folklore e dei paesaggi scandinavi.

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