Ray Gelato & The Giants: intervista al padrino dello swing

Un’ artista unico, capace di riportare a modo suo lo swing, il jazz, il r&b in tutto il mondo a partire dagli anni ’80. Stiamo parlando ovviamente di Ray Gelato, cantante, sassofonista, autore e leader dai molteplici talenti che insieme alla sua band di prim’ordine, The Giants, presenta uno spettacolo ad alta energia che non smette mai di trascinare la folla, farle battere i piedi e chiedere ancora di più.

Classe 1961, il leggendario “padrino dello swing” in oltre venti anni di attività ha riportato successi e sold out in giro per il mondo, tanto da essere considerato “uno degli ultimi grandi intrattenitori jazz”.

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Sono esattamente 25 gli anni che legano il sassofonista italo-britannico alla sua storica band The Giants. Per celebrare questo anniversario importante hanno organizzato una serie di concerti in Gran Bretagna e in tutta Europa, facendo tappa anche in Abruzzo, in occasione della stagione musicale 2018/2019 al Teatro dei Marsi di Avezzano.

25 anni di successi, sold out, concerti in tutto il mondo e tanto altro. Lo avresti mai detto?
No, non quando ho iniziato. Non avrei mai immaginato che sarebbe stato così bello, ma è stata una bellissima carriera, anche se più lunga di 25 anni.

Qual è il momento che ricordi particolarmente di questi 25 anni?
È molto difficile rispondere perché ce ne sono stati molti. Direi che un momento saliente è stato sicuramente l’Umbria Jazz, dove credo di aver suonato circa dodici volte. E’ stata probabilmente una delle cose migliori che abbia fatto, ma abbiamo suonato anche al Carnegie Hall e in tanti altri bellissimi posti.

Hai suonato per moltissimi personaggi illustri, ad esempio la Regina Elisabetta. Quando è successo e che impressione hai avuto?
Ho suonato per la Regina una decina di anni fa. In realtà ho suonato per lei due volte. E’ molto graziosa. Ovviamente non mi disse nulla, ma sorrise. Soprattutto quando suonammo “Buonasera Signorina”. E’ stato davvero molto emozionante.

Quanto è stata importante la presenza dei musicisti che ti hanno accompagnato in questo percorso lungo 25 anni?
Decisamente molto importante. Direi anche più importante di me. In questi anni alcuni sono cambiati, altri sono rimasti, ma nel nucleo della band molti mi accompagnano da 20 anni. Sono come una famiglia per me. Sono fantastici.

In un’intervista qualche anno fa, hai detto che lo swing è la musica dell’amore, perché?
Non ricordo di averlo detto (ride ndr). Più che la musica dell’amore, secondo me lo swing è la musica della comunicazione. La musica che faccio con la mia band però non è solo swing. Suoniamo anche swing degli anni ’40, rhythm & blues di New Orleans. Provo a mescolare i diversi stili, anche quello italiano.

Infatti ami l’Italia e la sua musica, tanto che è parte integrante del tuo show. Cosa ti ha spinto a riprendere, ad esempio, Buscaglione piuttosto che Dean Martin?
Bella domanda! Vivendo e crescendo a Londra con una grande cultura musicale influenzata da quella americana, non ho potuto conoscere gli artisti italiani. Solo quando sono venuto in Italia alla fine degli anni ’80 e 90, alcuni fan mi hanno fatto ascoltare alcune registrazioni e cassette della vostra musica. Non l’avevo mai sentita ma fui davvero felice di conoscere questi nuovi artisti.

Siete gli unici a suonare questo genere di musica al di fuori dell’Italia?
No, non lo siamo, ce ne sono anche altre. Ad esempio una band molto brava sono i The Good Fellas. Quando suoniamo negli Stati Uniti, agli americani e italo – americani piace questa musica, la ricordano. Ricordano la vita trascorsa in Italia negli anni ’60 e 70, anche con un pizzico di nostalgia.

Quando e come nasce la tua passione per il jazz, per lo swing, per la musica?
Probabilmente dal primo momento in cui ho ascoltato della musica. Iniziai a scoprire il rock & roll anni ’50, che ancora oggi amo e che influenza il nostro modo di fare musica. Poi, però, ho scoperto da dove proveniva quel rock&roll. Da Louis Jordan e Louis Prima, ma anche dagli artisti neri, come Wynonie Harris e Gene Krupa. Ho fatto un viaggio all’indietro, piuttosto che ascolare i The Beatles o i The Rolling Stones, che mi piacciono allo stesso modo anche se sono molto diversi. Ho voluto imparare la storia della musica e ho scoperto grandissimi sassofonisti come Lester Young e Edwin Hawkins. Sono un fan di tutti loro.

Qualcun ha detto che sei l’ultimo dello swing. E’vero?
No non credo. Penso stiano emergendo alcune giovani band, anche se non sono molte. Forse sono l’ultimo di una certa generazione. Dopo gli anni ’50 e ’60 nessuno ha realizzato realmente questa musica. Penso di potermi sentire orgoglioso di aver riportato questo genere di musica alla gente negli anni ’80, solo in questo caso potrei considerarmi uno degli ultimi. Quando morirò, comunque, non ci sarà più Ray Gelato (ride ndr).

Sei mai stato in Abruzzo? So che sei un buon cuoco e hai addirittura scritto un libro, probabilmente qui potresti trovare molta concorrenza!
Sì. Sono state molte volte in Abruzzo. E mi piace cucinare. Nel libro che pubblicai riportavo moltissime ricette, alcune italiane, altre di New Orleans. Anche se le ricette che faccio non sono prettamente italiane, faccio degli ottimi arancini che piacciono un sacco a mio figlio (ride ndr).

Cosa ami di più dell’Italia?
La gente. Le persone sono fantastiche. Sono molto leali. Quando sei un artista hai bisogno di fan che siano leali con te, che non scappino. Beh, dopo 25 anni, le persone mi seguono ancora. Naturalmente, la seconda cosa che amo dell’Italia è il cibo!

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Antonella Valente
Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

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