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Interviste

Ray Gelato & The Giants: intervista al padrino dello swing

Abbiamo incontrato Ray Gelato, meglio noto come “il padrino dello swing europeo” in occasione del tour che celebra i 25 anni insieme ai The Giants

Antonella Valente

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Un’ artista unico, capace di riportare a modo suo lo swing, il jazz, il r&b in tutto il mondo a partire dagli anni ’80. Stiamo parlando ovviamente di Ray Gelato, cantante, sassofonista, autore e leader dai molteplici talenti che insieme alla sua band di prim’ordine, The Giants, presenta uno spettacolo ad alta energia che non smette mai di trascinare la folla, farle battere i piedi e chiedere ancora di più.

Classe 1961, il leggendario “padrino dello swing” in oltre venti anni di attività ha riportato successi e sold out in giro per il mondo, tanto da essere considerato “uno degli ultimi grandi intrattenitori jazz”.

Sono esattamente 25 gli anni che legano il sassofonista italo-britannico alla sua storica band The Giants. Per celebrare questo anniversario importante hanno organizzato una serie di concerti in Gran Bretagna e in tutta Europa, facendo tappa anche in Abruzzo, in occasione della stagione musicale 2018/2019 al Teatro dei Marsi di Avezzano.

25 anni di successi, sold out, concerti in tutto il mondo e tanto altro. Lo avresti mai detto?
No, non quando ho iniziato. Non avrei mai immaginato che sarebbe stato così bello, ma è stata una bellissima carriera, anche se più lunga di 25 anni.

Qual è il momento che ricordi particolarmente di questi 25 anni?
È molto difficile rispondere perché ce ne sono stati molti. Direi che un momento saliente è stato sicuramente l’Umbria Jazz, dove credo di aver suonato circa dodici volte. E’ stata probabilmente una delle cose migliori che abbia fatto, ma abbiamo suonato anche al Carnegie Hall e in tanti altri bellissimi posti.

Hai suonato per moltissimi personaggi illustri, ad esempio la Regina Elisabetta. Quando è successo e che impressione hai avuto?
Ho suonato per la Regina una decina di anni fa. In realtà ho suonato per lei due volte. E’ molto graziosa. Ovviamente non mi disse nulla, ma sorrise. Soprattutto quando suonammo “Buonasera Signorina”. E’ stato davvero molto emozionante.

Quanto è stata importante la presenza dei musicisti che ti hanno accompagnato in questo percorso lungo 25 anni?
Decisamente molto importante. Direi anche più importante di me. In questi anni alcuni sono cambiati, altri sono rimasti, ma nel nucleo della band molti mi accompagnano da 20 anni. Sono come una famiglia per me. Sono fantastici.

In un’intervista qualche anno fa, hai detto che lo swing è la musica dell’amore, perché?
Non ricordo di averlo detto (ride ndr). Più che la musica dell’amore, secondo me lo swing è la musica della comunicazione. La musica che faccio con la mia band però non è solo swing. Suoniamo anche swing degli anni ’40, rhythm & blues di New Orleans. Provo a mescolare i diversi stili, anche quello italiano.

Infatti ami l’Italia e la sua musica, tanto che è parte integrante del tuo show. Cosa ti ha spinto a riprendere, ad esempio, Buscaglione piuttosto che Dean Martin?
Bella domanda! Vivendo e crescendo a Londra con una grande cultura musicale influenzata da quella americana, non ho potuto conoscere gli artisti italiani. Solo quando sono venuto in Italia alla fine degli anni ’80 e 90, alcuni fan mi hanno fatto ascoltare alcune registrazioni e cassette della vostra musica. Non l’avevo mai sentita ma fui davvero felice di conoscere questi nuovi artisti.

Siete gli unici a suonare questo genere di musica al di fuori dell’Italia?
No, non lo siamo, ce ne sono anche altre. Ad esempio una band molto brava sono i The Good Fellas. Quando suoniamo negli Stati Uniti, agli americani e italo – americani piace questa musica, la ricordano. Ricordano la vita trascorsa in Italia negli anni ’60 e 70, anche con un pizzico di nostalgia.

Quando e come nasce la tua passione per il jazz, per lo swing, per la musica?
Probabilmente dal primo momento in cui ho ascoltato della musica. Iniziai a scoprire il rock & roll anni ’50, che ancora oggi amo e che influenza il nostro modo di fare musica. Poi, però, ho scoperto da dove proveniva quel rock&roll. Da Louis Jordan e Louis Prima, ma anche dagli artisti neri, come Wynonie Harris e Gene Krupa. Ho fatto un viaggio all’indietro, piuttosto che ascolare i The Beatles o i The Rolling Stones, che mi piacciono allo stesso modo anche se sono molto diversi. Ho voluto imparare la storia della musica e ho scoperto grandissimi sassofonisti come Lester Young e Edwin Hawkins. Sono un fan di tutti loro.

Qualcun ha detto che sei l’ultimo dello swing. E’vero?
No non credo. Penso stiano emergendo alcune giovani band, anche se non sono molte. Forse sono l’ultimo di una certa generazione. Dopo gli anni ’50 e ’60 nessuno ha realizzato realmente questa musica. Penso di potermi sentire orgoglioso di aver riportato questo genere di musica alla gente negli anni ’80, solo in questo caso potrei considerarmi uno degli ultimi. Quando morirò, comunque, non ci sarà più Ray Gelato (ride ndr).

Sei mai stato in Abruzzo? So che sei un buon cuoco e hai addirittura scritto un libro, probabilmente qui potresti trovare molta concorrenza!
Sì. Sono state molte volte in Abruzzo. E mi piace cucinare. Nel libro che pubblicai riportavo moltissime ricette, alcune italiane, altre di New Orleans. Anche se le ricette che faccio non sono prettamente italiane, faccio degli ottimi arancini che piacciono un sacco a mio figlio (ride ndr).

Cosa ami di più dell’Italia?
La gente. Le persone sono fantastiche. Sono molto leali. Quando sei un artista hai bisogno di fan che siano leali con te, che non scappino. Beh, dopo 25 anni, le persone mi seguono ancora. Naturalmente, la seconda cosa che amo dell’Italia è il cibo!

Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

Interviste

Musica come esigenza di vita: Pierpaolo Battista si intervista per The Walk of Fame

redazione

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Da tre settimane The Walk Of Fame ha posto in essere l’iniziativa dei concerti in streaming. Ogni venerdì, dalle 15 alle 15.30, si esibirà un artista diverso. Suonerà i propri brani inediti e avrà l’opportunità di presentarsi al nostro pubblico. Un modo, questo, che il nostro giornale ha scelto per essere al fianco della musica e dei musicisti, degli appassionati e di tutto coloro i quali desiderano trascorrere un po’ di tempo ad ascoltare musica inedita.

Come redazione abbiamo sentito il bisogno di andare oltre, di garantire alla causa un contributo ancora maggiore. Un impegno, di avvicinare gli artisti alla realtà dello streaming, che abbiamo preso in considerazione perché, prima di tutto, anche noi, che dietro una tastiera cerchiamo di garantirvi una corretta e interessante informazione, siamo musicisti e appassionati.

A margine del concerto c’è l’autointervista. Ogni autore si intervisterà da solo e si presenterà al pubblico. Un modo simpatico e stuzzicante di cogliere gli aspetti più genuini dell’uomo, prima ancora che del musicista. A parlare di sé, e della sua musica, c’è il nostro primo ospite Pierpaolo Battista.

“Mi avvicino alla musica all’età di 11 anni quando ho avuto il desiderio di voler imparare a suonare uno strumento e scelsi la chitarra. Il mio primo amore è stato il blues con il quale ho studiato e amato lo stile dei grandi chitarristi. Tra i miei preferiti c’erano Albert King e Peter Green. Dopo qualche anno di studio, ascoltando la musica classica ed in particolare Bach, ho iniziato a studiare la chitarra classica, da lì ho deciso di entrare in conservatorio e trasformare la musica in un lavoro”.


“Sin da quando ho cominciato a suonare la chitarra, trovare un linguaggio personale e comporre musica era ciò che più mi piaceva e così è tutt’ora. Il cantautorato è un’altra mia grande passione e tra tutti, quello che sicuramente ammiro di più è Fabrizio De Andrè. Con lui ho imparato come una canzone possa cambiarti la vita e regalarti un punto di vista che ti faccia trovare un posto nel mondo”.

“Unendo la passione per la musica alla lettura e all’arte in tutte le sue forme, ho cominciato a scrivere anche testi. Produrre arte è un’esigenza, una scelta di vita, al di là che sia un lavoro o meno. Le parole come le note sono materia che puoi catturare da una qualsiasi forma (un pensiero, un libro, un film, un quadro) e plasmare come ritieni opportuno. Questo è un concetto a cui sono particolarmente legato perché spesso percepisco da parte della società una concezione dell’artista come lontano dalla realtà dei fatti o rinchiuso in un mondo tutto suo quando in verità c’è molto di più reale e manuale”.

“L’insegnamento è un’altra delle mie attività lavorative, dalla quale cerco di apprendere qualcosa ogni giorno. Credo che un insegnante possa imparare dall’allievo e viceversa. Ho avuto modo di insegnare a qualsiasi fascia d’età e il mio primo obiettivo è quello di infondere la passione per la musica, aspetto che ritengo fondamentalmente il più importante, poi ognuno sceglie la propria strada”.

“Ringrazio ancora la redazione del giornale per l’opportunità che mi ha regalato e regalerà agli artisti che portano avanti i propri progetti inediti. In periodi normali, e ancora di più in giorni difficili come questi, iniziative del genere sono di grande aiuto per tutti”.

Al via il primo appuntamento con i concerti in diretta su The Walk Of Fame – magazine. Oggi si esibirà Pierpaolo Battista, cantautore abruzzese che presenterà i suoi inediti svelando, inoltre, il nuovo singolo. Ogni settimana un artista diverso che, con i propri brani si esibirà per 20 minuti in diretta. Un piccolo show per allietare i nostri pomeriggi

Pubblicato da The Walk Of Fame – magazine su Venerdì 27 marzo 2020

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Interviste

Claudio Trotta (Barley Arts): dopo la pandemia auspico un rinascimento musicale. Ecco le mie proposte

Domenico Paris

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Riflettendo sul drammatico momento storico che in questi giorni sta vivendo a livello imprenditoriale (anche) la cultura, abbiamo raccolto qualche impressione di un’autorità assoluta nell’ambito della musica e degli spettacoli, Claudio Trotta, fondatore della Barley Arts, che in oltre 40 anni di attività è riuscito a far esibire in Italia i nomi più importanti della scena rock (e non solo) mondiale, e di Slow Music movimento culturale a sostegno del mondo produttivo indipendente.

Cosa succederà nel tuo settore, una volta superata questa pandemia? Pensi che sarà possibile un rilancio immediato dell’attività concertistica e degli eventi dal vivo in genere?

Per il futuro prossimo, io immagino due ipotetici scenari opposti. 1) E’ possibile che gli operatori indipendenti della musica e dello spettacolo in generale avranno una vita ancora più faticosa di quella pre-emergenza con una polarizzazione e un consolidamento ancora più marcati delle società che hanno di fatto il controllo di quasi tutta la filiera della Musica popolare contemporanea; 2) All’opposto, alla luce dell’evidente fallimento del corrente sistema capitalistico che non sta proteggendo non solo il presente ma ancora di più il futuro della stragrande maggioranza della Umanità (oltre ad averla drasticamente impoverita economicamente e culturalmente, che sono poi diverse facce della stessa medaglia), ci potrebbero essere le condizioni per una rivoluzione culturale che, se condivisa da una sufficiente qualità e quantità di pubblico, di operatori della musica e di  almeno alcuni componenti delle “istituzioni” sia politiche locali e nazionali, sia nel mondo delle associazioni di categoria e non, che delle varie organizzazioni no-profit,  potrebbe creare nuove e migliori  opportunità di lavoro e di vita. Se le persone smetteranno di vivere principalmente quali consumatori acritici recuperando le proprie effettive priorità affettive e armoniche e la propria identità, potremmo fare un salto di qualità notevole, dare il via ad un nuovo Rinascimento uscendo da certe secche, culturali e umane, nelle quali siamo precipitati e nelle quali siamo stati anche aiutati a precipitare da 10/20 corporation multinazionali, che da dopo la seconda guerra mondiale in poi hanno davvero fatto un grande male all’umanità appiattendo l’essenza della nostra  vita ad una sorta di rappresentazione iconografica della stessa, nella quale contano solo il successo economico, la fama, l’esercizio del potere e l’aspetto fisico e impoverendo la maggioranza delle persone.

In che modo la politica potrà supportare gli operatori del tuo comparto imprenditoriale? Appare probabile che molti locali e teatri potrebbero essere costretti a chiudere dopo lo “tsunami” coronavirus.

La politica internazionale così come esercitata attualmente ha un ruolo meramente esecutivo degli interessi delle multinazionali e dei 16 o poco più supermiliardari della terra che comandano il mondo rendendolo sempre più inumano e invivibile. Fin quando la politica non tornerà ad essere res publica, una cosa davvero di tutti, al di là degli schieramenti e della propaganda, le misure che si vorranno prendere (sperando, beninteso, che verranno prese) saranno sempre insufficienti. Quello che auspico è un cambio di mentalità prima e insieme a degli interventi a sostegno dei piccoli e medi del settore (i grandi, seppur anch’essi con qualche difficoltà, potranno continuare a godere di crediti bancari sconfinati e comunque licenzieranno in massa senza toccare i mega-stipendi e relativi bonus dei loro dirigenti).  Allo stato attuale delle cose, quel che è certo è che imprenditori e maestranze varie perderanno incassi dai tre ai sei mesi. Qualcosa andrà fatta, quindi, ma intanto credo che bisogni innanzitutto smetterla di fare appelli generici ed entrare nel merito delle questioni.

Durante questa quarantena, a livello di informazione musicale, si è rilevato un deciso incremento di attenzione nei confronti di piccole realtà on line che stanno producendo molti contenuti e dando voce a tante persone attraverso le piattaforme social. Pensi che tutto ciò possa consolidarsi anche successivamente?

Il presupposto di partenza è: la giusta comunicazione e la giusta informazione sono positività assolute, a prescindere da chi le faccia o da quali strumenti utilizzi. Da un punto di vista strettamente qualitativo, trovo ci siano cose che funzionano, a volte commuovono, di più e altre meno. Ma al di là dei giudizi di valore, il fatto che non si perda la voglia di andare avanti con la musica, con la cultura, è una gran cosa. Quando saremo ritornati ad un quotidiano possibile e saremo usciti da questa forzata gratuità di tanti sforzi comunicativi e organizzativi, spero ci sia modo per tante persone di poter vivere con la Musica e le arti varie, di poter vedere riconosciuto quello che hanno fatto e quello che hanno imparato a fare studiando, sudando ed essendo se stessi.

A proposito di cose nuove, ci parli un po’ dell’iniziativa social “SlowClub” nella quale sei da poco attivo insieme ad altri personaggi del mondo della cultura dello spettacolo (Stefano Bonagura, Massimo Poggini, Michaela Berlini, Gian Paolo Serino, Elena Di Cioccio, Massimo Cotto, Saturnino, Peter Cincotti, Corrado Gambi, Franco Mussida, Fabio Treves, Alberto Salerno e tanti altri)?

SlowClub” nasce innanzitutto come un tentativo di non lasciarsi andare allo sconforto di questo periodo e di celebrare la forza lenitiva di ogni reale forma d’espressione artistica sull’animo umano. Più nel concreto, si tratta di un programma a cadenza periodica realizzato per i social (in particolare YouTube e Instagram), nel quale musicisti, scrittori, giornalisti, autori, attori, magistrati, avvocati e consiglieri comunali condividono canzoni o performance di altro tipo e consigli per la lettura, l’ascolto o la visione in rete di contenuti di varia natura e ricchezza e che vuole cercare di coinvolgere quanto più possibile anche la gente comuneLa speranza è che, al di là del periodo in cui è nato, possa poi durare nel tempo, ovviamente servendosi di ulteriori mezzi che non siano come ora solo gli smartphone e i pc.

Durante questa emergenza, hai provato a mettere a disposizione il tuo know how di organizzatore di grandi eventi per partecipare alla messa in sicurezza delle persone e per gli allestimenti delle strutture provvisorie di sostegno (come sta avvenendo in America e in altri paesi del mondo). Sei stato contattato da qualche istituzione?

No, non sono stato contattato e mi dispiace perché penso che, in una situazione del genere, sia doveroso che ogni risorsa della società civile venga utilizzata per superare le difficoltà. Ho pensato che, se insieme al mio team siamo stati in grado di organizzare, che so, un evento come il concerto di Ligabue a Campovolo con più di 160.000 persone, allestendo in pochi giorni quanto necessario in un spazio che prima era completamente vuoto, forse il mondo produttivo dei grandi concerti avrebbe potuto mettersi a disposizione della comunità anche in questi giorni. Il discorso non era ovviamente circoscritto alla mia sola esperienza, anche perché tutti, secondo le proprie possibilità, possiamo dare un contributo importante. Mi viene in mente, per esempio, una Onlus che sto supportando, “Presenza Amica”, grazie alla quale tante persone affette da gravi patologie potranno usufruire di costanti consulti medici in video, davvero un sostegno indispensabile, visto che siamo tutti chiusi in casa e gli ospedali sono intasati. Se si è malati di qualsiasi altra patologia che non sia il Coronavirus o se si teme anche soltanto di averlo, non si ha alcuna possibilità reale di controllo e cura a casa da parte dei dottori, che sono impegnati negli ospedali perdendo anche la Vita per noi. Senza contare il fatto che, a quanto mi dicono fonti serie, la stragrande maggioranza dei generici (salvo encomiabili eccezioni) non stanno effettuando visite a domicilio e, in molti casi, non rispondono addirittura neanche al telefono. Ora più che mai dobbiamo fare tutti rete per cercare di aiutare chi ne ha bisogno.

Ed eccoci alla fatidica domanda che i tanti appassionati di musica si stanno ponendo in questi giorni: pensi che la stagione dei grandi concerti estivi salterà del tutto? E questa incertezza come verrà gestita in termini di riprogrammazione da voi organizzatori?

Mi piacerebbe poter dire che gli eventi di luglio possano essere salvati, ma ho molti dubbi in proposito. Si è già cominciato da tempo a immaginare come correre ai ripari per il futuro, però ci sono diversi problemi da tenere in considerazione: innanzitutto nel 2021 sono già molti i tour degli artisti che si sono accavallati nelle agende di programmazione. In secondo luogo, bisognerà valutare se ci saranno e quali saranno, nel caso, le restrizioni sulle modalità di viaggio a livello internazionale. Tertium, per il rock in particolare, si deve pensare che la maggior parte dei big della scena si avvicinano o superano i sessant’anni. Avranno ancora lo spirito di andare in giro per il mondo a suonare? E, last but not least, sarà fondamentale capire quale sarà l’atteggiamento delle persone quando si potrà tornare a una “vita di massa”. Cosa cambierà in termini di accesso ai locali? Quali saranno le nuove misure di sicurezza da adottare? In quest’ultimo senso, però, voglio anche ragionare in termini positivi: dovendo attuare delle norme rigide e serie sulla sicurezza sanitaria delle persone e partendo dall’assunto che ad ogni azione individuale corrispondano sempre delle conseguenze collettive, l’essere umano potrà tornare ad essere importante e non solo considerato un numero o, peggio ancora, un algoritmo. Non c’è ritmo nell’algoritmo! E questa sarà una conquista epocale.

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Interviste

E’ tempo di bilanci per Roberta Maiolini: la speaker radiofonica si confida tra libri in cantiere e il ruolo della cultura al giorno d’oggi

Roberta Maiolini, speaker radiofonica e scrittrice abruzzese, lo sa bene. “L’Amore Sospeso”, suo esordio letterario, mette al centro dell’interesse l’amore, nello specifico il grande sentimento che lega i due protagonisti.

Federico Falcone

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“Un tempo sospeso” per riflettere. Su noi stessi, sul cambiamento che sta influenzando le nostre vite e che ci costringerà a rimodulare la nostra stessa esistenza, per lo meno sul breve e medio periodo. Guardare oltre la tragedia derivante dalla diffusione del Coronavirus è complesso, ma se c’è un qualcosa che può guarire ferite e traumi, questo è certamente l’amore.

Roberta Maiolini, speaker radiofonica e scrittrice abruzzese, lo sa bene. “L’Amore Sospeso“, suo esordio letterario, mette al centro dell’interesse l’amore, nello specifico il grande sentimento che lega i due protagonisti. Ma non stiamo vivendo giorni normali, siamo di fronte a un momento storico che, inevitabilmente, fa sorgere riflessioni e porre dubbi. Abbiamo parlato di bilanci e prospettive, di sogni e di speranze. Un’intervista, insomma, a tutto tondo.

Ciao, Roberta, benvenuta su The Walk Of Fame, come te la passi in queste giornate di reclusione forzata?

Ciao, un saluto, un grazie a te e complimenti a The Walk of Fame. In questi giorni cerco di tenermi occupata, il lavoro si è ridotto a tre volte a settimana per limitare il contagio, si lavora uno alla volta, il resto del tempo sto in casa come tutti. Rifletto, cucino, scrivo.

Parliamo de “L’Amore Sospeso”. E’ tempo di bilanci, quale è il tuo?

Il mio romanzo è uscito tre anni fa, autopubblicato, e poi lo scorso 7 novembre con Lupi Editore. Posso fare soltanto un bilancio positivo, mi ha regalato molte soddisfazioni, mi ha permesso di conoscere tante persone nel corso delle presentazioni, di ricevere molti messaggi da lettrici e lettori. Mi ha dato davvero tanto.

E’ stato il tuo esordio come scrittrice; a distanza di tutti questi mesi, ricordi quali sono state le sensazioni che ti hanno spinto a scriverlo e quali quelle provate durante la sua elaborazione?

Avevo da molto tempo voglia di scrivere, di raccontare una storia, ma non iniziavo mai. Poi una mattina all’alba, mentre ero al mare, osservando i colori meravigliosi che andavano dal rosa all’arancio capii che era arrivato il momento di farlo, forse perché la mattina presto per me è il momento migliore della giornata, sa di speranza. Quando scrivevo ero talmente concentrata che le emozioni le provavo dopo, rileggendo. Mi sembrava impossibile che la storia scorresse così sotto i miei occhi e il rumore dei tasti battuti del pc mi mette allegria anche ripensandoci ora. Scrivere è terapeutico.

Provenendo dal mondo della radio, immagino che uno step complesso da superare possa essere stato quello comunicativo. Dietro il microfono ci si esprime in un modo diverso rispetto a quando si deve mettere l’inchiostro su carta. E’ stato difficile questo adattamento?

Devo dire sinceramente che non ho trovato difficoltà, scindo le cose in automatico. La radio la fai anche improvvisando, è fantasia, hai una canzone come colonna sonora su cui parlare. Scrivere è un’esigenza, è stato per me un sogno nel cassetto realizzato. Scrivendo usi la stessa fantasia della radio ma metti nero su bianco storie, emozioni, che alla radio sarebbero troppo lunghe da raccontare.

So che sei una grande lettrice, questo ti aiutato nel raccontare la storia di Ludovica e Paolo?

Moltissimo, leggo da sempre, amo molto i romanzi d’amore, i chick lit soprattutto, di cui la regina per me è Sophie Kinsella, amo anche i gialli, però certamente aver letto tante storie d’amore mi ha aiutato a scrivere con più facilità il legame di Ludovica e Paolo. La lettura per me è evasione positiva, è un viaggio insieme ai personaggi, quindi è stato fondamentale aver sempre letto molto per mettere nero su bianco la trama del mio romanzo.

Stiamo vivendo dei giorni drammatici, in cui l’amore può, e dovrà, svolgere un ruolo primario. Quale è e quale sarà, secondo te?

I giorni che stiamo vivendo io li chiamo “tempo sospeso”, un tempo in cui credo l’amore ha un ruolo principale, inteso non solo come sentimento che proviamo per la persona che amiamo, ma anche verso l’intera umanità. Verso le figure che stanno facendo sacrifici enormi per salvare chi sta male, verso chi lavora per noi, chi si occupa della nostra sicurezza e tutte le altre figure che stanno tentando di fermare il Covid-19. L’amore ha mille sfaccettature e spero che da tutto questo se ne esca più umani e più pronti a donare buoni sentimenti, più capaci di riflettere e di essere meno affrettati, meno cattivi, meno proiettati alla corsa al potere e all’immagine. Forse sogno troppo, mi piace pensare che ne usciremo migliori.

E’ cambiato il tuo modo di parlare al pubblico in queste settimane di emergenza? Quali sono le vibrazioni che percepisci al momento di andare in onda?

Si, è decisamente cambiato. I primi giorni andavo a lavoro con una sorta di paura, con timore, non volevo essere inadeguata al momento. Durante i miei programmi ho sempre parlato di musica, cultura, eventi, libri, cinema, ora posso farlo poco, è tutto fermo. Allora ho dovuto reinventarmi, parlo di musica ma soffermandomi sugli artisti, parlo di libri non citando le uscite rimandate, consiglio tour nei musei virtuali, informo sulle nuove date dei tour rimandati. Prima di aprire il microfono percepisco piccole scariche di adrenalina, faccio attenzione agli argomenti e ai messaggi che arrivano in radio, perché è cambiato anche il rapporto tra speaker e ascoltatore, ma cerco sempre di parlare con il sorriso, quello che vorrei regalare sempre a chi ci ascolta, che si aspetta dalla radio l’informazione sì, ma anche svago.

C’è una cosa, di questa tragedia, che ti ha particolarmente colpito o che ti ha ferita profondamente?

Ci ho messo alcuni giorni per prendere atto di quello che sta accadendo, mi hanno colpito tutte le foto che ho visto di medici, infermieri, sanitari, devastati dalla stanchezza e dalla paura. Il numero delle vittime, enorme, spesso comunicato con distacco, le storie dietro alla perdita di queste persone. Mi ha ferita quello che leggo sui social, davanti a tutto questo c’è ancora chi ha voglia di insultarsi per la politica o per quisquilie che in questo tempo lasciano davvero il tempo che trovano.

Il mondo della cultura, letterario o musicale che sia, sta dando un contributo molto importante, sensibilizzando e supportando l’umore della gente. Quando tutto sarà finito, quale sarà il suo ruolo?

Il mondo della cultura in generale sta facendo molto, in tanti ambiti e un grazie va a tutti. Dopo avrà un ruolo importante, sarà quello però che gli daremo noi, immagino che dopo, anche se passerà ancora molto tempo, tutti avremo voglia di andare ad un concerto, ad uno spettacolo a teatro, a visitare un museo, alla presentazione di un libro. Dopo sarà più importante di prima partecipare e supportare artisti che in questo momento si stanno spendendo molto per creare unione e ricordarci che viviamo in un paese ricchissimo di talento e cose meravigliose.

Prima di lasciare a te le conclusioni, ti faccio un’ultima domanda: stai lavorando al successore de “L’Amore Sospeso”?

Si, sto scrivendo il seguito e, malgrado questi giorni è più complicato, vado avanti, sono a buon punto. Spero che questo periodo passi presto e il dopo ci trovi migliori. Auguro a tutti cambiamenti positivi e al tuo giornale di poter parlare tanto ancora di musica suonata, di nuove uscite, di concerti. Grazie per questo spazio.

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