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Musica

E’ uscito “La foto ‘e pe’ la Porta”, nuovo singolo del cantautore Marco Malatesta

Federico Falcone

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Un regalo al suo paese d’origine, Carsoli. Un brano per rivivere e ripercorrere le atmosfere e le suggestioni del borgo marsicano, dove le radici della propria infanzia sono ancora robuste e dove sognare a occhi aperti è ancora possibile. E’ questa l’essenza di “La foto ‘e pe’ la Porta“, nuovo singolo del cantautore Marco Malatesta.

“Eccoci qui, a guardare qualche novità dallo smartphone, oggetto che non nego di usare molto ma che comunque fa nascere in me timori poco rassicuranti. Non curanti di ciò che vive intorno a noi ma incollati a ciò che non vive lì dentro. Allora mi sono chiesto: ma cosa ho di vero da godere? Ho alzato gli occhi verso la collina ed ho visto la Fortezza di Carsoli… il mio paese“, spiega Malatesta.

“Un mondo si è aperto e sono tornati in mente i giorni del pallone “de sotto”con gli amici, le scorribande “a ju fiume” insieme ad uno sciame d’odori antichi che venivano a consolare la tristezza che quest’ultimo anno ha regalato tra virus e perdite. L’aria vecchia arrivava netta ed i sorrisi nostalgici creavano parole… il primo brano in dialetto per me che scrivo di tutto e di più da almeno 30 anni, all’inizio sembrava goliardico, ma poi, notavo che il quadro prendeva forma e lì ho deciso…

“Vabbè, faccio un regalu a Carsói”

Un enorme ringraziamento va alla magistrale ed amichevole interpretazione di Sauro Nazzarro, iconico monumento di bontà e verità, ai continui consigli di Mauro D’Angelo e dell’etichetta PopArt, alla fine regia e sceneggiatura di Fabrizio Catarinozzi e Laura Vetri, all’operatore drone, ma principalmente amico, Alessandro Mondo, alla disponibilità enorme di Annarita Eboli che ci ha dato la possibilità di invadere la sua casa meravigliosa dando forme antiche al video. Ringrazio, inoltre, il professor Angelo Bernardini e la sua grande pazienza per le sue ispiranti note storiche ed i continui consigli. Lorena Bernardi, elegante artista e fine creatrice dei dipinti di copertina, passati, presenti e futuri”.

A darci maggiori informazione su come si è sviluppato il processo di songwriting è lo stesso Malatesta che, con l’occasione, focalizza l’attenzione anche sul lavoro svolto dai musicisti coinvolti nel progetto. “Il brano è nato in una maniera molto particolare. Ho casa di famiglia nel centro storico di Carsoli (Aq) e stavo ricercando delle cose. Aprendo la finestra mi sono ritrovato praticamente sotto il torrione della Fortezza di Carsoli è da lì su è scesa una folata di vecchi odori e di ricordi. Il centro di Carsoli è ancora abitato e passeggiando ho ricordato i nonni e le loro storie. Mia madre ha poi ricucito aneddoti relativi alla parte vecchia e da quella fotografia è nata una cornice di parole”.

I musicisti sono stati parte integrante del processo d’arrangiamento, dunque. “Con Carlo Morgante suono da vent’anni , ma le nostre famiglie erano unite da una stretta amicizia anche in precedenza. Fanno parte della mia crescita musicale , tant’è che il disco precedente “Il burattino delle stelle” contiene brani totalmente arrangiati da Giuseppe Morgante, enorme musicista e fratello di Carlo. Tornando a Carlo, abbiamo provato e trovato suoni artigianali, creati con puff vuoti ed asciugamani, zippo che schioccavano sul microfono ect, oltre ovviamente a batterie e percussioni (tra le altre anche una Aton Drum di Domenico Schiariti creata su misura ed in collaborazione con Carlo Morgante dalla scelta dei legni alla sonorità voluta appositamente per l’album “Il burattino delle stelle”, praticamente come un vestito di un sarto). Insomma è stato importantissimo nel creare l’ambiente che cercavo”.

“Carlo Nazzarro lo conosco invece da trent’anni. Abbiamo creato tanti brani insieme ed il fatto che sia un carsolano doc ha aiutato non poco, non solo il processo musicale ma ha anche confermato spesso la direzione giusta nel creare l’immagine che si voleva dare.

E poi la magia di Mauro Menegazzi musicista di un livello enorme. Mano fatata ma cuore ancor più denso d’ispirazione e bontà… il suo folk ha messo il timbro finale e geniale al brano. Tutto è stato coordinato insieme a Mauro D’Angelo e l’etichetta PopArt. Anche lui link trentennale e persona meravigliosa capace di capire tutto di quel che faccio. Senza di lui poco avrei fatto.

Un brano influenzato dal periodo storico che stiamo vivendo. L’emergenza sanitaria in itinere, quella dettato dal coronavirus, ha ormai raggiunto numeri preoccupanti anche in Italia. Inevitabile che influenzasse l’umore dell’autore del singolo. “Ha indirizzato la creazione, più che altro. Oggi molte persone stanno perdendo l’orizzonte ed i supporti vitali. Ciò che questo virus non potrà mai mettere in dubbio sono le radici e quelle in questo brano ho cantato. Guardare ciò che abbiamo con altri occhi crea sempre nuovi orizzonti anche alla distanza di un singolo metro”, spiega Malatesta.

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

Musica

La famiglia Battisti subì aggressioni comuniste e dovette abbandonare Poggio Bustone nel 1947

Redazione

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Lo storico Pietro Cappellari in visita alla tomba di Alfiero Battisti, padre del cantautore Lucio. “La famiglia Battisti fu vittima delle aggressioni comuniste e nel 1947 dovette abbandonare Poggio Bustone”. Cappellari, in visita al cimitero di Poggio Bustone (Rieti) ha reso omaggio alla tomba di Alfiero Battisti, padre del noto cantautore Lucio.

Leggi anche: La grazia di Lucio Battisti

“Il padre di Lucio Battisti, Alfiero, classe 1913, militò nella RSI come Brigadiere della Guardia Nazionale Repubblicana. Nel dopoguerra fu arrestato, a seguito di denunce, poi risultate non veritiere, presentate contro di lui da due esponenti del PCI. Sembra che subì anche un’aggressione personale. A causa dell’odio dei comunisti, con la famiglia dovette abbandonare Poggio Bustone e spostarsi nel 1947 a Vasche di Castel Sant’Angelo, sempre in provincia di Rieti”.

Leggi anche: A fari spenti nella notte: il viaggio “slow” di Mogol e Battisti

“Nel 1950 avvenne il definitivo trasferimento nella Capitale della famiglia Battisti, emigrazione forzata che portiamo a conoscenza degli abitanti di Poggio Bustone, i quali giustamente vorrebbero creare un museo e altre iniziative in ricordo dell’indimenticabile Lucio”.

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Entertainment

Festival e grandi concerti: se ne riparla forse nel 2023. La previsione di Claudio Trotta

Antonella Valente

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“Gli spettacoli di massa negli stadi, negli autodromi, nei parcheggi, nei parchi, francamente (..) non credo proprio che li vedremo nel 2021, non immagino nemmeno che sia così certo che li vedremo nel 2022, forse nel 2023 o 2024, ma non nel 2021”.

“Questo non è stato dichiarato ufficialmente, ne comprendo le motivazioni ma sarebbe opportuno che se ne parlasse più profondamente e rendersi conto che non abbiamo una prospettiva a lungo termine”.

Con queste parole Claudio Trotta, fondatore della Barley Arts e promoter musicale tra i più autorevoli al mondo, ha focalizzato l’attenzione sul rischio, ormai sempre più concreto, di rivedere grandi concerti e festival solo tra due anni, nella migliore delle ipotesi.

L’intervista integrale

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Musica

George Harrison, il ricordo di un artista all’avanguardia

A soli cinquantotto anni Harrison chiuse per sempre gli occhi

Luigi Macera Mascitelli

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«Mi piacerebbe pensare che tutti i vecchi fan dei Beatles siano cresciuti e si siano sposati e abbiano avuto dei bambini e siano tutti più responsabili, ma abbiano ancora uno spazio nei loro cuori per noi»

É con questa sua bellissima dichiarazione che oggi, 29 novembre 2020, vogliamo ricordare l’anniversario della scomparsa di George Harrison. Compositore, musicista e soprattutto chitarra solista e seconda voce dei Beatles. A lui si deve la composizione di alcune delle migliori tracce del quartetto di Liverpool, tra cui Something, Here Comes the Sun e While My Guitar Gently Weeps.

Nato a Liverpool il 25 febbraio 1943, il giovane Harrison mostrò fin da subito una spiccata propensione avanguardistica per la musica. Non è un caso, quindi, che nel 2004 venne inserito nella Rock’n’Roll Hall of Fame.

La sua ascesa tra le divinità e leggende della musica iniziò a soli quindici anni, nel 1958, quando l’allora sconosciuto amico e compagno di scuola Paul McCartney lo presentò ad un altrettanto sbarbatello John Lennon. Era il 1956 quando quest’ultimo fondò i The Quarrymen, di fatto la prima band che fu poi il trampolino di lancio per i futuri Beatles.

Talentuoso ed abilissimo nel suonare la chitarra, Harrison impressionò Lennon eseguendo alla perfezione il brano Raunchy di Bill Justis Jr. e Sid Manker. Fu in quel momento che gli astri si allinearono, e un’aura quasi mistica si concretizzò, dopo tre anni, ossia il 16 agosto 1960, nel progetto The Beatles. Infine, il cerchio fu completo con l’entrata definitiva di Ringo Starr dietro le pelli.

Quel giorno di sessant’anni fa, grazie alla personalità forte e decisa e alla bravura nel saper pizzicare le corde, George Harrison diede il via alla Beatlemania e al colossale fenomeno di massa che ne derivò e che, a buon diritto, consacrò il quartetto al primo posto nella lista delle cento migliori band di tutti i tempi.

Ma non finisce qui, perché dopo lo scioglimento nel 1970, Harrison avviò il suo progetto solista, esplorando i meandri più ingarbugliati della musica. In particolare quella indiana di cui divenne uno dei maggiori interpreti. Il suo All Things Must Pass, il primo triplo album mai pubblicato da un solista, fu un vero e proprio successo che sbalordì fan e critica.

Ma il fato ama giocare brutti scherzi, e un terribile tumore al cervello, causato da un carcinoma polmonare, privò il mondo del suo talento unico ed inimitabile. A soli cinquantotto anni e con alle spalle una carriera musicale leggendaria e all’avanguardia, Harrison chiuse per sempre gli occhi, in quel maledetto 29 novembre 2001.

Il corpo vene infine cremato e le ceneri raccolte e sparse nel fiume Gange secondo la tradizione induista. Quel giorno la celebre Abbey Road divenne un luogo di ritrovo per tantissimi fan, vecchi e nuovi, raccolti per piangere la scomparsa di uno dei più grandi artisti di tutti i tempi.

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