Londra, il grande incendio del 1666 e la cultura del Pub

Passeggiando per Londra, vicino la cattedrale di Saint Paul, potrebbe capitare di entrare in un vicoletto stretto e notare un’insegna di un pub.

Nulla di strano. La city è stracolma di pub. L’idea stessa di questi locali nasce in Gran Bretagna. Come luoghi dove rilassarsi dopo il lavoro, scambiare due chiacchiere giocando a freccette o a carte. Ma tornando all’insegna, la particolarità non è tanto nel nome quando alla dicitura “rebuilt 1667”.

MyZona

Il che significa che fu ricostruito nel 1667. L’anno prima, esattamente il 2 settembre (l’Inghilterra adottò il calendario gregoriano solo nel 1752), Londra fu distrutta da un incendio che ne cambiò radicalmente la sua storia. Sia a livello igenico-sanitario, sia urbanistico.

Questo pub dunque, il Ye Olde Cheshire Cheese, era già aperto. Ha alle spalle quasi 4 secoli di storia. I suoi muri, le sue panche, i suoi boccali hanno visto milioni di persone. Divenendo meta di personaggi come Charles Dickens, Mark Twain. Le sue numerose stanze, dislocate nei vari piani e raggiungibili attraverso stretti e bassi passaggi meritano sicuramente una visita. Per dimenticarsi di essere in una delle maggiori metropoli del mondo. Quasi come se si tornasse indietro nel tempo quando Londra era tappa fissa di pirati, contrabbandieri e marinai.

Questi gentiluomini erano di casa anche in un altro storico pub londinese. Il Prospect Of Whitby. Datato al 1520 risulta essere il più antico locale in cui bere lager sul Tamigi. Qui trovava ristoro spesso e volentieri il politico e scrittore Samuel Pepys. Il suo diario è una delle maggiori fonti sul periodo della peste londinese e del secondo grande incendio di Londra. Dirigendosi verso la riva nord del fiume, nel quartiere di Wapping si può trovare facilmente quello che una volta era chiamato “The Pelican” e che ancora oggi conserva il pavimento originale.

Leggi anche “Con London Calling i The Clash misero Londra in ginocchio”

Sempre sul fiume della capitale inglese, nella zona di Hammersmith, sorge The Dove. L’entrata è in una vietta laterale. Bisogna conoscerlo o averne sentito già parlare. Altrimenti è difficile capitarci per sbaglio. Ma l’interno è qualcosa di stupendo. Una sala interna completamente in legno, con camino e poltroncine che si alternano a sgabelli. E poi la sala esterna che si apre sul Tamigi. Qui oltre alla classica birra anche il cibo è veramente degno di nota. E difatti gli scrittori della Reggenza ne fecero un punto di ritrovo.

E ancora il Grenadier, dove leggenda vuole che vi sia ancora in circolazione il fantasma del granatiere ucciso in una taverna del quartiere londinese di Belgravia. L’unico modo per acquietarlo sarebbe attaccare una banconota sul soffitto.

Se invece si ha voglia di arrivare a Greenwich, dopo la classica visita al meridiano, non si può non passare dal Cutty Sark. Con oltre 200 anni di storia, deve il suo nome odierno al clipper che arrivò nel porto locale. La nave del 1869 approdò nel 1951 e l’allora The Union Tavern cambiò nome in suo onore. Tra birra e whisky è facile incontrare vecchi marinai e novelli scrittori della periferia.

Ce ne sarebbero decine di pub da mensionare. Ognuna con la sua storia. Con le sue tradizioni e leggende. Ognuno di questi posti è un pezzo di Londra. Quella city che proprio il 2 settembre di 355 anni fa subì un involontario colpo al cuore.

L’incendio dipanò dalla casa di Thomas Farrinor, il fornaio di re Carlo II. Sembra che dimenticò il forno acceso prima di andare a dormire. Da alcune tinozze il fuoco piano piano si espanse grazie ai materiali altamente combustibili che affiancavano gli edifici della città.

Quasi 4 giorni ci vollero per bloccare le fiamme. Ma il danno era fatto. Tra errori nelle scelte e sciacalli della prima ora. Oltre alla cattedrale di Saint Pauls, furono distrutte circa 80 chiese, 4 ponti, 13.000 case, la Royal Exchange, la dogana e molto altro.

Ma i londinesi anziché piangersi addosso impararono la lezione. La capitale inglese fu ricostruita con cognizione di causa. Meglio di prima. Fu debellata la peste che da anni affliggeva la città grazie ai nuovi sistemi igenico-sanitari adottati. Piano piano Londra fu ricostruita arrivando ad assumere le sembianze odierne. Ma le publics houses erano il cuore pulsante della vita sociale. Luoghi in cui organizzare rivolte. Battaglie. O semplicemente prendere l’ispirazione per qualcosa.

Lo erano prima. E continuarono ad esserlo anche dopo il grande incendio del 1666. Testimoni della vecchia Londra che non ha perso le sue abitudini e le sue tradizioni.

Questo articolo lo potete trovare anche su MyZona, l’app internazionale che strizza l’occhio ai luoghi più belli del mondo. “Dalla scoperta nascono sempre esperienze indimenticabili

Da leggere anche

Federico Rapini
Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti

Speciale multimedia

spot_img

Ultimi inseriti

esplora

Altri articoli