L’oblio che ci salva, Renga parla della sua “Quando trovo te” in gara a Sanremo

“Tornare a Sanremo non ha mai avuto per me un significato più profondo, non è solo la gioia di tornare su quel palcoscenico, in quel contesto così importante per la musica e per il mio lavoro”. Con queste parole Francesco Renga annuncia la sua nona partecipazione al Festival della canzone italiana (la prima con i Timoria nel ’91).

La canzone in gara è “Quando trovo te”, scritta da Renga insieme a Roberto Casalino e Dario Faini, esplora il concetto di “oblio salvifico”: dimenticare come forma di protezione e come riparo da una vita che spesso ci costringe alla fretta.

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Il brano racconta del momento in cui quel ricordo felice che ognuno di noi tiene nascosto in fondo al proprio cuore come un prezioso tesoro, al riparo dal casino della quotidianità, all’improvviso riaffiora potente nelle nostre esistenze, restituendo loro un senso più profondo e aprendoci gli occhi su una realtà che può essere migliore di quello che pensiamo.

“Un brano”, spiega in conferenza stampa, “che parte da piccoli grandi momenti di disperazione che fanno parte della vita quotidiana. Quando magari si è in strada e si fa i conti con l’esplosione dei ricordi che salgono dall’anima. E dalla strada si torna a casa e si ritrovano quei punti di riferimento nella semplicità di due sedie, un piatto e un film a cui, proprio in un tempo come questo, abbiamo imparato a dar valore”.

Un brano che nasce da taccuini e fogli ritrovati in scatole utilizzate per traslocare all’inizio del lockdown. “C’erano i miei versi di quando avevo quindici anni”, rivela Renga. “Le avevo dimenticate ed è stato belle ritrovarle in un angolo. Il resto della canzone lo fa il contratto con la mia famiglia, i miei figli, le persone della mia vita”.

Una gestazione particolare: Il brano è nato in quattro ore, quando succede è cosa rara. Poi ci sono voluti mesi di lavoro per renderla quella che sarà, ma è nata da un’urgenza. Racconta proprio l’esplosione di un ricordo che sale dall’anima e ti riporta ad una normalità. Che per me spesso è sinonimo di felicità. Credo sia salvifico il momento in cui ti rendi conto che a casa ti aspetta qualcosa di bello”.

Manga poco la sfida a Sanremo: “Questa volta significa ricominciare finalmente a fare il mio lavoro sul serio. Significa ripartire insieme con tutto il Paese. Sanremo diventa così il simbolo stesso di una ripartenza del mondo dello spettacolo e un segnale di speranza: la speranza che questo incubo possa finire il prima possibile. Troppe persone sono state lasciate indietro in questa pandemia, nonostante le premesse, i lavoratori del settore musicale rientrano da queste. Bisogna fare qualcosa”.

https://www.youtube.com/watch?v=-vb8pezPbzE
lA VITTORIA NEL 2005

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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