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Attualità

Lite in famiglia, dj Joseph Capriati accoltellato dal padre

Redazione

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Il deejay e produttore Joseph Capriati, 33 anni, è stato accoltellato dal padre ed è in pericolo di vita all’ospedale di Caserta. Il papà del deejay, un 61enne, è stato arrestato per tentato omicidio e condotto in carcere dalla polizia.

Si tratterebbe di una lite in famiglia. Il padre avrebbe afferrato un coltello da cucina, colpendo al torace il figlio. Joseph Capriati, che vive e lavora in Spagna ed era tornato a casa dei genitori a Caserta per la pandemia. Il giovane è ricoverato al Sant’Anna e San Sebastiano in pericolo di vita a causa della profondità della lesione.

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Ai millennial “Cioè”, alla Gen Z TikTok

Licia De Vito

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È di pochi giorni fa la notizia della morte della piccola Antonella, 10 anni, che ha perso la vita per asfissia dopo aver partecipato a una sfida fatale sul sempre più popolare social network TikTok. La tragedia ha ovviamente scosso gli italiani, molti dei quali sentivano parlare di TikTok per la prima volta. Ma come funziona questo nuovo “social”? cosa sono le “challenge” (come quella che ha ucciso la bimba siciliana)? Chi sono gli utenti?

Per scoprirlo evitando di distruggere la mia reputazione ho fatto quello che fa ogni persona bruttina e inquietante sulle piattaforme di network: ho creato un profilo del mio animale domestico. I cuccioli poi piacciono a tutti e usando la mia coniglietta ariete (interessante coincidenza) come cavallo di Troia ho ingannato la “boomer” che è in me e sono passata attraverso la muraglia di TikTok. E mi si è letteralmente aperto un mondo, come il 2006 ma in HD.

TikTok è un social network cinese lanciato nel 2016 con il primo nome di Musical.ly poi diventato TikTok nel 2018. L’utilizzo è molto semplice, si creano delle brevi clip della durata massima di 60 secondi a cui si possono aggiungere musica, doppiaggi, testi, filtri, foto e addirittura esiste un’opzione green screen. Insomma quasi una vera applicazione di videomaking accessibile a chiunque. Secondo il Report Digital 2020 TikTok è in fortissima crescita in Italia co con più 8 milioni di utenti per la maggior parte tra i 18 e i 25 anni.

Gli Utenti

Sicuramente la maggioranza degli iscritti consiste in adolescenti o in generale ragazzi molto giovani ma ci si trova veramente di tutto: dai preti che cantano ai medici che ti insegnano come usare i preservativi, la nutrizionista che ti fa la dieta e la divorziata che sputtana l’ex marito. Mammine indaffarate, adulti in sovrappeso che ballano in costume. Disabilità, disturbi psichici, psicologici, LGBTQ, multietnicità.

Quello che effettivamente colpisce è la facilità con la quale ci si imbatte in argomenti davvero complicati ed espliciti che sono praticamente inesistenti su altri social network con frequentazioni più “anziane”. “Perché non mi fido degli psicologi”, “5 cose da sapere se vai in comunità” o “Come mi vedono gli altri da quando sono sulla sedia a rotelle” “Chi ha la sindrome di down può fare sesso?” “Anoressica mangia insieme a voi”

Inoltre le differenze culturali tra una religione e l’altra tra un’etnia e l’altra. Si vedono quindi continuamente clip tipo: “le cose da sapere se vuoi stare con un ragazzo marocchino”, “5 motivi per cui indosso il velo”, ” quello che mi dicono quando vedono che sono rumeno”, “le cose da sapere prima di stare con un albanese”. E poi i gusti sessuali “5 motivi per stare con una bisessuale”, “Come convincere gli eterocuriosi”, “Se ti chiami così sei chiaramente gay”.

Qualunque genitore inorridirebbe all’idea di vedere la figlia anoressica che si sforza di mangiare in diretta, o la prole omosessuale che si riprede in atteggiamenti espliciti.

Come Fuziona?

Trend

Il modo più comune di ottenere interazioni è quello di seguire dei cosiddetti “trend”: tutti gli utenti registrano il medesimo video, richiesto appunto dal “trend” del momento. Spesso si tratta di una coreografia su una determinata canzone ma prendono sempre più piede video che, veramente, sembrano le pagine di un “Cioè” del 2001.

“Sai perché io no ho la fila dietro di me? – “Hai mai visto la fila fuori da un negozio di lusso?” (Questa direttamente dalla Smemoranda di chiunque a inizio millennio) oppure “Quando lui: sarò single a vita e dopo sei mesi convive…”, “Se sei di uno di questi segni sei toxic”, “Test per vedere se ti piacciono alti o bassi/mori o biondi”, “5 cose che non devi fare per piacere a un ragazzo/a”, “Le cose da non dire a una lesbica”, “La mia storia come anoressica”, “Quello che mi dicono quando vedono che sono grassa”.

Challenge

La challenge è propriamente una sfida, si propone un risultato e un modo per raggiugerlo: non sbattere le palpebre , twerkare, cantare, insomma ogni tipo di scommessa quasi sempre innocua. Il punto è che è davvero difficile imbattersi in richieste violente, per la maggior parte sono veramente stupidate, come era per noi suonare i citofoni e scappare.

I social network sono l’origine di tutti i mali?

Adesso, a meno che tu non sia Anonymous e ci mostri le prove che TikTok è un malware ciese usato per spiarci tutti il punto è: quante volte a scuola, in giro, uno dei nostri compagni, dei nostri amici, ci ha chiesto di fare qualcosa di pericoloso e noi lo abbiamo fatto solo per essere in qualche modo accettati e far divertire il gruppo? Quante volte abbiamo bevuto, fumato, rubacchiato, insultato e rischiato la nostra salute perché lo facevano tutti?

Poi un giorno qualcosa andava storto e qualcuno ci rimetteva le penne. Allora non faceva più ridere ma la colpa di chi era? Della Società? Dei nostri genitori che non ci seguivano passo passo ogni volta che uscivamo? Si può veramente dare a un social network, qualunque esso sia, la totale responsabilità della superficialità di un ragazzino?

Il contatto diretto con le insicurezze sicuramente può essere delicato. L’esposizione continua al giudizio di sconosciuti che possono essere molto cattivi può aggravare disturbi già presenti o addirittura farne nascere di nuovi. La sessualizzazione estrema dei corpi, la familiarità già dalla più tenera età con la violenza e le sempre più marcate differenze sociali, tutto sembra contribuire a cancellare dalle nuove generazioni la curiosità, l’ingenuità e lo stupore. Troppo stupidi per essere vecchi, troppo vecchi per essere giovani.

Prima dell’era di internet ti confrontavi solo col mondo intorno a te, col tuo mondo. In un certo senso ti proteggeva, certo, ma i nostri problemi sono i loro problemi. Solo che noi non potevamo parlarne, “i panni sporchi si lavano in casa”, “Le malattie mentali non esistono”, “Il sesso solo dopo il matrimonio”. Quindi vai di letterina anonima al giornalino: “Posso rimanere incinta dalla bocca?”, “Nessuno si mette con me perché sono grassa”, “Mi piacciono le donne, che significa?”, “A scuola mi picchiano sempre ma no lo sa nessuno”. È cambiata la forma certo, ma la sostanza sembra sempre la stessa.

In ogni caso è il momento di accettare che i tempi analogici non torneranno mai più. Noi siamo il passato, la preistoria dell’era digitale.

Questi ragazzi vedono e parlano di tutto, anche quello che per noi era tabù. Le malattie, i disagi, gli standard di bellezza. Male? perché lo fanno sui “social”? E tu? Ti vedo che sei lì che stai per scrivere su Facebook. Hai appena postato che c’è un lupo dentro di te, che sei un angelo fuori ma un diavolo dentro. Vedi, ancora non lo sai, ma sei un tiktoker perfetto.

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Attualità

“Sanremo, l’eccezione che ignora la regola”, la rabbia di artisti e associazioni di categoria

Fabio Iuliano

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Siamo arrivati a 91 giorni. Il tempo che ci separa da quel 24 ottobre che vide la chiusura al pubblico – ormai il passato remoto costituisce un tempo appropriato – delle porte di teatri e cinema, salvo qualche sporadica eccezione, spesso e volentieri legata a spettacoli ripresi da telecamera a beneficio di televisioni manistream. Tra questi c’è anche Sanremo.

“Ho notato la disparità tra la chiusura dei teatri e il pubblico negli studi televisivi”, ha commentato Beppe Fiorello a più riprese. “Devo pensare che ci siano assunzioni di responsabilità personali, ma allora non c’è una regola vidimata dalle istituzioni? Non c’è un protocollo unico? E allora qualcosa non va. Non capisco questa disparità o qualcuno non rispetta i protocolli o la politica non li fa proprio. Qui serve chiarezza e regole uguali per tutti”.

Scorrendo avanti il calendario, un appuntamento di rilievo cade nella prima settimana di marzo ed è legato al festival di Sanremo la cui conferma ha aperto una serie di polemiche. Il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori è pertanto pronto a chiedere il blocco della kermesse e ad impugnare al Tar qualsiasi atto che autorizzi la manifestazione canora nella cittadina ligure in provincia di Imperia.

“È evidente che”, valuta l’avvocato Carlo Rienzi, presidente e fondatore del Codacons. “Considerata la grave situazione di emergenza del Paese, non potrà svolgersi alcun Festival se non saranno garantite in modo adeguato la sicurezza e la salute pubblica. I cittadini italiani sono da mesi costretti a limiti e rinunce, e non è possibile consentire eccezioni in favore della Rai che rischiano di avere ripercussioni sul fronte dei contagi”.

Di qui, le possibilità sono due. “La prima”, secondo l’associazione, “è la gara si svolga solo a condizione che la Rai applichi misure stringenti per tutelare la sicurezza non solo di un eventuale pubblico in sala e di migliaia di lavoratori coinvolti nell’evento, ma anche di tutti i cittadini residenti a Sanremo, la cui salute sarebbe messa in serio pericolo dalle folle lungo le strade”. In tal senso, il Codacons annuncia una istanza al Prefetto di Imperia, affinché valuti con la massima severità le misure e le soluzioni proposte dalla Rai, e si dice pronto ad impugnare al Tar qualsiasi atto che autorizzi il Festival in assenza di condizioni adeguate.

La seconda è che, alla luce di questa possibile eccezione, venga riconsiderato l’impianto di regole che da 91 giorni tiene in ostaggio cinema e teatri piccoli, medi e grandi di tutta la Penisola, senza che alcuna certezza che queste attività favoriscano il contagio. Insomma, se ci sono eccezioni da mettere in campo, non possono andare sempre e solo incontro allo showbiz del piccolo schermo. Questo è l’auspicio di molti artisti e addetti ai lavori.

Per il pubblico del Festival la soluzione potrebbe essere quella di aprire la platea a un numero ridotto di figuranti. Ma questa appare come una scorciatoia che non affronta o risolve le problematiche tirate in ballo dal Codacons, ad esempio. Trasformare, inoltre, l’Ariston nello studio di X Factor non sposta di un centimetro la discussione in avanti. Così come, la prosecuzione in streaming della stagione della Scala sembra un provvedimento dall’indubbio valore artistico, ma che non affronta la questione.

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Amanda Gorman, la poetessa 22enne sui gradini del Capitol di Washington

Redazione

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Sui gradini del Capitol di Washington oggi è nata una stella: Amanda Gorman, giovanissima afro-americana di Los Angeles, ha catturato in versi lo storico momento della transizione dalla presidenza di Donald Trump a quella di Joe Biden emozionando vip della politica e decine di milioni di spettatori a casa. Echi di “Hamilton” e suggestioni rap hanno punteggiato la lettura di “The Hill We Climb”, la composizione finita dopo le violenze degli ultrà trumpiani del 6 gennaio in Campidoglio.

A 22 anni Amanda Gorman è la più giovane poetessa che abbia recitato durante una cerimonia dell’insediamento presidenziale oltre a vantare il titolo di National Youth Poet Laureate, una sorta di Nobel per giovani scrittori americani.

Con la performance di oggi, Amanda è entrata in un ristretto club di poeti intervenuti in chiusura delle cerimonie di insediamento presidenziale: tra gli altri Robert Frost per John F. Kennedy, Maya Angelou per Bill Clinton e Richard Blanco per Barack Obama. Nella poesia, letta dopo che sul palco si erano alternate superstar come Lady Gaga e Jennifer Lopez, la giovane poetessa ha accennato alla sua personale esperienza di “ragazzina magra afro-americana cresciuta da una mamma single che sognava un giorno di diventare presidente e oggi recita all’insediamento di un presidente”. Un tocco in comune con Joe Biden, che da bambino era balbuziente: Amanda da piccola ha dovuto superare un difetto di pronuncia che le impediva ad esempio di scandire la “r” di “poetry”.

Leggi anche: Inauguration Day: anche Springsteen, Foo Fighters e Jon Bon Jovi tra i protagonisti

A scegliere la Gorman per l’occasione è stata Jill Biden che l’aveva di recente ammirata durante una lettura alla Library of Congress. Amanda aveva avuto carta bianca, e in “The Hills We Climb”, ispirato al tema dell’Inauguration Day “America United”, ha evocato “un nuovo capitolo” senza glissare sulle divisioni che hanno preceduto l’insediamento: “Abbiamo visto una forza che avrebbe distrutto il nostro paese se avesse significato rinviare la democrazia. Questo sforzo è quasi riuscito. Ma se può essere periodicamente rinviata, la democrazia non può mai essere permanentemente distrutta”. 

La poesia

Quando viene il giorno chiediamo a noi stessi,
Dove trovare la luce in quest’ombra senza fine?
La sconfitta che portiamo,
un mare che dobbiamo attraversare a guado
Abbiamo sfidato la pancia della bestia
Imparato che la quiete non è sempre pace
E che norme e nozioni
di ciò che semplicemente è
Non sempre sono giust-e
Eppure l’alba è la nostra
prima ancora di saperlo
In qualche modo ci riusciamo
In qualche modo abbiamo maturato e testimoniato
una nazione che non è spezzata
ma solo incompiuta
Noi gli eredi di un paese e un tempo
Dove una donna nera e magra
discesa da schiavi e cresciuta da una madre sola
può sognare di diventare presidente
solo per trovarsi a declamare per un presidente
E certo siamo tutt’altro che impeccabili
tutt’altro che puri
ma ciò non significa
lottare per forgiare un’unione perfetta
Noi lottiamo per forgiare un’unione che abbia uno scopo
Comporre un paese rispettoso di ogni cultura, colore, carattere e
condizione umana
E così alziamo gli sguardi non a quanto ci divide
ma a ciò che ci aspetta
Colmiamo quanto ci separa perché lo sappiamo, per dare priorità al nostro futuro
dobbiamo come prima cosa mettere da parte le nostre differenze
Noi deponiamo le armi
per stendere le nostre braccia
l’uno verso l’altro
Vogliamo il male di nessuno e armonia per tutti
Lasciare che il mondo affermi che questo, questo almeno, sia vero:
Che anche nel lutto siamo cresciuti
Che anche nel dolore abbiamo sperato
Che anche nella stanchezza abbiamo provato
Che saremo sempre uniti, vincenti
Non perché non conosceremo più la sconfitta
ma perché non fomenteremo mai più divisioni
La Bibbia ci parla di una visione
in cui tutti si siede sotto la propria vigna e il proprio fico
E nessuno dovrebbe mettere paura a nessuno
Se dobbiamo essere all’altezza del nostro tempo
Allora la vittoria non risiederà nella lama
Ma in tutti i ponti che abbiamo costruito
Quella è la promessa di fare radura
Della collina che scaliamo
Se solo ne abbiamo il coraggio
È perché essere Americani è più di un orgoglio ereditato,
è il passato che attraversiamo
e come lo ripariamo
Abbiamo visto una forza che avrebbe scosso la nazione
invece di condividerla
Avrebbe distrutto il nostro paese se tradotta nel ritardo della democrazia
E il tentativo non ha avuto successo per un soffio
Ma se la democrazia può venire di tanto in tanto ritardata
Non può mai essere sconfitta per sempre
In questa verità
In questa fede crediamo
Perché se noi abbiamo gli occhi sul futuro
la storia ha i suoi occhi su noi
Questa è l’era di una giusta redenzione
Abbiamo avuto paura al suo principio
Non ci sentivamo pronti a essere gli eredi
di un’ora così terribile
ma al suo interno abbiamo trovato la forza
di scrivere un nuovo capitolo
di offrire speranza e sorriso a noi stessi
Perciò se un tempo chiedevamo,
come potremmo mai prevalere sulla catastrofe?
Ora noi affermiamo
Come potrebbe la catastrofe mai prevalere su noi?
Non marceremo all’indietro verso ciò che era
ma ci muoveremo verso ciò dovrà essere
Un paese ferito ma intero,
gentile ma audace,
fiero e libero
Non verremo fermati
o interrotti dall’intimidazione
perché sappiamo che la nostra inazione e inerzia
saranno l’eredità della prossima generazione
I nostri abbagli i loro pesi
Ma una cosa è certa:
Se sommiamo misericordia e potenza
e potere a giustizia,
allora è l’amore a diventare il nostro lascito
e il cambiamento il diritto di nascita dei nostri figli
Perciò lasciamoci alle spalle un paese
migliore di quello che ci era stato lasciato
Ogni respiro dal mio petto battuto in bronzo,
faremo di questo mondo ferito un mondo splendido
Sorgeremo dalle colline dorate dell’ovest,
sorgeremo dal nordest battuto dal vento
dove i nostri antenati per primi hanno fatta la rivoluzione
Sorgeremo dalle città orlate di laghi del midwest,
sorgeremo dal sud indurito dal sole
Ricostruiremo, riappacificheremo, e ci riprenderemo
e a ogni riparo conosciuto della nostra nazione
ogni angolo chiamato nostro paese,
le nostre genti diverse e splendide emergeranno
malconce e splendide
Quando viene il giorno usciamo dall’ombra,
in fiamme e senza paura
L’alba nuova fiorisce mentre la liberiamo
Perché c’è sempre luce,
se solo siamo coraggiosi abbastanza da vederla
Se solo siamo coraggiosi abbastanza da essere luce.

Amanda Gorman

[Grazie a Fabio Chiusi per la traduzione]

Qui in lingua originale: https://edition.cnn.com/2021/01/20/politics/amanda-gorman-inaugural-poem-transcript/index.html

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