L’elefante di Raffaello, ecco radiodramma omaggio al “divino pittore”

Va in “scena” sabato 13 giugno L’Elefante di Raffaello, un radiodramma spiritoso e nel contempo “reverente” per ricordare, dopo cinquecento anni, Raffaello Sanzio e l’amico aquilano Giovanni Battista Branconio.

L’appuntamento è per le ore 21 sul sito e sui canali social della Compagnia della Contessa. Il radiodramma è la versione senza scene e senza costumi dello spettacolo che, per il dilagare del Coronavirus, non è stato possibile presentare nelle sale teatrali. 

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Nel radiodramma, come nella versione teatrale originaria, s’immagina che possa succedere di tutto, se una giornalista arrivata dal “mondo alla rovescia”, cioè dall’Australia, piomba in Italia nel bel mezzo delle riprese di un film su Raffaello. 

Un omaggio al “divino pittore” che arriva nel giorno del 76° anniversario della Liberazione dell’Aquila dall’occupazione nazifascista. 

LO SPETTACOLO IN PREMIÈRE

Si svolgono dialoghi tra personaggi che attraversano la barriera dei secoli, con esilaranti fraintendimenti e drammatiche rivelazioni. Intorno al misterioso elefante che fa da motore all’intera vicenda, si snoda l’evocazione della profonda amicizia con la quale Raffaello fu legato a Branconio, il gentiluomo aquilano annoverato tra i personaggi di spicco della corte pontificia negli anni culminanti del Rinascimento. 

L’Elefante di Raffaello è anche una smagliante esibizione dell’impegno tecnico e del talento con cui i giovani, ma già brillantemente affermati, componenti della Compagnia della Contessa hanno saputo superare le difficoltà del blocco operativo e del distanziamento fisico imposti dalla lotta contro il Covid-19. 

Infatti, gli 8 attori e i 5 musicisti coinvolti, non potendo trovarsi l’uno accanto all’altro negli studi di registrazione resi disponibili da Spazio Rimediato e BricaLab, hanno dovuto incidere tutti singolarmente i rispettivi interventi. Poi, è sopraggiunto il lungo lavoro in cabina di regia per montare ogni parte nella corretta sequenza, intrecciare il recitato con la musica e l’effettistica, equalizzare le caratteristiche del suono e dare complessivamente “smalto” al prodotto. 

Insomma, artisti e tecnici, con l’accorta guida del regista Fabrizio Pompei, hanno offerto un’ennesima riprova della creatività e determinazione con le quali il mondo dello spettacolo – Covid o non Covid – sa onorare la tradizione che vuole “the show must go on”. 

La base dell’intero procedimento è stata assicurata dalle partiture appositamente create da Errico Centofanti per il testo letterario e Sabatino Servilio per il testo musicale. 

“Abbiamo fatto un lavoro di adattamento”, spiega Pompei, “partendo da un testo pensato per una rappresentazione per immagini, per arrivare poi a un lavoro da cui emergeranno solo i suoni, nella tradizione dei radiodrammi, ossia racconti che vengono fuori nell’incastro tra dialoghi e voce narrante”.

I personaggi del radiodramma appartengono a 4 diversi mondi tra loro interagenti. Gli attori che danno vita al mondo della radio sono Ilaria Mícari, Marco De Paulis, Rosa Gaia Sciarretta.

Gli attori che fanno il mondo di Raffaello sono Claudia Muzi, Federico Colapicchioni, Alberto D’Amico. Quelli che danno vita al mondo del cinema sono Giuseppe Tomei Gemma Maria La Cecilia.

I musicisti che esprimono il mondo della musica sono Rita Alloggia, Sabatino Servilio, Claudia Vittorini, Lorenzo Scolletta, Marco Crivelli. Accanto a loro, Diego Sebastiani per il Sound design e Umberto Di Nino per l’Art direction. 

L’Elefante di Raffaello è un progetto ReStart; una produzione della Compagnia della Contessa, in collaborazione con l’associazione Multietnica Gentium e l’Istituto Cinematografico La Lanterna Magica; patrocinio del TSA Teatro Stabile d’Abruzzo. 

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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