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Musica

Led Zeppelin: 52 anni dal debutto

Il quartetto inglese che rivoluzionò in maniera indelebile il modo di intendere il rock

Luigi Macera Mascitelli

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L’articolo di oggi non necessita di alcuna presentazione. La storia ha già fatto tutto immortalando per sempre sull’Olimpo del rock la più grande band del pianeta: i Led Zeppelin. Il quartetto inglese che rivoluzionò in maniera indelebile il modo di intendere la musica e l’hard rock come lo conosciamo.

Oggi ricorre una data di importanza storica, poiché in quel lontanissimo 12 gennaio di cinquantadue anni fa vide la luce Led Zeppelin ( o Led Zeppelin I), l’omonimo album di debutto del gruppo licenziato dalla Atlantic Records. Il lavoro che diede il via alla leggenda. Talmente influente e seminale che la rivista Rolling Stone lo inserì in ventinovesima posizione nella lista dei migliori 500 album della storia!

Speciale: Un concerto per conquistarli tutti: quando i Led Zeppelin infuocarono il Tampa Stadium con uno show memorabile

All’epoca poco più che ventenni, i giovanissimi Robert Plant, James Patrick Page, John Paul Johnes e John Bonham, erano fortemente influenzati dal blues. Formatisi da nemmeno un anno, i primi Led Zeppelin vollero omaggiare l’artista Willie Dixon (pioniere indiscusso del blues americano) inserendo all’interno del disco due cover.

Le registrazioni avvennero in brevissimo tempo, in quanto la maggior parte dei brani era già stata scritta dagli Yardbirds, la prima band di Page dal ’66 al ’68, da una cui costola nacquero proprio i Led Zeppelin. Fu il chitarrista a prendere in mano le redini assumendo i futuri componenti.

Curiosità: la copertina dell’album raffigura un fotogramma del disastro dello Zeppelin LZ 129 Hindenburg, il dirigibile tedesco che il 6 maggio 1937 si schiantò a terra. É proprio il velivolo che suggerì a Jimmy Page il nome della band che, prima di allora, era conosciuta come The New Yardbirds. Quest’ultima, tra l’altro, diede il via alla carriera anche di Eric Clapton e Jeff Beck.

Un intreccio tra storia e leggenda che cinquantadue anni fa infiammò i cuori dei primissimi rockers con un sound esuberante, fresco e aggressivo per l’epoca. In una parola: Led Zeppelin. Tanti auguri!

25 anni, laureato in “Filosofia e Teoria dei Processi Comunicativi” presso l’Università degli Studi dell’Aquila. Metallaro da quando ha memoria. La chitarra elettrica e il Death metal sono i suoi migliori amici. Appassionato di fitness, sport, videogames, musica e lettura (fantasy e opere filosofiche soprattutto). Speranzoso di trovare, un giorno, il suo posto nel mondo. Nel frattempo “Run! Live to fly! Fly to live! Do or die!”

Musica

Waiting on a War, il brano dei Foo Fighters per guardare oltre la paura

Redazione

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Sulla scia di No Son of Mine, i Foo Fighters aggiungono un altro tassello di “Medicine at Midnight” , con il nuovo singolo Waiting on a War, già disponibile in digitale e da venerdì 22 gennaio in rotazione radiofonica.

Il nuovo album “Medicine At Midnight”,  in pre-order qui uscirà il prossimo 5 febbraio in diverse versioni: digitale, CD e vinile.

Prodotto da Greg Kurstin e dai Foo Fighters, registrato da Darrell Thorp e mixato da Mark “Spike” Stent, “Medicine At Midnight” racchiude in 37 minuti 9 tracce.

Si tratta del decimo disco della band che quest’anno ha festeggiato 25 anni di carriera costellata da dozzine di Grammy, numerosi premi, riconoscimenti e concerti in tutto il mondo. 

In netto contrasto con la dichiarazione «final f*ck you to 2020» che accompagnava “No Son of Mine”, “Waiting on a War” è invece una maestosa opera melodica con un crescendo continuo che esplode nel finale.

Dave Grohl ha raccontato il personale aneddoto che l’ha ispirato per la canzone

“Da bambino, cresciuto nei sobborghi della capitale Washington, ho sempre avuto paura della guerra. Avevo incubi di missili nel cielo e di soldati nel cortile. Incubi molto probabilmente provocati dal clima di tensione politica dei primi anni Ottanta, così come dal fatto che vivevo a due passi dal Campidoglio. Ho passato la giovinezza sotto la nuovola oscura di un futuro senza speranza – commenta Grohl – Lo scorso autunno, mentre l’accompagnavo a scuola, mia figlia di 11 anni si è girata verso di me e mi ha chiesto: “Papà, ci sarà una guerra?” Mi si è stretto il cuore mentre guardavo i suoi occhi innocenti. Di fatto, mi sono reso conto che lei ora sta vivendo sotto quella stessa nuvola di un futuro senza speranza. La stessa mia percezione di 40 anni fa.”

Proprio quel giorno ho scritto “Waiting On a War”. Ogni giorno ti aspetti che il cielo cada. Cosa c’è di più di questo? Cosa c’è oltre questa attesa? Ho bisogno di guardare oltre. Tutti ne abbiamo bisogno. Ho scritto questa canzone per mia figlia Harper che merita un futuro, proprio come ogni bambino.”

Tracklist “Medicine At Midnight”

  1. Making a Fire
  2. Shame Shame
  3. Cloudspotter
  4. Waiting on a War
  5. Medicine at Midnight
  6. No Son of Mine
  7. Holding Poison
  8. Chasing Birds
  9. Love Dies Young

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Attualità

Jon Schaffer in stato di fermo dopo l’assedio al Campidoglio

Redazione

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Alla fine è successo: il chitarrista degli Iced Earth, Jon Schaffer si è costituito ieri alle autorità federali e al momento è in stato di fermo. Era ricercato dall’Fbi per aver partecipato all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Su di lui pendono ben 6 capi di accusa. Lo rende noto WishTv.

Al momento delle proteste, Schaffer è stato fotografato con un cappellino degli Oath Keepers, un’organizzazione anti-governativa di estrema destra composta da decine di migliaia di persone tra membri attuali o veterani delle forze armate, che si autodefiniscono come “difensori della Costituzione degli Stati Uniti” e rifiutano di rispondere agli ordini se da loro considerati in violazione della stessa.

Non è comunque la prima volta che il leader degli Iced Earth ha partecipato ad una manifestazione pro Trump. Già il 15 novembre in una sfilata il vocalist avrebbe rilasciato pesanti dichiarazioni alla giornalista del Die Welt Carolina Drüten (link qui per maggiori info).

L’immagine di Jon Schaffer ha creato molto scalpore all’interno della community metal mondiale. Molti sono i fan che hanno manifestato il loro sdegno sul profilo Instagram dell’artista.

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Musica

Phil Spector muore in carcere per complicanze legate al Covid

Redazione

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Phil Spector, uno dei più famosi produttori della storia della musica rock, è morto per complicanze legate al Covid: lo riferisce il sito Tmz, citando fonti informate. Spector, che aveva 80 anni, stava scontando una condanna che prevedeva da un minimo di 19 anni fino all’ergastolo per l’assassinio di Lara Clarkson.

Produsse il suo primo successo quando era ancora al liceo, ‘To Know Him is to Love Him’, e legò il suo nome a brani classici come ‘Be my baby’, ‘Unchained melody’, fino a partecipare alla produzione di ‘Let it Be’ dei Beatles.

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