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Coronavirus, rinviato in Cina il campionato di League Of Legends. L’OMS: rischio globale

redazione

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Il Coronavirus si diffonde sempre più rapidamente e i bollettini, in costante aggiornamento, testimoniano come il rischio legato al diffondersi dell’epidemia che ha colpito la Cina rischia di passare da moderato a “emergenza sanitaria internazionale“. Ad oggi sono 2835 i casi accertati con 81 decessi collegati al virus.

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) il rischio di espansione del virus è “alto in Cina, sia a livello regionale che globale”, ed è stato già classificato di tipo B (come la Sars e il Polio) ma, in quanto a gravità, è classificato come tipologia A (come il colera e la peste).

In tutto il paese sono state annullate diverse manifestazioni pubbliche ma anche eventi capaci di chiamare grandi folle. Fra questi c’è il campionato di League Of Legends (programmato per il 5 febbraio) che è stato rinviato a data da destinarsi. Lo rende noto il profilo twitter della manifestazione che ha spiegato di voler attendere che la situazione migliori e che, quindi, sia più gestibile. La sicurezza dei giocatori, attualmente, non può essere garantita al 100% ed è preferibile non correre rischi inutili. Saggio decisione.

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Buon compleanno Mafalda, l’eroina dei fumetti che voleva cambiare il mondo

E pensare che la genesi della bambina di sei anni, con il fiocco in testa e dalla chioma ribelle, è decisamente particolare

Antonella Valente

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La bambina – forse – più famosa dell’immaginario comics è diventata adulta e oggi compie esattamente 56 anni.

Nata più di mezzo secolo fa dall’idea e dalla matita dell’argentino Joaquìn Salvador Lavado, in arte Quino, Mafalda è comparsa nell’omonima striscia a fumetti per la prima volta il 29 settembre 1964.

Dal tratto semplice e attrattivo, Mafalda è diventata molto popolare in Europa e in America Latina, riuscendo a emergere anche nella cultura artistica e fumettistica americana e asiatica grazie alle sue caratteristiche cartoonesche e alla sua indole pacifica, a tratti un po’ burlona e infantile.

Le sue qualità esilaranti l’hanno resa un punto di riferimento per grandi e piccini, arrivando a relazionarsi con i problemi del mondo, della società, della scuola e della famiglia in maniera spensierata ma profonda. In particolare, in Argentina, Mafalda è considerata un’eroina, tanto che a Buenos Aires c’è una piazza a lei dedicata.

E pensare che la genesi della bambina di sei anni, con il fiocco in testa e dalla chioma ribelle, è decisamente particolare.

Mafalda, infatti, nacque su commissione per pubblicizzare un’azienda di elettrodomestici: il marchio Mansfield.

Da qui l’ispirazione del nome di un personaggio energico, sprizzante, iperattivo, sempre alla ricerca di avventure e modernità vissute con leggerezza ma anche con tenacia e sicurezza. La campagna pubblicitaria, però, non fu realizzata e le strisce di Quino furono pubblicate per la prima volta l’anno dopo sulla rivista “Primera Plana“.

Iniziò così a circolare il fumetto di Mafalda, una bambina dallo spirito ribelle, preoccupata per le sorti dell’umanità e con la voglia di cambiare il mondo. Disprezzatrice delle minestre, come la gran parte dei più piccoli, il personaggio del fumetto ha uno sguardo acuto e si interessa dei problemi del mondo, dalla fame al razzismo, fino addirittura alla guerra del Vietnam. Le sue domande, sempre provocatorie e disarmanti, mettono in crisi gli adulti, fino a smascherarne le loro contraddizioni. Tanti i fan che l’hanno avuta a cuore. Tra i più affermati ricordiamo lo scrittore Gabriel Garcia Marquez e John Lennon.

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Ratched piace a tutti, confermata la seconda stagione

Saranno otto gli episodi che daranno seguito alla vita dell’infermiera Ratched

Antonella Valente

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La seconda stagione di Ratched si farà, ma non prima del 2022. A pochi giorni dalla sua uscita, la serie targata Netflix è considerata tra le più interessanti dell’intero catalogo, risultando tra le più viste negli ultimi mesi. Un successo di pubblico che ha convinto la produzione ad annunciare, con largo anticipo, un secondo appuntamento.

La protagonista Mildred Rathed, interpretata da Sarah Paulson, è un personaggio tanto affascinante quanto inquietante. Puntata dopo puntata assistiamo a un’evoluzione ben marcata e costante, capace di palesare un ventaglio di sfumature umane di cui nessuno avrebbe sospettato, per lo meno dopo i primi due o tre episodi.

Leggi anche: Ratched: esercizi di stile per la serie Netflix del momento

Merito va riconosciuto anche a Ryan Murphy, regista e sceneggiatore della serie che ha messo su un cast di altissimo livello, soprattutto con riguardo ai caratteri femminili: oltre alla Paulson, infatti, troviamo la Miranda di Sex & The City – Cynthia Nixon – la fantastica Judy Davis e l’eterna Sharon Stone.

L’accordo tra Netflix e Murphy prevede una seconda stagione. Intesa che non arriva a seguito del successo di questa prima, anzi, era sottoscritta già prima della sua messa in onda.

Saranno otto gli episodi che daranno seguito alla vita dell’infermiera Ratched.

Le vicende di Mildred Ratched, la sadica e manipolatrice infermiera che si imbuca nella clinica psichiatrica di Santa Lucia, prendono spunto dal romanzo di Ken Kesey “Qualcuno volò sul nido del cuculo”.

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Scritto che ha ispirato anche l’omonimo film con protagonista Jack Nicholson. La pellicola, uscita nel 1975, vinse cinque premi Oscar: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura non originale, miglior attore protagonista e miglior attrice protagonista. Cioè quella Louise Fletcher che interpretava l’infermiera Ratched.


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Le “magnifiche rose” di Alberto Arbasino

Leggere Arbasino diventa sia un viaggio nel tempo che una corsa contro di esso

Alberto Mutignani

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Anni fa uscì su la Repubblica un intervento che Alberto Arbasino dedicava al ricordo degli amici scomparsi, quei nomi con cui aveva condiviso le esperienze di un’epoca e che adesso vedeva scomparire come l’Italia che aveva raccontato nei suoi libri.

Sembra, leggendo Arbasino, che l’oggetto delle sue riflessioni sia, nel momento esatto in cui lo registra, già destinato alla sparizione, e che davvero ciò che interessasse a quel mite Lombardo fosse la natura crepuscolare del mondo che lo circondava. Il teatro che a Roma, nei primi anni ’60, era ancora vivissimo e il suo pubblico sempre più ingordo di spettacoli, e le colonne de “Il Mondo”, “Tempo Presente” e “L’Espresso”, la vitalità intellettuale e il melodramma, l’eredità classica del teatro greco e le incursioni di Shakespeare nella drammaturgia contemporanea.

Di ognuna di queste cose Arbasino, nel momento in cui le osserva, ne presagisce la fine imminente. Leggendo “Grazie per le magnifiche rose – Una scelta”, la raccolta da ieri nelle librerie – edita Adelphi – dei pezzi più significativi di quell’omonimo volumetto, troviamo molti di questi presagi: dalla stagione dei musical di Broadway del ’59 a quella Romana, e poi un giro per l’Atene che ha dimenticato Eschilo e Sofocle ma è ancora affascinata dalla tragedia Euripidea, fino alle riletture del teatro vittoriano in mano agli “sciagurati”.

Ci sono Karajan e la Callas già truccata che vuole entrare in scena a tutti i costi, Visconti e i neologismi a lui associati (“visconteggiare”), ma anche Wanda Osiris e la compagnia dei Legnanesi. Scritti che non sono “teorizzazioni ipotetiche”, come si precisava, ma “testimonianze su spettacoli innegabilmente avvenuti”.

E poco conta se dei festival di Monaco e Bayreuth del ‘65 o degli “uffizialetti italiani con gli stivali lucidi e tanta brillantina sui capelli” nessuno conservi più alcun ricordo, né è necessario conoscere i protagonisti delle – spesso disdicevoli – esperienze teatrali raccontate: il potere di queste pagine è la conservazione della memoria, come una resina che mantiene intatto il tempo, che non possiamo rivivere ma osservare con dovizia di dettagli.

Ma è soprattutto stupendo leggere Arbasino nella sua esplosione di energie, quando scrive divertendosi a stroncare e quando rimane sinceramente folgorato da certi musical di Broadway, nell’America Amore (o Amara) immortalata con gli occhi di un Europeo che “quando arriva a New York è ingordissimo di teatri, apre i giornali alla pagina degli spettacoli, trova una trentina di titoli e non riesce a orientarsi”.

È il piacere della scoperta e la curiosità di conoscere, come diceva egli stesso, “i luoghi, le persone, le idee che trova stimolanti e lo interessano”, arrivando a toccare e guardare tutto quello che può. Così, leggere Arbasino diventa sia un viaggio nel tempo che una corsa contro di esso, perché l’essenziale è in quella miriade di nomi di attori, di luoghi, di ristoranti, di strade che oggi hanno cambiato forma o sono scomparse.

Sono cartoline dell’Italia che fu, immortalata nei gesti di uno spettatore sbuffante davanti a una pièce troppo noiosa e nelle donne profumate che girano con dei buffi pellicciotti all’interno dei grandi teatri romani, o di quella diatriba tra Celeste Aida Zanchi e il capocomico Ruggeri, che le proibiva di mettere le iniziali “C.A.Z.” sui propri bauli.

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