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Filming Italy, ecco i premiati. Trionfo per Claudia Gerini, John Turturro e Rosario Dawson

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Si è conclusa con grandissimo successo la quinta edizione di Filming Italy – Los Angeles, che si è tenuta dal 20 al 22 gennaio 2020 presso l’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles e l’Harmony Gold Theater, alla presenza di personalità dell’industria cinematografica italiana e hollywoodiana. La madrina di questa edizione è stata Claudia Gerini, presente insieme ai numerosissimi ospiti che si sono succeduti sul palco durante i tre giorni del festival.

La regista Maria Sole Tognazzi, l’attore William Baldwin, il Vicepresidente di Variety Steven Gaydos, la produttrice di Jojo Rabbit Chelsea Winstanley, la regista Nana GhanaWinston Duke (Black Panther), John TurturroJessica Marie Garcia (On My Block di Netflix), Jackie Cruz (Orange Is The New Black di Netflix), Romina Arena, solo per citarne alcuni. Tra i premiatori, anche Rosario Dawson e l’attore/modello Jason Lewis. A seguire tutti i premi consegnati:

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2020 Filming Italy Best Producer Award: Chelsea Winstanley (Jojo Rabbit)
2020 Filming Italy Pomellato Award: Rosario Dawson (Rent)
2020 Filming Italy Best Actor Award: Winston Duke (Black Panther)
2020 Filming Italy Serie TV: John Turturro (Il nome della rosa)
2020 Filming Italy Best Documentary Award: Nana Ghana (LA Woman Rising)
2020 Filming Italy Spotlight Award: Jessica Marie Garcia (ABC How to Get Away With Murder)
2020 Filming Italy Woman Power: Lesley Nicol (Downtown Abbey)
2020 Filming Italy Region Lazio Award: William Baldwin (Syfy The Purge)
2020 Filming Italy Women Power Award: Jackie Cruz (Netflix Orange Is The New Black) e Maria Sole Tognazzi
2020 Filming Italy Best Movie Magazine Award: Claudia Gerini (Netflix Suburra)
2020 Filming Italy Award for Women Power: Lisa Edelstein
2020 Filming Italy Women’s Impact Power: Steven Gaydos, Variety
2020 Filming Italy Music Award: Romina Arena
2020 IIC Los Angeles Creativity Award: Claudia Gerini (Netflix Suburra) e Maria Sole Tognazzi
Proclamation of the city of Los Angeles: Regione Lazio

Creato e organizzato da Tiziana RoccaAgnus Dei Valeria Rumori, Istituto Italiano di Cultura Los AngelesFilming Italy – Los Angeles promuove l’Italia come set cinematografico e ponte tra la cultura italiana e americana. Il Festival, con la direzione artistica di Tiziana Rocca, è stato presentato sotto gli auspici del Consolato Generale d’Italia a Los Angeles.

“Sono molto felice che questa quinta edizione di Filming Italy – Los Angeles sia stata dedicata alle donne. E sono particolarmente orgogliosa, infatti, della nuova collaborazione con Women in Film, TV & Media Italia, quest’importante organizzazione che ha cercato di valorizzare tutte le attrici, le registe e le produttrici che sono intervenute”, sottolinea Tiziana Rocca. “C’è stata una grande partecipazione e un incredibile supporto da parte di tutti nell’incoraggiare tante donne a realizzare idee nuove ed innovative, a recitare e a cimentarsi con la regia. Il festival ha stimolato e ha dato vita a un’importante sensibilizzazione, è riuscito a creare un’energia positiva per il futuro, esortando allo sviluppo di progetti entusiasmanti”.

Novità di quest’anno è stata la collaborazione con Women in Film, TV & Media Italia. Nato a Los Angeles, WIF sostiene le donne che lavorano nel mondo del cinema e dietro la macchina da presa dal 1973. Oggi le organizzazioni WIF in tutto il mondo stanno lavorando per un settore più equo attraverso programmi di sensibilizzazione, incentivi e sostegno legale. Per l’occasione, WIF Italia ha presentato due cortometraggi: Delitto Naturale di Valentina Bertuzzi e Settembre di Giulia Steigerwalt. Insieme al Filming Italy – Los Angeles, WIF Italia ha anche conferito un premio per le innovative produzioni cinematografiche italiane e le buone pratiche di assunzione a Netflix per la loro prossima serie Luna Nera.

Al Filming Italy – Los Angeles di quest’anno la Regione Lazio ha presentato il nuovo bando “Lazio Cine-International”, attraverso il quale sono state già cofinanziate grandi coproduzioni internazionali tra imprese cinematografiche laziali e straniere, da tutto il mondo. Proprio in quest’occasione, la regione Lazio ha ricevuto la Proclamation della Città di Los Angeles.

Molte le pellicole italiane che sono state presentate in anteprima negli Stati Uniti, che hanno avuto un grandissimo riscontro di pubblico e hanno fatto il tutto esaurito ogni sera, soprattutto i film in programmazione in questo momento in Italia. Tra le opere proposte: Il cinema è una cosa meravigliosa di Antonello Sarno; Il primo Natale di Ficarra e Picone; Fellini fine mai di Eugenio Cappuccio; L’uomo del labirinto di Donato Carrisi; Il giorno più bello del mondo di Alessandro Siani; Cetto c’è, senzadubbiamente di Giulio Manfredonia; Viaggio sola di Maria Sole Tognazzi; la terza stagione de I Medici di Christian Duguay e il quinto episodio della seconda stagione di Suburra, la prima serie televisiva italiana originale distribuita da Netflix.

Tra i premiati delle scorse edizioni di Filming Italy: Gina Lollobrigida, Rosario Dawson, Monica Bellucci, Abrima Erwiah, Paz Vega, Danny Huston, Vincent Spano, Oliver Stone, Valeria Golino, Riccardo Scamarcio, Cecilia Peck, Jonàs Cuaròn, Jeremy Renner, Andie MacDowell, Nat Wolff, Zack Peck, Lola Karimova, Spike Lee, David Cronenberg, Claudia Cardinale, Edward James Olmos, Raoul Bova, Nolan Funk, Bella Thorne, Halston Sage, Steven Gaydos, Salvatore Esposito.

La Regione Lazio è tornata ad essere partner di Filming Italy, insieme alla Direzione Cinema del MiBACT, ad APA (Associazione Produttori Audiovisivi) e ad ANICA. Il Festival si è svolto presso l’Harmony Gold Theater nei giorni 20 e 21 gennaio e all’Istituto Italiano di Cultura il 22 gennaio.

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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“L’esorcista”: in arrivo una nuova trilogia sequel

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Una colonna sonora da brividi. L’iconica immagine del prete che, nella notte e illuminato da un fascio di luce proveniente da una finestra, stava dritto davanti al tetro ingresso di una casa. La smorfia di Linda Blair che, con sorriso malevolo e il volto deturpato, osserva compiaciuta gli eventi diabolici.

Era il 1973 quando L’esorcista di William Friedkin usciva nelle sale. Da allora, il film vincitore di 2 Premi Oscar e 4 Golden Globe è diventato uno dei grandi classici del cinema horror, arrivando a terrorizzare tre generazioni di spettatori senza risentire degli anni che passano.

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È infatti il New York Times a riportare l’accordo con cui Universal Pictures, insieme a Blumhouse Productions e Morgan Creek Entertainment, per la cifra di circa quattrocento milioni di dollari, si è assicurata i diritti di produzione per una trilogia ispirata a L’esorcista e il cui primo capitolo dovrebbe vedere luce nel corso del 2023.

Il progetto sarebbe un sequel del film originale, andando a fungere da anello di congiunzione tra le vicende del 1973 e quelle attuali. Per la regia di David Gordon Green (Halloween e Halloween Kills), la storia racconterebbe di un bambino posseduto, il cui padre, interpretato da Leslie Odom Jr. (Assassinio sull’Orient Express e Hamilton), cercherà conforto e consiglio nella figura di Chris MacNeil, la madre della piccola Regan nel film di Friedkin, interpretata ancora una volta dal Premio Oscar Ellen Burstyn.

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E Linda Blair? Proprio lei che più di quarant’anni fa ricevette la candidatura all’Oscar come Migliore attrice protagonista, divenendo una delle star indiscusse del film di William Friedkin? Alla notizia dell’assenza dell’attrice, il popolo del web è insorto, chiedendo a gran voce il coinvolgimento della stessa. E la risposta di quest’ultima, tramite il suo account ufficiale Twitter, non si è fatta attendere.

A tutti i fan che mi stanno scrivendo per saperne di più su un mio coinvolgimento nel nuovo reboot dell’esorcista, posso dire che, al momento, non si è discusso su di una mia partecipazione al progetto. Auguro tutto il meglio a chi sarà coinvolto e sono davvero commossa per la fedeltà che i fan hanno dimostrato verso l’esorcista e il mio personaggio”.

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“Old”: la riflessione sul tempo di M. Night Shyamalan

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Questo 21 luglio 2021 è uscito nelle sale italiane “Old”, l’ultima fatica del regista di origini indiane M. Night Shyamalan, classe 1970.

Attivo dagli inizi degli anni Novanta, il regista naturalizzato statunitense ha alle spalle una filmografia senza dubbio interessante. La quale nel corso degli anni ha diviso parecchio la critica su due fronti. Insomma, c’è chi lo apprezza e a chi proprio non va giù. E di sicuro, per apprezzare, “Old” è utile conoscere almeno un minimo la filmografia precedente e lo stile del regista.

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IL MARCHIO DI FABBRICA DI M. NIGHT SHYAMALAN: IL TWIST ENDING

Famoso, come è ben noto, per i suoi particolari twist ending, il regista adora ribaltare tutte le premesse del film e mostrarci un finale del tutto inaspettato, il quale stravolge il senso della pellicola e si discosta da quanto ipotizzato fino a quel momento.

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Basti ricordare il film che lo rese famoso nel lontano 1999, “Il sesto senso” e la frase divenuta ormai storia “Vedo la gente morta”, pronunciata dal giovane protagonista Cole che scopre il dono di poter parlare con i morti. The Village (2004), altro esempio di film con un twist ending davvero spiazzante, in cui nulla è come sembra, e ancora The Visit (2015).

In particolar modo, queste due pellicole hanno in comune il fatto che se per quasi tutta la durata del film si è convinti di essere partecipi di un horror sovrannaturale, il finale fornirà tutt’altra chiave di lettura, in cui il sovrannaturale non trova spazio.

In ultimo, ricordiamo la saga del regista, senza dubbio la sua filmografia più commerciale ma comunque apprezzata, che cominciò nel 2000 con “Unbreakable – Il predestinato”, per poi continuare con “Split” (2016) e “Glass” (2019).

E ORA ARRIVIAMO A “OLD”

Old” è il terzo film del regista con sceneggiatura non originale. Il film, difatti, è ispirato a “Castello di sabbia”, graphic novel scritta dal francese Pierre-Oscar Levy ed illustrata dal fumettista svizzero Frederick Peeters. Shyamalan ha dichiarato in un’intervista di essere molto legato a questo fumetto, regalatogli in occasione della festa del papà.

“Per me è stato un libro molto importante, soprattutto per la tristezza che lo connota, per il modo in cui parla di razzismo, sessualità e di tanti argomenti che mi hanno sempre interessato. Si tratta di un fumetto che mi è piaciuto subito, e per questo motivo, ho deciso di trasporlo sul grande schermo”.

Tante buone intenzioni nel nuovo lavoro del regista. Tematiche di cui lui stesso si fa portatore, come affermato in questo stralcio di intervista sopra riportato, come razzismo e sessualità. Peccato che queste non arrivino poi così chiaramente nella pellicola e non siano sviluppate in maniera da poter lasciare un chiaro segno. Ma andiamo per gradi.

LA TRAMA DI “OLD”

I personaggi principali di “Old” sono una coppia in crisi prossima al divorzio, Prisca (Vicky Krieps) e Guy (Gael Garcìa Bernal), i quali insieme ai due figli Trent (Alex Wolff) e Maddox (Thomasin McKenzie) arrivano in un favoloso hotel in una location caraibica per trascorrere qualche giorno di serenità prima di sganciare la bomba ai figli inerente al divorzio e ad un problema medico della madre, la quale ha scoperto di avere un tumore.

Una volta sistemati, viene consigliato loro dal direttore del resort una gita su una spiaggia esclusiva e non facilmente accessibile, organizzata direttamente dai gestori, i quali si offrono di accompagnarli e di andare a riprenderli con il furgone dell’hotel. La coppia si ritrova dunque, insieme ad altri personaggi, sulla paradisiaca spiaggia circondata da rocce impenetrabili e da minerali rari e particolari.

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Ma in breve tempo si accorgono che qualcosa non va, in quanto iniziano ad invecchiare tutti molto velocemente. I figli che, arrivati sull’isola erano dei bambini, in breve tempo si ritrovano adolescenti. Ogni tentativo di fuga è vano, in quanto il provare a ripercorrere la strada verso il furgone porta a svenimenti e alla perdita dei sensi. Insomma, una sorta di stanza de “L’angelo sterminatore” di Luis Bunuel che non permette di lasciare il luogo, all’interno del quale la nevrosi e il panico iniziano a prendere il sopravvento.

A quanto pare la spiaggia, rimasta sommersa per secoli, è situata in un determinato luogo in cui le leggi naturali della fisica non funzionano (o non “prendono”, come il cellulare, a causa delle rocce impenetrabili?). Questo porta ad una accelerazione ed a un invecchiamento velocissimo delle cellule umane. E questa idea, assolutamente affascinante, è il primo punto che il regista avrebbe potuto sviluppare meglio, fornendo qualche dettaglio in più sul retroscena, sulla storia della spiaggia e sul perché succede quello che succede.

Perché, è vero che è pur sempre un horror con sfumature sovrannaturali, ma se ti imbarchi sulla scia della scienza e tiri in ballo la fisica è importante rimanere coerenti con la scelta e non accedervi solo quando “fa comodo”.

SPOILER! SE NON AVETE VISTO LA PELLICOLA, PASSATE AL PARAGRAFO SUCCESSIVO

Dal momento che in questo luogo tutto è sottoposto ad accelerazione, questo vale anche per la guarigione delle ferite. Un taglio si rimargina in un secondo. Va benissimo, però a quanto pare questa magica guarigione vale per alcuni e per altri no. Vediamo Prisca sottoposta, in maniera per forza di cose grossolana, all’estrazione del tumore, anche questo cresciuto a dismisura e grande ormai quanto una palla da bowling, uscirne illesa e fresca come una rosa dopo pochi minuti.

Se tutto è accelerato nel macabro luogo, questo dovrebbe valere anche per le infezioni. Ed estrarre un tumore a mani nude, come se si stesse schiacciando un punto nero, dovrebbe senz’altro portare a ciò. Ed infatti, più avanti, uno dei personaggi, il quale viene ferito con un coltello arrugginito, muore in pochi minuti a causa dell’infezione.

Questo è il secondo punto che fa storcere il naso. Queste situazioni prendono quasi la piega del ridicolo e avrebbero potuto essere sviluppate meglio, senza sfociare in una situazione a tratti non coerente e al limite dell’assurdo.

L’ultimo punto è il fatto che il regista si dichiara portatore di tematiche quali la sessualità e il razzismo. Senza dubbio si percepiscono in alcune scene del film, peccato che però trovino poco spazio ed appaiano appena accennate sullo sfondo, ma forse questo può anche essere fosse l’intento del regista.

IL TEMPO NON GUARDA IN FACCIA NESSUNO

La tematica principale di “Old” è il tempo. Nemico temuto, con il quale tutti, belli, brutti, poveri, ricchi, bianchi e di colore, dovranno fare i conti prima o poi. E sull’isola ognuno diviene uguale all’altro. Lo status sociale, tanto ostentato fino a poco prima, non esiste più e porta ognuno dei protagonisti a diventare la medesima cosa, cioè vittime del tempo, il quale non guarda in faccia nessuno.

Una denuncia alla società attuale trapela dalla pellicola di Shyamalan. Una società frenetica, abituata a correre continuamente per star dietro ai ritmi di questa vita, abituata a non dover o poter sprecare neanche un minuto. La società del tutto e subito deve ora fermarsi e guardare il tempo scivolare via dalle mani come la sabbia della bellissima spiaggia. Tanto paradisiaca quanto demoniaca, nella quale la bellezza, il sole, la luce e i colori stridono con quanto accade all’interno di essa.

Il regista riesce a trasmettere in maniera notevole agli spettatori quest’ansia vissuta dai protagonisti e questa eco che risuona sempre più insistente, la quale urla “non c’è più tempo”. Tra movimenti di macchina circolari da far girare la testa e riprese dall’alto che mostrano i personaggi grandi quanto un granello di sabbia, a ricordare quanto siano piccoli e insignificanti rispetto all’immenso universo, Shyamalan riesce a creare un forte impatto sugli spettatori, intriso di un climax drammatico e ansiogeno.

NON SMETTERE DI FARE CASTELLI DI SABBIA

Ma forse il messaggio più importante che vuole trasmettere il regista è proprio racchiuso in una semplice e significativa scena proposta verso la fine della pellicola. Qui vengono mostrati i due bambini, ormai cresciuti, che nonostante quanto accaduto si mettono a costruire un castello di sabbia.

Alla fine, questi non sono altro che due bambini in un corpo adulto. Forse Shyamalan vuole sottolineare l’importanza del mantenere un legame con il bambino interiore che vive dentro ogni persona, portatore di sentimenti semplici e puri.

Troppo spesso dimenticato e cancellato, il fanciullino, come direbbe Giovanni Pascoli, “rimane piccolo anche quando noi cresciamo e arrugginiamo la voce, anche quando nell’età più matura siamo occupati a litigare e a perorare la causa della nostra vita e meno siamo disposti a badare a quell’angolo dell’anima”.

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Si potrebbe dire che i personaggi in “Old” subiscono una sorta di trasformazione. Questi, nonostante l’invecchiamento esteriore, iniziano a riscoprire e a riascoltare la voce del fanciullino, capendo quali siano davvero le cose che contano nella vita. Vedendo risvegliati in loro sentimenti puri e semplici forse dimenticati, ora i litigi e le discussioni sembrano così lontane, futili e assurde.

Insomma, l’ultima fatica di Shyamalan presenta sicuramente qualche pecca, come accennato in precedenza. Per contro porta con sé delle tematiche molto interessanti e che fanno davvero riflettere. La metafora del tempo, nemico impalpabile contro cui non si ha potere, i legami familiari, l’importanza di non perdere la spontaneità e di ricominciare a stupirsi per le cose belle che accadono, sono tematiche centrali in “Old”.

Ovviamente, il finale è figlio degno del regista, il quale non rinuncia a proporre il personale marchio distintivo, un twist ending che, come nelle opere precedenti, lascia parecchio spiazzati. Un finale che, questa volta, non ribalta completamente il punto di vista ma che comunque fornisce molte risposte alle domande che vengono poste durante la visione.

il trailer di “old”

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“Fellini Forward”: il primo short movie realizzato da Campari è un omaggio a Federico Fellini

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Campari, l’iconico aperitivo italiano, annuncia il ritorno di Campari Red Diaries con “Fellini Forward“. Un progetto pionieristico che esplora gli ultimi periodi del genio creativo di Federico Fellini, utilizzando nuove tecnologie e tecniche di machine learning per ricreare le opere di uno dei più grandi cineasti di tutti i tempi in un esclusivo short movie ambientato a Roma.

Un documentario unico nel suo genere, che illustrerà il processo di realizzazione dello short movie. “Fellini Forward” sarà mostrato in anteprima assoluta il 7 settembre al Campari Boat – In Cinema durante la 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, di cui Campari è main sponsor. Successivamente, verrà mostrato al New York Film Festival il 29 settembre. Il documentario sarà disponibile, in alcuni mercati, su una piattaforma on-demand (SVOD) per consentire a tutti di esplorare il futuro del cinema e della creatività. 

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Fin dalla sua nascita, Campari ha sempre superato i confini della creatività andando oltre gli schemi tradizionali. Ha dato via libera all’espressione della passione e del talento di vari artisti in diversi campi, agevolandoli nel loro percorso creativo. Da nomi di fama mondiale a giovani talenti del panorama artistico emergente, la relazione tra Campari e le arti, in particolare il cinema, si è consolidata negli anni.

In onore della campagna pubblicitaria realizzata con Federico Fellini nel 1984, in una delle sue rare collaborazioni con un brand, nel 2021 il progetto “Fellini Forward”, nell’ambito di Campari Red Diaries, porta avanti la storia del marchio, sposando la creatività e l’innovazione dell’industria del cinema con la tecnologia più avanzata.

Grazie a un team di esperti dell’innovativo studio di produzione UNIT9,  sono stati esplorati e sviluppati tool di intelligenza artificiale dedicati per riuscire a portare alla luce il genio creativo di Federico Fellini in modalità assolutamente inedite. 

Francesca Fabbri Fellini, nipote del regista, è stata coinvolta nel progetto già dalle prime fasi, e ha collaborato con i registi Zackary Canepari e Drea Cooper (documentario), Maximilian Niemann (cortometraggio) e con una troupe allargata, presentando loro alcuni dei principali collaboratori di Fellini e condividendo i suoi consigli e i ricordi legati alla conoscenza diretta dello zio, oltre a contribuire al casting, alla progettazione dei costumi e alla stesura del copione per il cortometraggio.

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Questa collaborazione senza soluzione di continuità tra intelligenza umana e intelligenza artificiale, mostra come l’unione di piano sentimentale e razionale, di emozionalità e tecnica data-driven, possa generare un’opera d’arte del tutto nuova.

Francesca, nipote di Federico Fellini ha commentato così il progetto: “Mio zio Federico aveva un modo originale di rappresentare la vita. Utilizzava elementi onirici come mezzi di comunicazione. Credo che un progetto come questo sia un modo perfetto per onorare la sua eredità. Sebbene traesse ispirazione dal suo passato, guardava sempre avanti. Per questo progetto, Campari ha scelto un approccio molto simile; radicato nella sua tradizione ma con un uso futuristico dell’intelligenza artificiale”.

In tutto il processo, sono stati coinvolti e consultati i componenti originali della troupe di Fellini, che hanno saputo dare preziosi suggerimenti sull’opera del Maestro. Tra loro, rammentiamo il cameraman Blasco Giurato (I Clowns, 1970), lo scenografo Dante Ferretti, insignito di tre premi Oscar (Prova d’orchestra, 1978; La città delle donne, 1980; E la nave va, 1983; Ginger e Fred, 1986; La voce della Luna, 1990) e Luigi Piccolo, Direttore di Sartoria Farani, un famoso laboratorio sartoriale italiano che conserva costumi restaurati di alcuni tra i più importanti film di Fellini, tra cui Satyricon (1969), I Clowns (1970) e Amarcord (1973).

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Ciascuno di loro è stato coinvolto nella realizzazione dell’opera per valutare quali elementi potessero o meno essere percepiti come fellineschi. Il risultato finale è un ammaliante short movie, ambientato nel cuore di Roma, che esplora la vita e i sogni di Fellini, il tutto attraverso personaggi e arrangiamenti dalla firma distintiva.

Con il progetto di Campari Red Diaries 2021, “Fellini Forward”, Campari vuole portare avanti la tradizione di innovazione e creatività inaugurata dai fondatori, ispirando le generazioni future e i creativi di tutto il mondo a dare via libera alle loro passioni.

Campari ha inoltre creato un esclusivo programma di tirocinio rivolto a studenti di tutto il mondo coinvolti in futuristici progetti legati a “Fellini Forward”, come il Centro Sperimentale di Cinematografia (CSC) in Italia, l’American Film Institute a Los Angeles e il Centro Scolastico per le Industrie Artistiche (CSIA) in Svizzera.

Gli studenti ammessi hanno avuto modo di esplorare il genio creativo di Fellini, utilizzando tecnologie di intelligenza artificiale ed entrando in contatto diretto con i principali membri della troupe in tutte le fasi della produzione, in modo da sperimentare direttamente l’interazione tra mente umana e AI nella realizzazione del corto.

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Durante la 78esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, “Fellini Forward” sarà mostrato in anteprima assoluta il 7 settembre al Campari Boat – In Cinema, la spettacolare installazione presso l’Arsenale di Venezia, dove gli ospiti potranno godere di un maxi schermo allestito proprio nel cuore della Laguna, con barche posizionate per l’occasione.

Seguirà il lancio sul mercato nordamericano al New York Film Festival il 29 settembre. Successivamente, lo short movie sarà disponibile per tutti, in alcuni mercati, su una piattaforma on-demand (SVOD).

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