Qatar: la Fifa schiera in difesa il carisma di Freeman, la fantasia di Balich e l’Avvelenata di Infantino

Le parole della vigilia del presidente della Fifa Gianni Infantino sembravano un po’ come l’avvelenata di Guccini: “Mi sento qatariota, mi sento arabo, mi sento africano, mi sento gay, mi sento disabile, mi sento un lavoratore migrante”. Oggi, la cerimonia di apertura, affidata all’italiano Marco Balich, si è proposta di aprire un canale nel segno del rispetto, del multiculturalismo e della tolleranza. Un messaggio veicolato, peraltro, dall’attore americano Morgan Freeman, voce narrante della cerimonia allo stadio Al Bayt per l’apertura dei Mondiali di calcio 2022.

Ma un’ora di discorso appassionato da parte del patron della Fifa e mezzoretta di una cerimonia tutto sommato carina ma non indimenticabile – considerati gli standard di Balich – difficilmente riusciranno a spegnere le polemiche relative all’inclusione e ai diritti umani e lavorativi sollevate in questi dodici anni (il Mondiale in Qatar fu assegnato nel 2010). Si registra comunque un precedente importante per la Fifa specie dal punto di vista dell’attenzione al rispetto dei diritti umani, tema caldo e particolarmente controverso guardando a questa edizione della Coppa del mondo. L’obiettivo dichiarato è stato quello di creare una piattaforma in cui far incontrare culture diverse.

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Certo, è stato indispensabile fare i conti con le Autorità locali. Balich, parlando all’Associated Press, ha spiegato come abbia ricevuto direttive dall’emiro Tamim bin Hamad Al Thani: “Il messaggio e il contenuto dello spettacolo sono stati curati personalmente dal leader del Paese. Vogliono parlare del multiculturalismo, accettando il concetto di diversità e diventando uno spazio all’insegna della pace”.

Un grande applauso, comunque, per la “sorpresa” della cerimonia, l’attore americano Morgan Freeman al centro dello stadio Al Bayt, la cui struttura ricorda una tenda beduina nel mezzo del deserto. Freeman ha dialogato brevemente con un attore giovanissimo, disabile, con il pubblico che ha ascoltato in silenzio e centinaia di piccole luci accese sulle tribune. Peraltro, l’attore è entrato sul campo con la mano sinistra coperta da un guanto di compressione: da tempo gli è stata diagnosticata fibromialgia che si è acuita dopo un incidente in auto.

Sono poi cominciati i canti e le coreografie che Balich ha voluto per rappresentare la “linea” ininterrotta che unisce tutti gli essere umani e – nel caso del Qatar – il suo passato e le sue tradizioni, con il presente. Sono poi entrati in scena gli sbandieratori della Federazione italiana, con le bandiere di tutte le 32 squadre partecipanti. Ognuna viene evocata da un canto o da un coro dei personaggi in scena e gruppi di tifosi della squadra chiamata in causa salutano esultando sulle tribune.

Tutte le mascotte delle passate edizioni dei mondiali di calcio, compreso il “Ciao” di Italia 90, sono al centro del campo dell’Al Beyt, dove fra un’ora comincerà la partita inaugurale di Qatar 2022. Nella cerimonia alla fine del ricordo del passato, si alza in volo l’enorme mascotte con la kefia araba e la tunica, fra gli applausi dello stadio.

Organizzatore d’eventi, designer, manager. L’italiano che firma la cerimonia d’apertura dei Mondiali 2022 in Qatar, Marco Balich, ha letteralmente inventato una professione, al massimo livello di espressione possibile. I suoi spettacoli hanno una portata mondiale e la sua società, la Balich Worldwide Shows, che ha un fatturato da centinaia di milioni di euro, si è aggiudicata una lunga serie di grandi eventi, come diverse cerimonie di apertura delle Olimpiadi, fino alle ultime di Tokyo 2020, spostate al 2021 causa Covid. Tornando più indietro, c’è Balich dietro il mega concerto dei Pink Floyd a Venezia nel 1989 e anche dietro l’ideazione dell’Albero della Vita dell’Expo Milano 2015.

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Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.