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L’Aquila ritrova la Perdonanza a San Basilio: musica, eventi, libri e anche un pezzo di TWOF

Fabio Iuliano

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Entra nel vivo consueto appuntamento con la Perdonanza a San Basilio, che si svolge durante le celebrazioni dell’evento storico-religioso considerato precursore del Giubileo, che ogni anno all’Aquila celebra l’indulgenza plenaria che volle Papa Celestino V nel 1294. Un cartellone che ospiterà anche una presentazione del nostro “Black out – dietro le quinte del lockdown”.

Dall’aperitivo a sera, sotto i pini della piazzetta di fronte al Dipartimento di Scienze umane dell’Università, quattro giorni di musica per tutti i gusti da mercoledì 26 agosto a sabato 29.
Primo appuntamento con Giorgia Nanni, alias Gina. Viaggiando tra vecchi dischi e nuovi, i suoi djset sono lineari ed incisivi, tra disco e funky, perfetti per l’ora dell’aperitivo e per proseguire la serata.

Si prosegue giovedì 27 con Le Indiesponenti: Sara Scarsella e Lucia Civisca, entrambe aquilane, trentenni, dj le cui scelte – come del resto suggerisce il nome che hanno scelto – virano più verso un omaggio alla musica indipendente, passando anche per l’alternative rock. Lavorano insieme da oramai circa 8 anni ma sono amiche da sempre.

Venerdì 28 è la volta di Lorenzo Baglioni, dj. Sabato 29 agosto si comincia alle ore 18,30, appunto, con la presentazione di Black Out – dietro le quinte del lockdown, libro edito dal magazine specializzato nel campo dell’immaginario collettivo The Walk Of Fame che racconta il lockdown attraverso le varie forme dell’arte: musica, letteratura, cinema, teatro, dance, pittura, scultura, tv, radio, web. Modera l’incontro la giornalista Barbara Bologna.

A seguire, Stefano Di Nucci, cantautore molisano che nonostante la giovane età ha già riscosso buoni consensi di critica con il suo disco “Opera prima”, uscito con l’etichetta romana Giungla Dischi e prodotto da Daniele Sinigallia, ex componente dei Tiromancino. Ha partecipato al tour di Fabrizio Moro aprendo i suoi concerti.

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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“Black out, dietro le quinte del lockdown” inaugura Kubla Khan, il nuovo programma di Streaming World Tv

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Si è parlato anche di “Black out – Dietro le quinte del Lockdown” nella puntata pilota di Kubla Khan- Visione in un sogno, musica e letteratura in un box, il nuovo contenitore del palinsesto di Streaming world tv.

Il titolo è un omaggio al poemetto incompleto di Samuel Taylor Coleridge, opera onirica che fa riferimento alla figura dell’imperatore mongolo Kublai Khan. Un programma condotto da Fabio Iuliano, docente al Centro provinciale istruzione adulti (CPIA) L’Aquila nonché giornalista di The Walk of Fame. Il programma propone ogni settimana, storie, aneddoti e spunti letterari. Il tutto accompagnato da video musicale o musica live. Nel corso della puntata pilota si è parlato anche di Ticket to Ride – Canzoni in viaggio il programma di Radio L’Aquila 1

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Ticket to ride, canzoni in viaggio su spunti letterari: il nuovo programma di Radio L’Aquila 1

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Arriva sulle frequenze dell’emittente aquilana Radio L’Aquila 1 (FM 93.5), e in streaming su www.radiolaquila1.it “Ticket To Ride – canzoni in viaggio”, il nuovo programma di approfondimento condotto da Antonella Finucci, Valeria Valeri e Fabio Iuliano.

Ogni settimana, il martedì alle 12,05 e la domenica, in replica alle 15,05 verrà affrontato un tema diverso legato al viaggio, all’andare, alla scoperta. Un percorso declinato in tre canzoni (trasmesse dallo studio o suonate dal vivo) e accompagnato da riflessioni, spunti letterari classici e contemporanei.

La prima puntata, in onda martedì 20 ottobre, è dedicata alla “purezza”. Nelle settimane successive verranno affrontati temi come incontro, spiritualità, macerie e rovine, labirinti, oceani, orizzonti, boschi e montagne, ecc.

“Quando riesci a coniugare sfida e passione bisogna sempre cogliere l’occasione”, sottolinea la professoressa Valeria Valeri. “Così quando Fabio Iuliano, dopo pochi minuti dal nostro primo incontro, mi propose il suo progetto, non ci ho pensato due volte. L’idea di declinare parole di ogni tempo, su ogni argomento, cogliendo suggerimenti, emozioni, sfumature, assonanze evidenti o meno era troppo allettante. Da lì alla nascita di uno strano trio, che si è dimostrato immediatamente una Premiata ditta sulla stessa lunghezza d’onda ma su strade diverse, ci è voluto davvero poco. Internet, libri, vinili e file audio le nostre fonti. La disponibilità del patron di Radio L’Aquila 1, Giovacchino D’Annibale, ha fatto il resto”.

“Quando Fabio Iuliano mi propose un programma musicale da trasmettere in radio decisi che la cosa si sarebbe potuta fare; mai, però, avrei pensato che poi sarebbe potuto venir fuori un programma musicale, culturale con spunti letterari e di spessore come Ticket To Ride – canzoni in viaggio”, dice Giovacchino D’Annibale. “Quando poi Valeria Valeri mi disse che si era sentita con Fabio quasi mi meravigliai. Non avrei mai pensato che poi ai due si sarebbe aggiunta Antonella Finucci con gli stessi interessi e passioni di Fabio e Valeria:’ tre ‘professori’ messi insieme quasi per caso chissà cosa potranno combinare! Ma poi nel giro di una settimana è stata progettato il programma. Ora non rimane che aspettare il riscontro del pubblico radiofonico e non”.

Caminante, caminante, no hay camino, se hace camino al andar – Viandante, sono le tue impronte, il cammino, e niente più, viandante, non c’è cammino, il cammino si fa andando: le parole di Antonio Machado mi hanno accompagnato sin dalle prime lezioni di spagnolo all’università”, commenta Fabio Iuliano, giornalista e docente.

“Così mi piace progettare i miei viaggi, magari con una meta in testa, magari anche conoscendo già le tappe intermedie, ma senza un itinerario preciso. È così che abbiamo concepito questo programma. Un viaggio attraverso le nostre stesse esperienze di viaggio, ma anche attraverso i nostri percorsi letterari e musicali. Un viaggio in cui ci scopre uguali e diversi allo stesso tempo, come personaggi delle nostre storie che prendono forma settimana dopo settimana”.

“Quando cammino spesso mi perdo. Un po’ perché zingara di natura, un po’ appositamente, per curiosità”, dice di sé Antonella Finucci, anche lei docente e giornalista.

“Amo i boschi, i labirinti, i cieli. E insieme il vento, le librerie e Roma. Amo gli elementi e i luoghi che mi fanno sentire minuscola e immensa, allo stesso tempo. I viaggi veri fanno così, riescono a farci sentire infinitesimamente piccoli, parte di un universo che ci lega tutti quanti, e allo stesso tempo grandi, nelle idee, nei pensieri, nella capacità di amare e nella meraviglia della scoperta dell’altro. Che poi l’altro, l’incontro con l’altro, è il senso vero della vita intera, che è il viaggio per eccellenza. Io spero che questo programma, che vi farà viaggiare con noi, vi farà sentire così. Un po’ alberi, sospesi e radicati allo stesso tempo, piccolissimi eppure immensi. E poi Fabio e Valeria sono due compagni incredibili, hanno valigie piene di meraviglie. Comprate il biglietto e saltate a bordo”.

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“On the road” di Jack Kerouac, il poeta jazz che diede vita alla Beat Generation

Federico Falcone

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“Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati. Dove andiamo? Non lo so, ma dobbiamo andare”

Il 5 settembre del 1957 fu pubblicato “On the Road“, il leggendario libro di Jack Kerouac che ben presto divenne simbolo della beat generation. Un romanzo autobiografico, scritto nel 1951 e ambientato negli anni Quaranta, basato su una serie di lunghi e imprevedibili viaggi che hanno visto protagonista l’autore. Gli Stati Uniti, land of American Dream, girati in lungo e in largo tra automobili, bus, autostop e, all’occorrenza, mezzi di fortuna. Al suo fianco, l’amico Neal Cassady.

Nonostante per alcuni non sia l’opera migliore di Kerouac (resta fermo il paragone con “Big Sur“), dal giorno della sua pubblicazione a oggi, “Sulla strada” ha venduto circa quattro milioni di copie. Il libro però è andato oltre i numeri.

Ha influenzato milioni di adolescenti negli anni Sessanta, fomentando quel sogno di libertà dell’universo hippie e quella rivoluzione pacifista a lungo auspicata, specialmente dopo i due conflitti bellici Mondiali che hanno devastato la prima metà del Novecento e, con riguardo la patria dello Zio Sam, la grande depressione del 1929.

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“Tu e io, Sal, esploreremo il mondo intero con un’automobile così perché, amico, in fondo la strada è fatta apposta per farci girare il mondo”

Kerouac Ha dato voce a una gioventù sulle cui spalle gravava un mondo da ricostruire, ha elevato a stile di vita il piacere della scoperta, la curiosità di scoprire posti nuovi e nuove persone. E’ stato la voce dei kids ribelli, desiderosi di provare le esperienze più singolari e, perché no, anche proibite. Prima di essere annoverato tra i libri più importanti del secolo scorso, “On the road” è stato a lungo ritenuto un caposaldo della controcultura americana. Attraverso le sue pagine ha messo in luce quel ventaglio di contraddizioni che animava la società statunitense di allora.

La voglia di libertà si contrapponeva alla denuncia dello sfruttamento dei lavoratori, l’ideologico pacifismo veniva spuntato dal sempre più fervente capitalismo, l’agio, il benessere, l’emancipazione erano a tratti un miraggio. Salvo che non si appartenesse alla società borghese o, tutt’al più benestante. Un viaggio per mettere in luce il decadimento dei valori umani e respirare aria di speranza.

Tutti eravamo felici, ci rendevamo conto che stavamo abbandonando dietro di noi la confusione e le sciocchezze e compiendo la nostra unica e nobile funzione nel tempo, andare

Ironia della sorte, fu proprio Kerouac a coniare il termine beat. L’accezione non era quella rivoluzionaria che oggi gli attribuiamo, bensì religiosa. Egli, infatti, intendeva “beato”. Ecco cosa si legge in una sua testimonianza:

“Un pomeriggio andai nella chiesa della mia infanzia, Santa Giovanna d’Arco a Lowell, Mass. A un tratto, con le lacrime agli occhi, udii il sacro silenzio della chiesa (ero solo lì dentro, erano le cinque del pomeriggio; fuori i cani abbaiavano, i bambini strillavano, cadevano le foglie, le candele brillavano debolmente solo per me). Ebbi la visione di che cosa avevo voluto dire veramente con la parola “Beat”, la visione che la parola Beat significava beato”.

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Il libro fu terminato a New York, dove lo scrittore tornò dopo il lungo viaggio. La gestazione dell’opera fu però condizionata dai continui sbalzi d’umore di Kerouac che, afflitto da depressione e schiavo di alcol e droghe, si stava dirigendo verso pericolosi fasi di autolesionismo. Oltre a ciò incombeva una crisi economica personale che poco si conciliava con le sue inquietudini. Trovò conforto, o almeno ci provò, nello studio del buddismo e della meditazione.

Schivo, di natura riservato e chiuso in sé stesso, venne travolto dal successo di “On the road”. Interviste, articoli di giornali, contatti da ogni luogo: Kerouac non amava tutto ciò e neanche lo ricercava. Oggi lo chiameremmo “antidivo”, ma la verità, però, è che fu semplicemente sé stesso, in ogni fase della propria esistenza. Nel bene e nel male non cambiò mai, portandosi dietro insicurezze, dolori, frustrazioni e, come degli spettri, l’onnipresente presenza di alcol, droghe e e depressione.

A nulla valsero i tentativi della famiglia e degli amici più stretti di farlo uscire da quella spirale di sofferenza. Il 20 ottobre del 1969, nel cuore della notte (all’incirca alle quattro), avvertì delle fitte lancinanti all’addome e si svegliò senza più riprendere sonno. I dolori divennero più forti nelle ore successive e verso mezzogiorno iniziò anche a vomitare sangue. La cirrosi epatica gli aveva irrimediabilmente compromesso il fegato.

Subito la corsa all’ospedale dove fu operato d’urgenza per ridurre l’emorragia interna. Subì anche ventisei trasfusioni. Da quell’intervento chirurgico non si riprese mai e il giorno dopo, il 21 ottobre, morì intorno alle cinque del mattino. Aveva quarantasette anni. Amava definirsi un “poeta jazz”, ma quello, purtroppo, fu l’ultimo viaggio di una vita vissuta Sulla Strada.

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