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Attualità

La Scuola in Tv, un percorso didattico nel palinsesto Rai

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 Continua il viaggio di “La Scuola in Tv – Istruzione degli adulti”. La trasmissione in onda su Rai Scuola (canale 146) dal lunedì al venerdì alle 11 e, in replica, alle 16 e alle 21.

Un percorso didattico di 30 puntate organizzato su quattro assi culturali: matematico, storico-sociale, scientifico-tecnologico, linguistico (italiano e lingue straniere). Ventidue lezioni, una per ciascuna delle competenze previste dai percorsi di istruzione per gli adulti di primo livello, più altre 8 di approfondimento.

Le 30 puntate sono rivolte agli adulti iscritti ai Centri provinciali di istruzione per adulti (Cpia) che sono quasi 230mila, di cui più di 13mila i detenuti che studiano nelle sezioni carcerarie. A tenere le video-lezioni per gli adulti saranno docenti dei 130 Cpia presenti in Italia. Insegnanti che conoscono bene gli studenti e le loro necessità.

Ci siamo anche noi, con una lezione in inglese su "Travel tips – consigli di viaggio" in onda a giugno

Pubblicato da Fabio IUliano su Giovedì 28 maggio 2020

“La Scuola in Tv – Istruzione degli adulti”, va ad aggiungersi alla programmazione speciale messa in campo dal ministero dell’Istruzione e dalla Rai in occasione della sospensione delle lezioni a scuola a seguito dell’emergenza sanitaria. Ogni giorno, su diversi canali televisivi, viene proposta un’offerta dedicata alle diverse fasce d’età: dai più piccoli fino agli studenti che devono affrontare gli Esami di Stato del secondo ciclo. I contenuti didattici saranno poi disponibili su RaiPlay.

Anche l’Abruzzo è protagonista. Il dirigente scolastico del Cpia L’Aquila Claudia Scipioni ha accolto favorevolmente l’iniziativa e il professor Fabio Iuliano, venerdì 3 luglio, terrà una lezione in lingua inglese alle 11.

Il Cpia L’Aquila ha le sue sedi associate ad Avezzano, Sulmona, Castel di Sangro (dal 1° settembre) e nel capoluogo.

Per informazioni www.cpialaquila.it.

Attualità

È morta Daria Nicolodi, attrice di Profondo Rosso e madre di Asia Argento

È morta Daria Nicolodi, attrice, madre di Asia Argento ed ex moglie del maestro del brivido. Aveva 70 anni.

Alberto Mutignani

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È morta all’età di 70 anni l’attrice Daria Nicolodi, ex moglie di Dario Argento con cui aveva collaborato per il cult ‘Profondo Rosso’. La relazione con il maestro del brivido era iniziata proprio durante le riprese del film, nel 1974.

L’anno successivo, la coppia ebbe una figlia, la nota Asia Argento, che ha ricordato così sua madre: «Riposa in pace mamma adorata. Ora puoi volare libera con il tuo grande spirito e non dovrai più soffrire. Io cercherò di andare avanti per i tuoi amati nipoti e soprattutto per te che mai mi vorresti vedere così addolorata. Anche se senza di te mi manca la terra sotto i piedi, e sento di aver perso il mio unico vero punto di riferimento. Sono vicina a tutti quelli che l’hanno conosciuta e l’hanno amata. Io sarò per sempre la tua Aria».

Non sono chiare le cause della morte, ma l’attrice era da tempo assente su tutti i suoi canali social.

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Attualità

Jackie, la vita di Jacqueline Bouvier con Kennedy

Oggi, 57 anni fa, veniva assassinato John Fitzgerald Kennedy a Dallas, Texas. Lo ricordiamo consigliandovi un film originale, con una splendida Natalie Portman.

Alberto Mutignani

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Fu un vero colpo al cuore alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2016 – dove si aggiudicò il premio per la miglior sceneggiatura – ed è una delle più grandi dimostrazioni del talento indiscusso di Pablo Larrain (Fuga, Tony Manero, I giorni dell’arcobaleno). “Jackie”, con una splendida Natalie Portman, ripercorre la vita di Jacqueline Kennedy, nata Bouvier, da moglie e poi da vedova dell’indimenticato John Fitzgerald Kennedy.

Ne parliamo ricordando questo drammatico giorno di 57 anni fa, quando a Dallas, in Texas, un colpo di fucile raggiunge alla testa il Presidente degli Stati Uniti. Fu un giorno terribile e impossibile da rimuovere dalla mente degli americani, e frequente rimase per anni la domanda dov’eri quando spararono a Kennedy?

Il film prende le mosse a distanza di una settimana da quel 22 Novembre, durante un’intervista rilasciata alla stampa per chiarire la versione della Bouvier sull’attentato ai danni del marito. “È stato uno spettacolo”, dice il giornalista che la intervista per tutta la durata del film, riferendosi al funerale di Kennedy.

“Non ci sarà più nessun Camelot”, dice invece la first lady. Per capire questo significativo cambio di prospettiva, va precisato che ‘Camelot’ è un riferimento al musical di Broadway che Kennedy amava ascoltare quasi ogni sera, colpito da quell’inno di grazia che è il ‘Barlume di Gloria’ finale.

La morte di Kennedy è infatti l’ombra che cade impietosa e inaspettata su una stagione di grandiosi raggiungimenti politici. E come ‘Camelot’, ci sono diversi spunti per poter entrare nell’animo nascosto di Kennedy, che amava – ci viene detto – le cornamuse scozzesi che risuonarono sfacciate e orgogliose durante lo sbarco in Normandia, simboli di un coraggio che ha caratterizzato tutto la breve e intensa storia presidenziale di JFK.

‘Jackie’ è un film alieno per la media delle produzioni hollywoodiane. C’è poca smanceria nel film di Larrain e una camera costantemente incollata alla figura di Jacqueline. Nessun uso ornamentale dell’immagine né la presenza di una colonna sonora decorativa, ingombrante. La figura di Kennedy aleggia senza mai palesarsi da protagonista, ma il film è un’occasione di meravigliosa fattura per conoscere da una prospettiva nuova, autentica, la figura più iconica della storia moderna degli Stati Uniti, un simbolo immortale di democrazia e libertà. Natalie Portman nella sua miglior interpretazione, in un film che trasuda classicità e un’eleganza forse dimenticata, e da cui ripartire.

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Attualità

Che cos’è una rivoluzione, secondo Sergio Leone

Come nasce e cosa comporta una rivoluzione? Basta una buona dose di dinamite a cancellare il passato? Ce lo siamo chiesti oggi, a 37 anni dal movimento zapatista.

Alberto Mutignani

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“Quelli che leggono i libri vanno da quelli che non sanno leggere i libri e gli dicono ‘Ehi, qui ci vuole un bel cambiamento’. La povera gente fa il cambiamento. Poi quelli più furbi tra quelli che sanno leggere i libri si siedono intorno a un tavolo e parlano, e parlano e mangiano, mangiano. E intanto che fine fa la povera gente? Tutti morti! E poi sai cosa succede? Nulla, tutto torna come prima.”

Se cercassimo di spiegare che cos’è una rivoluzione, come l’avrebbe spiegata Juan Miranda nel celebre ‘Giù la testa’ di Sergio Leone, dovremmo certamente usare queste parole. Ce lo chiediamo oggi, a distanza di 37 anni dalla nascita del movimento zapatista, ispirato da quell’Emiliano Zapata che non solo fu a capo della rivoluzione messicana, agli inizi del Novecento, ma la cui figura aleggia continuamente all’interno del film di Leone.

In ‘Giù la testa’, la posizione verso le rivoluzioni è scettica e disinteressata, sebbene il meccanismo ideologico provi a innescarsi in più di un’occasione. Ciò che preme veramente sottolineare a Leone è però il ruolo dell’amicizia all’interno dell’epopea messicana di inizio secolo, in un contesto politicamente agitato e fragile, che ingolosisce i due anti-eroi della pellicola. L’obiettivo infatti è compiere il colpo della vita: una rapina alla banca della fittizia cittadina di ‘Mesa Verde’.

C’è Leone, quindi, e il tentativo di disegnare i bordi di una mitologia sempre presente nel suo cinema, ma l’antico west cede il posto a un mondo moderno, diverso, dove è facile osservare dinamiche dalla portata non più intima e privata ma politica, di estensione nazionale. E per quanto i due protagonisti tentino di circuire la rivoluzione ai fini del loro personale obiettivo, la guerra civile bussa alle porte e il quadro generale entro cui avviene l’epopea leoniana si espande inquadratura dopo inquadratura.

Per questo è impossibile ritrovare nel film un concetto anche vago o aleatorio di giustizia, onore, fedeltà. Ciò a cui assistiamo è una rivoluzione caotica, polverosa e che non permette neppure a chi racconta di rimettere insieme un mosaico nitido degli avvenimenti: la storia si apre nel disordine per chiudersi nel disordine, senza che sia possibile per lo spettatore o per i protagonisti prevedere gli avvenimenti immediatamente successivi.

Nella narrazione trova spazio anche una lettura precisa del rapporto tra il passato e il presente: lungi dall’essere un film passatista o reazionario, ‘Giù la testa’ riflette sull’impossibilità di tradurre il tempo presente di fronte a una rivoluzione che cambia continuamente le carte in tavola, e rende impossibile prevedere il futuro imminente. Davanti a questa condizione di congelamento del tempo, in cui l’unico futuro immaginabile è quello imminente, dell’Adesso pronunciato da Juan Miranda alla fine del film, il passato diventa una terra lontana e ideale. Alla dinamite – che ha un ruolo centrale nella pellicola – il compito di cancellarlo, nell’intimità dei protagonisti come nel destino dell’intero Paese.

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