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Addio a John Peter Sloan, l’insegnante di inglese più divertente e famoso in Italia

Fabio Iuliano

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Addio a John Peter Sloan, l’insegnante d’inglese più famoso nella Penisola, grazie al suo rapporto con i media e i social. La notizia della morte improvvisa si è diffusa molto velocemente nell’ambiente teatrale meneghino, dov’era molto ben voluto dai colleghi.

A Milano arrivò nel 1990 per fare una serie di concerti con il suo gruppo rock di allora, e in zona Loreto aprì la sua prima scuola nel 2011. Prima di espandersi a Roma e Menfi, in provincia d’Agrigento, dove viveva da alcuni anni insieme alla sua compagna e dove, oltre a insegnare, con una fondazione si occupava di cani randagi. Per un certo tempo è stato anche volto di Zelig. L’ultimo post su Facebook è del 22 maggio e ironizza proprio sulla Sicilia.

Qui uno dei suoi sketch più divertenti.

Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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Netflix Italia sembra la Rai, ed è un male tragicomico

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L’ultima mostruosità targata Netflix Italia, che porta il nome di “Sotto il sole di Riccione“, è solo uno dei tanti (ahimè) campanelli d’allarme su come il colosso dello streaming abbia deciso di investire nel nostro paese. Ciò merita una doppia riflessione: la prima è relativa il modo di vedere – da parte di Netflix – il nostro approccio alla tv, mentre la seconda riguarda il perché preferisca non rischiare troppo in favore di un’appagante “italianità” molto spesso in linea con la fiction RAI o con i cine-panettoni di Vanziniana memoria.

Perché Netflix in Germania crea una serie avveniristica sui viaggi nel tempo – anche se, strutturalmente parlando, molto confusa – come Dark, e da noi, invece, partorisce “Baby” o “Summertime” che nel loro tentativo di essere “Élite” si perdono in una sterile parodia de “I Liceali“? Perché in Spagna abbiamo il caso mondiale de “La Casa de Papel” e da noi un “Suburra” che non ha praticamente nulla del film madre, perdendosi troppo in pseudo imitazioni di “Gomorra” e “Romanzo Criminale“?

La Spagna fa la versione iberica di “Sex and the City” con “Valeria“, il Belgio punta sul genere sci-fi catastrofico con “Into The Night” , Netflix GB ha da anni in produzione la serie antologica sulla regina Elisabetta “The Crown“, ha recuperato “Black Mirror” tra alti e bassi, cerca di innovare nel versante teen con “Sex Education“, e noi cosa abbiamo se non il tentativo maldestro di scimmiottare “Les Revenants” nella sua opaca versione altoatesina con “Curon“? Per non parlare, poi, della disastrosa “Luna Nera“…

Spostandoci sul versante film non va meglio, anzi, potremmo affermare tranquillamente che al peggio non c’è mai fine. Purtroppo “Sulla mia pelle” è un unicum rispetto a produzioni disastrose come “Lo Spietato“, “Rimetti a noi i nostri debiti” o la già citata Gerry Cala’ new generationSotto il Sole di Riccione“. Non riusciamo a smuoverci da stereotipi e modelli che la nostra tv e il nostro cinema hanno avuto per anni. E continuiamo ad avere. Netlix preferisce osare in Germania o in paesi audiovisivamente più vicini a noi come la Spagna, piuttosto che dare carta bianca a uno sceneggiatore italiano con produzione italiana.

La scelta dell’ormai ex direttrice di RAI Fiction, Eleonora Andreatta, di approdare alla prima sede italiana (a Roma, ndr) di Netflix come vice presidente delle serie originali italiane, risponde in gran parte alle sopra citate riflessioni e domande. Il colosso dello streaming mira già da anni a prendere l’usato sicuro del grande pubblico delle famiglie di Rai Uno, nell’ottica della sua mutazione fortemente generalista e mainstream degli ultimi anni, al fine di creare un prodotto che possa essere di qualità e apparentemente distanziarsi dal termine “fiction”, rimanendo comunque dentro l’italianita’ rassicurante di mamma RAI.

È come se volesse fare “L’Amica Geniale” non riuscendo però a slegarsi dall’impianto fiction di Lele Martini e Don Matteo. Perché se infatti è intuibile la strategia di Netflix nel riprendere dinamiche teen con un linguaggio fortemente giovanile (a volte miscuglio di suoi cult dal respiro internazionale per apparire ostinatamente contemporanea), è palese però come si cerchi di arrivare a un linguaggio universale con scritture frettolose e, peggio ancora, mediante una recitazione scadente, non facendo niente per distaccarsi dal tipico melodramma tanto caro al modello fiction Rai.

La strategia produttiva nel nostro paese, quindi, è in gran parte colpa della cultura dello “sceneggiato famigliare“, ormai radicato negli anni dalla tv pubblica, grazie al quale si è purtroppo operata una differenziazione terminologica ma sopratutto contenutistica tra “serie” e “fiction”. Dando però attuazione a una sorta di HBO europea fuori dai nostri confini, e facendoci morire di Rai Fiction e di “Sotto il sole di Riccione”.

Articolo a cura di “Donny Brown”

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Banksy, la metro di Londra e quei topolini dispettosi: la nuova opera dell’artista (video)

Federico Falcone

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Dopo aver trasformato il bagno di casa sua in un’opera d’arte, Banksy è tornato con una nuova opera, questa volta all’interno di un vagone delle metropolitana di Londra. Lo svelo lui stesso con un video pubblicato sul proprio profilo Instagram. Una sorta di backstage della realizzazione dell’opera. Ancora una volta i protagonisti sono dei topolini piuttosto dispettosi…

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Su Netflix arriva “Away”: Hilary Swank alle prese con un disperato viaggio su Marte

redazione

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Uscirà il 4 settembre la nuova serie di fantascienza targata Netflix. “Away“, questo il nome, avrà per protagonista un’attrice d’eccezione, la due volte premio Oscar (per “Million Dollar Baby” e “Boys Don’t Cry”) Hilary Swank. Interpreterà il ruolo di Emma Green, madre astronauta costretta a lasciare sulla Terra il marito (Josh Charles) e la figlia (Talitha Bateman) per intraprendere una pericolosa missione su Marte. Il viaggio nello spazio, però, si rivelerà sempre più movimentato, tanto da complicare i rapporti tra gli astronauti. Gli effetti di ciò si riverbereranno anche sui cari rimasti a casa. Un’epopea epica e drammatica che metterà in luce il grande coraggio degli esseri umani nel momento di massima difficoltà.

Ovviamente c’è molta interesse per la serie. Il mondo della fantascienza televisiva non passa mai di moda, ma non per questo tutte le uscite sono irrinunciabili o, meglio ancora, talmente ben riuscite da restare impresse nella memoria dei più. E questo Netflix lo sa bene. A produzioni bene riuscite se sono alternate altre francamente opinabili (a voler essere generosi nei giudizi) che hanno gettato pesante discredito sulle scelte della piattaforma streaming. I viaggi interplanetari sono una costante in grado di attirare sempre attenzione e avere un cast comprendente un’attrice di alto livello come la Swank non può che essere considerato un gran bel biglietto da visita.

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