La prima lettera di reclamo della storia, la tavoletta Ea-nasir | ArcheoFame

Tutti, almeno una volta nella vita, abbiamo sentito l’irrefrenabile impulso di scrivere un reclamo. Nell’era di Amazon e delle spedizioni veloci anche le lamentele sono altrettanto immediate e espresse nelle maniere più repentine. Una mail, un messaggio, una telefonata, ogni risposta (fatta eccezione per i servizi pubblici) è immediata.

Immaginate adesso di vivere nel 1750 a.C., di essere un normale commerciante del regno babilonese residente nella città di Ur (un tempo capitale sumera) di nome Nanni e di avere appena concluso un vantaggioso accordo commerciale, impresso e firmato su una tavoletta d’argilla per mezzo del vostro fluente alfabeto cuneiforme. Siete convinti di aver acquistato un bel carico di lingotti di rame da un altro commerciante, un tale Ea-Nasir, uno bravo, vi hanno detto. Invece vi beccate una bella “sòla”. Tipo quando compravi un telefono su eBay e ti arrivava un mattone. I lingotti arrivano ma sono pessimi, la qualità è terrificante e non valgono nemmeno la metà di quello che li avete pagati. Si necessita un reclamo.

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Ecco, adesso immaginate che vi roda tanto, ma talmente tanto, che presi dalla rabbia preparate il vostro stilo e la vostra tavoletta e cascasse il mondo, a costo di metterci tre giorni interi per scrivere tutto, questo tizio non la può passare liscia.

Conservata al British Museum, la tavoletta d’argilla ha incisa la più antica lettera di reclamo fino ad ora conosciuta, fu ritrovata dal famosissimo archeologo Leonard Wolley durante lo scavo di quella che verrà poi interpretata proprio come l’abitazione dello stesso Ea Nasir.

Si legge:

«così dice Nanni:
quando sei giunto mi hai detto: “Darò a Gimil-sin [il servitore di Nanni] lingotti di rame di ottima qualità”. Quindi te ne sei andato, ma poi non hai fatto ciò che avevi promesso. Hai presentato dei lingotti di pessima qualità al mio messaggero, dicendogli: “Se vuoi prenderli, prendili; se non vuoi prenderli, vattene!”.

Per chi mi hai preso, per trattarmi in questo modo? Ho mandato dei gentiluomini, proprio come noi, a riprendere la borsa con i soldi che ti avevo affidato [per comprare la merce], ma tu mi hai trattato con sufficienza rimandandomeli indietro più volte a mani vuote, per di più facendoli passare all’interno di territori nemici. Quanti mercanti, fra quelli che commerciano con Dilmun, mi hanno mai trattato in questa maniera? Tu solo tratti il mio messaggero con disprezzo! Per quella insignificante mina che ancora ti devo ti prendi la libertà di usare questo atteggiamento, quando io ho anticipato 1080 libbre di rame al palazzo a tuo nome, e pure Umi-abum ha anticipato 1080 libbre, oltre a quanto abbiamo scritto su una tavoletta sigillata e custodita presso il tempio di Šamaš.

Tu come mi hai trattato per quel rame? Ti sei tenuto la mia borsa con il denaro in pieno territorio nemico; ora mi aspetto che tu provveda a restituirmelo interamente.

Tieni a mente che, da ora in poi, non accetterò più rame da te che non sia di buona qualità. Provvederò personalmente a selezionare e depositare i lingotti uno per uno nel mio cortile, ed eserciterò il mio diritto a respingerli perché tu mi hai trattato con disprezzo.” »

Oltre alla palese e umana indignazione per il torto ricevuto come cliente, la rabbia del povero Nanni rivela origini più profonde. Gli accordi commerciali infatti erano sacri per gli antichi babilonesi e venivano sigillati davanti al dio del sole Shamash. Proprio nel tempio di questa divinità infatti, una volta scritti, quegli stessi accordi venivano depositati. Venire meno alla parola data quindi non era soltanto un’onta per la controparte ma un vero e proprio affronto agli dei.

Sperando di ritrovare presto la tavoletta che ci racconta della fine della controversia epistolare più antica del mondo, ci auguriamo che il reclamo abbia effettivamente funzionato, che Nanni abbia avuto il suo denaro indietro e che il dio Shamash abbia punito a dovere il truffatore Ea- Nasir, che al giorno d’oggi sarebbe stato di sicuro uno di quelli che chiede i soldi sui siti d’incontri.

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Licia De Vito
Archeologa, nata e cresciuta in Abruzzo, vive a Roma dal 2009. Dopo la laurea magistrale conseguita presso l’Universita “La Sapienza” di Roma ha proseguito gli studi frequentando la Scuola di Specializzazione in Beni Archeologici dello stesso ateneo. Appassionata di storia e viaggi, avrebbe voluto essere Lara Croft, è diventata un “Ummarell”.

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