La Casa delle Antiche Scatole di Latta: a Gerano la “dolce” storia d’Italia

A pochi chilometri da Roma, tra i verdi boschi di castagni, la valle del Giovenzano e quella dell’Aniene, troviamo Gerano: un antico borgo che sorge alle propaggini del territorio dei Monti Ruffi.

Il Natale porta alla mente il ricordo di antichi mestieri, di botteghe storiche e di tradizioni ormai dimenticate o che vanno scomparendo. Se però esiste un luogo dove la memoria e la tradizione di una comunità sono tutt’ora ben radicate, quello è proprio Gerano.

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Oltre ai consueti mercatini natalizi e alle dozzine di presepi in bella mostra nelle cantine del paese, aperte e addobbate per l’occasione, troviamo un’iniziativa unica nel suo genere. L’11 novembre 2000 nasce nel centro storico del paese “La Casa delle Scatole di Latta”: una mostra permanente, interamente dedicata alle scatole di latta di prodotti per lo più dolciari, quali cacao, biscotti e caramelle e che accompagna il visitatore attraverso la storia d’Italia.

La collezione è composta da più di mille pezzi litografati e di fabbricazione italiana che, da fine ’800 agli anni ’50 del secolo scorso, raccontano la trasformazione del Belpaese e ne valorizzano la cultura. Dall’Italia dei grandi illustratori al periodo monarchico, passando per quello fascista fino al boom economico, è possibile percorrere un dolce viaggio anche grazie all’’atmosfera che si respira all’interno del Museo e ai racconti della curatrice della mostra.

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Ad aprirci le porte del museo più goloso d’Italia, è infatti Marina Durand De La Penne: ideatrice e curatrice del museo permanente nonché nipote di Luigi Durand De La Penne, pluridecorato Ammiraglio e politico italiano, che prestò servizio come palombaro della Regia Marina durante la Seconda Guerra Mondiale. Marina ha risposto con garbo e cortesia alle domande di The Walk of Fame.

Come e quando nasce l’idea di collezionare scatole di latta? E come sei arrivata alla decisione di dedicare addirittura un museo ad un aspetto così particolare e importante del nostro paese?

Ho iniziato la collezione più di quarant’anni fa, grazie ad un dono. La prima scatola, infatti, mi fu regalata e il Museo stesso è intitolato alla “Nonnina” che fu autrice di quell’omaggio. Nel periodo in cui vivevo a Milano, ho avuto modo di recuperarne diverse visto che molte provengono da aziende del Nord Italia. Parliamo di scatole che vanno da metà ‘800 fino agli anni ’50 e, in quel periodo, il grosso della produzione aveva sede nelle città più ricche del paese, quindi proprio al nord. Una volta trasferitami a Roma, poi, ho attinto da quelle che già possedevo e ho iniziato a condividere questa mia passione con gli altri. Ho preferito, però, avere un luogo a sé in cui esporle e quindi ho acquistato i locali, li ho ristrutturati e ho creato il museo che, tra le altre cose, quest’anno ha compiuto 20 anni!

Qual è il pezzo più pregiato della collezione? E come alimenti la collezione?

Ce ne sono diversi. Consideriamo che, generalmente, un pezzo può essere pregiato da un punto di vista collezionistico, in quanto di difficile reperibilità. Molto dipende anche dallo stato di conservazione in cui si trovano le scatole. Tra quelle che hanno un “buon valore” troviamo i grossi “lattoni” dei biscotti sfusi. Ce n’è uno, ad esempio, risalente agli anni ’30 e firmato da Marcello Dudovich, la mia preferita è quella che ho utilizzato anche per la carta intestata e che raffigura una bimba coi riccioli. Non dimentichiamo, però, che per un collezionista quella più importante è sempre quella che gli manca… Anche se sono oggetti poveri, le scatole possono essere un qualcosa che vediamo passare una volta nella vita, per poi riapparire dopo 30 anni. Ora non vado più per mercatini come all’inizio ma acquisto molto su internet e da altri collezionisti. In genere mi dedico comunque a mostre a tema come “Il cioccolato nella Grande Guerra” o “La storia d’Italia raccontata attraverso le aziende dolciarie”. Faccio ricerche sempre più mirate. La cosa bella è che spesso mi vengono donate: capita di scendere in paese e che venga fermata perché qualcuno vuole farmi dono di alcuni pezzi. Tutte le scatole hanno una loro storia.

Come si mantiene viva una tradizione come quella delle scatole di latta, in un’era digitale dove si tende ad avere sempre meno supporti fisici a disposizione? Non è una particolarità che va scomparendo quella delle scatole?

Non è del tutto vero, poiché la scatola nasce ed ha una sua funzione. In campo alimentare, ad esempio, preserva alimenti come biscotti, polveri, cacao dall’umido e, inizialmente, veniva proprio utilizzata per salvaguardare questi prodotti. Parliamo di un foglio di ferro che viene bagnato nello stagno, e che a sua volta, preserva dal cattivo odore e da tutto quello che potrebbe danneggiare gli alimenti. Al giorno d’oggi di biscotti se ne mangiano talmente tanti che non è più giustificato un investimento, da parte di un’azienda, in una scatola di latta per un biscotto quotidiano.

Sempre in ambito alimentare vengono utilizzate per i panettoni, i pandori o quei prodotti dove può esserci anche del rincaro. Poi invece ci sono quei prodotti che continuano forzatamente con la latta: i pelati, le alici, il tonno ecc. Proprio perché è un imballo leggero, solido, e soprattutto riciclabile, manterrà la sua funzione. Inoltre sono elementi decorativi e con la stampa litografica si possono creare gran belle scatole anche al giorno d’oggi.

È interessante anche rivivere la storia del nostro paese. Ci sono le scatole storiche, quelle degli anni ’30 raffiguranti pettinature, mode o abbigliamenti. È possibile notare come siano cambiati anche i messaggi che le aziende lanciavano. Durante la guerra, dove c’era la fame, i biscotti erano definiti “digestivi” o “super nutritivi”. Ad oggi diventano “dietetici”, “sani”, “senza zuccheri aggiunti”. È cambiata la comunicazione. Sulle scatole di fine ‘800 c’erano le immagini dei primi stabilimenti italiani, l’orgoglio di mostrare l’industrializzazione di un Paese che lavorava giorno e notte. Al giorno di oggi, invece, la comunicazione ci riporta a un prodotto genuino, realizzato con ingredienti naturali e in aperta campagna. Non nelle fabbriche: proprio a sottolineare la semplicità e la genuinità del prodotto.

Ci sono degli aiuti o dei finanziamenti che possono aiutarti a tenere in piedi questa attività?

Non moltissimi e la burocrazia è molto serrata. Il museo nasce dal mio lavoro, ho preso i locali, li ho restaurati e l’ho allestito. Due anni fa ero entrata tra i musei dell’Organizzazione Museale Regionale che è una cosa importante anche nella nostra zona. Ho avuto sicuramente aiuti dai Comuni; ma non è sempre facile.

La Casa delle Scatole di Latta rappresenta un nodo tra la tradizione e la memoria collettiva di una comunità. In che modo questi elementi sono utili, oggi, per rafforzare il senso di appartenenza?

Il senso di appartenenza è molto importante, così come il conservare e ritrovare la memoria. Ho delle scatole che magari son più nuove o meno importanti dal punto di vista collezionistico, ma che trasmettono comunque forti emozioni, soprattutto ai visitatori di una certa età. La scatola Mellin o il cofanetto Sperlari, ad esempio. La cosa bella è proprio questa: è un piccolo museo che può comunque emozionare. Ho organizzato questa mostra sulle “Scatole dei Desideri”, dove ogni visitatore mette i propri desideri, e quindi un pezzo di sé, all’interno delle scatole. Ma ancor più che la tradizione locale, il museo riprende quella italiana nel suo complesso. Anche se io ho origini francesi, ci tenevo a collezionare proprio quelle italiane: in Europa ce ne sono di meravigliosa, da quelle francesi a quelle inglesi, e quelle italiane sono troppo spesso considerate come le Cenerentole d’Europa.

Per visitare il museo:

IndirizzoVia del Palazzo, 8 – 00025, Gerano (RM)

E-mailscatolemarina@hotmail.com

Linkwww.casadellescatole.org

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