“Klaus”: Babbo Natale secondo Grant Morrison e Dan Mora

E se Babbo Natale non fosse sempre stato il rubicondo e canuto vecchino dalla folta barba bianca che tutti conosciamo? Se non avesse sempre indossato il tipico completo bianco e rosso, tanto caro alla Coca-Cola? Se non avesse mai guidato slitte trainate da renne? È Grant Morrison, coadiuvato dai disegni di Dan Mora, che ci fornisce un interessante assist al riguardo, stravolgendone le origini e il mito. Sì, d’accordo: il fumetto è stato pubblicato, in prima battuta e in sette spillati, negli USA nel 2015 e poi ripreso in Italia da Panini in un unico volume nel 2017. Ma ogni Natale è quello giusto se parliamo di Santa Claus.

KLAUS – Nel villaggio di Grimsvig, fittizia ambientazione dal chiaro tratto nordeuropeo, una sagoma incappucciata emerge dai boschi innevati e, attraverso la tormenta, sosta sotto le mura di cinta al cospetto delle guardie. È uno “straniero”. Un cacciatore che, dopo aver espiato le sue colpe, o quelle che in un lontano passato gli furono attribuite, torna nel villaggio che lo ha visto crescere.

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Da allora, però, molte cose sono cambiate. Quella che un tempo era un’amorevole e pacifica comunità ha lasciato spazio a un villaggio spettrale, in cui gli uomini sono costretti a lavorare fino alla morte nelle miniere di carbone e alle donne non è permesso lasciare le proprie abitazioni.

L’autore di questo scempio è il viscido reggente del villaggio: il Barone Lord Magnus, archetipo del più classico villain fiabesco, le cui rigide imposizioni condannano l’intero villaggio a trascorrere la ricorrenza di Yule nella più grama austerità. I festeggiamenti tipici del periodo sono banditi e finanche ai bambini è negato il piacere di divertirsi e maneggiare giocattoli, affinché sia esclusivo appannaggio del viziato figlio del Barone.

Il profondo cambiamento che ha colpito Grimsvig e il calore di un amore che ritorna sono aspetti fondamentali della storia. I valori e le frustrazioni che muovono Klaus sono centrali, e la simbologia tipica del Natale è ben caratterizzata con l’aggiunta di sfumature occulte e sovrannaturali. Lo stesso Klaus sarà ben presto il “Santa” dei bambini di Grimsvig, e identificato con lo Julernisse: lo “Spirito di Yule”.

Tra mito e leggenda, Grant Morrison fa quello che gli riesce meglio e che spesso ha fatto anche con altre sue opere. Rielabora, quindi, la concezione classica e le origini di Babbo Natale, attingendo a piene mani dal folklore nordico, dalle fiabe fiamminghe, dai racconti dei fratelli Grimm, fino al Faust di Goethe. Santa Claus non è più il bonario anzianotto a cui siamo abituati, ma una sorta di supereroe moderno di indole selvaggia e spigolosa. Un vichingo dalle abilità sciamanico-siberiane, che in più di un’occasione ci riporta al Conan di Robert Ervin Howard.

Dal punto di vista della storia, Klaus non trova di certo collocazione sul podio del fumetto mondiale e la narrazione scorre senza troppi colpi di scena anche se non tutto è come sembra. È vero, però, che dove c’è Grant Morrison, c’è casa. Se, poi, a dar vita e colore alle sue folli ma geniali idee, troviamo un Dan Mora in stato di grazia, il gioco è fatto. L’artista costaricano caratterizza l’opera attraverso un tratto sontuoso, coinvolgente e dei toni psichedelici che incantano il lettore. Ne scaturisce un’intrigante rivisitazione in chiave fantasy-medievale della più classica delle storie di Natale. Uno di quei racconti da gustarsi con tutta calma, calandosi nelle paciose atmosfere della notte più magica dell’anno.

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Riccardo Colella
Ha visto cose che voi umani non potreste immaginarvi, francamente se ne infischia e la sera non va a letto presto. Pensa in fretta quindi parla in fretta, dal Daily Planet a The Walk of Fame, per un’offerta che non poteva rifiutare e la vita è una questione di riflessi. Ogni tanto dà la cera e toglie la cera ma nessuno può chiamarlo fifone. È un bravo ragazzo, beve Martini agitato, non mescolato e la vanità è decisamente il suo peccato preferito.

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