Con Io sono Dio Giorgio Faletti “predisse” l’11 settembre 20021

Oggi è l’11 settembre. Il ricordo di un giorno tragico fisso nella memoria di tutto il mondo. Una data che ci riporta a grida disperate, fumo nero in cielo e tante, troppe vite perdute. Esistono pochi momenti nella storia in cui gli sguardi dell’intero pianeta sono puntati tutti nella stessa direzione ma il giorno in cui vennero distrutte le Torri Gemelle è, tristemente, uno di quelli. Ma è chiaro ora come non mai quanto sia importante ricordare, e soprattutto non dimenticare. Per questa ragione abbiamo deciso di commemorare l’anniversario parlando di un libro la cui storia richiama quel terribile giorno, pur non essendo direttamente collegata ai fatti del World Trade Center.

“Poi la strada parve tremare sotto le ruote della macchina e attraverso i finestrini aperti arrivò il rombo avido di un’esplosione“.

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Giorgio Faletti, Io sono Dio, Baldini Castoldi Dalai, 2009.

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Il quarto romanzo scritto da Giorgio Faletti è un altalenante viaggio che porta il lettore in un’ambientazione che richiama appunto il terribile 11 Settembre.

“Nonostante il tempo trascorso, i fantasmi dell’11 Settembre erano ben lontani dall’essere fugati.”

Io sono Dio è la storia di un uomo che perde la retta via dopo aver prestato servizio nella guerra del Vietnam, un “eroe” di guerra che torna negli Stati Uniti pieno di odio nei confronti del governo americano. La trama principale è la classica storia in cui bisogna trovare il criminale e fermarlo in tempo per salvare la città, ma riguarda anche il trovare la pace con chi sei, o con chi sei diventato.

I personaggi stessi del romanzo sono i primi a notare che i dettagli, le dinamiche stesse degli attacchi portano alla mente i dolorosi ricordi dell’attentato alle Torri Gemelle.

“Non è il massacro dell’11 Settembre, ma è possibile che siamo solo all’inizio…”

È un racconto ambientato a New York City, epicentro di un caso misterioso che minaccia di distruggere l’intera città, sul quale indagano la detective Vivien Light e Russell Wade, un fotografo caduto in disgrazia.

“Per molta gente dietro di me gli otto minuti sono finiti. Questo è il mio potere. Questo è il mio dovere. Questo è il mio volere. Io sono Dio.”

Il romanzo si apre con la descrizione di un attentato compiuto a New York da parte un uomo misterioso celato nell’ombra che professa di essere Dio. Il racconto poi si evolve tramite numerosi flashbacks che svelano al lettore una storia accaduta agli inizi degli anni Settanta, le cui conseguenze riportano al presente. Nessuno sa chi sia questo misterioso killer, perché stia commettendo queste atrocità o dove avverrà il prossimo attacco. I tasselli iniziano però a trovare un loro ordine quando viene trovato un cadavere in un cantiere della 23esima strada. Gli unici effetti personali vicino al corpo: una foto di due uomini in tenuta militare e un uomo che tiene in braccio un gatto con tre zampe.

Dal momento in cui la città viene scossa dall’esplosione di un edificio di venti piani, Vivien e Russell si rendono conto che stabilire l’identità del cadavere ritrovato e degli uomini nelle foto diventa cruciale per trovare il responsabile e prevenire ulteriori morti. Durante la lettura di questo romanzo, le domande arrivano senza interruzioni: chi è l’assassino che sta facendo esplodere gli edifici di New York? Perché lo sta facendo? Qual è il legame tra le foto ritrovate e il soldato sfigurato in servizio in Vietnam che conosciamo all’inizio del romanzo? Per scoprirlo, bisogna seguire le parole di Faletti fono all’ultima pagina!

In un video di risposta alle domande dei lettori, pubblicato da Dalai editore nel 2009 (https://www.youtube.com/watch?v=1X3crky0SjM), Faletti condivise alcune curiosità sulla sua narrativa, come ad esempio la decisione di ambientare le sue storie all’estero perché “Dan Brown ambienta le sue storie in Italia”.

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Una grande curiosità sul lavoro di Giorgio Faletti riguarda il fatto che i suoi romanzi rimandano sempre alle sue più grandi passioni. Egli si è infatti sbizzarrito con la musica in Io uccido, con i fumetti in Niente di vero tranne gli occhi e con gli indiani in Fuori da un evidente destino. In Io sono Dio, che lui stesso riteneva il più evoluto e articolato dei suoi libri, è presente invece il suo interesse e la sua curiosità per la guerra – in questo caso, quella del Vietnam. Non tutte le storie hanno un lieto fine e quando si tratta della vita reale, questa asserzione diventa ancora più veritiera. Non ci rimane che da sperare e non dimenticare, perché la storia – e le storie – ci insegnano a non commettere gli stessi tremendi errori due volte.

Di Daniele Atza

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