Il trionfo dei Måneskin: dalle origini alla vittoria all’Eurovision 2021

I Måneskin hanno trionfato all’Eurovision Song Contest 2021. Rispettate le previsioni della vigilia, dunque, quando il gruppo capitolino era dato come vincitore certo. Una sorpresa a metà, dunque, tra pronostici rispettati e un’escalation di successi che ha visto la formazione tricolore al vertice del rock italiano negli ultimi mesi.

Il brano “Zitti e Buoni” si è imposto su tutti gli altri. Tutto cominciò una decina di anni fa, in una scuola media di Roma. Victoria De Angelis, una giovane bassista alle prime armi, cercando componenti per una band si imbatté in un certo Damiano David, un tizio carismatico, un po’ pigro, con un talento nascosto che, evidentemente, all’epoca non era ancora emerso. Al suo primo provino con Victoria, però, Damiano venne bocciato. Le  strade dei due ragazzi si separarono.

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Si sarebbero incrociate di nuovo, inaspettatamente, qualche anno più tardi: la band del liceo di Victoria cercava un cantante, Damiano si ripresentò al provino con l’intenzione di mettere da parte la pigrizia e fare sul serio. Fu così che nacquero i Måneskin, con qualche anno di gavetta in meno rispetto a come li conosciamo ora. Il quartetto romano si esibiva in strada, passando metà del proprio tempo a contendersi gli spazi migliori con altri artisti. In seguito arrivarono i primi concerti nei locali, a Roma e a Copenhagen, e i primi concorsi. 

E poi, arrivò X-Factor. I ragazzi approdarono sul palco del talent show con tutto l’entusiasmo di una band giovane e, in quanto giovane, acerba. Il primo commento dei giudici di X-Factor sul provino  fu “siete bravi, ma non sapete suonare insieme”. Ci pensò Manuel Agnelli a coltivare la band romana e diciamocelo, senza Manuel Agnelli, senza la sua trasgressione, il suo carisma, l’originalitá del maestro, forse i Måneskin non sarebbero diventati i Måneskin. La band arrivò seconda a X-Factor. 

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Cresciuti rispetto agli inizi, i Måneskin sfoggiavano però un’immagine e un sound ancora troppo poco personale. Ci vorranno due album e cinque anni per liberarsi di tutte le sovrastrutture produttive caratteristiche di  una pop-band qualsiasi e acquisire un’identità più solida. Nel 2021 i Måneskin tornano sulle scene con un nuovo album in studio, “Teatro D’Ira”, e si portano a casa la vittoria Sanremense con “Zitti e buoni”. La vittoria gli vale la partecipazione all’Eurovision 2021, e il resto é storia. I Måneskin hanno vinto l’Eurovision.

Un po’ c’era da aspettarselo: dopo Sanremo, “Zitti e Buoni” aveva scalato le classifiche, impossessandosi delle radio. Il pezzo é orecchiabile e funziona, certo, così come altri milioni di pezzi nella storia della musica. Non é questo il punto.

Il punto é che Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi ed Ethan Torchio hanno riportato la trasgressione nella musica rock, accompagnandola con un’estrema sensualitá stranamente a-gender. L’innovazione sta qui: in un epoca in cui tendiamo a collocare da qualche parte nella scala del politically correct qualsiasi questione pubblica, una band di ragazzini ribalta le regole giocando un po’ con  trucco e parrucco e sparando qualche fuoco d’artificio sul palco. 

In un’epoca in cui un Achille Lauro ha rischiato di passare come innovativo testimonial LGBT, la genuinitá androgina dei Måneskin é una ventata d’aria. Il principale punto di forza della band romana é da cercare nell’immagine, piú che nella musica. Ed é giusto cosí: l’immagine é una parte integrante del successo di numerosissimi musicisti nella storia. Ció che suoni importa fino ad un certo punto: se sei arrivato all’Eurovision, é perché sei bravo.

Ció che emerge, da lí in poi, é l’autenticitá di un messaggio. In Italia  non ci si é accorti di quanto il Fenomeno Måneskin si sia ampliato nelle ultime settimane, catturando l’attenzione di diversi paesi europei. In nord Europa i riflettori sono puntati sulla band nostrana, complici le origini danesi della bassista Victoria e una certa tendenza degli scandinavi ad apprezzare tutto ció che é giovane, nuovo e trasgressivo.

In un talk show andato in onda sulla TV nazionale norvegese, la NRK, la conduttrice Marte Stokstad ha elogiato la sessualizzazione dei quattro ventenni italiani, mentre gli ospiti esprimevano il desiderio di trovarsi in un’orgia con il quartetto romano. Per quanto il commento  sia infelice, una cosa risulta ovvia: la fluiditá dei Måneskin, insieme alla loro immagine trasgressiva, ha fatto breccia anche sull’estero (probabilmente, piú che in Italia).

I Måneskin sono partiti come la band del liceo e, dopo mille peripezie sotto i riflettori, scivoloni produttivi, mille identitá e mille sovrastrutture, sono tornati ad essere la band del liceo: quattro ragazzi che hanno voglia di giocare insieme e divertirsi. Grazie all’entusiasmo della loro gioventú le loro sperimentazioni appaiono genuine, e le loro personalitá appaiono fresche e sincere. Il meccanismo scattato all’Eurovision, quello che ha portato alla vittoria del gruppo romano, é simile a quello che scattó a Sanremo: una band trasparente e giovane, che presenta una canzone rock orecchiabile é una ventata d’aria fresca in un festival spudoratamente centrato sulla cultura pop.

L’augurio é che che il successo dei Måneskin non si fermi alla conquista dell’Eurovision e la rivendicazione dei diritti del Rock sulla cultura Pop, ma che la band prosegua la sua via verso la ricerca di un sound sempre piú complesso e, soprattutto, che non perda mai e poi mai quell’entusiasmo e quella freschezza caratteristici delle band di teeneger.

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Marta Scamozzi
Valtellinese di nascita espatriata in Danimarca. Tra le sue missioni c’è quella di insegnare al mondo la pronuncia corretta della parola “Måneskin”. Laureata in ingegneria e appassionata di musica e cinema, divide la propria vita tra scrittura, arte e impianti termodinamici. Le sue religioni sono la Scienza, la comunicazione, Ingmar Bergman, gli Iron Maiden e Dodi Battaglia.

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