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Il Palazzo delle Esposizioni riapre al pubblico con le mostre “Jim Dine”, “Gabriele Basilico – Metropoli” e “Condizione Assange”

redazione

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Il Palazzo delle Esposizioni riapre al pubblico con le mostre Jim Dine, Gabriele Basilico-Metropoli e Condizione Assange

Da martedì 19 maggio sarà nuovamente possibile visitare le grandi esposizioni interrotte improvvisamente dall’emergenza sanitaria legata al Covid-19. Dopo oltre due mesi le sale del Palazzo delle Esposizioni saranno di nuovo accessibili per visitare le mostre interrotte lo scorso 10 marzo a seguito delle disposizioni governative. Le rassegne sono state prorogate per dare la possibilità di goderne a un pubblico più ampio possibile e recuperare in parte i giorni in cui non è stata possibile la visita.

La grande antologica sull’artista americano Jim Dine, che presenta oltre 60 opere provenienti da collezioni pubbliche e private, europee e americane, rimarrà aperta fino a data da destinarsi.

Metropoli di Gabriele Basilico, dedicata a uno dei maggiori protagonisti della fotografia italiana e internazionale, e incentrata sul tema della città con oltre 250 opere in mostra, che originariamente doveva concludersi il 13 aprile, terminerà il 2 giugno.

Lo Spazio Fontana ospita Condizione Assange, quaranta ritratti di Miltos Manetas, una mostra che apre per restare chiusa. L’esposizione, inaugurata l’11 maggio con il Palazzo chiuso, è costituita da una serie di circa quaranta ritratti ad olio di Julian Assange eseguiti da Miltos Manetas tra febbraio e aprile di quest’anno e vuole rappresentare, fra le molte cose dette e fatte in questi ultimi due mesi in tutto il mondo, un particolare, forse paradossale, contributo di riflessione sulla condizione della reclusione, dell’isolamento, dell’impossibilità dell’incontro.

La mostra non si potrà visitare, e manterrà questa condizione anche dopo il 19 maggio. L’unica modalità per esplorarla rimarranno la sua comunicazione e la documentazione delle sue evoluzioni: dalla preparazione dello spazio fisico predisposto ad ospitarla, all’arrivo delle opere, alle interazioni che la accompagnano a partire dal dialogo tra l’artista e Cesare Pietroiusti, con una narrazione che si riflette su più livelli attraverso i canali social e digitali di Palazzo delle Esposizioni e il profilo creato dall’artista.

Durante la chiusura, il palinsesto digitale del Palazzo delle Esposizioni, grazie a tour virtuali, video guide e contenuti d’archivio visitabili online, ha permesso di mantenere vivo un importante canale di comunicazione con l’esterno. Nella fase 2, L’Azienda Speciale Palaexpo, consapevole del ruolo centrale e del valore della cultura soprattutto in tempi così difficili, ha deciso di intraprendere un importante sforzo organizzativo per accelerare la riapertura degli spazi “reali” e restituire il Palazzo di via Nazionale al pubblico dando il proprio contributo alla ripartenza.

Pertanto, a partire da martedì 19 maggio, grazie all’attivazione dei protocolli sanitari di legge, i grandi ambienti che ospitano i capolavori di Jim Dine e Gabriele Basilico, oltre al bookshop, torneranno visitabili in tutta sicurezza. Un apposito decalogo igienico-sanitario è stato predisposto per garantire la massima protezione di visitatori e personale addetto.

Prima della visita è necessaria la prenotazione gratuita. L’ingresso avverrà con biglietto elettronico o Print@Home da esibire al controllo accessi. Per entrare negli spazi saranno obbligatori la misurazione della temperatura e l’uso della mascherina.

Gli Ingressi saranno contingentati e scaglionati ogni mezz’ora con obbligo di seguire la segnaletica e mantenere la distanza di sicurezza di 1 metro. Saranno vietati gli assembramenti. Sarà consentita la visita senza distanziamento per le famiglie. Anche in questo momento di trasformazioni radicali e malgrado la complessità della situazione, la programmazione del Palazzo delle Esposizioni prosegue. A metà giugno è prevista l’inaugurazione della mostra “World Press Photo 2020 inizialmente fissata per lo scorso 25 aprile.

La rassegna, ospitata per il quarto anno consecutivo, presenterà le foto finaliste del prestigioso concorso internazionale di fotogiornalismo, che dal 1955 premia ogni anno i migliori fotografi professionisti. Il prossimo ottobre prenderà il via la 17° Quadriennale d’arte, l’unica mostra dedicata esclusivamente alla promozione dell’arte italiana. Fondazione La Quadriennale di Roma e Azienda Speciale Palaexpo, promotori e organizzatori del grande evento, ne hanno dato l’annuncio esprimendo la determinazione a fare tutto il possibile per onorare l’appuntamento atteso come di consueto al Palazzo delle Esposizioni, compatibilmente con l’evoluzione del generale quadro sanitario e delle decisioni governative.

INFORMAZIONI Palazzo delle Esposizioni, via Nazionale 194 – 00184 Roma

Orari: domenica, martedì, mercoledì e giovedì: dalle 10.00 alle 20.00; venerdì e sabato: dalle 10.00 alle 22.30; lunedì chiuso Informazioni e prenotazioni: 06 39967500; www.palazzoesposizioni.it

Biglietti: intero €12,50; ridotto € 10,00

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L’autunno nelle filastrocche di Gianni Rodari: “La castagna”

Antonella Valente

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L’arrivo di ottobre rappresenta una buona occasione per rispolverare i vecchi libri di filastrocche dedicate all’autunno e ai suoi temi più tradizionali. Pochi mesi, come questo, sono in grado di simboleggiare un determinato periodo dell’anno.

Tanti gli autori che hanno messo per iscritto pensieri e rime sui colori dell’autunno, sulle foglie secche, sull’arrivo dei primi freddi e tanto altro. A partire da Ungaretti, Gadda, Pascoli, Quasimodo, Pasternak e non solo.

Abbiamo scelto per voi, in occasione del centenario della sua nascita, una simpatica filastrocca di Gianni Rodari dedicata alle castagne. Nel 2020 infatti il famoso giornalista, pedagogista, nonché poeta e scrittore, specializzato in letteratura per l’infanzia, avrebbe compiuto cento anni.

La castagna

C’è un frutto rotondetto,
di farina ne ha un sacchetto:
se lo mangi non si lagna,
questo frutto è la castagna.
La castagna in acqua cotta
prende il nome di ballotta.
Arrostita e profumata
prende il nome di bruciata.
Se la macino è farina:
dolce, fina, leggerina:
se la impasto che ne faccio?
Un fragrante castagnaccio.

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Cristiano Venturelli presenta il nuovo romanzo “BeatriX”

Un accattivante e misterioso romanzo ambientato a Modena nel 2019; la vicenda si svolge nell’arco di un’unica e cruciale giornata

Michela Moramarco

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Lo scrittore modenese Cristiano Venturelli presenta “BeatriX”, un avvincente thriller soprannaturale

Il romanzo “BeatriX” di Cristiano Venturelli racconta la storia di due donne tanto diverse quanto intimamente vicine, perché condividono il devastante dolore per la perdita di una persona amata. I percorsi di vita di Beatrice e Carla rappresentano simbolicamente l’ardua ricerca dell’essere umano finalizzata alla realizzazione del proprio potenziale. Attraverso il racconto dei loro drammi, l’autore racconta dell’importanza di avere uno scopo che renda possibile vivere piuttosto che essere costretti a provare a sopravvivere.

“BeatriX” di Cristiano Venturelli è un accattivante e misterioso romanzo ambientato a Modena nel 2019; la vicenda si svolge nell’arco di un’unica e cruciale giornata.

L’intrigante storia di Beatrice e Carla è un pretesto per parlare dell’apparente arbitrarietà della vita. Non solo: si affronta anche la tematica dell’ironia che a volte caratterizza la spietata esistenza e che pone importanti domande sul destino dell’uomo. Chi davvero lo governa, come egli possa agire per controllare il suo potere e poi convogliare le proprie energie verso la piena realizzazione di sè e dei propri scopi sono alcuni frammenti di una riflessione molto più ampia.

Ma “BeatriX” è anche un’accattivante allegoria per raccomandare a ciascuno di noi di usare le proprie capacità al servizio degli altri, unico modo per salvare sé stessi.

BIOGRAFIA: Cristiano Venturelli è nato a Modena e vive a Carpi. Al suo attivo ha tre pubblicazioni: la raccolta di poesie “Gocce di speranza” (Self-publishing, 2012), l’antologia di racconti di genere fantascientifico, horror e soprannaturale “Il sospiro del mistero” (Self-publishing, 2019) e il thriller soprannaturale “BeatriX” (VJ Edizioni, 2020). Due dei suoi racconti hanno vinto altrettanti concorsi letterari e sono stati pubblicati in due antologie: “I racconti del Premio Clepsamia 2019” della casa editrice VJ Edizioni e “20 racconti per il 2020” della casa editrice Il Giardino della Cultura.

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Sara, dall’impegno sociale all’amore per la natura. Con i colori delle piante dipinge i muri delle città

Federico Falcone

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Intervista a cura di Domenico Lagozzo

L’impegno sociale, culturale, artistico e fin da giovanissima la presenza attiva nel mondo del volontariato, “tra una terra e l’altra, tra una passione e l’altra”, con tante esperienze significative all’estero, l’università a Trieste e gli Studi in Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori. Sara Scopece, 25 anni, torinese con forti radici meridionali – la mamma Marinella Fammartino è calabrese di Gioiosa Jonica, il papà Mario Scopece è foggiano – nonostante la giovane età, ha già partecipato a tante azioni positive di solidarietà, per l’eliminazione delle disuguaglianze sociali, la difesa dell’ambiente, i diritti delle donne, la promozione della convivenza civile, la tolleranza, il rispetto degli altri.

“La diversità – sostiene Sara – è l’essenza della specie umana, e ha un valore immenso. Non bisogna discriminare né aver paura di ciò che per genere, capacità, orientamento sessuale, colore della pelle o nazionalità è diverso da noi, ma accogliere ogni sfumatura e ringraziare l’opportunità che abbiamo di arricchire la nostra identità e la nostra cultura, con i diversi modi che ognuno ha di vedere e vivere le cose”.

Umiltà e umanità, ogni cosa fatta con passione e amore, vissuta intensamente. “La mia prima esperienza all’estero è stata in Kenya, a 19 anni, grazie all’associazione ”Impegnarsi Serve”. Ogni anno alcuni volontari di quest’associazione vanno a visitare e conoscere alcune tra le realtà più bisognose dell’Africa e del Sud America. Nasce un progetto concreto di aiuti rispondenti ai reali bisogni della popolazione. Ritornati in Italia, si passa alla fase operativa e, per procurarsi i finanziamenti opportuni, ci si impegna nella realizzazione di eventi, campagne di sensibilizzazione, vendita di prodotti dell’artigianato locale e tante altre attività collaterali”.

Cosa l’ha maggiormente colpita incontrando la realtà del Kenya?

“Rendermi conto di quanto siano numerose le cose che diamo per scontate, dalle più semplici alle più importanti. Mi ha affascinato trovare la bellezza nella diversità, e poi mi ha colpito, in modo molto violento, sapere che non abbiamo tutti gli stessi diritti ad essere diversi. Che la meritocrazia non esiste, che siamo solo molto fortunati ad essere dove siamo, che per la gente è molto difficile capire ed empatizzare per davvero con una realtà che non conosce, che non sono le informazioni a mancare ma il desiderio genuino che le cose cambino. Mi ha colpito scoprire quante sfumature diverse possano avere i colori, i profumi, i sorrisi, e poi mi ha colpito un grande senso di impotenza per non poter eliminare le disuguaglianze sociali e di tristezza nel comprendere che siano state create a proposito”.

Sara illustratrice, artista e scrittrice, è tra le undici “Viandanti di inchiostro”, autrici del volume “Venti di parole” (InRiga Edizioni), una raccolta di racconti al femminile “giovani autrici emergenti accomunate dalla passione per la letteratura in tutte le sue forme, che si sono unite per dare vita al loro sogno di bambine, che scrivono perché la loro voce fatta di parole possa alzarsi nel vento”. E nel post di “Viandanti d’inchiostro” su Sara Scopece, leggiamo: “Mettete una canzone anni ’60, e se i vostri piedi inizieranno a muoversi a ritmo africano, con la passione dell’Argentina, e i profumi speziati dell’India, allora avrete colto il personaggio.

Sara Scopece è così, in costante movimento tra una terra e l’altra, tra una passione e l’altra, affascinata dagli ossimori, dai dettagli, dagli elefanti. Concentrata sul positivo di questa realtà cruda, ama la natura e crede nei colori, ben consapevole dell’importanza di ogni singola tonalità, ogni singola emozione, perché tutto stia in equilibrio”.

Una giovane in continuo movimento, è proprio così Sara. “Al momento sto cercando di costruire la mia vita come artista nomade, spostandomi di volta in volta alla scoperta di nuove culture, dove la convivenza possa avvenire grazie allo scambio di attività e capacità invece che di denaro”. E ricorda: “Ho iniziato a dipingere pareti due anni fa quando mi sono resa conto di quanto mi piacesse l’idea di restituire un po’ di colore alle città sempre più ingrigite dal cemento e di potersi imbattere in un’opera anche senza averla cercata. Mi sembra in questo modo di poter rendere l’arte un po’ più accessibile a tutti, e con la speranza sempre presente di riuscire a trasmettere qualche messaggio e qualche emozione”.

Quale è il genere che maggiormente preferisce?

“Amo tutto ciò che richiama la natura, specialmente le piante, con i loro colori e la loro diversità. Mi piace pensare che la gente ci si ritrovi, e non si dimentichi che ne facciamo parte anche noi”.

Tanta creatività. Sara dipinge e si fa anche dipingere il corpo come “tela umana”. Su Facebook pubblica le foto di Bardonecchia, dove ha posato come modella al “Primo Body Painting Contest”. La zia Teresa Scopece su Facebook la definisce “Unica”, mentre l’amica Michelle Grattan esclama: “Oh mio Dio!!!! Sei incredibile”.

Qual è stato il messaggio che ha voluto trasmettere con la partecipazione alla manifestazione della Pro Loco di Bardonecchia, con altre belle modelle e brave artiste?

“Volevo e vorrei continuare a trasmettere che mostrare le nostre parti intime non è un atto osceno, né ha niente a che vedere con la sessualità. Ogni parte di noi è frutto della natura e per questo dovrebbe essere priva di qualsiasi connotazione sociale e di imbarazzo nel mostrarla. Siamo pezzi d’arte viventi anche quando non abbiamo pittura od ornamenti addosso”.

E quale significato attribuisce al body painting?

“Mi piace come il corpo possa diventare veicolo di messaggi sociali o essere semplicemente uno strumento di rappresentazione artistica”.

Cosa l’ha spinta ad avvicinarsi alla “pittura del corpo”?

“È nato tutto un po’ per gioco tanti anni fa, in cui stavo cercando di riprodurre su me stessa una campagna contro il commercio delle pelli d’animale usando lo slogan ”animal prints, not animal skins”. Mi ha affascinato fin da subito la connessione che si crea tra la pelle e il colore, tra il pennello e i lineamenti del corpo. E poi i bambini, amo moltissimo l’entusiasmo e le impersonificazioni dei bimbi quando vengono pitturati. Così è come mi sento anch’io”.

Da artista a modella. Arte e pazienza. Quanto tempo hanno impiegato le artiste Ilaria Fumarola, bodyart e Nevia Nariscoma, keupartist, per dipingere il suo corpo?

“Circa sei ore continuative”.

Ci può descrivere la “tela umana” con lei protagonista?

“Il tema della competizione “sempliceMENTE”, è stato sviluppato dalle mie artiste rappresentando i vantaggi e gli svantaggi delle nuove e vecchie tecnologie, e sottolineando l’importanza di imparare dal passato per non incorrere in un’involuzione della specie. Infatti, per un uso responsabile delle tecnologie, rappresentate dal lucchetto blu sul retro, è necessaria la complementarietà con gli insegnamenti del passato, rappresentato dalla chiave beige sul retro”.

E quello che apprezza maggiormente del “dipinto” è “l’adattabilità dei soggetti scelti alle forme del corpo, che combaciano in un’armonia perfetta”. Ha scritto su Facebook: “Penso che l’arte sia la bellezza di per sé, e che ogni sua forma e sfumatura abbia un valore inestimabile, così come inestimabili sono le emozioni che genera”.

E a Bardonecchia qual è stata la più grande emozione che ha provato?

“Sentirmi libera e leggera e allo stesso tempo portatrice di un grande messaggio e lavoro. E che le persone si fermassero incuriosite e meravigliate a guardarmi e a capire cosa rappresentassi”.

Il coraggio, l’intelligenza, le idee, le rinnovate azioni positive e la saggezza di vivere attivamente il presente, sapendo progettare il futuro e affrontando anche le nuove sfide con la cultura e l’ottimismo della volontà. Buon cammino Sara!

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