“Il mio corpo vi seppellirà”: storia di vendette e brigantesse nel far west siciliano

Dopo un silenzio durato decenni, l’Italia torna a dire la sua in tema di western. Da ieri, infatti, è disponibile on demand, Il mio corpo vi seppellirà, l’opera seconda di Giovanni La Pàrola. Il regista palermitano dirige quello che, a tutti gli effetti, potrebbe essere definito come un punto d’incontro tra Sergio Leone e Quentin Tarantino.

L’anno è il 1860 e lo sfondo è quello della frontiera siciliana, impegnata nel respingere le invasioni piemontesi dopo la spedizione di Garibaldi. Gli scontri tra le truppe del Re Vittorio Emanuele II e i briganti siciliani, minano un equilibrio fin troppo delicato. A complicare le cose, troviamo il dualismo tra il sadico e razzista colonnello Romano ed Errè, una giovane da poco unitasi a quelle brigantesse che rispondono al nome di Drude. La vendetta personale è il sentiero su cui viaggiano le avventure delle protagoniste.

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Ma come nasce Il mio corpo vi seppellirà? A rispondere è Matteo Rovere che, insignito nella giornata di ieri del Premio Speciale Claudio Caligari, assieme ad Andrea Paris e Sidney Sibilia di Ascent Film e Grøenlandia, è intervenuto nel corso della XXX edizione del Noir in Festival.

Il film nasce da un cortometraggio che si chiama “Cusutu ‘n Coddu” e che letteralmente significa “Cucito Addosso”. Il nuovo lavoro di Giovanni La Pàrola ha sviluppato un po’ il melting tra un linguaggio che potremmo definire tarantiniano e alcuni elementi tipici della nostra storia come il brigantaggio, l’occupazione e tutto il periodo della costruzione del Regno d’Italia alla fine dell‘800.

È un film affascinante che racconta ruoli femminili, con protagoniste assolutamente fuori dagli schemi. Purtroppo la pandemia non ci ha permesso di lanciarlo come avremmo voluto. Il fatto che sia disponibile su piattaforma, però, è un qualcosa di prezioso, poiché gli spettatori avranno comunque modo di arrivare alla pellicola che, ricordiamo, è prodotta da Rai Cinema, Ascent Film e Cinemaundici”.

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Abbiamo citato Tarantino e l’accostamento è di quelli pesanti ma non del tutto azzardato. Lo stile riprende più che degnamente Django Unchained, e il tema della vendetta che muove le scorribande delle Drude, unito a una protagonista che, in più di un’occasione ci riporta alla Beatrix di Kill Bill, strizza l’occhio al mercato internazionale. Un western al femminile, quindi, ambientato nel Regno delle Due Sicilie e dalle spiccate connotazioni noir.

L’ennesima dimostrazione, semmai ce ne fosse bisogno, di quanto lo stesso noir trovi nelle avventure pulp-western, uno degli ambienti a lui più congeniali. Miriam Dalmazio, Antonia Truppo, Margareth Madè e Rita Abela aprono all’epoca d’oro del western italiano con una produzione tutta italiana, disponibile da ieri su Chili, Amazon, Google Play, Apple iTunes, Rakuten TV, Timvision, Infinity.

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