I Måneskin, le (altre) cover band e le “coincidenze astrali”: la visione di Trotta

Non vengono citati mai direttamente, eppure il riferimento è ben preciso: lo slot di apertura del concerto degli Stones a Las Vegas che ha visto i Måneskin come protagonisti in una session destinata a far discutere. Tra gli interventi più originali, quello di Claudio Trotta, manager della Barley Arts, uno dei professionisti dalla visione più lucida rispetto ai live internazionali. Sulla sua bacheca Facebook è comparso un parere a caldo, a poche ore dalla fine del concerto.

“Ho sentito”, scrive il manager, “e anche guardato (la musica concettualmente non si guarda si ascolta no?) lo slot di apertura di Las Vegas del concerto degli Stones di cui molti parlano oggi e ho pensato alle centinaia di migliaia di cover e tribute band che ci sono nel mondo e a tutte quelle formidabili che ci sono anche in Italia”.

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“Ho pensato”, aggiunge, “a come siano sostanzialmente poco considerate, svilite e non sempre di successo commerciale nonostante le loro indubbie capacità, la loro presenza sul palco, la loro personalità. Ho pensato a come sostanzialmente avere successo negli anni Duemila dipenda ancora più che come già era nel Novecento da – chiamiamole per ridere (le cose serie di cui parlare sono molte altre) – ‘coincidenze astrali’, che mettono insieme molti fattori”.

Tre, in particolare, quelli tirati in ballo da Trotta, a partire dall’imponderabilità: “Quello che un cantante o un gruppo fanno”, spiega, “arriva ad un pubblico di massa in un determinato momento non prima e spesso non dopo di quell’istante (metaforicamente parlando ovviamente, la durata dell’istante è infatti poi un’altra variabile)”. Il secondo fattore considerato è “La spinta acritica e massiccia dei media”.

Infine, l’influenza del “management internazionale discografico e non solo che faccia e ti dica di fare e di ‘vestire’ quello che serve, quello che alimenti il trend partito grazie all’imponderabilità, la vera e principale bellezza della musica popolare contemporanea. Penso alle cover e tribute band italiane”, insiste, “e non solo e penso che da una parte possano essere molto ‘incazzate’ ma dall’altra possano avere qualche speranza in più di prima o poi vivere le loro coincidenze astrali”.

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