I Mercanti di Liquore e i Figli Storti: la musica, bene comune, per cambiare il mondo

Lombardia” è il nuovo singolo dei Mercanti di Liquore feat. “i Figli Storti”, collettivo di ventotto artisti del panorama musicale italiano impegnati in un progetto sociale e benefico il cui ricavato sarà devoluto a Emergency per la lotta al Covid-19 in tutta Italia. Un progetto sociale e benefico fortemente voluto da musicisti e addetti ai lavori di un intero settore che, nonostante le grandi avversità in cui si trova, rimane unito, contrapponendosi alla distanza ed alle divisioni frutto della pandemia.

Figli Storti sono Adriano Sangineto, Aimone Romizi (Fast Animals and Slow Kids), Andy (Bluvertigo), Andrea Scagli (Ritmo Tribale), Cippa e Paletta (Punkreas), Cisco, Davide Romagnoni (Vallanzaska), Dietro Potron, Divi (I Ministri), Edda, Edo Sala (Folkstone), Elio Biffi (Pinguini Tattici Nucleari), Emi (Mellowtoy/Wolf Theory), Finaz (Bandabardò), Francesco Moneti (Modena City Ramblers), Giambattista Galli (Sulutumana), Giorgieness, Giorgio Canali, Lorenzo Marchesi (Folkstone), Marco Paolini, Marta Ferradini, Maurizio Cardullo (Folkstone), Mauro Ermanno Giovanardi (La Crus), Omar Pedrini, Sara Piolanti (Caravane Deville), Stefano “Iasko” Iascone (Cacao Mental), Wilko (Rats).

MyZona

Ventotto artisti italiani coinvolti all’interno di un progetto benefico. Come è avvenuta la selezione degli artisti partecipanti?

Abbiamo scelto tra gli artisti che ci piacciono, con alcuni di essi esisteva già un profondo legame di amicizia, con altri è stata invece l’occasione di collaborare e conoscerci meglio. In generale siamo rimasti impressionati dalla grande disponibilità e dal rispetto con cui ognuno di loro si è prestato al progetto. Ci siamo ritrovati insieme in questo periodo difficile e la sensazione era di stare in famiglia, tutto sommato la definizione di “figli storti” è decisamente calzante, tutti gli artisti coinvolti possono vantare una carriera musicale coerente e una libertà artistica che non è sempre facile guadagnarsi.

Ognuno dei presenti è coinvolto in modo specifico? Quali sono gli step che portano alla lavorazione di un singolo brano?

Abbiamo pensato di assegnare ad ognuno una parte di testo che, in qualche modo, fosse calzante col personaggio. Il risultato è stato un mosaico di voci e di suoni davvero interessante. È stato come se ogni parte della canzone prendesse sfumature differenti, alcune, per me che l’ho scritta, meravigliosamente sorprendenti. La lavorazione è stata fatta, per ovvi motivi, in diverse fasi. Prima abbiamo registrato la base musicale e in seguito l’abbiamo mandata a tutti i cantanti. La richiesta era che ognuno non si limitasse a replicare l’originale, ma al contrario, provasse a personalizzare la propria parte, a farla sua il più possibile, e così è stato. Credo che l’ascolto del brano sia un bel viaggio attraverso diversi stili e diverse personalità musicali, tutte estremamente riconoscibili.

La pandemia in atto ha messo in evidenza, una volta di più, la necessità dell’arte di veicolare messaggi sociali. Qual è il vostro? Come interpretate il vostro ruolo in questo preciso periodo storico?

In un periodo del genere i possibili messaggi da mandare non sono poi molti, il nostro forse è tanto semplice quanto centrale in questi mesi. Pensiamo occorra riscoprire l’importanza del concetto di “bene comune”e che quest’ultimo vada difeso con azioni collettive, mettendosi insieme e dimenticandosi, almeno ogni tanto, del proprio tornaconto personale. Questo progetto, che sicuramente non è l’unico nel suo genere, dimostra che la musica è ancora capace di gesti solidali, ha ancora la forza di dare una mano.

Leggi anche: Mario Venuti e la tropicalizzazione della musica italiana. La nostra intervista esclusiva

Il progetto, ambizioso e importante, ripercorre le orme di altri che negli anni sono nati, pensiamo a Rezophonic. Avete un orizzonte temporale entro il quale lavorare per consolidare il vostro?

Non abbiamo pensato ad un progetto a lungo termine, ci interessava agire in fretta, in risposta ad una emergenza sempre più impellente e ci auguriamo che i risultati siano presto tangibili. Altro discorso riguarda la parte artistica, si sono create tante belle sinergie e mi auguro che questo possa portare ad altre occasioni di incontro, magari stavolta su un palco.

Parliamo di “Lombardia”, il nuovo singolo. Come lo descrivereste? Cosa ha influenzato la composizione del brano?

“Lombardia” è probabilmente la canzone più amata del repertorio dei Mercanti di Liquore e, nonostante abbia una bella età, ci sembrava ancora attuale e dannatamente simbolica alla luce di quel che è successo nell’ultimo anno. E’ un brano che parla di appartenenza, del rapporto viscerale con la propria terra, dell’amore e dell’odio che un simile rapporto comporta. Scegliere di fare il musicista, in una regione come la Lombardia, la capitale della produzione, fa di te un figlio strambo, “storto” per l’appunto. Questo però non da il diritto di chiamarsi fuori, di rinunciare al proprio senso di cittadinanza, alle proprie radici più semplicemente. “Siamo nati dentro un’osteria e riusciamo a respirare pur essendo in Lombardia”.

L’Italia musicale vorrebbe ripartire senza indugi. Credi sia pronta? Soprattutto, questa pandemia ha definitivamente rotto gli argini dei problemi atavici del music business tricolore o ne ha creati di nuovi?

La sensazione è che, in realtà, nessuno sappia davvero se siamo pronti o meno a ripartire, si va per tentativi mimando “ok” con una mano e toccandosi le parti basse con l’altra. Questo periodo disastroso potrebbe insegnarci molte cose, la necessità di rendere “sostenibili” certe iniziative per esempio, o quella di prendersi cura anche delle realtà più deboli. Temo però che siano speranze destinate a rimanere tali, mai come in questo periodo la musica è stata in balia di logiche commerciali e di vendita, una volta ripartiti, ho la sensazione che l’unica cosa che cambierà saranno i soldi in circolo, e questo renderà il panorama ancora più selvaggio e incattivito

Leggi anche: Poste Italiane, annullo filatelico in omaggio a Rino Gaetano e Ezio Bosso

Quale credi sia, secondo te, la forza del progetto?

Come dicevo prima, credo che sia soltanto un piccolo gesto, virtuoso se vogliamo. Mi piace pensare che si unisca a tanti altri piccoli gesti, il senso è proprio questo, dove non arriva il macro si può mettere insieme tanti contributi che partano dal micro.

Sono previste delle date estive?

Si, questa estate faremo un po’ di date. La prima il 2 giugno a Desio nel parco Tittoni, poi a Bologna il 4 giugno e molte altre fino alla fine di agosto. Per restare aggiornati si può tenere d’occhio le nostre pagine https://www.facebook.com/mercantidiliquore.music e https://www.instagram.com/mercantidiliquore/

Lascio a te le ultime parole famose per chiudere la nostra chiacchierata e salutare i lettori di The Walk of Fame magazine. Grazie per la disponibilità…

Grazie a voi e un abbraccio a tutti i lettori
Fummo curiosi e poco compiacenti
 ne mai ci rassegnammo alla tristezza
 ‘che ridere non è mostrare i denti
 ma accorgersi che esiste la bellezza

Da leggere anche

Federico Falcone
Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

Speciale multimedia

spot_img

Ultimi inseriti

esplora

Altri articoli