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Cinema

Morta Helen McCory, la zia Polly di Peaky Blinders

Federico Rapini

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Helen McCory Peaky Blinders è morta

Helen McCory, attrice inglese di 52 anni, muore dopo una lunga battaglia con il cancro.

“Con il cuore a pezzi devo annunciare che dopo un’eroica battaglia contro il cancro, la bella e straordinaria donna che è Helen McCrory è morta in pace a casa, circondata da un’ondata di affetto da parte di amici e familiari” queste le parole del marito, l’attore Damian Lewis.

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La poliedrica attrice era noto al grande pubblico soprattutto per il ruolo di zia Polly in Peaky Blinder e quello di Narcissa Malfoy in Harry Potter.

Soprattutto nella serie sulla gang di Birmingham Helen McCory ha avuto una parte cruciale. Era lei la vera matriarca della famiglia Shelby. Il profilo social di Peaky Blinders, appresa la notizia, ha voluto rendere omaggio all’amatissima zia Polly: “Tutto il nostro amore e i nostri pensieri sono con la famiglia di Helen. Riposa in pace”.

In Harry Potter la figura di Narcissa Malfoy, madre dello studente meno gradito al protagonista, dopo un duraturo ruolo da antagonista si rivela fondamentale per la sopravvivenza del maghetto più famoso del mondo.

Altri ruoli che le hanno dato lustro sono stati quelli della madre di Giacomo Casanova in Casanova, al fianco di Heath Ledger, e quello di Cherie Blair in “The Queen-La regina” del 2006.

L’ultimo triste saluto del marito ne descrivono sinteticamente, quanto pienamente, la sua vita nonostante la malattia: “È morta come ha vissuto. Senza paura. Dio, l’abbiamo amata e sappiamo quanto siamo stati fortunati ad averla avuta nelle nostre vite. Ora vai in cielo, piccola, e grazie”.

Lascia marito e due figli di 15 e 14 anni.

Nato a Roma grazie alle notti magiche di Italia 90, si laurea in Lettere con indirizzo storico all’Università di Roma “Tor Vergata”. Cresciuto tra la passione per la Roma ed i libri di Harry Potter punta ad una nuova laurea in Filologia. Ancora deve capire se essere un Grifondoro o il nuovo Totti

Cinema

“Rifkin’s Festival”: il cinema dentro il cinema di Woody Allen

Malaika Sanguanini

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Woody Allen è RIfkin's Festival l'ultimo film

Dopo “Vicky Cristina Barcelona” (2008) Woody Allen torna in Spagna a girare il suo ultimo film: “Rifkin’s Festival”. Una commedia leggera che, come “Un giorno di pioggia a New York” (2019), cavalca l’onda del “poco impegnativo” ma non senza tematiche di un certo spessore.

D’altronde quanto Woody Allen sia bravo a trattare tematiche profonde e filosofiche è ben noto. Il senso della vita, la morte e il vuoto cosmico che affligge l’essere umano sono presentati in chiave leggera e divertente, cosicché all’uscita dalla sala non ci senta Baudelaire durante la stesura dello “Spleen”.

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L’ambientazione è 𝐒𝐚𝐧 𝐒𝐞𝐛𝐚𝐬𝐭𝐢𝐚́𝐧, durante il Festival internazionale del cinema. Nella città basca si svolgono le vicende di una coppia alquanto bizzarra. Lui è Mort Rifkin (Wallace Shawn), il più classico degli alter ego di Allen: ipocondriaco, pedante e che trasforma ogni più banale conversazione in una ricerca sul senso della vita. Un acculturato ex insegnante di cinema innamorato della Nouvelle vague e del cinema europeo. Lei è Sue (Gina Gershon), agente pubblicitario incaricata di gestire le conferenze stampa di uno dei protagonisti indiscussi del festival: Philippe (Louis Garrel). L’affascinate regista francese è osannato da tutti per aver girato un film innovativo. Tutti tranne ovviamente Mort, che, semplicemente, lo reputa il solito banale regista che ha girato un film politicamente corretto per dare al pubblico ciò che vuole e si aspetta di vedere.

Da qui in “Rifkin’s Festival” viene ripercorso un po’ lo schema visto in “To Rome with love” (2012). La coppia per tutta la vacanza si separa e fa le proprie esperienze per poi ritrovarsi cambiata e con i propri scheletri nell’armadio.

Ma la caratteristica innovativa e parecchio interessante che percorre l’intera pellicola sono gli strani sogni che perseguitano il protagonista. Sogni in cui Mort si ritrova ad essere protagonista di film europee degli anni Cinquanta e Sessanta che più ama e che analizzava con tanta passione insieme ai suoi ex alunni. Si ritrova nella ricostruzione del capolavoro di Jean-Luc Godard “Fino all’ultimo respiro” (1960). In una cena sofisticata palesemente ispirata a quella de “L’angelo sterminatore” (1962) di Luis Buñuel, compresa l’impossibilità di uscire dalla porta finita la serata. Ci sono anche chiari riferimenti a “Persona” (1966) di Ingmar Bergman. Addirittura si ritroverà faccia a faccia con la morte, che in questo caso ha il volto di Christoph Waltz, durante una partita a scacchi, ad onorare il capolavoro del regista svedese Bergman “Il settimo sigillo” (1957).

RIFKIN’S FESTIVAL COME CRITICA DEL POLITICAMENTE CORRETTO

Il periodo di Allen e delle sue pellicole più impegnative in chiave dostoevskiano, come “Match Point” (2005) o “Sogni e delitti” (2007) è distante anni luce. Non sono più presenti quei personaggi così complessi che cercano di sopravvivere al castigo e ricercano un qualche tipo di redenzione. Ci sono personalità con una propria complessità e ben definiti in cerca di un senso, di un segno e di una qualche forma di sollievo in questa esistenza spesso vuota e ansiogena.

Insomma, le tematiche che da sempre gli sono care.“Rifkin’s Festival” è cinema nel cinema e Woody Allen onora le pellicole che a suo pensiero sono le portatrici della vera essenza della settima arte. L’ultima fatica del regista rappresenta una critica velata, ma sempre e comunque in chiave ironica, nei confronti del cinema contemporaneo, portatore di un esagerato ed esasperato politically correct. Che sia una sofisticata frecciata alle grandi distribuzioni americane che a quanto pare non accetteranno il suo nuovo film a causa dell’onda mediatica che ha travolto nuovamente il regista?

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Cinema

#soloalcinema: arrivano le Notti Bianche del Cinema italiano

Riccardo Colella

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Alice nella città, Anica e Anec tra le associazioni di categoria, gli artisti di U.N.I.T.A. e quelli di 100autori, insieme alla Fondazione Accademica del Cinema Italiano – Premi David di Donatello, tutti uniti a sostegno del Cinema italiano. Cineasti, sceneggiatori, esercenti, critici cinematografici e distributori lanciano l’iniziativa #soloalcinema per richiamare l’attenzione del pubblico italiano, in occasione di un evento unico nel suo genere, pensato appositamente per accompagnare la riapertura delle sale cinematografiche italiane.

Da Milano a Napoli e da Torino a Roma, fino a Palermo e Bologna, con Bari e Livorno, arrivano le Notti Bianche del Cinema. È così che gli organizzatori hanno chiamato la festa cinematografica che, insieme alla campagna #soloalcinema, animerà le notti estive italiane. Una non-stop cinematografica di 48 ore con una programmazione ad hoc ed un unico e agevolato biglietto d’ingresso per accedere, attraverso un percorso dedicato, ad anteprime, incontri, dibattiti ed eventi speciali con gli addetti del settore.

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L’obiettivo delle Notti Bianche del Cinema è quello di rilanciare il settore, attraverso l’incontro tra cultura e cittadinanza attiva. Un faro puntato su un mondo, quello del Cinema, già fortemente destabilizzato e così ulteriormente danneggiato dall’anno appena trascorso. Recuperare gli spazi perduti, quindi. Recuperare la socializzazione e dimostrare che il cinema sul grande schermo è tutt’altro che morto.

Il cinema guarisce. Il cinema fa bene. Ritroviamoci al cinema”. È lo slogan di Vittoria Puccini, presidente di U.N.I.T.A., che assieme ad artisti del calibro di Pierfrancesco Favino, Vinicio Marchioni, Elena Sofia Ricci, Beppe Fiorello, Edoardo Leo, Sabina Guzzanti e tanti altri, si fa portavoce dell’iniziativa. Il programma completo dell’evento sarà svelato nel corso di una conferenza stampa il prossimo 25 maggio.

Di seguito le dichiarazioni dei promotori. Le parole di Roberto Andò, portavoce del sindacato di registi e sceneggiatori italiani 100autori: “La pandemia ha inflitto alla cultura un colpo micidiale. La ripartenza non può non passare attraverso il cinema. La sala verrà celebrata in un’occasione pensata per tutti, giovani, famiglie e quegli appassionati che non riescono a stare lontani dal grande schermo. Questa importante iniziativa serve a riallacciare il filo con gli spettatori”.

Gli fa eco Luigi Lonigro, Presidente Nazionale Distributori ANICA, che dichiara: “Le Notti Bianche rappresenteranno una specie di semaforo verde per l’industria theatrical dato che potranno realizzarsi nel momento in cui non ci sarà più alcuna limitazione alla libera circolazione delle persone e all’apertura dei locali di spettacolo e perché vedranno una copertura nazionale pressoché totale e che andrà a coinvolgere tutte le tipologie di esercizio. Una grande “festa della liberazione del cinema” a cui i distributori italiani parteciperanno con grande entusiasmo e che coinvolgerà tutta l’industria a partire dalle sale cinematografiche e gli spettatori”.

Ed ancora Mario Lorini, Presidente di Anec: “Il cinema riparte con gradualità, ma con grande determinazione. Le prossime settimane saranno decisive, con gli auspicati allentamenti delle misure e con i dati sulla pandemia. Le Notti Bianche del cinema, iniziativa promossa e coordinata da Alice nella Città, può essere davvero il momento centrale per il salto di qualità del processo di ripartenza. Una festa di 48 ore dove enfatizzare la partecipazione di tutta l’industria del cinema al ritorno del pubblico in sala, tra nuove uscite, eventi, promozioni e il coinvolgimento di artisti e talent del cinema italiano, che unito, mette insieme tutta la propria forza per riportare la socialità e l’aggregazione come componente essenziale della unicità della visione di un film su grande schermo”.

Non manca il sostegno della Fondazione Accademia del Cinema Italiano che, nella persona di Piera Detassis, Presidente Fondazione Accademia del Cinema Italiano, rincara: “Il David di Donatello e l’Accademia del Cinema Italiano sono stati sempre vicino alle sale, ai protagonisti e ai lavoratori del cinema in questo lungo difficile inimmaginabile silenzio del grande schermo. La collaborazione con Alice nella città è accesa da tempo e recentemente per arricchire ancor più il percorso nelle classi del David Giovani. Non vediamo l’ora di celebrare e festeggiare la passione per la sala e i film, in cui non abbiamo mai smesso di credere, supportando il lavoro e condividendo le emozioni delle Notti Bianche del cinema. Sarà la festa che tutti gli appassionati aspettano…”.

Chiudono Gianluca Giannelli e Fabia Bettini, Direttori artistici di Alice nella Città: “È facile creare una scintilla, l’importante è che quella scintilla possa accendere un fuoco. Per questo la riapertura nazionale delle sale sarà un momento di socialità straordinario, per ricostruire un’identità collettiva. Ci restituisce un senso di appartenenza rappresentato dall’accensione contemporanea di tante scintille. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza una rete di persone unite dalle stesse passioni che da gennaio stanno dedicando il loro tempo per costruire in sicurezza, un appuntamento fuori dalla norma, eccezionale come i tempi che stiamo vivendo”.

Photo by Karen Zhao on Unplash

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Cinema

“Citizen Penn”: uscito il documentario su Sean Penn durante il terremoto di Haiti

Federico Rapini

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Citizen Penn documentario su Sean Penn ad Haiti

“Citizen Penn” approda dal 6 maggio su discovery + in contemporanea con gli States. Si tratta dell’attesissimo documentario firmato da Don Hardy (Pick of The Litter). Il regista che ha seguito gli sforzi umanitari dell’attivista Sean Penn e di un team di volontari nella grande impresa di organizzare aiuti concreti agli haitiani a seguito del disastroso terremoto del 2010.

A firmare la colonna sonora originale è Linda Perry, insieme al brano originale “Eden: To Find Love, scritto in collaborazione con Bono Vox.
“Citizen Penn” racconta il momento in cui Penn e il gruppo di volontari sono sbarcati ad Haiti. Un arrivo a pochi giorni dopo il terremoto con l’intento di rimanerci il tempo necessario per distribuire viveri e medicinali.

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Un impegno che però è andato oltre quello della missione umanitaria. Così tanto che negli anni è stata creata un’organizzazione non-profit chiamata CORE. Tra le attività realizzate bisogna ricordare il più grande campo per gli sfollati di Haiti.

Il documentario offre uno sguardo intimo, onesto e riflessivo sugli obiettivi e le sfide di chi ha deciso di fare qualcosa per aiutare le popolazioni in difficoltà. Al due volte premio Oscar Penn, il viaggio ad Haiti ha cambiato la vita. “Dal clima alla risoluzione dei conflitti, alla povertà e alla battaglia contro il covid-19, noi cittadini dobbiamo prestare servizio per aiutare gli altri. La missione può essere una strada accidentata, ma che tutti dobbiamo percorrere. Don Hardy, il regista ha viaggiato con CORE per oltre 10 anni. Spero che la sua opera cinematografica trovi una qualche forma di ispirazione per chi la guarda”

Negli ultimi anni, CORE ha ampliato i suoi sforzi anche negli States. Più recentemente sta organizzando siti di test Covid-19 gratuiti in tutto il paese e allo stesso tempo gestisce il più grande sito di vaccinazione degli USA al Dodgers Stadium di Los Angeles. 
“Citizen Penn”, che doveva precedentemente partecipare al Tribeca Film Festival, ha vinto l’Audience Choice Award all’Heartland Film Festival e ha partecipato all’AFI Fest, Raindance e il Vancouver International Film Festival.

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