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Teatro

Ridere per sopravvivere, la comicità di Gabriele Cirilli alla costante ricerca di nuove sfide

Ho sempre desiderato essere un artista a 360 gradi, esattamente come diceva il grande Gigi Proietti. Mi considero molto all’americana e ho sempre tratto ispirazione da mostri sacri come Steve Martin o Dan Aykroyd

Federico Falcone

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“Mi piace il palcoscenico, il rumore delle assi di legno che cigolano sotto i miei passi. Mi piace il momento in cui sto per entrare in scena in cui il panico si mescola con la scarica elettrica della sfida che sto per affrontare. Mi piace sentire a fine spettacolo ‘Che bello, mi sono divertito tantissimo. Ho riso per due ore‘”.

Gabriele Cirilli, comico e attore abruzzese amatissimo dal pubblico italiano di tutte le età, è in questi giorni in giro per l’Italia con lo spettacolo “Mi piace…di più” con il quale getta la maschera e svela apertamente le sue intenzioni e ambizioni: far ridere, il più possibile, il pubblico presente in sala.

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La risata è la migliore medicina per i tempi che viviamo?

Come diceva Charlie Chaplin, “un giorno senza un sorriso è un giorno perso“. E se lo diceva lui, allora possiamo crederci. Nella nostra vita e nella nostra quotidianità ridere è fondamentale, anche perché è scientificamente provato che fa bene alla salute, dalla pressione arteriosa all’umore. E inoltre si, in un periodo come questo è sicuramente la migliore medicina possibile. Di disgrazie ne abbiamo tante e se non ci concediamo almeno due ore di tranquillità è finita.

Con riferimento allo spettacolo sono rimasto colpito da un particolare della descrizione che recita “ogni replica è un debutto”. E’ davvero così?

Come sostengono i più grandi, da Benigni a Proietti, è importante avere un canovaccio da seguire. Io ne ho uno, adoro averlo. Quest’anno ho costruito uno spettacolo che segue la scia di quello dell’anno scorso chiamato semplicemente “Mi piace”. Questa evoluzione, appunto, si chiama “Mi piace…di più”. Ogni sera abbiamo un pubblico diverso con il quale dialogare. E adoro adattarmi a esso. Ieri, a Torino, dal niente è nato uno sketch che ha coinvolto il pubblico presente in sala, in particolar modo una coppia di sposi. Tutto improvvisato, tutto molto bello. E’ uno one man show a tutti gli effetti, quando togli una quarta parete. Senza interazione col pubblico lo show sarebbe diverso e quindi, per farla breve, non sarebbe parte di quel canovaccio che ho elaborato.

Oltre ai punti cardine della tua comicità, da cosa trai spunto per evolvere lo show e portarlo tutte le sere in una dimensione diversa?

Nella vita c’è sempre qualcosa di nuovo da esplorare. Lo spettacolo, infatti, si adegua molto al posto dove mi trovo, tanto da concedermi spunti dalla giornata ivi trascorsa. Mi aspetto sempre cose nuove come, ad esempio, in Puglia, a Lecce, dove mi sono divertito a parlare del mare di Otranto. Cosa che, per ovvie ragioni, non posso fare quando vado a Torino o Verona. L’ispirazione arriva dal territorio, questo si. Voglio anticiparti una novità: l’anno prossimo porterò in scena uno spettacolo che avrà la regia di Arturo Brachetti e si chiamerà “Se rinasco non ci casco”. Ho sempre desiderato mettere sul piatto un qualcosa di diverso rispetto al mio trascorso e parlare delle cosiddette sliding doors.

Come è cambiata la tua comicità in questi anni?

Sono abbastanza pop, la mia comicità è costruita in maniera tale che funzioni in tutta Italia. Ci sono cose esilaranti in una regione che in un’altra, invece, magari non scalfiscono il pubblico. E’ un fatto di cultura e appartenenza. Ad esempio, se sto facendo un pezzo sul mare, magari funziona di più in posti dove il mare non c’è. E’ una cosa strana ma interessante e indicativa di come la reazione del pubblico possa essere imprevedibile. La comicità, per funzionare, deve possedere un certo grado di musicalità. Lo spettacolo comico deve essere una musica, se leggi bene lo spartito e fai una bella jam session lo spettacolo funziona, in caso contrario esce fuori un bruttissimo concerto.

E’ questa la chiave del tuo successo?

Ho sempre desiderato essere un artista a 360 gradi, esattamente come diceva il grande Gigi Proietti. Mi considero molto all’americana e ho sempre tratto ispirazione da mostri sacri come Steve Martin o Dan Aykroyd, artisti eclettici e, per questo, estremamente completi. Provo sempre a cimentarmi in diverse forme d’intrattenimento che possano reinventarmi. In Italia apprezzo tantissimo Lillo e Greg, conosciuti al tempo in cui erano Latte e i Suoi Derivati. Una sera, parlando con Claudio Cecchetto, siamo però arrivati alla conclusione che un certo tipo di comicità in Italia trova spesso delle difficoltà.

Quali possono essere le ragioni? Anche la stand up comedy, sempre più apprezzata dal pubblico internazionale, in Italia fatica ad attecchire…

E’ una bella domanda. Anche io mi sono chiesto perché la stand up comedy e la comedy central qui da noi non funzionino. In gran parte degli States è considerata la comicità per eccellenza ma in Italia non riesce a prendere piede. Credo sia un problema culturale. Se non la conosciamo bene – e non la conosciamo – non sappiamo come affrontarla, come creala e a chi rivolgerla. Ecco perché è complesso farla attecchire. Il pubblico l’apprezza, ma non la comprende fino in fondo. E’ difficile da spiegare. Eddie Murphy ha fatto cose fortissime, usando un linguaggio anche molto duro. In Italia ha portato spettacoli (ovviamente in inglese e quindi a esclusivo appannaggio di pochi) che non hanno avuto successo. Angelo Duro mi piace e sta riscuotendo molto successo. Si porta il suo pubblico ma sta andando bene con la sua stand up comedy.

E’ un problema di moralismo?

Sicuramente anche questo fattore contribuisce in negativo. La stand up comedy è dura e aggressiva per definizione. Vengono dette cose che tutti pensano ma che nessuno ha il coraggio di dire. Quindi spaventano e scatenano reazioni contrastanti.

Credi che in questi anni sia cambiato l’approccio italiano alla comicità??

La comicità non cambia mai, semmai muta il modo di affrontarla. Prima, per far ridere le persone, bisognava avere cabaret e locali predisposti per spettacoli a tema. Oggi invece serve un video su youtube, magari sperare che diventi virale, per arrivare immediatamente alla gente. Il ragazzo di oggi non va al cabaret come facevo io alla sua età. Ma mi sto adeguando ai tempi che cambiano e sto cercando di utilizzare i mezzi moderni per arrivare a un pubblico più vasto. La tecnologia non può essere arrestata, tanto vale portarla dalla propria parte.

Foto: Chiara Basile Fasolo

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

Cinema

Franceschini fa sul serio: cinema, teatri e musei riaperti dal 26 aprile

Federico Rapini

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Franceschini riapre musei cinema e teatri

Dopo una serie interminabile di annunci e smentite, ritardi e rilanci, chiusure totali e aperture parziali, forse ci siamo: il 26 aprile è la data che il ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha individuato per la riapertura di musei, cinema e teatri. Un tira e molla protrattosi per mesi, gravato dall’infinita oscillazione tra zone rosse e arancioni che, però, male hanno celato la vera assenza di una progettazione a lungo termine.

Le polemiche, nel corso di questi mesi, ulteriormente incandescenti nel corso delle ultime settimane, non hanno risparmiato il ministro, reo di tanti proclami e scarse attenzioni verso un mondo, quella della cultura, che in Italia è parte essenziale e imprescindibile per il Pil nazionale e che, non fosse altro per la storia meravigliosa del nostro Paese, è vanto agli occhi della comunità internazionale.

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Spartiacque della decisione è, come ormai noto, il Comitato Tecnico Scientifico, al quale spetta l’ultima parola sulle riaperture e che ora, finalmente, seppur con notevoli pressioni, sembra avallare la possibilità tanto auspicata dagli addetti ai lavori. “Io ho discusso con il Cts soprattutto per avere un allargamento della partecipazione per gli eventi all’aperto”, ha spiegato Franceschini. “Sarà possibile lavorare a un’estate con una maggiore elasticità al chiuso e una maggiore disponibilità per gli eventi all’aperto. Io vorrei ci fosse, anche mettendo qualche misura di sicurezza in più, un allargamento del numero di spettatori all’aperto. Abbiamo bisogno tutti di un’estate con piazze e strade che compatibilmente con la sicurezza siano pieni di spettacolo, musica, danza e prosa”.

“Dal 26 aprile, con qualche giorno di anticipo rispetto all’ipotesi dei primi di maggio, potranno riaprire teatri, cinema, musei e eventi all’aperto con misure di limitazione della capienza che conoscete e che abbiamo lungamente discusso con le categorie e gli esercenti”. Poi precisa: “Da Cts ok a nostre proposte”. E ringrazia “tutti quelli che domani (oggi ndr) saranno in piazza. Sono con voi”.

Oggi, 17 aprile, a Piazza del Popolo a Roma manifesteranno i Bauli in Piazza (dalla quale faremo un collegamento in diretta sulla nostra pagina Facebook) insieme ad oltre 100 organizzazioni. Prenderanno parte alla manifestazione romana che verrà aperta da un flash-mob a cura degli stessi Bauli e che poi si svolgerà coinvolgendo la presenza e le testimonianze di tutte le sigle aderenti. La protesta dei lavoratori del mondo dello spettacolo, che il 14 aprile hanno occupato il Globe Theatre a Villa Borghese, continua nonostante le parole di Franceschini. Fermi da oltre un anno e senza ancora risposte certe sul futuro, il movimento ha ottenuto anche il supporto di personaggi come Gianna Nannini, Luciano Ligabue e Piero Pelù.

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Teatro

Stadi aperti e teatri chiusi? Occupato il Globe Theatre di Roma tra le polemiche del web

Antonella Valente

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Lavoratrici e lavoratori dello spettacolo hanno occupato ieri, nel pieno rispetto delle disposizioni sanitarie, il Globe Theatre a Villa Borghese a Roma, al fine di cercare un dialogo con le istituzioni e far sì che venga riconosciuto un sostegno reale e concreto alla categoria.

Dopo più di un anno dal blocco degli spettacoli dal vivo chiediamo una riforma strutturale del settore – scrivono su Facebook – Non vogliamo una riapertura senza sicurezza, che ci faccia ripiombare in un mondo del lavoro ancora più incerto e privo di garanzie.”

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Riapriamo questo spazio a tutte le precarie, a tutti gli sfruttati, – continuano – per riappropriarci di un tempo di confronto e autoformazione“.

Leggi anche: Una finestra sul teatro, il video della non performance nello spazio chiuso al pubblico

L’occupazione è avvenuta anche come risposta al governo che lo scorso 13 aprile ha autorizzato l’apertura parziale dello Stadio Olimpico di Roma per ospitare la partita inaugurale dei prossimi europei tra Italia e Turchia. La decisione pare sia stata presa dopo alcune “pressioni” da parte della Uefa: l’11 giugno, quindi, l’Olimpico ospiterà il 25 per cento degli spettatori altrimenti presenti al massimo della capienza.

Anche il ministro Franceschini, però, ha alzato la voce, invocando, giustamente, una parità di trattamento tra il settore sportivo e quello culturale. Il ministero della cultura ha sottolineato come sia nell’audizione di lunedì sia nelle proposte inviate ieri al Cts Franceschini abbia chiesto che “nel caso in cui si dovessero autorizzare eventi sportivi con pubblico, le stesse regole dovrebbero riguardare i concerti e gli spettacoli negli stadi o in spazi analoghi.

Appresa la notizia relativa all’apertura dell’Olimpico anche il mondo della musica è insorto.La possibile differenziazione di ‘capienze covid’ tra calcio e musica è inaccettabile e su questo punto tutta la filiera legata alla musica live, compresi gli artisti, è pronta a prendere posizioni forti e nette”. Così in una nota congiunta Roberto De Luca (Live Nation), Ferdinando Salzano (Friends&Partners), Clemente Zard (Vivo Concerti).

Leggi anche: Bauli In Piazza: Unita e altre 100 realtà tricolori urlano la loro rabbia

Ieri, di traverso alle riaperture dei luoghi di cultura e di musica dal vivo, ci si era messo il Festival di Sanremo, trasmesso, dopo giorni di discussioni e polemiche, in assenza di pubblico (d’altronde il Teatro Ariston è un teatro come tutti gli altri). Oggi, gli stadi, quegli stessi che da decenni ospitano anche concerti di artisti più o meno famosi, che per logiche economiche e di immagine riaprono per accontentare dinamiche oltre confine. Staremo a vedere. Nel frattempo, però, lavorare di cultura in Italia continua a non rappresentare un bene di prima necessità, nel pieno “rispetto della disparità tra lavori.”

Foto Roma Today

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Teatro

Una finestra sul teatro, il video della non performance nello spazio chiuso al pubblico

Fabio Iuliano

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Il video che vedete è il risultato di un esperimento singolare andato “in scena” all’Aquila lo scorso 27 marzo, Giornata internazionale nel teatro all’interno di una struttura del capoluogo abruzzese. Non una performance, ma tutto quello che solitamente la accompagna, dalle fasi di preparazione al momento del contatto con l’esterno.

“La finestra sul teatro”, spiegano gli organizzatori, è stata una vera avventura, una meravigliosa esperienza creativa. Il punto di partenza è il paradosso: “mostrare teatro” quando non si può mostrare; il mezzo è il video, dove il teatro può solo essere “ombra” di se stesso; il punto di arrivo è la “non performance”, il “non spettacolo”, in cui anche il pubblico sia un “non pubblico”, cioè null’altro che un ricordo nostalgico che ci assale quando gli artisti non ci sono più.

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Compare anche Cesare Pavese, scomodato dalle pagine di “La luna e i falò”, e, pur parlandoci di altro, riesce a fare da guida ( o da traghettatore?) in una landa senza simboli, senza poesia, senza immaginazione, lì dove il gioco della finzione nega se stesso e, negandosi, diventa odiosa condizione del reale, del travaglio. La finestra si è aperta sul “Teatro-Studio” di Via Ficara-Piazza d’Arti a L’Aquila (poco più in là del presidio medico dove si mettono in fila le persone in attesa del vaccino).

Il “Teatro–studio” è una sala teatrale, nata da un progetto del comitato Arci L’Aquila, pensata, oltre che per l’incontro con il pubblico, anche come studio di preparazione e produzione. È inoltre, anche un atelier che ospita workshop di formazione di livello, e che, in tempi normali, è frequentato con assiduità anche dalle scolaresche per progetti pedagogico-teatrali. Uno spazio che propone, inoltre,  come “indipendente”, che, pur ospitando manifestazioni e progetti in collaborazione con gli enti più importanti (tra cui il Teatro Stabile d’Abruzzo), vive grazie all’impegno costante, da rinnovare di giorno in giorno, dei membri della compagnia Teatrabile.

“La finestra sul teatro” è realizzata dalla compagnia Teatrabile delll’Aquila (con Alessandra Tarquini, Michele Di Conzo ed Eugenio Incarnati) in collaborazione con Mister Moustache (con Franco di Berardino) ed è nata in seguito ad una iniziativa di Alessandro Martorelli (compagnia “Teatranti tra Tanti” di Avezzano).

Fra le altre compagnie partecipanti: Tiriteri teatro dell’Invenzione, Teatelier e Cts, (di Chieti), I Guastafeste ed Animammersa, (dell’Aquila), Sara Gagliarducci (da Roma), Fantacadabra di Avezzano, ed altri artisti, fra cui i musicisti dei gruppi musicali Yawp e Niutaun.

Dell’iniziativa ha fatto parte anche Andrea Mandruzzato (“Fotogrammi” video service) che ha registrato – sotto gli occhi di tutti – lo spot.


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