Connect with us

Musica

Master Of Puppets dei Metallica compie 34 anni. Epitaffio di Cliff Burton, per molti è il capolavoro dei Four Horsemen

Con questo full-lenght i Metallica non solo vincono la scommessa di cambiare pelle al proprio sound, ma entrano di diritto nell’Olimpo dei grandi del metal. Il pattern bilancia alla perfezione le sterzate tipiche del genere, frutto di ritmiche serrate e in your face, con momenti più melodici e un songwriting più vario rispetto al passato.

Federico Falcone

Published

on

Nel marzo del 1986 i Metallica si apprestavano a dare alle stampe “Master Of Puppets”, terzo album della band di San Francisco, da molti considerato il punto più alto della loro discografia. Se il primo “Kill’ Em All” (1983) era frutto di quell’ondata thrash senza compromessi dei primi anni ’80 (anche grazie all’impatto di un devastante Dave Mustaine), e “Ride The Lightning” aveva aggiunto sonorità figlie della NWOBHM, “MOP” aveva consacrato Hetfield e soci come una tra le più grandi band al mondo, capace di influenzare migliaia di formazioni emergenti e in grado di riempire arene e stadi in giro per il globo.

Nel mondo del thrash metal il 1986 è un anno sacro. Oltre ai Metallica, anche altri gruppi hanno pubblicato dei dischi inarrivabili, non sono per qualità espressa ma anche l’impatto che hanno avuto sulla scena. Vale la pena citare gli Slayer di “Reign In Blood”, i Medageth di”Peace Sells… but Who’s Buying?”, i Kreator di “Pleasure To Kill”, i Nuclear Assault di “Game Over, i Sepultura di “Morbid Visions”, i Possessed di “Beyond The Gates, i Whiplash di “Power and Pain”.

“Master Of Puppets” va oltre l’integralismo thrash metal. Evolve le sonorità presenti sul suo predecessore, andando a chiudere definitivamente con quella furia ceca e senza compromessi che aveva caratterizzato “Kill’Em All”. Non più thrash oltranzista dunque ma un’apertura dichiarata a sfumature più heavy metal e figlie di un approccio al genere di matrice europea. Fermo restando il “tiro” che brani come “Battery” o la stessa title track presentano, il pattern bilancia alla perfezione le sferzate tipiche del genere, frutto di ritmiche serrate e in your face, con momenti più melodici e un songwriting più vario rispetto al passato.

Con questo full-lenght i Metallica non solo vincono la scommessa di cambiare pelle al proprio sound, ma entrano di diritto nell’Olimpo dei grandi del metal. Nelle settimane immediatamente successive alla sua pubblicazione si attestò come il primo lavoro del gruppo a vendere più di 500.000 copie (ad oggi sono circa sette milioni solo negli U.S.A.) e nel 2017 la rivista Rolling Stones lo ha inserito al secondo posto nella classifica dei dischi metal più belli di sempre.

“Master Of Puppets” è purtroppo l’ultimo album dei Metallica con Cliff Burton al basso. Nel settembre del 1986 la band è in Europa, nel pieno del tour promozionale al disco. La sera del 26 si esibisce a Stoccolma. E’ un grande show, il pubblico è entusiasta e l’umore della band è alle stelle. D’altronde è il periodo d’oro della formazione a stelle e strisce. Nessuno di loro avrebbe mai immaginato che da lì a poche ore la loro vita sarebbe cambiata. Dopo il concerto nella capitale svedese il tour bus si rimise in cammino e, all’altezza di Ljungby, l’autista perse il controllo a causa di una spessa lastra di ghiaccio sull’asfalto. Le dinamiche dell’incidente, però, ad oggi presentano ancora dei dubbi.

Il mezzo, ormai fuori controllo, si ribaltò e Burton, che dormiva nella cuccetta al lato del finestrone del bus, sfondò il vetro e rimase schiacciato tra le lamiere del bus rovesciato. Era morto. Nonostante i soccorsi piuttosto tempestivi(si parla di circa 15/20 minuti) i tentativi di salvare lui la vita furono vani. Kirk Hammett, James Hetfield e Lars Hulrich reagirono nell’unico modo che conoscevano: ubriacandosi selvaggiamente e sfasciando stanze d’hotel. Hammett passò intere giornate a piangere, Ulrich non voleva dormire se non con la luce della stanza accesa e Hetfield sfogò la sua rabbia e il suo dolore nel distruggere tutto ciò che gli capitava a tiro.

L’evento cambiò per sempre il mondo dei Metallica che da quel giorno non hanno mai smesso di celebrare il loro bassista. “Master Of Puppets” è l’epitaffio musicale della band di Frisco con Cliff in line up, forse l’album che più di tutti ne ha identificato il suono e li ha consegnati alla gloria eterna. Ma il vuoto dettato dalla sua morte non sarà mai più rimarginato, neanche con l’ingresso in formazione di musicisti di spessore come Jason Newsted e Rob Trujillo. Per molti fan della prima ora, infatti, i Metallica, artisticamente parlando, morirono quel giorno. Un giudizio censoreo e non del tutto veritiero, ma da quell’episodio in avanti anche le prospettive musicali dei Four (Three?) Horsemen cambiarono definitivamente.

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

Musica

BMG firma i Nomadi: nuovo album dal 2021

Con 60 album all’attivo fra dischi in studio, live e raccolte, per un totale di oltre 15 milioni di copie vendute e con una media di 90 concerti all’anno, i Nomadi sono una delle band più longeve e prolifiche in Italia e non solo

redazione

Published

on

I Nomadi, la storica band italiana fondata nel 1963 da Augusto Daolio e Beppe Carletti, che continua a portarne alta la bandiera e divulgarne il messaggio, firmano con BMG. L’accordo si articola fra discografia, catalogo e edizioni e prevede un progetto ricco e ambizioso che prenderà forma con varie iniziative nel corso dei prossimi tre anni, a cominciare dall’uscita di un nuovo album di inediti nel 2021.

Beppe Carletti rivela: “Dal 2011 avevamo scelto di proseguire il nostro percorso da indipendenti, poi sulla strada dei Nomadi è apparsa la BMG e già dal primo incontro ci siamo piaciuti. È nata una grande sintonia, con una squadra giovane ma consapevole della nostra storia e soprattutto entusiasta e propositivo. Con loro è nato un bel rapporto che sicuramente darà buoni frutti nei prossimi anni, per noi così importanti dato che ci avviciniamo al sessantesimo anniversario di vita nomade”.

Anche BMG Italy, nella persona del suo Managing Director Dino Stewart, esprime la propria soddisfazione per l’inizio della collaborazione: “Mi dà grande gioia avere firmato un nome mitico non solo della musica ma anche della cultura italiana. Cominciamo a lavorare insieme con una visione d’intenti condivisa e vogliamo realizzare album di qualità, che non inseguiranno le mode ma confermeranno una cifra artistica ben riconoscibile, quella che caratterizza da sempre la musica dei Nomadi e del vastissimo pubblico che ancora oggi vuole acquistare musica autentica!”.

Con 60 album all’attivo fra dischi in studio, live e raccolte, per un totale di oltre 15 milioni di copie vendute e con una media di 90 concerti all’anno, i Nomadi sono una delle band più longeve e prolifiche in Italia e non solo. Fra i successi che nel corso degli anni hanno costellato una carriera a dir poco leggendaria vale la pena ricordare Io Vagabondo, Dio è morto, Canzone per un’amica. Numerose anche le collaborazioni con altri artisti di grande spessore, da Francesco Guccini agli IntiIllimani.

Leggi anche: 73 anni fa nasceva Augusto Daolio, voce indimenticabile dei Nomadi

Continue Reading

Musica

Naima: quando un capolavoro di John Coltrane ha il nome di una donna

La semplicità e profondità della melodia dona a “Giant Steps” un intenso respiro attenuando così l’esplosività sonora degli altri brani contenuti nel disco

Antonella Valente

Published

on

“Quella che io considero la mia migliore composizione è Naima” – John Coltrane

Sarebbe stato bello vedere il volto di Juanita Naima Grubbs al primo ascolto della canzone che John Coltrane compose per lei nel 1959. Chissà quale reazione ebbe la ragazza – prima moglie del musicista – che nel 1955 sposò uno dei sassofonisti jazz più famosi di tutti i tempi. Possiamo solo lasciare spazio all’immaginazione e abbandonarci ai 4 minuti e 18 secondi di dolcezza, inseriti, poi, nel disco Giant Steps, capolavoro del 1960.

Naima“, in arabo “che vive una vita dolce”, è una lenta ballad in cui domina dall’inizio il sassofono di Coltrane. Nel corso dello scorrere dei minuti si aggiunge l’assolo di Wynton Kellys al pianoforte. La semplicità e profondità della melodia dona a “Giant Steps” un intenso respiro attenuando così l’esplosività sonora degli altri brani contenuti nel disco.

Si abbandona, quindi, la complessità armonica per lasciare spazio ad una maggiore espressività passionale che trasforma “Naima” nel giro di pochissimo in un classico del jazz.

Molte furono le occasioni live in cui Coltrane eseguì “Naima” durante l’arco della sua carriera. Anzi, nel corso degli anni, il brano ha addirittura subito alcune trasformazioni ed evoluzioni. Particolare è la versione in “free jazz” contenuta nell’album del 1966 “Live ad the Village Vanguard Again!”.

Coltrane dedicò alla sua prima moglie anche un altro singolo dal titolo “Wise One” nel 1964. All’epoca le loro strade, però, si erano già divise. Il sassofonista originario del Nord Carolina aveva, infatti, incoltrato Alice McLeod, ai più nota con il nome di Alice Coltrane, pianista statunitense che lo affiancò fino alla morte avvenuta nel 1967.

foto di Jim Marshall

Continue Reading

Musica

Dodici anni senza Richard Wright, nel 2008 se ne andò un pezzo di storia dei Pink Floyd (e della musica)

Fabio Iuliano

Published

on

Out of the blue, così all’imropovviso, il 15 settembre 2008, arrivò l’annuncio della morte di Richard William Wright. Cantautore, polistrumentista e compositore britannico, fu tra i fondatori – come tastierista – dei Pink Floyd insieme a Syd Barrett, Roger Waters e Nick Mason.

Tuttavia, ben prima di unirsi alla band definitivamente, e mentre studiava armonia al London College of Music, Rick aveva già composto professionalmente alcuni brani, uno dei quali, intitolato You’re the Reason Why fu utilizzato come lato B del 45 giri di Adam, Mike & Tim Little Baby, pubblicato nel 1964 su etichetta Decca e oggi quasi impossibile da reperire per i collezionisti.

Dopo l’uscita di Syd Barrett avvenuta agli inizi del 1968, Wright, prima arrangiatore e “armonizzatore” dietro le quinte delle geniali ed oblique intuizioni di Barrett stesso, diventò il compositore melodico del gruppo. La sua scomparsa ha fatto tramontare ogni remota possibilità di reunion della band.

Continue Reading

In evidenza