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Fotografia e resilienza: Kate Middleton vi invita a descrivere il lockdown attraverso i vostri scatti. Ecco come partecipare

Redazione

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Da Kate Middleton a Mario Vespasiani, fotografia e condivisione nella rappresentazione della resilienza. Dopo l’artista italiano anche la duchessa di Cambridge in questo periodo di emergenza invita a scattare delle particolari istantanee della vita quotidiana.

Nei giorni scorsi Kate Middleton ha presentato “Hold Still” un progetto fotografico volto a descrivere la vita in quarantena, affermando come le fotografie siano un potente strumento di narrazione della resilienza e del coraggio non solo nella sfera sanitaria ma anche in quella individuale e un modo per cristallizzare il momento e ricordarci come eravamo in un periodo che non ha precedenti nella storia.

“Fotografate il vostro umore, le vostre speranze e paure di questi giorni. I cento scatti migliori verranno esposti in una mostra virtuale il prossimo agosto” ha detto la futura regina consorte

L’evento in collaborazione con la National Portrait Gallery, di cui Kate Middleton è madrina, incentrato sulla grande passione: la fotografia, è nato per documentare il lockdown in Gran Bretagna e per fare un quadro della vita in Inghilterra durante il blocco, attraverso i racconti e le storie dei suoi abitanti. Le immagini saranno valutate dalla duchessa in persona assieme al direttore della National Portrait di Londra, Nicholas Cullinan.

La partecipazione è completamente gratuita e si aderisce inviando una fotografia correlata da una breve didascalia. Ogni scatto sarà poi valutato in base all’emozione e all’esperienza che trasmette piuttosto che alla qualità o alla perizia tecnica. I temi Helpers and Heroes, Your New Normal, and Acts of Kindness vogliono mettere in risalto tre sensazioni del momento, da cogliere attraverso la propria fotocamera. 

In Italia Mario Vespasiani è stato tra i primissimi artisti a muoversi in modo concreto fin dall’inizio della pandemia, attraverso l’evento “Per aspera ad Astra” ha tentato di alleviare per quanto possibile i pensieri dalle ansie e angosce quotidiane, invitando chiunque ad osservare il proprio contesto domestico e a raffigurarlo in una sola fotografia. L’artista ha sollecitato a cogliere nel proprio ambiente quei dettagli significativi e inaspettati che circondano ciascuno di noi e che fanno parte della nostra vita, anche se spesso, per via dei ritmi di lavoro e degli impegni, erano rimasti in secondo piano o addirittura mai notati con attenzione. 

L’iniziativa ha immediatamente coinvolto persone di ogni fascia d’età e luogo geografico, e mediante l’utilizzo del social network Instagram è diventato un grande racconto fatto di forme astratte, dettagli e colori inaspettati, che dà origine a una storia personale fino ad ora mai considerata, perché incrocia e si avvicina a quella di tutti gli altri. Per aspera ad Astra (attraverso le asperità sino alle stelle) è una esortazione a non abbattersi di fronte agli ostacoli e alle difficoltà e per Vespasiani vuol dire osservazione di noi stessi e condivisione di un istante per contrastare la paura, interiore e dell’altro, di un elemento invisibile come di un vicino di casa. 

Nell’odierna frammentazione della società l’artista ha sollecitato a costruire un ipotetico ed infinito mosaico che si compone tassello dopo tassello, nel quale ogni immagine è una presenza, un istante, ma soprattutto una persona. 

L’evento di Mario Vespasiani si rivolge ad un pubblico sia italiano che internazionale e richiede principalmente immagini astratte, in modo da invitare a cercare nel proprio ambiente le nuove e inaspettate forme che possono assumere gli oggetti durante il giorno e dal proprio stato d’animo (cos’è un’opera astratta:tale arte esprime concetti attraverso la combinazione di forme, colori e linee, si ottiene semplificando sempre più l’immagine, fino a renderla irriconoscibile e affidando ai colori e alle nuove forme che si creano altri significati). 

Per partecipare a Per aspera ad Astra basta inviare la propria foto “astratta” all’indirizzo: info@mariovespasiani.com e di conseguenza sarà possibile vederla sul profilo Instagram dell’artista che per questo periodo prende il nome dal progetto. Due eventi mossi dalla grande sensibilità che invogliano a guardare il mondo con occhi vivi e pieni di consapevolezza, ma anche di una rinnovata fiducia.

FOTO: VOGUE

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Parte il processo per i falsi di Modigliani: nuovi testimoni e danni per mezzo miliardo di euro

Federico Falcone

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E’ tra le truffe più note della storia dell’arte, di cui ancora oggi si parla. Era il 1984 e tre ragazzi livornesi sbuggiardarono – perché, siamo sinceri, di questo si trattò – l’autoreferenzialità del sistema artistico e museale italiano, mettendo in atto un raggiro talmente ben confezionato che neanche i più illustri critici riuscirono a riconoscere. Non sul momento, per lo meno. Il 24 luglio del 1894 passerà alla storia come il giorno della “beffa di Livorno” che riguardava il grande Amedeo Modigliani.

Nel fosso reale di Livorno tre studenti ritrovarono, “casualmente uscite fuori dal niente”, tre teste. Non umane, ovviamente. O meglio, non umane in senso biologico ma umane in senso artistico-figurativo. Le opere vennero, con troppa fretta e superficialità, attribuite ad Amedeo Modigliani, pittore e scultore nato a Livorno il 12 luglio del 1884 e morto a Parigi il 24 gennaio del 1920. Celebre per i suoi sensuali nudi femminili e per i ritratti caratterizzati da volti stilizzati, colli affusolati e sguardo spesso assente, l’opera di Modigliani ha caratterizzato il periodo a cavallo tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento.

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Quell’anno ricorreva il centenario dalla sua nascita e il ritrovamento di tre opere fino a quel momento non censite venne considerato come un evento nell’evento. Ed effettivamente fu una grande scoperta. Peccato che la storia andò diversamente e che in omaggio al principio del “non è tutto oro ciò che luccica”, l’entusiasmo per la straordinaria scoperta lasciò ben presto il posto a qualcos’altro.

Per circa due mesi si dibatté sulle opere, sulla loro paternità, sulla loro provenienza sulla loro autenticità. Furono scomodati praticamente tutti i più grandi esperti e critici dell’arte, da Argan a Brandi, da Ragghianti a Carli, tutti convinti della originalità delle opere. Anche l’allora restauratore capo della Galleria Nazionale d’arte moderna firmò sull’autenticità. Fino alla scoperta che gettò imbarazzo su quel mondo artistico così autoreferenziale e pieno di sé. I tre ragazzi, in televisione, furono perfettamente in grado di replicare una delle tre teste. Capitolo chiuso.

E’ notizia di questi giorni che si sono costituiti parte civile il Palazzo Ducale di Genova e tre associazioni di consumatori nel processo per i falsi Modigliani, i venti dipinti attribuiti al maestro di Livorno sequestrati nel 2017 mentre erano esposti in una mostra in corso a Genova.

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Come riporta il sito Genova24.it “a processo, per truffa, falso e contraffazione di opere, ci sono sei persone: Massimo Zelman, presidente di Mondo Mostre Skira, che organizzò la mostra, Joseph Guttman, mediatore originario dell’Ungheria con base a New York e proprietario di molte delle opere sequestrate, il curatore della mostra Rudy Chiappini, italiano trapiantato in Svizzera, Nicolò Sponzilli, direttore mostre Skira; Rosa Fasan, dipendente Skira, Pietro Pedrazzini, scultore svizzero, proprietario di un “Ritratto di Chaim Soutine” che secondo gli investigatori piazzò come autentico pur sapendolo falso”.

“Secondo gli investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio, attraverso l’esposizione alla mostra si voleva rendere autentiche delle opere false per acquisire una maggiore quotazione e rivenderle a prezzi stellari nel centenario (caduto lo scorso anno) della morte di Modì. Per i legali degli imputati, invece, le opere sono autentiche. Il processo proseguirà il prossimo cinque marzo”.

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Alda Merini, il “silenzio rumoroso” della poetessa dei Navigli

Redazione

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Donna fra le donne, personaggio controverso e a volte difficile da comprendere fino in fondo. Il mondo di Alda Merini (1931- 2009) è quello della fantasia, della sensibilità e dei sogni, in cui si colgono cose che chi vive il frenetico quotidiano non riesce a intuire.

Per questo oggi leggiamo “I poeti lavorano di notte”. È tratta da Testamento, raccolta edita da Crocetti nel 1988, nella cui prefazione Giovanni Raboni parlò dei versi della Merini come di “crepe istantanee e terrificanti, bagliori di un altro mondo”. Rappresenta quasi un manifesto poetico.

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Alda Merini racconta come il ruolo del poeta, durante la notte, diventi un vero e proprio lavoro da portare a termine, reso ancora più dolce e proficuo dall’affascinante e quieta atmosfera notturna. In un tempo senza tempo, in cui tutto tace, in cui la cognizione cessa di esistere e la ragione si china davanti al grido interiore.

In quel tempo senza luci e rumore assordante, lì, l’uomo si fa poeta, prende le vesti di cantore dell’anima, e incomincia a scrivere. La poesia del resto è una forma espressiva che presuppone una condizione di silenzio, per sua natura infatti è in antitesi rispetto allo stress e al caos. Questo quindi ci riporta al ruolo che la poesia dovrebbe avere: fare rumore, esplodere in un “silenzio rumoroso” capace di scuotere gli animi e incantare chi legge.

Ogni poeta può rivedersi in questo componimento della “poetessa dei Navigli”. 

I poeti parlano di notte

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.

I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio.

Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

Di Erica Ciaccia

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Coronavirus: morto Larry King, celebre il suo show sulla CNN

Redazione

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È morto Larry King, celebre conduttore televisivo statunitense celebre principalmente per il suo omonimo show, andato in onda sulla CNN dal 1985 al 2010 per la bellezza di settemila puntate. Aveva 87 anni e da tre settimane era ricoverato al Cedars Sinai Medical Center di Los Angeles perché positivo al Coronavirus. Il virus purtroppo ha avuto la meglio.

Larry King era affetto da patologie pregresse, principalmente il diabete di cui soffriva da anni, così come di problemi cardiaci. Nel 1987 ebbe un attacco di cuore e venne operato per l’installazione di cinque bypass. Nel 2017 era stato operato per un tumore ai polmoni. Nato come Lawrence Harvey Zeiger a New York il 19 novembre del 1933 aveva mosso i primi passi da giornalista proprio nella Grande Mela Prima di avere successo, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, anche in Florida come speaker e radiofonico in quel di Miami Beach. Sul finire dei Settanta ritorna a New York per commentare i campionati di football americano.

Alla carriera da giornalista e conduttore televisivo ha affiancato il suo impegno sociale da filantropo. Sul finire degli anni Ottanta fondò la Larry King Cardiac Foundation con la quale sosteneva le spese cardiache per i più poveri. In carriera ha collezionato più di cinquantamila interviste.

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