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“Eternamente Figaro!”: il gran finale del GO Abruzzo Festival

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Articolo a cura di Rossana Lanzillotta

Considerato all’unanimità come uno degli esempi più perfetti di drammaturgia musicale, il primo frutto della collaborazione fra Mozart e Lorenzo Da Ponte, “Le nozze di Figaro”, chiuderà il GO Abruzzo Festival il 2 agosto in piazza San Francesco a Guardiagrele. L’opera verrà eseguita dall’orchestra Benedetto Marcello diretta dal M° Maurizio Colasanti, con la regia di Alberto Paloscia e le scenografie di Giacomo Callari.

Il cast di interpreti, selezionato da Susanna Rigacci e lo stesso Colasanti tramite audizioni online, è composto da: Silvia Lee (Susanna), Mariko Iizuka (Contessa di Almaviva), Sandro Degl’Innocenti (Figaro), Gianmarco Durante (il Conte di Almaviva), Lucrezia Venturiello (Cherubino), Edoardo Ferrari (don Basilio/don Curzio), Ludovico Valoroso (don Bartolo), Beatrice Fanetti (Marcellina), Marta Pacifici (Barbarina), Gianmarco Di Cosimo (Antonio), con il Coro Lirico d’Abruzzo diretto da Alberto Martinelli e la collaborazione dei Maestri al cembalo Ivana Francisci e Michele Natale.

L’opera, la prima delle tre buffe, fu tratta dalla commedia Le Mariage de Figaro di Beaumarchais che, poiché pregno di veleni satirici contro la classe aristocratica, vide la luce fra non poche difficoltà. Nonostante questo Le nozze di Figaro finì per essere il più grande successo dell’intera carriera artistica di Mozart e dal 1786 non ha mai smesso di essere rappresentata in tutto il mondo, fino ad arrivare, ora, a Guardiagrele.

 “Le nozze di Figaro” presenta due grandi macrotemi: uno sociale, l’altro prettamente umano, sentimentale. Secondo lei l’opera è per Mozart un pretesto per prendersi gioco delle classi sociali privilegiate dell’epoca o ha una più profonda radice umana? Abbiamo rivolto questa domanda al M° Maurizio Colasanti.

“Soprattutto nell’opera lirica, ogni periodo storico rilegge le opere del passato proiettandovi il suo tempo, la sensibilità contemporanea, il gusto estetico e il pensiero filosofico di cui è intriso. Il relativismo del nostro tempo ha forse sottratto al linguaggio della filosofia e della religione molte idee normative che regalavano orientamento e stabilità, Le nozze di Figaro no. Al di là della trama e dell’ambientazione, che in questa edizione guardiese la sapiente e colta mano del maestro Paloscia avvicina alla nostra sensibilità, l’opera mozartiana travalica il mero aspetto ludico per farsi riflessione di un’esistenza profonda e sorprendente. Il potere dell’eros, l’ambivalenza dell’agire umano, la messa in crisi dei canoni che regolano le relazioni umane rappresentano, a mio avviso, la vera essenza di questo capolavoro in cui Mozart e Da Ponte riescono in maniera impareggiabile a tratteggiare la profondità dell’animo umano con leggerezza e spessore”.

Nonostante l’Italia sia il paese del bel canto, stiamo assistendo a una decadenza culturale che trova conferma nella chiusura dei teatri. Come vede il futuro dell’opera e della musica classica in Italia?

“L’Occidente ha avuto per troppo tempo la pretesa di poter elargire la filosofia e la morale nell’arte come la risultante di un universale-assoluto. Anche nella musica è accaduto qualcosa di simile che ci ha spinto a creare luoghi di conservazione piuttosto che di stimolazione. Pertanto io non credo che ci sia in atto una decadenza culturale, quanto piuttosto una obsolescenza. L’opera è il regno della vita e ciò che succede a Guardiagrele nonostante questo anno terribile ne è la dimostrazione”.

“Abbiamo la fortuna di poter lavorare con giovani pieni di talento, speranze e obiettivi che sotto la guida di personalità straordinarie come Susanna Rigacci e Alberto Paloscia hanno potuto partecipare al divenire intelligente di un progetto che rappresenta la testimonianza di un protagonismo vitale che si realizza appunto intorno alla bellezza di un’arte immortale. Accade sovente però che il mondo della musica e dell’opera sia avvinghiato a una concezione mercantile che risponde a un’ottica capitalista in cui la produzione di utili è più importante della produzione artistica. È un discorso lungo e complesso ma facile da comprendere; un discorso che si è trasformato in postura, in un atteggiamento da parte di molti gestori che anziché provare ad alimentare l’arte hanno pensato bene di compiacere i loro padrini padroni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti”

Abbiamo incontrato anche il regista dell’opera che andrà in scena a Guardiagrele, Alberto Paloscia, cui abbiamo chiesto come mai, negli ultimi anni, molti registi abbiano utilizzato ambientazioni moderne e spesso poco rispettose dell’opera stessa per avvicinare il grande pubblico. Lei ritiene necessario questo escamotage? Come si pone nei confronti di un’opera come “Le nozze di Figaro”, che è potenzialmente moderna?

“Il regista d’opera deve partire a mio avviso da due punti fermi: il rispetto per la musica e la drammaturgia. L’opera nasce come dramma in musica e la musica è l’elemento predominante. Ho avuto la fortuna di seguire, fin da quando ero un giovane collaboratore del prestigioso Maggio Musicale Fiorentino, uno dei festival più innovativi del panorama italiano, le prove di grandi registi degli anni Settanta e Ottanta: da Zeffirelli a Ronconi, da Pizzi alla Cavani, da Tiezzi a Jonathan Miller. Uomini ricchi di idee e di creatività ma rispettosi della musica. E ho imparato molto da loro. Come ho imparato molto dagli ultimi spettacoli lirici firmati da Luchino Visconti, Don Carlos di Verdi all’Opera di Roma e Manon Lescaut di Puccini al Festival dei Due Mondi di Spoleto”.

“Altro mio ‘maestro’ il regista Giancarlo Del Monaco, che considero un genio assoluto. Figlio del grande tenore Mario, ha saputo conciliare la tradizione italiana con la modernità del “teatro di regia” tedesco. Ritengo che oggi un’impostazione registica moderna, che non stravolga o violenti il testo musicale e l’assunto drammaturgico dell’opera, possa avvicinare all’opera un pubblico più giovane e abituato a generi di spettacoli più vicini alla sensibilità attuale, quali il cinema e il musical”.

“Le Nozze di Figaro che ho pensato per Guardiagrele, ad esempio, pur non tradendo il nucleo poetico del capolavoro mozartiano (lo spirito rivoluzionario della cultura illuministica e massonica a cui Mozart e il librettista Da Ponte si erano ispirati, il dialogo diretto tra classi sociali diverse, tra ricco e povero, tra nobile e servitore, il perseguimento della felicità della coppia), sono ambientate in uno stabilimento balneare dei giorni nostri, di proprietà del Conte Almaviva e della Contessa, luogo dove l’intrigo e le peripezie della folle giornata acquisteranno il rimo surreale e stravagante di un film di Almodovar. Un’idea cui gli splendidi giovani, bellissimi e preparatissimi componenti del cast vocale hanno aderito con entusiasmo. E debbo aggiungere che tutto lo staff che dirige il Guardiagrele Opera Festival ha creato un’atmosfera di affiatamento e fiducia. Una manifestazione che mi ha fatto a pensare a Guardiagrele come alla Spoleto d’Abruzzo”.

Qual è il rapporto che si instaura fra direttore d’orchestra e regista?

“Il rapporto, la coesione, l’affiatamento e la comunanza d’intenti fra direttore d’orchestra e regista sono fondamentali e sono la condizione essenziale per la riuscita di uno spettacolo composito e complesso come l’opera lirica. Gli spettacoli che sono restati nella storia, e che essendo giunto a un’età matura ho potuto vedere e ammirare personalmente, sono quelli in cui la coesione tra direzione d’orchestra e lettura registica era assolutamente perfetta; ne cito alcuni: Manon Lescaut Schippers-Visconti a Spoleto, Orfeo ed Euridice Muti- Ronconi a Firenze, Simon Boccanegra Abbado-Strehler alla Scala, Tosca Mehta-Miller a Firenze”.

“Il regista deve servire la musica e mettersi a completa disposizione del direttore. Il Maestro Maurizio Colasanti, con cui ho il piacere di lavorare per la prima volta, è anche il direttore artistico del Festival e il nostro lavoro si è svolto in piena sinergia con lui, anche per la scelta del cast, e con quella straordinaria cantante, musicista e docente che è il soprano Susanna Rigacci, altro punto di forza della strategia artistica del Festival abruzzese. Ho costruito gran parte della regia dopo avere seguito le prove musicali del Maestro Colasanti e l’ho articolata sull’eleganza, sul dinamismo e sull’asciuttezza della sua lettura. Una bellissima esperienza”.

La sinergia tra il M° Colasanti e il regista Paloscia, un cast di giovani talenti, una cornice pittoresca come Guardiagrele, il genio di Mozart – Da Ponte promettono dunque un’appassionante chiusura del festival, un’esplosione di vita che va contrastare i mesi bui di questo 2020 così alieno. Il potente spettacolo continua.

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Sky Arte alla scoperta dei talenti musicali italiani: Fulminacci ospite di Indie Jungle

Indie Jungle è un format dedicato al mondo dei live e propone sullo schermo l’esperienza di un intero concerto dal vivo

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Continua il viaggio di Indie Jungle, il nuovo programma di approfondimento musicale, che propone 12 puntate monografiche per altrettanti concerti, in onda su Sky Arte. Esclusive serate alla scoperta delle sonorità e delle storie degli artisti coinvolti, attraverso un accurato racconto che rende questi live anche dei veri e propri mini documentari.

Leggi anche: Fulminacci è un artista. E ora vi spiego perché

Un viaggio inaugurato sabato 17 ottobre con la musica di Frah Quintale, che prosegue ora alla scoperta di Fulminacci, protagonista della serata che andrà in onda sabato 24 ottobre. Vincitore della Targa Tenco 2019 per la categoria Opera Prima con il suo acclamato disco d’esordio “La Vita Veramente”, il talentuoso cantautore romano si è da subito distinto per la sua versatilità e per la rara intelligenza emotiva che caratterizza le sue canzoni e la sua poetica.

Appuntamento dunque a sabato 24 ottobre alle ore 20.30 su Sky Arte, on demand e in streaming su NOW TV, per la speciale puntata dedicata a Fulminacci.

Nel frattempo, la prima puntata di INDIE JUNGLE, che vede protagonista Frah Quintale, è attualmente disponibile in chiaro in streaming su https://video.sky.it/. Ogni settimana, infatti, sarà possibile rivedere sul video portale di Sky la puntata integrale andata in onda il sabato precedente.

INDIE JUNGLE è un format dedicato al mondo dei live e propone sullo schermo l’esperienza di un intero concerto dal vivo. In questo momento storico, in assenza di eventi live, infatti, il programma è stato concepito come un momento di condivisione a distanza. Una nuova occasione per artisti e spettatori per vivere la musica. Uno spazio in cui nomi della scena italiana realizzano una speciale performance dedicata al pubblico, che purtroppo non potrà godere dei concerti dal vivo per diverso tempo ancora.

Protagonisti di INDIE JUNGLE sono: Frah Quintale, Fulminacci, Calibro 35, Coma Cose, La Rappresentante di Lista, Gazzelle, Ghemon, Eugenio in via di Gioia, Colapesce e Dimartino, Selton, Lucio Corsi, Lucio Leoni. Straordinarie voci che rappresentano, per qualità ed eterogeneità, un importante spaccato della musica attuale.

INDIE JUNGLE è in onda dal 17 ottobre su Sky Arte (canale 120 e 400 di Sky) e sarà disponibile on demand e in streaming su NOW TV. Visibile anche sul video portale di Sky https://video.sky.it/. E’ un programma ideato e scritto da Massimiliano De Carolis e Fabio Luzietti, prodotto da ERMA PICTURES in collaborazione con Sky Arte, ATCL e Spazio Rossellini.

Tutti i concerti sono stati registrati in studio presso il polo multimediale Spazio Rossellini a Roma. Regia di Massimiliano De Carolis

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Atmosfere da museo e impegno sociale in Exotic Diorama, nuovo disco di Dolche

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Uscirà venerdì 23 ottobre “Exotic Diorama” album di debutto del nuovo progetto di Dolche, cantautrice e polistrumentista italo-francese, all’anagrafe Christine Herin.

“Exotic Diorama”, scritto e realizzato tra New York, Roma, Beirut e Visby, è un disco che tratta diverse tematiche, da quella LGBTQ+ alla violenza sulle donne. Un album frutto di un intenso lavoro di ricerca che nasce dalla fusione di vari suoni creati da Dolche in studi e tempi distanti fra loro.

Il titolo trae ispirazione dai famosi diorami del National Museum of Natural History di New York. Ogni brano del nuovo disco, proprio come nei diorami del museo, crea un mondo a sé grazie a influenze musicali e atmosfere totalmente differenti.

Alla sua realizzazione hanno collaborato vincitori di numerosi Grammy Awards come l’audio engineer Al Schmitt (Capitol Studios – LA), Noah Georgeson per il mix (LA), Emily Lazar per il mastering (The Lodge – NY) e professionisti di calibro internazionale come il producer Tobias Froberg (Svezia), l’audio engineer Jad Rahbani (Rahbani Studios – Beirut). La totalità delle composizioni e degli arrangiamenti è realizzata da Dolche.

Christine Herin, che da anni risiede e lavora tra Roma e New York, ha già all’attivo 5 album e si è esibita in centinaia di concerti in tutta Europa sotto lo pseudonimo di Naif Herin. Il suo nuovo progetto Dolche è un omaggio alle atmosfere retrò e nostalgiche raffigurate nel capolavoro cinematografico di Federico Fellini “La Dolce Vita” con l’aggiunta delle iniziali di Christine (C e H). 

L’artista si presenta con un particolare e accattivante look impreziosito da una corona di fiori e corna di mucca come tributo alle sue origini valdostane. Dolche spicca per il suo stile musicale eclettico in grado di toccare diversi generi (folk, chanson française, world music, classical music, funk, electronic music), scrive tutte le sue canzoni e sa suonare diversi strumenti tra cui il pianoforte, la chitarra, il basso e le tastiere elettroniche. 

Negli anni ha collaborato con importanti musicisti, produttori e artisti internazionali (tra i quali il sassofonista Maceo Parker, il chitarrista Marc Ribot, e il celebre dottore musicista statunitense Neal Barnard) e italiani (tra i quali Arisa e Paola Turci) e nel 2007 ha aperto il concerto di Lauryn Hill durante il San Bitter Summer Festival di Lucca. All’attività musicale affianca da sempre l’impegno nel sociale sostenendo numerose cause che difendono la libertà e i diritti degli esseri umani e degli animali e da anni, insieme alla moglie, è ambasciatrice della comunità LGBTQ+.

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Garbagnate Open Jazz Festival: due giorni all’insegna della musica d’autore

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Due giorni di musica di qualità con quattro imperdibili concerti a ingresso libero: è quanto promette il Garbagnate Open Jazz Festival, manifestazione organizzata dall’associazione culturale Jazz Company con il patrocinio del Comune di Garbagnate Milanese, in programma sabato 24 e domenica 25 ottobre nel cortile della biblioteca comunale di via Monza 12.

La rassegna vedrà la partecipazione di giovani e talentuosi musicisti locali e della Big Band Jazz Company, una delle più note e apprezzate orchestre italiane, diretta dal sassofonista Gabriele Comeglio. Che, per l’occasione, ha invitato, in qualità di special guest, quattro solisti di grande valore quali il pianista Claudio Angeleri, il trombonista Andrea Andreoli e i trombettisti Emilio Soana e Sergio Orlandi.

La due giorni musicale prenderà il via sabato 24 ottobre con il doppio set (alle ore 16 e 17.15; ingresso libero con prenotazione obbligatoria allo 0287618711) della vocalist Caterina Comeglio e della Garbagnate Music Academy Big Band, che porteranno in scena il progetto “Ella & Billie”, dedicato a Ella Fitzgerald e Billie Holiday, le due celeberrime cantanti statunitensi che hanno scritto la storia del jazz.

In scaletta alcuni dei loro brani più noti, tra cui “A tisket”, “Paper Moon”, “How High The Moon” e “I’m Beginning To See The Light” per quanto riguarda il repertorio di Ella Fitzgerald e “God bless The Child”, “The Man I love” e “Solitude” per quanto concerne quello di Billie Holiday.

Il pubblico avrà l’occasione di apprezzare le qualità vocali di Caterina Comeglio, che lo scorso anno si è aggiudicata il prestigioso Premio Lelio Luttazzi nella categoria “Cantautori”, uno dei più importanti riconoscimenti in ambito musicale, istituito dalla Fondazione Lelio Luttazzi allo scopo di tenere viva la memoria del grande artista triestino e scoprire nuovi giovani di talento.

Cantante, compositrice e docente (insegna canto alla Garbagnate Music Academy di Garbagnate Milanese), Caterina Comeglio, classe 1990, ha condiviso il palco con artisti di caratura nazionale e internazionale – sia nell’ambito del jazz sia in quello della musica leggera – quali Bob Mintzer, Pee Wee Ellis, Franco Ambrosetti, Roby Facchinetti, Sarah Jane Morris, Paola Folli, Massimo Lopez e Mika.

Domenica 25 ottobre (doppio set; ore 15 e 16.15; identiche modalità di partecipazione)

Sarà la volta della Big Band Jazz Company diretta da Gabriele Comeglio, sassofonista, compositore e arrangiatore di vaglia, che eseguirà un repertorio di jazz “mainstream”, con un’attenzione particolare ad alcuni autori del passato, come Attilio Donadio, Giorgio Azzolini e Bruno De Filippi.

Da sottolineare la presenza di quattro noti solisti della scena nazionale: il pianista Claudio Angeleri (nome di spicco del pianismo italiano), il trombonista Andrea Andreoli (ha suonato, tra gli altri, con Mike Mainieri, Gianluigi Trovesi, Dave Weckl, Fabrizio Bosso, Enrico Rava ed Enrico Intra) e i trombettisti Emilio Soana (una delle migliori prime trombe a livello internazionale, già prima tromba dell’Orchestra Rai di Milano) e Sergio Orlandi (che vanta collaborazioni con musicisti di livello internazionale quali Bob Mintzer, Kenny Wheeler, Clark Terry, Martial Solal ma non solo).

La Big Band Jazz Company è una delle più importanti formazioni stabili italiane

Fondata da Gabriele Comeglio, ha al suo attivo, in 35 anni di vita, centinaia e centinaia di concerti in Italia e all’estero e ha accompagnato solisti jazz internazionali di grande valore quali Bob Mintzer, Lee Konitz, Phil Woods, Randy Brecker, Patti Austin e Dee Dee Bridgewater, solo per citarne alcuni. Inoltre, la Jazz Company si esibisce, ormai da più di un decennio, con Massimo Lopez e i suoi musicisti accompagnano Nick the Nightfly negli abituali appuntamenti del Blue Note di Milano.

On line: https://garbagnateinjazz.webs.com

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