Earthbound ovvero le storie delle Camille: debutto nazionale al Teatro Storchi di Modena

Earthbound ovvero le storie delle Camille, il nuovo lavoro di Marta Cuscunà prodotto daERT Fondazione, CSS Teatro Stabile di Innovazione del FVG, Etnorama con il sostegno di São Luiz Teatro Municipal (Lisbona). Debutta in prima nazionale al Teatro Storchi di Modena da martedì 25 a domenica 30 maggio. Earthbound è un monologo di fantascienza per attrice e creature animatroniche progettate per essere attivate dal movimento umano, che trasforma in teatro il pensiero eco-femminista di Donna Haraway, immaginando un futuro prossimo nel quale la manipolazione del genoma umano riporta la vita in aree del pianeta danneggiate dall’uomo.

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Oggi essere sull’orlo della catastrofe non è più una metafora. Per uscire dall’atteggiamento distruttivo del game over che ci potrebbe cogliere, la filosofa americana Donna Haraway scrive Staying with the trouble(tradotto in italiano con il titolo Chthulucene: Sopravvivere su un pianeta infetto). Un saggio speculativo di eco-femminismo che include storie di fantascienza come esempi di futuri possibili, in cui la specie umana unisce le forze ad altre specie per salvare il nostro pianeta e prendersene di nuovo (e meglio) cura. Perché le storie che decidiamo di raccontare, afferma la filosofa, costruiscono prospettive e vie d’uscita dalla crisi planetaria attuale: questo è uno dei racconti possibili del mondo nuovo in cui potremmo trovarci a vivere domani.

Partendo da questo spunto, lo spettacolo mostra una piccola colonia di individui migrati in aree danneggiate dallo sfruttamento umano, per risanarle grazie alla collaborazione con partner non-umani. Sono gli Earthbound a cui sono stati impiantati i geni di creature in via d’estinzione. Questo con il duplice scopo di conservarne la specie e favorire una nuova prospettiva per l’adattamento dell’uomo con l’ambiente naturale.

“Earthbound” è il neologismo inventato dal sociologo, antropologo e filosofo francese Bruno Latour per rispondere al bisogno contemporaneo di ridefinire la nostra specie in base a un nuovo rapporto con la Terra, superando la frattura tra uomo e natura e riconoscendo che l’ambiente influenza lo sviluppo dell’individuo che esiste grazie a relazioni simbiotiche con altre specie come batteri, virus e funghi. Questo nuovo approccio ci permetterebbe di trovare risposte ai mutamenti ecologici.

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Consapevoli che nessuna specie agisce da sola e che non sia possibile distinguere organismo da ambiente, per fronteggiare l’esaurimento delle risorse naturali ormai quasi prosciugate gli Earthbound mirano alla drastica riduzione della presenza umana sulla Terra. “Fate legàmi, non bambini” è il primo comandamento di una politica di controllo delle nascite basata sulla sostituzione parziale dei legami di sangue con quelli di cura. La nascita di un bambino diventa una scelta collettiva, rara e preziosa, di cui l’intera comunità è responsabile. Per questo a ogni nascituro vengono assegnati almeno tre genitori.

In scena, gli Earthbound prendono vita grazie alle creature animatroniche progettate da Paola Villani, realizzate con l’assistente alla regia Marco Rogante: innovando la tradizione del teatro di figura con tecniche di animazione parallele a quelle cinematografiche, la scenografa, che collabora con Marta Cuscunà dal 2015, costruisce i pupazzi personaggi di questa storia ispirandosi alle opere dell’artista australiana Patricia Piccinini, che nel suo percorso di lavoro sull’iconografia d’ibridazione fra corpi umani e animali ha spesso dialogato anche con Donna Haraway.

Proprio per il suo essere incentrato sull’innovazione tecnologica nel settore del teatro di figura, Earthbound è tra i 122 progetti sostenuti da i-Portunus, bando europeo a sostegno della mobilità creativa che ha reso possibile la collaborazione degli artisti italiani con il team di João Rapaz, autore di effetti speciali e film di animazione, negli studi di Oldskull FX di Lisbona.

Si rinnova per questo progetto la collaborazione tecnica con Igus®. Azienda leader nella produzione di tecnopolimeri che fornisce la componentistica con cui sono realizzati gli scheletri dei pupazzi messi in scena da Marta Cuscunà, che, per permettere l’animazione generata dal movimento umano, richiedono una componentistica leggera e allo stesso tempo affidabile.

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EARTHBOUND: CHI É L’AUTRICE

Marta Cuscunà è nata a Monfalcone. Piccola città operaia famosa per il cantiere navale dove si costruiscono le navi da crociera più grandi del mondo. Nota anche per il triste primato dei decessi per malattie causate dall’amianto.

Studia a Prima del Teatro: Scuola Europea per l’Arte dell’Attore. È attrice in Merma Neverdies, spettacolo con pupazzi di Joan Miró e Zoé, inocencia criminal, diretti da Joan Baixas, Teatro de la Claca (Barcellona). Nel 2009 vince il Premio Scenario per Ustica con È bello vivere liberi! e nel 2012 la menzione speciale Premio Eleonora Duse per La semplicità ingannata. Nel 2016 debutta con Sorry, boys,terzo capitolo della trilogia sulle Resistenze femminili, Premio Rete Critica 2017 (promosso dalla rete dei blog e dei siti indipendenti di informazione e critica teatrale) come miglior spettacolo.

Nel 2018 presenta Il canto della caduta, lavoro in cui unisce l’immaginario ancestrale del mito di Fanes ai principi di animatronica utilizzati per la manovrazione dei pupazzi, e ottiene il Premio della Critica, assegnato dall’ANCT, l’Associazione Nazionale Critici del Teatro. Del 2019 è il Premio Hystrio – Altre Muse. Dal 2009 al 2019 ha fatto parte di Fies Factory, un progetto di Centrale Fies.

Per Emilia Romagna Teatro Fondazione ha realizzato con Marco D’Agostin, Chiara Bersani e Sotterraneo il dispositivo ludico Chi vuol essere repubblicano?, in occasione della Festa della Repubblica nel 2020. Nell’ambito della rassegna In Chiostro e dintorni a Bologna ha dialogato, lo scorso 12 agosto, con il genetista Carlo Alberto Redi e la biologa Manuela Monti su biotecnologie e pensieri transfemministi nell’incontro pubblico dal titolo Simbiosimondo.

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