E’ tempo di bilanci per Roberta Maiolini: la speaker radiofonica si confida tra libri in cantiere e il ruolo della cultura al giorno d’oggi

“Un tempo sospeso” per riflettere. Su noi stessi, sul cambiamento che sta influenzando le nostre vite e che ci costringerà a rimodulare la nostra stessa esistenza, per lo meno sul breve e medio periodo. Guardare oltre la tragedia derivante dalla diffusione del Coronavirus è complesso, ma se c’è un qualcosa che può guarire ferite e traumi, questo è certamente l’amore.

Roberta Maiolini, speaker radiofonica e scrittrice abruzzese, lo sa bene. “L’Amore Sospeso“, suo esordio letterario, mette al centro dell’interesse l’amore, nello specifico il grande sentimento che lega i due protagonisti. Ma non stiamo vivendo giorni normali, siamo di fronte a un momento storico che, inevitabilmente, fa sorgere riflessioni e porre dubbi. Abbiamo parlato di bilanci e prospettive, di sogni e di speranze. Un’intervista, insomma, a tutto tondo.

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Ciao, Roberta, benvenuta su The Walk Of Fame, come te la passi in queste giornate di reclusione forzata?

Ciao, un saluto, un grazie a te e complimenti a The Walk of Fame. In questi giorni cerco di tenermi occupata, il lavoro si è ridotto a tre volte a settimana per limitare il contagio, si lavora uno alla volta, il resto del tempo sto in casa come tutti. Rifletto, cucino, scrivo.

Parliamo de “L’Amore Sospeso”. E’ tempo di bilanci, quale è il tuo?

Il mio romanzo è uscito tre anni fa, autopubblicato, e poi lo scorso 7 novembre con Lupi Editore. Posso fare soltanto un bilancio positivo, mi ha regalato molte soddisfazioni, mi ha permesso di conoscere tante persone nel corso delle presentazioni, di ricevere molti messaggi da lettrici e lettori. Mi ha dato davvero tanto.

E’ stato il tuo esordio come scrittrice; a distanza di tutti questi mesi, ricordi quali sono state le sensazioni che ti hanno spinto a scriverlo e quali quelle provate durante la sua elaborazione?

Avevo da molto tempo voglia di scrivere, di raccontare una storia, ma non iniziavo mai. Poi una mattina all’alba, mentre ero al mare, osservando i colori meravigliosi che andavano dal rosa all’arancio capii che era arrivato il momento di farlo, forse perché la mattina presto per me è il momento migliore della giornata, sa di speranza. Quando scrivevo ero talmente concentrata che le emozioni le provavo dopo, rileggendo. Mi sembrava impossibile che la storia scorresse così sotto i miei occhi e il rumore dei tasti battuti del pc mi mette allegria anche ripensandoci ora. Scrivere è terapeutico.

Provenendo dal mondo della radio, immagino che uno step complesso da superare possa essere stato quello comunicativo. Dietro il microfono ci si esprime in un modo diverso rispetto a quando si deve mettere l’inchiostro su carta. E’ stato difficile questo adattamento?

Devo dire sinceramente che non ho trovato difficoltà, scindo le cose in automatico. La radio la fai anche improvvisando, è fantasia, hai una canzone come colonna sonora su cui parlare. Scrivere è un’esigenza, è stato per me un sogno nel cassetto realizzato. Scrivendo usi la stessa fantasia della radio ma metti nero su bianco storie, emozioni, che alla radio sarebbero troppo lunghe da raccontare.

So che sei una grande lettrice, questo ti aiutato nel raccontare la storia di Ludovica e Paolo?

Moltissimo, leggo da sempre, amo molto i romanzi d’amore, i chick lit soprattutto, di cui la regina per me è Sophie Kinsella, amo anche i gialli, però certamente aver letto tante storie d’amore mi ha aiutato a scrivere con più facilità il legame di Ludovica e Paolo. La lettura per me è evasione positiva, è un viaggio insieme ai personaggi, quindi è stato fondamentale aver sempre letto molto per mettere nero su bianco la trama del mio romanzo.

Stiamo vivendo dei giorni drammatici, in cui l’amore può, e dovrà, svolgere un ruolo primario. Quale è e quale sarà, secondo te?

I giorni che stiamo vivendo io li chiamo “tempo sospeso”, un tempo in cui credo l’amore ha un ruolo principale, inteso non solo come sentimento che proviamo per la persona che amiamo, ma anche verso l’intera umanità. Verso le figure che stanno facendo sacrifici enormi per salvare chi sta male, verso chi lavora per noi, chi si occupa della nostra sicurezza e tutte le altre figure che stanno tentando di fermare il Covid-19. L’amore ha mille sfaccettature e spero che da tutto questo se ne esca più umani e più pronti a donare buoni sentimenti, più capaci di riflettere e di essere meno affrettati, meno cattivi, meno proiettati alla corsa al potere e all’immagine. Forse sogno troppo, mi piace pensare che ne usciremo migliori.

E’ cambiato il tuo modo di parlare al pubblico in queste settimane di emergenza? Quali sono le vibrazioni che percepisci al momento di andare in onda?

Si, è decisamente cambiato. I primi giorni andavo a lavoro con una sorta di paura, con timore, non volevo essere inadeguata al momento. Durante i miei programmi ho sempre parlato di musica, cultura, eventi, libri, cinema, ora posso farlo poco, è tutto fermo. Allora ho dovuto reinventarmi, parlo di musica ma soffermandomi sugli artisti, parlo di libri non citando le uscite rimandate, consiglio tour nei musei virtuali, informo sulle nuove date dei tour rimandati. Prima di aprire il microfono percepisco piccole scariche di adrenalina, faccio attenzione agli argomenti e ai messaggi che arrivano in radio, perché è cambiato anche il rapporto tra speaker e ascoltatore, ma cerco sempre di parlare con il sorriso, quello che vorrei regalare sempre a chi ci ascolta, che si aspetta dalla radio l’informazione sì, ma anche svago.

C’è una cosa, di questa tragedia, che ti ha particolarmente colpito o che ti ha ferita profondamente?

Ci ho messo alcuni giorni per prendere atto di quello che sta accadendo, mi hanno colpito tutte le foto che ho visto di medici, infermieri, sanitari, devastati dalla stanchezza e dalla paura. Il numero delle vittime, enorme, spesso comunicato con distacco, le storie dietro alla perdita di queste persone. Mi ha ferita quello che leggo sui social, davanti a tutto questo c’è ancora chi ha voglia di insultarsi per la politica o per quisquilie che in questo tempo lasciano davvero il tempo che trovano.

Il mondo della cultura, letterario o musicale che sia, sta dando un contributo molto importante, sensibilizzando e supportando l’umore della gente. Quando tutto sarà finito, quale sarà il suo ruolo?

Il mondo della cultura in generale sta facendo molto, in tanti ambiti e un grazie va a tutti. Dopo avrà un ruolo importante, sarà quello però che gli daremo noi, immagino che dopo, anche se passerà ancora molto tempo, tutti avremo voglia di andare ad un concerto, ad uno spettacolo a teatro, a visitare un museo, alla presentazione di un libro. Dopo sarà più importante di prima partecipare e supportare artisti che in questo momento si stanno spendendo molto per creare unione e ricordarci che viviamo in un paese ricchissimo di talento e cose meravigliose.

Prima di lasciare a te le conclusioni, ti faccio un’ultima domanda: stai lavorando al successore de “L’Amore Sospeso”?

Si, sto scrivendo il seguito e, malgrado questi giorni è più complicato, vado avanti, sono a buon punto. Spero che questo periodo passi presto e il dopo ci trovi migliori. Auguro a tutti cambiamenti positivi e al tuo giornale di poter parlare tanto ancora di musica suonata, di nuove uscite, di concerti. Grazie per questo spazio.

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Federico Falcone
Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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