Distorted Visions, il metalcore italiano passa da qui. Esordi e speranze della band meneghina

Ciao ragazzi e benvenuti su The Walk Of Fame. Il 5 marzo verrà pubblicato il vostro primo full-lenght, “Born Dead”. Come nasce questo album?

Da un’ intesa scaturita tra noi riguardo un tema comune, quello del malessere interiore, che abbiamo cercato di mantenere creando una linea guida all’interno delle canzoni. Il nome “Born Dead” raggruppa tutti i concetti che volevamo esprimere, racchiudendo in due parole l’oscurità che si crea all’interno della psiche umana al punto da farti nascere morto.

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“Born Dead” vanta la partecipazione speciale del produttore Marco Coti Zelati (Lacuna Coil). Com’è nata questa collaborazione?

E’ scaturita da un sentimento di stima nei suoi confronti, che successivamente si è evoluto in un vero e proprio rapporto lavorativo. Il suo contributo è stato particolarmente importante per la nostra crescita personale. Grazie alla sua esperienza ci è stata insegnato quello che molte volte viene dato per scontato nel contesto artistico, ovvero il rispetto e l’educazione alla base di qualsiasi cosa. Da qui abbiamo provato a buttar giù due note… e così ci siamo ritrovati con un album in mano.

Dalla prima all’ultima traccia dell’album si intuiscono i modelli musicali da cui tutto è partito. Un sound aggressivo, pesante, alternato a ritornelli dall’ampio respiro melodico. Quali sono le band che vi hanno spinto in maniera decisiva a creare la band nel 2017?

Le nostre principali band d’ispirazione sono molte; per citarne alcune, Korn, Fear Factory, Lacuna Coil e Code Orange. Pur appartenendo a generi diversi corrispondono tutte a fonti di ispirazione che si sono inevitabilmente riflesse nel nostro stile e nei nostri brani.

Da dove nasce l’interesse per dei temi così oscuri attorno ai quali ruotano i vostri testi? 

Più che da un interesse sono nati da esperienze personali, che abbiamo attraversato durante la composizione di questo disco. Essendoci così vicini, volevamo dunque esprimere tramite la nostra musica la rabbia e la voglia di rifarci da loro scaturite.

Siete riusciti, in poco tempo, a collezionare un bel po’ di live nel milanese. In quali palchi o festival gradireste esibirvi prossimamente?

Bhe, bella domanda… i festival ai quali ci piacerebbe partecipare forse, al momento, sono ancora un po’ lontani, anche se ci auguriamo di arrivarci presto. Per adesso non possiamo ancora dirvi niente ma stiamo organizzando alcune date prossime all’uscita dell’album. Non vediamo l’ora di conoscere molte altre band al di fuori di Milano e magari condividere anche lo stesso palco!

Potete introdurci brevemente il contenuto del vostro nuovo singolo “Harakiri” in uscita il prossimo 19 febbraio?

Harakiri è il pezzo con cui abbiamo deciso di rappresentare l’album, e per questo abbiamo deciso di dedicargli anche il video ufficiale, che uscirà il 19 febbraio. Il suicidio, tema principale della canzone, viene rappresentato nelle sue molteplici sfaccettature, nel testo dal punto di vista interiore e nelle immagini da quello fisico. Chiaramente, data la serietà della tematica, all’interno del video non mancano sensibilizzazioni alla ricerca di aiuto: sappiate che non siete soli.

Da dove nasce il nome della band “Distorted Visions”?

Come per il nome dell’album, il primo grande interrogativo è stato trovare la giusta intesa sul nome, Distorted Visions per noi è quasi uno statement, in quanto caratterizza tutti noi della band, e non. Tutti hanno visioni distorte nella vita, e noi abbiamo deciso di raccontare le nostre.

Possiamo parlare di una scena metalcore/nu-metal italiana che sia concretamente attiva?

Sì, sicuramente la scena metalcore in Italia esiste, ed è attiva. Nonostante non ci rispecchiamo totalmente in questo genere, possiamo dire di riceverne l’influenza, così come dal nu-metal e dall’hardcore.

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Sophia Melfi
Redattrice del magazine The Walk Of Fame. Studentessa, laureata in letteratura e filologia moderna, è un'appassionata di storia, cinema, arte e musica. Reduce da un'esperienza all'estero, è già pronta a ripartire. Appartiene alla generazione di quelli "con l'erba che cresce sotto i piedi" ed è anche amante del folklore e dei paesaggi scandinavi.

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