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Dodici anni senza Lucio Dalla: la speranza, ancora attuale, de “L’anno che verrà”

Antonella Valente Posted On 1 Marzo 2024
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Credere in un futuro migliore. È questo uno dei desideri rivendicato da Lucio Dalla ne “L’anno che verrà“, tra le opere più amate del cantautore bolognese, scomparso esattamente dieci anni fa, lasciando un vuoto incolmabile nel mondo della musica italiana.

Scritta nel 1978 e inserita alla fine del suo quarto album “Lucio Dalla” nel 1979, “L’anno che verrà” è stata arrangiata da Giampiero Reverberi e ha visto la partecipazione al pianoforte anche di Ron.

Assume le sembianze di una lettera (aveva usato questa forma anche David Bowie nel 1969 con “Letter to Hermione”) la canzone che ha l’incipit più famoso di sempre – Caro amico di scrivo così mi distraggo un pò – e nasce dalla volontà di interloquire con un amico lontano di quello che sta accadendo intorno a Dalla: inevitabile non pensare al dramma del terrorismo degli anni ’70.

Il cantautore elenca quello che non va e dedica la seconda strofa al dolore e alla sofferenza patita durante gli anni di piombo e alla povertà d’animo che impera in quel periodo. Ma di lì a pochissimo si viene travolti da un forte sentimento di speranza nell’anno nuovo: ci sarà una trasformazione, tornerà forte il senso di comunità, si farà festa, si assisterà a miracoli simbolici – i muti potranno parlare mentre i sordi già lo fanno – anche i preti potranno sposarsi e l’omosessualità non sarà più condannata.

“È una canzone importante perché immagina una situazione di lontananza tra me e un amico e a cui faccio un rapporto dettagliato di come stiamo vivendo oggi – raccontava lo stesso Dalla durante un’intervista a Serena Dandini – Ho fatto una canzone tutto fuori che pessimista, non ci sono miracoli, l’unico che possiamo fare è quello su di noi, essere sempre funzionanti, non vedere sempre il nero, il terribile“.

Il brano al tempo rifletteva il diffuso sentimento popolare, intriso della forte stanchezza per il clima di violenza e di difficoltà economiche. Non possiamo, però, pensare che il suo testo e il suo forte significato non siano ancora attuali. Lo sono più che mai, soprattutto di fronte ai tragici avvenimenti che stanno colpendo l’Ucraina in questi giorni. Non possiamo sapere quale sarebbe statooggi il commento di Lucio Dalla, ma siamo certi che ci avrebbe ancora una volta intonato le parole de “L’anno che verrà”.

Leggi anche: 4/3/1943: il capolavoro di Lucio Dalla senza tempo

“L’anno che verrà” – testo

Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c’è una grossa novità,
l’anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.

Si esce poco la sera compreso quando è festa
e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
e si sta senza parlare per intere settimane,
e a quelli che hanno niente da dire del tempo ne rimane.

Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.

Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.

E si farà l’amore ognuno come gli va,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età,
e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età.
Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.

E se quest’anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch’io.

L’anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità

https://www.youtube.com/watch?v=UAGJEym15Us

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