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4/3/1943: mezzo secolo del capolavoro di Lucio Dalla

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Nel panorama dei grandi nomi che hanno fatto la storia della musica italiana, Lucio Dalla è stato sicuramente uno dei protagonisti. Non solo per gli enormi contributi che hanno reso il nostro Bel Paese musicalmente famoso, ma anche e soprattutto per le sperimentazioni che lo hanno investito nel corso degli anni. Dalla cosiddetta musica beat, derivante dal rock ‘n roll e dallo swing, fino al cantautorato classico di stampo “deandreano”. Cinquant’anni di carriera che oggi, 4 marzo 2021, vogliamo ricordare in onore di quello che sarebbe stato il suo settantottesimo compleanno.

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Nato il 4 marzo 1943 a Bologna, Lucio Dalla fin da subito entra in contatto con la musica con lo studio da autodidatta de clarinetto. Il celebre trombettista statunitense Chet Baker, che all’epoca viveva a Bologna, raccontava di aver invitato più volte Lucio a suonare con lui. Ad una spiccata propensione per la musica si unisce anche una costante voglia di sperimentare nuovi stili canori: primo fra tutti il soul e i vocalizzi “scat” attraverso i quali emulare un particolare strumento nel jazz.

È in questa Bologna postbellica, destinata a diventare uno dei poli della ripresa economica italiana, che Lucio Dalla si forma e si esibisce. Un giovane e stravagante talento che uno “sconosciuto” Gino Paoli noterà, definendolo il primo cantante soul italiano. Ma l’etichetta, intesa proprio come definizione appioppata dall’esterno, non è pane per il bolognese ribelle. Siamo nel 1965, alla terza edizione del festival itinerante Cantagiro. La prima esibizione dal vivo di Dalla. Un flop totale: lanci di pomodori e perfino una mela in petto.

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Tutto in Dalla è la contraddizione di tutto. Immaginate un’Italia in pieno boom economico, dove la borghesia la fa da padrona. Ora, buttate in questo contesto un tipo bruttino, senza filtri, vestito male e con gli orecchini. Insomma, avete capito. Lucio Dalla sa sempre far parlare di sé, fregandosene altamente di piacere o di compiacere. La sua è una carriera che va avanti inesorabile, tra alti e bassi, flop ed esperimenti riusciti. Il primo album con la sua band Gli Idoli, “1999”, uscito nel 1966, ne è l’esempio perfetto. Eppure ciò non gli negherà l’ingresso al festival di Sanremo, di fatto il grande trampolino di lancio.

È proprio in occasione dell’evento che Dalla si fa conoscere, non senza un primo grande successo nazionale con Occhi di ragazza, il singolo del 1970 interpretato da Gianni Morandi.

La partecipazione al Festival di Sanremo con “4/3/1943”

Con le porte del grande pubblico finalmente aperte, Lucio Dalla partecipa all’edizione del 1971 di Sanremo, arrivando terzo con la discussa quanto acclamata “4/3/1943“. Censurata fin da subito, poiché originariamente intitolata Gesubambino, il brano fa immediatamente parlare di sé per le diverse correzioni subite all’ultimo. La frase “mi riconobbe subito proprio l’ultimo mese” diventa “mi aspettò come un dono d’amore fino dal primo mese“, mentre “giocava alla Madonna con il bimbo da fasciare” viene cambiata in “giocava a far la donna con il bimbo da fasciare“.

Censura o meno, il brano è un gran successo, legato soprattutto alla compositrice Paola Pallottino che ha sempre raccontato di come il brano sia stato una sorta di risarcimento nei confronti di Lucio Dalla, rimasto orfano a soli 7 anni. Ecco perché la scelta di cambiare il titolo usando la data di nascita dell’artista, seppur non vi sia un contenuto autobiografico nel testo. Semplice bigottismo dell’epoca, per dirla in parole povere, troppo legato alla religione e agli ascolti. Ma poco importa. Il brano sbanca perfino fuori dall’Italia, con numerose interpretazione e diventando un evergreen.

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Difficilmente questa data coincide con il Festival di Sanremo. Per questo motivo Enzo Sangrigoli, presidente della sala stampa “Lucio Dalla”, ha pensato di omaggiare l’artista invitando tutte le radio a trasmettere giovedì 4 marzo alle 12:15 4/3/1943 per ricordarlo. Ovviamente ci sarà anche la consegna del premio Sala Stampa “Lucio Dalla”, che quest’anno celebra il traguardo dei vent’anni dall’istituzione. Il premio verrà riconosciuto sia ad un big che ad una nuova proposta.

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Måneskin feat Iggy Pop, in uscita l’inedita collaborazione

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Måneskin Iggy Pop Måneskin Iggy Pop i wanna be your slave

I Måneskin, tra i 13 artisti più ascoltati al mondo su Spotify con più di 51 milioni di ascoltatori mensili e oltre 2 miliardi e mezzo di streaming totali su tutte le piattaforme digitali, annunciano un’inedita, straordinaria versione di “I wanna be your slave” in collaborazione con la leggenda del rock Iggy Pop in uscita venerdì 6 agosto 2021. Contemporaneamente alla release digitale, uscirà anche un vinile 45 giri in edizione limitata contenente “I wanna be your slave” with Iggy Pop (lato A) e la traccia originale (lato B).

Victoria, Damiano, Thomas e Ethan collaborano con uno dei più trasgressivi e iconici personaggi della storia della musica contemporanea, che con la band The Stooges è entrato nella gloriosa Rock’n Roll Hall Of Fame e che di recente ha ricevuto un Grammy Award per la sua eccezionale carriera.

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Iggy Pop vanta negli anni sodalizi indimenticabili come quello con David Bowie e con altre pietre miliari della musica dei più diversi generi, dai Simple Minds ai Green Day, da Alice Cooper ai New Order, Ryuichi Sakamoto e Queens of the Stone Age.

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Afferma Iggy Pop «Måneskin gave me a big hot buzz».

«È stato un onore lavorare con Iggy Pop» raccontano i Måneskin «Sentirlo cantare “I wanna be your slave”, sapere che gli piace la nostra musica e vedere un artista del suo calibro così disponibile nei nostri confronti è stato emozionante. Siamo cresciuti ascoltando le sue canzoni ed è anche merito suo se abbiamo deciso di formare una band. È stato bellissimo avere avuto la possibilità di conoscerlo e fare musica insieme».

La traccia originale di “I wanna be your slave” è contenuta nell’album “Teatro d’Ira Vol.1”. Il videoclip ufficiale. Pubblicato il 15 luglio con una première mondiale su YouTube, ha ottenuto 22 milioni di visualizzazioni in una settimana.

Per quattro settimane alla prima posizione della Top 50 Global Chart di Spotify con il brano “Beggin’”, i Måneskin – prima band italiana della storia con due singoli contemporaneamente nella UK Singles Chart, attualmente alla posizione #5 e #7 – hanno appena annunciato il sold out del loro primo tour nei principali palazzetti italiani. Si aggiunge il concerto-evento di sabato 9 luglio 2022 al Circo Massimo, realizzato in collaborazione con Rock In Roma www.rockinroma.com. Durante l’estate 2021 e quella del 2022 saranno in tour nei più importanti Festival europei.

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La magia di Einaudi incanta l’Abruzzo: il concerto sul lago di Campotosto passerà alla storia

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Incantevole. Per quanto parole ed espressioni possano spesso risultare indicative di un’emozione, di fronte a un concerto di Ludovico Einaudi è difficile trovarne di adatte. A volte sono perfino sminuenti. Se poi c’è una cornice d’eccezione, come quella del lago di Campotosto (Aq), a fare da sfondo a uno tra gli eventi più attesi dell’estate abruzzese, gli elementi per definire come indimenticabile ciò a cui si è assistito ci sono tutti, e sono straordinari. L’attesa, inutile dirlo, era tanta. Il concerto, rientrante nell’ambito della rassegna Abruzzo dal Vivo, è andato sold out in poche ore e, normative anticovid alla mano, era difficile fare meglio. Un concerto riservato a mille persone agiate sulla riva del lago, di fronte a una piattaforma sospesa in acqua. Sopra di essa, il pianoforte Stenway & Sons di Einaudi e gli sgabelli per Federico Mecozzi al violino e Redi Hasa al violoncello e alla viola. Sullo sfondo, le verdi montagne della Regione verde d’Europa.

“In questo tour siamo partiti dal nord per scendere pian piano verso sud, suonando in tutti luoghi bellissimi, ma questo è veramente unico. Sarà difficile tornare nei teatri, dopo aver suonato in questi posti dove si mescola tutto, la musica insieme alla natura, al tramonto, a questo vento che ci accompagna. Basta coi teatri viva questi posti“, ha detto Einaudi dal palco.

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Alle 18.45 il maestro è salito sul palco. Un cenno, un garbato saluto ai presenti e subito ha preso il via il concerto la cui setlist è stata prevalentemente incentrata su Seven Days Walking, album del 2019 ispirato alle meraviglie della natura, di cui Einaudi è profondo amante e ammiratore. In ognuna delle composizioni suonate sono percepibili gli elementi caratterizzanti le tipiche passeggiate in solitaria nei boschi, laddove i raggi di luce filtrano tra il fogliame degli alberi ondulati dalle carezze della brezza ad alta quota. In quel di Campotosto, in una cornice suggestiva immersa nella natura tanto amata dal nipote di colui che fu presidente del Repubblica, le note di pianoforte, violino e violoncello dei tre musicisti hanno cullato i sogni e le fantasie dei presenti.

Perché un concerto di Ludovico Einaudi è esattamente questo, un viaggio introspettivo, un salto nella fantasia più intima e onirica, laddove speranze, immagini e sogni prendono vita. La musica dell’artista piemontese è un inno alla vita e alla purificazione dell’anima, ma anche un disperato grido di dolore per rivendicare i diritti della natura che troppo spesso viene offesa e violentata dalla mano dell’uomo. Gli incendi di questi giorni sono qui, purtroppo, a ricordarcelo.

Gli occhi lucidi degli spettatori, i loro abbracci, i silenzi, gli sguardi fissi su un trio di musicisti stellari, capaci di creare atmosfere dalle suggestioni tipicamente cinematografiche. E’ proprio questa una delle considerazioni più diffuse tra il pubblico, quella di essere parte di un film, la cui colonna sonora viene suonata in diretta lì, di fronte a loro, in quel preciso istante.

Al calare del sole dietro Campotosto, le ultime note che accompagnano il pubblico sono quelle di Experience, tra i brani più conosciuti di Einaudi. Una composizione carica di pathos e di emotività, resa ancora più coinvolgente dall’ambiente circostante dove l’uomo, l’arte e la natura hanno creato uno splendido legame fino a fondersi in un unico elemento. La musica di Ludovico Einaudi è anche questo, cioè magia che crea il nuovo e modella il vecchio. Un concerto che passerà alla storia ma che avremmo voluto non finisse mai.

Foto di Antonella Valente

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Diodato fa cantare L’Aquila: tra melodie e aneddoti al via la rassegna della “Barattelli”

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È stato Diodato ad aprire la terza edizione di “Nell’Ombra della Musica Italiana”, rassegna della Società Aquilana dei Concerti “B. Barattelli” dedicata alla canzone d’autore.

Con il suo live tour, che si concluderà all’Arena di Verona il 19 settembre, Antonio Diodato è approdato a L’Aquila con la sua musica e i suoi testi, portando con sè, però, anche una ventata di simpatia e divertimento.

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Nella Scalinata di San Bernardino il cantautore tarantino ha proposto alcune delle sue hit più famose come “Un’altra estate”, “Fino a farci scomparire”, “L’uomo dietro il campione”, colonna sonora del film su Roberto Baggio, “Fai Rumore”, con cui ha trionfato al Festival di Sanremo 2020 o “Che vita meravigliosa”, brano che si è aggiudicato tra l’altro il David di Donatello e il Nastro d’Argento. Ma c’è stato spazio anche per “Babilonia”, portata a Sanremo nel 2014, o per omaggiare due eccellenze della musica italiana quali Lucio Dalla e Fabrizio De André.

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“Abbiamo tutti attraversato dei momenti molto particolari, in cui abbiamo compreso quanto fosser speciali le cose che davamo per scontate e abbiamo capito anche quanto pesa la solitudine imposta – commenta Diodato prima di accennare “Solo” – Spesso ce la imponiamo da soli ma quando arrivano situazioni così assurde senti davvero quel peso”.

Durante la serata, però, l’artista ha mescolato ai singoli di più successo anche brani appartenenti ad un repertorio meno conosciuto, come “Gli alberi”, che ha suonato riproponendo l’atmosfera intima che ha vissuto durante la sua recente permanenza a Roma con un pianoforte e il calore degli amici più vicini.

Diodato, insieme ai suoi musicisti, ha entusiasmato la platea presente nel capoluogo abruzzese non solo con le sue melodie e vocalità, ma anche con simpatia e aneddoti che hanno fatto sorridere tutti gli spettatori. Costante il ringraziamento al pubblico che l’artista ritiene parte integrante di un concerto e che ha coinvolto quasi in ogni canzone.

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L’esibizione di Diodato è stata arricchita dal supporto di una band d’eccezione che ha visto la presenza di Rodrigo D’Erasmo, al violino, Andrea Bianchi alle chitarre, Alessandro Commisso alla batteria, Gabriele Lazzarotti al basso, Lorenzo Di Blasi alle tastiere, Beppe Scardino, sax, baritono e fiati, e Stefano “Piri” Colosimo alla tromba e gli ottoni.

La rassegna “Nell’Ombra della Musica Italiana” proseguirà il prossimo 5 agosto con il chitarrista e cantautore Alex Britti sul palco con il trombettista jazz Flavio Boltro.

Foto Domenico Gualtieri per Società Aquilana Concerti

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