Da Brandon Lee nel Corvo a Rust, gli incidenti tragici sul set del cinema

L’incidente sul set di Rust costato la vita alla 42enne Halyna Hutchins non rappresenta il primo caso in cui una pistola di scena si rivela fatale perché caricata con colpi veri. Impossibile non ricordare “Il Corvo – The Crow”, il film del 1994 basato sul fumetto di James O’Barr che racconta la storia di Eric Draven, un musicista rock che viene resuscitato per vendicare la propria morte, lo stupro e l’omicidio della sua fidanzata.

Era il 31 marzo del 1993 quando Brandon Lee, l’attore protagonista, venne ferito a morte da un colpo di pistola esploso durante le riprese di una scena. L’arma che lo uccise era in mano all’attore Michael Mass, inconsapevole del fatto che nel caricatore fosse rimasto il frammento di un colpo sparato in precedenza. Lo sparo raggiunse Lee diritto al cuore.

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Inizialmente lo staff pensava che Brandon stesse scherzando, ma il figlio di Bruce Lee morì poco dopo in un ospedale di Wilmington, in North Carolina. La tragedia del film Il Corvo ne ha accompagnato l’uscita.

Quella scena, per ragioni legate alla logica, non è nel montaggio del film. Nella scena originale della morte di Eric Draven, Brandon Lee viene prima colpito da un coltello e poi ucciso da due colpi di pistola. A poco più di una settimana dalla fine della produzione, le scene incomplete che dovevano essere interpretate da lui vennero gestite riscrivendo la sceneggiatura e grazie a una controfigura ed effetti digitali.

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La morte di Brandon Lee fu archiviata come accidentale. La famiglia dell’attore, nonostante la tragedia, collaborò alla realizzazione finale di una pellicola che si rivelò un successo. Innegabili i clamori della stampa e del mondo del cinema. Tuttavia, la produzione e la distribuzione evitarono di speculare su questa tragedia, il cui unico riferimento è lasciato alla dedica “In memoria di Brandon ed Eliza (la fidanzata dell’attore)” nei titoli di coda.

“Il corvo – The Crow “fu distribuito negli Stati Uniti dalla Miramax il 13 maggio 1994 e fu ben accolto dalla critica per l’unicità di stile visivo, premessa e profondità emotiva. Il film debuttò al vertice del botteghino e divenne un film di culto, dando origine a un franchise che include tre sequel e una serie televisiva”.

“I nostri cuori sono rivolti alla famiglia di Halyna Hutchins e a Joel Souza e ci sentiamo tutti presi dall’incidente avvenuto sul set di ‘Rust’. Nessuno dovrebbe mai essere ucciso da un’arma sul set di un film”sono le parole di Shannon Lee, figlia di Bruce e sorella minore Brandon. Il tweet è accompagnato da un cuore spezzato. 

Il Giorno riporta atri incidenti tragici come quello sul set di “XXX” costato la vita a Harry O’Connor, controfigura di Vin Diesel. Era un noto stuntman e paracadutista. Durante una sequenza del film, si lanciò da un’auto in volo con il paracadute ma finì contro un ponte, rimanendo ucciso all’istante. Il pilota e istruttore di volo Art Scholl rimase ucciso durante le riprese di “Top Gun”. Nel 1989, durante le riprese della serie tv “The Sword of Tipu Sultan“, in India, lo studio cinematografico prese fuoco e 62 persone rimasero uccise intrappolate. Nel 1983, durante la lavorazione del film “Ai confini della realtà”, diretto da Steven Spielberg, John Landis, George Miller e Joe Dante, un elicottero precipitò e uccise tre attori: Vic Morrow, Myca Dinh e Renee Chen (questi ultimi bambini vietnamiti).

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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