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Coronavirus, Firenze è in ginocchio, i musei non riaprono. Nardella: non possiamo pagare 4.100 dipendenti

Federico Falcone

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Firenze, la culla del Rinascimento italiano, è in ginocchio. Una crisi economica, quella causata dalla pandemia in itinere, senza precedenti, grave al tal punto che domani, nel pieno della Fase 2, i musei civici non riapriranno. I soldi non ci sono. A darne la comunicazione è Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura della città toscana, che in una recente intervista al Corriere della Sera, ha dichiarato:

“In questi giorni abbiamo raccolto le stime e le valutazioni dell’area tecnica di Palazzo Vecchio: un mese e mezzo di apertura parziale, solo nel weekend, di appena tre musei, costerebbe mezzo milione di euro. Sono soldi che non abbiamo e senza le rassicurazioni che abbiamo richiesto al Governo nelle ultime 5 settimane sul ristoro anche parziale della tassa di soggiorno non possiamo impegnare questa spesa. Abbiamo fatto di tutto per non arrivare a questa decisione dolorosa e anche fortemente simbolica, ma siamo costretti a farlo: avremmo visitatori limitatissimi e spese alte per adeguarci alle indicazioni che sappiamo saranno disposte per far fronte al rischio sanitario. Il tutto con un ammanco totale nelle casse del Comune, ad oggi, di 190 milioni di euro “

La situazione di Firenze, analoga a quelle di molte altre città italiane, mette in luce, una volta di più, l’importanza del turismo culturale in Italia, da molti osannato ma da tanti sottovalutato. Il ritorno alla normalità è una chimera, almeno per il momento. Poche, pochissime garanzie. Tante, tantissime incertezze. Se il quando rappresenta un problema relativo, il come rappresenta un dubbio amletico, impossibile da decifrare e sul quale pesa come un macigno un’ombra tanto oscura quanto difficile da scacciare. Il sindaco Dario Nardella ha denunciato un buco di quasi 200 milioni di euro nei conti del Comune.

“Sono pronto a staccare l’illuminazione pubblica. Una iperbole? No, perché farò questo prima di dover tagliare servizi essenziali come l’assistenza ad anziani e disabili, o i contributi alle famiglie in difficoltà. Se non ci danno una mano dovremmo prendere in considerazione anche l’ipotesi di far pagare una retta minima per le scuole materne. Inoltre, non siamo in grado di garantire gli stipendi ai 4.100 dipendenti comunali da qui a fine anno: ogni mese servono 15 milioni e sono molto preoccupato”, ha spiegato al Corriere della Sera.

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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Librerie aperte nei centri commerciali, anche nei giorni festivi

Redazione

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Le librerie resistono, provano a farlo anche con le piccole ma significative novità rappresentate dall’ultimo Dpcm. “Nell’ultimo Dpcm il governo ha concesso anche alle librerie ubicate nei centri commerciali di rimanere aperte nei giorni festivi”.

Lo dicono i librai di Ali Confcommercio sottolinenando di essere contenti che siano “state accolte dal governo le nostre sollecitazioni”. “Come Associazione ci siamo spesi molto per sensibilizzare le istituzioni affinchè il principio dell’essenzialità del libro valesse anche per le librerie nei centri commerciali che molto hanno sofferto nelle settimane scorse; diamo pertanto atto al Governo di aver risposto positivamente alle nostre sollecitazioni” ha affermato Paolo Ambrosini, presidente di Ali Confcommercio.

Leggi anche: La cultura è sparita dai Dpcm. L’urlo disperato degli operatori: “quale sarà il nostro futuro?”

Il libro ha comunque dimostrato la sua forza di bene primario e grazie a un impegno di forze congiunte, del governo, degli editori e dei librai, ha saputo percorrere le nuove sfide con una grande capacità di resilienza. Leggi il nostro articolo.

Una novità che lascia ben sperare per l’immediato futuro, dove si dovrà ridare vigore a un comparto economico in profonda crisi. E’ stata definita l’indennità di discontinuità per i lavoratori dello spettacolo, nell’ambito del disegno di legge, depositato in Senato e alla Camera per lo “Statuto sociale dei lavori nel settore creativo, dello spettacolo e delle arti performative” che protegge con un reddito di discontinuità i lavoratori intermittenti dell’industria culturale. Leggi il nostro articolo.

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La cultura è sparita dai Dpcm. L’urlo disperato degli operatori: “quale sarà il nostro futuro?”

Fabio Iuliano

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Aggiorniamo il conteggio. Siamo oltre gli 81 giorni. Quelli che intercorrono tra la pubblicazione di questo nuovo articolo e il Dpcm che il 24 ottobre aveva disposto per la prima volta la chiusura di teatri e cinema. Siamo anche alla vigilia di un nuovo Dpcm di contrasto al coronavirus, che tra le altre cosa proroga lo stato d’emergenza per la pandemia da Covid-19 fino al 30 aprile.

La situazione, dal punto di vista dei luoghi della cultura non cambia. Da domenica quasi tutta l’Italia rischia di finire in zona arancione, con Lombardia, Emilia Romagna e Sicilia che rischiano addirittura le misure più stringenti da zona rossa. Confermati il coprifuoco, lo stop all’asporto dalle 18 (sarà consentito solo il domicilio). Ristoranti e bar aperti fino alle 18 nelle zone gialle, chiusi nelle altre. Negozi aperti nelle zone gialle e arancioni. Con indice Rt maggiore di 1 si finisce in area arancione, maggiore di 1,25 in area rossa. In arancione finiranno anche tutte quelle Regioni classificate a rischio alto secondo i 21 parametri, anche se l’indice Rt è minore di 1.

Confermata la chiusura di palestre, piscine, cinema, teatri. Da valutare la riapertura di alcuni musei nelle zone gialle.

Il Dpcm prevede anche l’istituzione della zona bianca, in cui riaprirebbero palestre, piscine, teatri, cinema, ristoranti e bar h24. Ma per ora non ci rientra nessuno: riguarderà le Regioni con uno scenario di tipo 1, un livello di rischio basso, indice Rt inferiore a 1 e un’incidenza settimanale dei contagi per due settimane consecutive inferiore a 50 casi ogni 100mila abitanti. Un’utopia per il momento.

E intanto, cosa succede a chi campa con gli spettacoli?

Ha colpito tutti la storia di Adriano Urso, pianista per vocazione e rider per necessità colpito da un infarto mentre stava effettuando una consegna. Una vicenda tragicamente simbolica che la dice lunga sulla condizione di molti artisti e operatori culturali.

Gestori che continuano a pagare spese senza avere la benché minima possibilità di lavorare, allo stato attuale. Per non parlare dei soldi buttati per le operazioni di sanificazione, con dispositivi che stanno “marcendo” dentro alle sale. Come abbiamo scritto tempo fa, il problema potrebbe essere legato alle code all’ingresso o al botteghino. La prenotazione obbligatoria degli spettacoli potrebbe essere una soluzione, magari con un sistema elettronico che garantisce l’arrivo scaglionato nella struttura.

Definita l’indennità di discontinuità per i lavoratori dello spettacolo, nell’ambito del disegno di legge, depositato in Senato e alla Camera per lo “Statuto sociale dei lavori nel settore creativo, dello spettacolo e delle arti performative” che protegge con un reddito di discontinuità i lavoratori intermittenti dell’industria culturale.

Ne dà notiziail Sole 24 ore che fa riferimento a un testo portato avanti da Francesco Verducci vicepresidente della Commissione Cultura a Palazzo Madama, ed dal deputato dem Matteo Orfini. Con questa proposta si cerca di riportare al centro del dibattito politico e dell’agenda del paese il settore dello spettacolo a lungo trascurato. Qui il nostro articolo.

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“Il libro è un bene primario”, scatta l’appello per salvare le librerie

Redazione

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Cruciale per il mondo del libro, il periodo natalizio, che vale doppio per il settore, ha portato buoni risultati nelle vendite nell’anno della pandemia. Tanto che si può ben sperare che il 2020 si chiuda in linea con il 2019.

Ma, restano luci e ombre in un mercato che sta cambiando e ha visto, durante l’emergenza sanitaria, un incremento degli acquisti online ai quali molti si sono avvicinati per la prima volta.

Il libro ha comunque dimostrato la sua forza di bene primario e grazie a un impegno di forze congiunte, del governo, degli editori e dei librai, ha saputo percorrere le nuove sfide con una grande capacità di resilienza.

Lo annuncia, in vista della presentazione dei dati che saranno presentati il 29 gennaio a Venezia, alla Scuola dei Librai Umberto ed Elisabetta Mauri, il presidente dell’Associazione Italiana Editori, Ricardo Franco Levi.

Leggi anche: Censura e cultura, due mondi incompatibili

“Le vendite a Natale sono andate bene e questo ci consente di sperare che il 2020 si chiuda sugli stessi livelli del 2019 per l’editoria di varia, ovvero romanzi, saggistica, libri per ragazzi nelle librerie, nei supermercati e negli store online. Si tratta di un dato che conferma la ripresa del mercato del libro dopo il lockdown di marzo e aprile e che era già evidente nei numeri di luglio e settembre” quando la perdita di fatturato del settore della varia, che comprende romanzi e saggi, rispetto al 2019 si era ridotta di altri 4 punti percentuali, dal -11% al -7%”.

“A metà aprile era -20%. Una spinta ulteriore al recupero la hanno data le tante iniziative di Natale tra cui la campagna congiunta “Pensaci subito, non fare le code. In libreria il Natale è già iniziato” di AIE e librai-ALI Confcommercio, partita a novembre 2020 per invitare i lettori ad andare in libreria il prima possibile, senza attendere le code natalizie. Fondamentali però sono state le misure di Governo e parlamento a favore del libro, come ricorda Levi.

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“Fin da ora possiamo dire che a questo risultato positivo hanno contribuito, insieme all’impegno e al coraggio degli editori e delle librerie, che hanno continuato il loro lavoro anche quando non c’era visibilità sull’immediato futuro, le importanti misure a favore del libro assunte dal governo e dal Parlamento e prontamente attuate dall’amministrazione del ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo con grande efficienza” sottolinea il presidente dell’Aie”.

“Certo, la situazione delle vendite di dicembre nelle librerie italiane, secondo la radiografia dei librai di Ali Confcommercio, è stata a macchia di leopardo: bene quelle di provincia, qualche difficoltà per quelle nei centri delle città turistiche con perdite registrate fino al 10%, in sofferenza quelle in stazioni e aeroporti e nei centri commerciali che alla luce delle chiusure nei prefestivi e festivi hanno accumulato perdite nei mesi di novembre e dicembre oltre il 30%.

“Quanto emerge dall’andamento del 2020 è che quando le librerie sono messe nelle condizioni di fare il loro lavoro i risultati arrivano; preoccupa da questo punto di vista il perdurare delle limitazioni imposte alle librerie nei centri commerciali e il dato di forte crescita nel 2020 dell’online, segmento di mercato che ha tratto grande giovamento dalle restrizioni imposte agli altri operatori” dice all’Ansa il presidente di Ali Confcommercio, Paolo Ambrosini.

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Ma lancia un allarme: “ci attendiamo che il governo e il parlamento intervengano a breve per riequilibrare il mercato e ristabilire le normali condizioni di concorrenza, altrimenti temiamo che nel primo semestre si debba assistere a chiusure di librerie, fatto che dobbiamo tutti assieme cercare di scongiurare” afferma Ambrosini. Che il panorama a cui assistiamo sia complesso lo sottolinea anche il presidente dell’Aie.

“Innanzitutto il dato positivo nasconde al suo interno performance molto diverse: il boom delle vendite online e la buona tenuta delle librerie di quartiere, ad esempio, si accompagna a una difficoltà delle librerie nei centri cittadini e nei centri commerciali e a quelle di catena. L’assenza di manifestazioni fieristiche ha privato alcuni editori di un importante canale di vendita e promozione. Alcuni settori, come l’editoria di arte e di turismo ma non solo, hanno subito grandissime perdite e tutti gli editori si trovano di fronte a sfide molto difficili”. Insomma, il 2021 “si preannuncia comunque non facile” e “ci auguriamo” dice Levi che “vedrà ancora il governo e il Parlamento a sostegno della cultura e della lettura in Italia”.

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di Mauretta Capuano – Ansa

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