“Contenuti inappropriati”, Facebook oscura le pagine di alcune librerie Ubik

Accade in queste giornate estive che un libraio ubik pubblichi sulla pagina della libreria la foto di una parete di libri d’arte dove compare, tra le altre, una copertina con un nudo di donna. Violazione delle regole e blocco della pagina ne sono la diretta conseguenza, così come l’avvio della procedura di ricorso. Anche se, a volere applicare rigorosamente gli “standard della Community” di Facebook l’immagine “incriminata” non è da censurare in quanto riproduce un nudo artistico del famoso fotografo Helmut Newton (https://it.wikipedia.org/wiki/Helmut_Newton ), ed è quindi conforme allo standard della community di Facebook per cui “…è permessa anche la pubblicazione di fotografie di dipinti, sculture o altre forme d’arte che ritraggono figure nude”.

Quello che non ci si aspetta è che nel giro di pochi giorni Facebook cominci a oscurare arbitrariamente le pagine di altre librerie ubik che non hanno commesso alcuna violazione, ma semplicemente ree di avere contenuti simili alla pagina già bloccata. E così in pochi giorni chiudono le pagine delle librerie di Cesena, Treviso, Avezzano, Cagliari, Bologna, Taranto, Trento (una delle librerie più grandi e importanti del Gruppo), Omegna, Lucca, Mirano e anche quella di Catanzaro, già nota alla cronaca per i meriti di un libraio di frontiera apprezzato sul territorio e stimato da tutto il mondo editoriale. La media è di due/tre blocchi al giorno, tutti motivati dalla stessa inesistente ragione, senza alcuna tutela dell’identità digitale degli utenti.

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A rischio l’investimento economico e lavorativo di anni portato avanti dai singoli librai per sostenere la propria attività, ma anche per promuovere la cultura e la lettura e creare delle comunità di lettori che condividano tali interessi. L’assurdità di questo accanimento ha due facce: da un lato l’oscuramento di pagine che non hanno commesso alcuna violazione e che non hanno nulla in comune se non essere parte dello stesso franchising, pagine gestite da imprenditori differenti con attività singole; dall’altro l’impossibilità per i librai coinvolti di parlare con una persona che possa ascoltare, capire la gravità della situazione e prendere in carico il problema per risolverlo.

Ubik è il retail di librerie in franchising partecipata da Emmelibri – Messaggerie, oggi consiste in una rete di oltre 110 librerie in tutta Italia caratterizzate da professionalità e indipendenza dei librai, fortemente radicati e impegnati sul proprio territorio, attivi con gli eventi e sempre più uniti in una comunità anche virtuale proprio grazie ai Social. Oggi come oggi è evidente che essere presenti su Facebook, soprattutto per attività come le librerie, rappresenti un elemento rilevante per i contenuti da condividere e un veicolo promozionale irrinunciabile, in ubik l’azienda stessa e tutte le librerie del gruppo investono tempo e denaro per avviare un profilo e creare una comunità e sono necessari anni per ottenere risultati, pare impossibile che un tale lavoro e un importante investimento siano legati ad un così labile filo che unilateralmente la piattaforma può decidere di tagliare, causando un danno economico che si aggrava per le singole librerie e per il Gruppo col passare dei giorni.

Lo ha scritto nero su bianco il Tribunale di Bologna in un’ordinanza del 10 marzo scorso, in cui riconosce che “L’esclusione dal social network, con la distruzione della rete di relazioni frutto di un lavoro di costruzione […] è suscettibile dunque di cagionare un danno grave, anche irreparabile, alla vita di relazione, alla possibilità di continuare a manifestare il proprio pensiero utilizzando la rete di contatti sociali costruita sulla piattaforma e, in ultima analisi, persino alla stessa identità personale dell’utente, la quale come noto viene oggi costruita e rinforzata anche sulle reti sociali. Tal danno non è facilmente emendabile creando un nuovo profilo personale e nuove pagine, atteso che resta la perdita della rete di relazioni, la quale viene costruita dagli utenti del social network con una attività di lungo periodo e non semplice”. Il fatto che il social network abbia cancellato in modo irreversibile i dati, oltre a denotare, secondo il giudice, una condotta contrattuale profondamente scorretta, comporta inevitabilmente un danno irreparabile”.

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La stessa sentenza afferma che “Non può dubitarsi, dunque, che l’utente offra al gestore, con atto negoziale dispositivo, l’autorizzazione a utilizzare i propri dati personali a fini commerciali, sicché, nonostante l’affermata gratuità del servizio, sussiste per entrambi i contraenti il requisito della patrimonialità della prestazione oggetto dell’obbligazione (art. 1174 c.c.)”. è per questi motivi che il rapporto giuridico tra l’utente ed il social network è un negozio oneroso, un contratto, a prestazioni corrispettive. L’inquadramento del rapporto utente-gestore come un contratto comporta conseguenze giuridiche ben precise, fra cui il diritto di recesso: non è possibile recedere da un contratto a prestazioni corrispettive senza una giustificata causa.” Ultimo, ma non meno importante, ad essere nascoste sono pagine di librerie che in questi anni hanno lavorato sui propri territori e sui social per promuovere la cultura e la lettura, che anche attraverso i social sono riuscite a costruire comunità virtuali e virtuose, mantenendo ed amplificando un contatto tra le persone anche nel lungo periodo di lock down, sposando perfettamente la visione di Zuckerberg di rendere il mondo più aperto e connesso, con le sue parole “Aiutare le persone a costruire comunità ed essere esposti a nuove persone e nuove prospettive”.

L’augurio è quindi che il colosso Facebook prenda in considerazione i ricorsi dei librai, si renda conto dell’errore commesso e torni a riaprire le pagine, perché il fatto semplicemente non sussiste.

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