Condannato a morte per una canzone: la storia di Yahaya Sharif-Aminu

Nel braccio della morte a causa di una canzone giudicata blasfema. Proseguono gli appelli da parte di associazioni umanitarie, come Amnesty International, in favore di Yahaya Sharif-Aminu, 23 anni dello Stato di Kano, nel nord della Nigeria. Una canzone composta e da lui diffusa tramite WhatsApp gli era valsa la condanna a morte perché considerata blasfema.

L’intevento della corte d’appello, a inizio del 2021, non scongiura infatti il pericolo per il giovane. Quella canzone l’ha portato in carcere e potrebbe condannarlo a morte, perché considerata blasfema.

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Yahaya Sharif-Aminu era stato condannato nell’agosto 2020 per aver composto e diffuso una canzone considerata dalle autorità blasfema. Durante il primo processo era stato privato di ogni assistenza legale. Ora il tribunale d’Appello ha ordinato che il processo venga ripetuto proprio a causa della mancanza di rappresentanti legali di Yahaya.

La ripetizione del procedimento rappresenta per Yahaya la possibilità di essere finalmente sottoposto ad un processo giusto.

Questo il link per firmare l’appello.

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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