“Come gigli di mare tra la sabbia”, il romanzo di Lucia Guida: finestre su un presente fragile

Michele è concierge in un palazzo d’epoca di una non meglio identificata città di provincia, ma ben sovrapponibile alla città di adozione dell’autrice del libro di cui lo stesso Michele è protagonista. Parliamo di “Come gigli di mare tra la sabbia” e parliamo di Pescara, città di residenza di Lucia Guida, insegnante, scrittrice e blogger al suo terzo romanzo.

Siamo in un edificio stile liberty, come quelli che troveresti a ridosso della pineta dell’area sud, zona tristemente balzata alle cronache per un grave incendio che è arrivato fino al mare. Ma di questo non vogliamo parlare. Michele e sua moglie Elvira ci accompagnano all’interno dello stabile, il cui condominio costituisce un microcosmo che la narrazione svela poco a poco, un piano alla volta.

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Al primo piano c’è Elena Valente, giovane  segretaria nello studio legale Germani e Rossi sito al I piano, attorno alla quale si incentra la prima storia  narrata. Elena non riesce ad affezionarsi sentimentalmente a nessuno troppo a lungo, probabilmente per  le profonde ferite affettive che porta su di sé e che risalgono alla sua infanzia. È sola e passa da  una storia all’altra troncando le relazioni in cui s’imbarca prima che diventino stabili.

“Elena aveva venticinque anni ma ne dimostrava qualcuno in meno. Una sorta di eterna  adolescente. Lo considerava una specie di risarcimento della natura per averla privata a suo tempo di tutti i tentennamenti, le romanticherie, gli sprazzi di follia che in genere accompagnano questa fase, da lei saltata quasi a piè pari per svariate ragioni.  Sin da bambina si era dedicata anima e corpo alla madre, accudita con devozione materna più che filiale per ripagarla di tutte le manchevolezze esistenziali da cui questa era stata afflitta: una salute cagionevole e la disgrazia di non poter contare su alcun affetto”.  

Per una serie  di circostanze inizia a uscire con Paolo Germani, suo datore di lavoro,  rapporto che non ha intenzione all’inizio di coltivare perché non è intenzionata a mescolare vita  professionale e privata. La situazione le sfuggirà tuttavia di mano nell’attimo in cui deciderà di concedersi  la possibilità reale di vivere una situazione affettivo-sentimentale finalmente stabile e soddisfacente.

Al secondo piano vive Serena De Dominicis, moglie di Andrea, marito frettoloso e assente, che la  trascura e la tradisce a sua insaputa, barcamenandosi in un ménage coniugale insoddisfacente che non ha  il coraggio di troncare.

Quarantadue anni ben portati, una rendita che le proveniva da una serie di proprietà immobiliari avute in eredità dagli zii paterni che le permettevano di fare la giornalista freelance per un paio di testate on line senza avere la necessità di procurarsi un vero e proprio impiego. Un sacco di tempo libero a disposizione, un marito sempre affaccendato. Poche righe per descrivere un profilo come il suo ricco di potenzialità, molte delle quali non ancora sfruttate. Un ritratto che non la soddisfaceva più. Aveva provato a parlarne ad Andrea, ma era finita come al solito. Lui l’aveva presa in giro con indulgenza, come si fa con una bambina che si è impuntata e non vuol capire ragione. Lei gli aveva appeso il muso e non si erano parlati per una giornata intera”.

La donna ha conferma definitiva  dell’infedeltà del marito e decide di affrontarlo e metterlo alla porta. A seguito dell’ospitalità concessa a Mattia Venditti, studente e suo dirimpettaio,  Serena ne approfondisce la conoscenza e i due diventano amanti. Pur sentendosi grata a Mattia e  provando per lui qualcosa, tronca sul nascere la loro storia non sentendosi ancora pronta per legarsi  nuovamente a qualcuno.

Al terzo piano c’è l’appartamento dei coniugi Fantoni. Lui è un rispettabile  ragioniere in pensione con una moglie, Lina, affetta da demenza senile che vede in ogni donna che entri in  contatto con l’anziano una rivale in potenziali occasioni di tradimento. I due vivono da soli perché  Filippo, il loro unico figlio, si è trasferito in Giappone dove ha intrapreso una convivenza, tacendo questo  particolare ai suoi.

Forse ciò che mancava ai Fantoni era una persona di famiglia vicina su cui concentrare speranze, aspettative, felicità fuggevoli e rimproveri veementi. Delusioni e gratificazioni”.

Filippo accorrerà in città solo all’indomani del malore che ha colpito il padre  limitandosi a sistemare entrambi i suoi genitori in una casa di riposo per anziani.

In queste tre storie di donne e del loro differente modo di amare a mo’ di fil rouge si intrecciano le  vicende di Elvira, che a suo tempo ha sacrificato la propria femminilità per ridare dignità lavorativa a suo  marito Michele, accettando non avere figli dal momento che una delle clausole per l’ottenimento del portierato  era quella di non restare incinta. Elvira e Michele vivono nel piano più alto.

“A lei non la faceva nessuno, si disse Elvira. Insomma, lei era una donna d’esperienza, di mondo. Una che nella vita aveva sempre dovuto lottare per raggiungere, attraverso guerre di trincea, risultati importanti. Grazie anche al suo intuito sottile”.

Dopo il trasferimento dei Fantoni all’ Uliveto, casa di cura per anziani, Elvira convince il marito a  licenziarsi.  La coppia lascia, quindi, con serenità il palazzo, per dedicarsi a un obiettivo tardivo ma importante: l’acquisto  di una casa tutta per loro.

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Pugliese d’origine, Lucia Guida vive a Pescara dove lavora come docente di lingua inglese. Con Nulla Die ha pubblicato la silloge di racconti “Succo di melagrana. Storie e racconti di vita quotidiana al femminile” (2012) e il romanzo “La casa dal pergolato di glicine” (2013). Con Amarganta Editrice ha dato alle stampe anche “Romanzo Popolare” (2016) e la silloge poetica “Interlinee” (2018). Gestisce un blog e di uno spazio da autrice su Cyrano Factory.

“Come gigli di mare tra la sabbia” costituisce il secondo capitolo della trilogia “Prospettive urbane“, avviata con “Romanzo Popolare”.  L’immagine del giglio ha una forza evocativa in sé. “Mi torna in mente il Cerrano”, spiega l’autrice, “l’area protetta della costa teramana con questa meravigliosa torre di avvistamento. Mi capitò lì di vedere questi particolari gigli di mare, belli e fragili come i personaggi che racconto. A dire il vero, i gigli sanno essere anche tossici e velenosi, ma ho scelto di cogliere solo gli aspetti positivi di questa immagine”.

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Eterne adolescenti, donne non realizzate, ma anche personaggi di altri tempi, ciascuno con la sua battaglia da combattere. “Come Lina ad esempio”, sottolinea Lucia Guida. “Una donna del secolo scorso il cui vissuto emerge dalle scelte più o meno consapevoli”. Un libro che si professa comunque come un romanzo “fresco” che pure dà spazio a un finale disteso. “Quello che è mancato a ‘Romanzo Popolare’, dove si arriva in tensione fino alla fine”, ricorda la scrittrice. “Qui ho dato spazio a un divertissement distinto, pur trattando di tematiche non necessariamente leggere”.

Foto di copertina: Francesco De Dominicis

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Foto Franco Di Carlo

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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