“Cinema d’Estate”: Un sacco bello

Una Roma bellissima, assolata e deserta. Una Roma d’agosto nell’esordio alla regìa di Carlo Verdone. Un sacco bello esce in sala nel gennaio del 1980 ed è subito un clamoroso successo. Premio Speciale ai David di Donatello, Globo d’oro al miglior attore rivelazione e un Nastro d’argento al miglior attore esordiente per un film che ha segnato intere generazioni da nord a sud.

Un sacco bello è un omaggio a quella romanità così tipica e particolare ma, al contempo, così riconoscibile in tutta Italia. “Un film basato sull’osservazione di quelle tante e diverse peculiarità che vivono a Roma”, come sottolineato dallo stesso regista.

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Nel giorno di ferragosto, le spassose avventure dei protagonisti si sfiorano nel corso del film, senza mai incontrarsi realmente. Enzo è il classico coatto romano, sguaiato e fanfarone, che armato di penne a sfera e calze di nylon cerca disperatamente di organizzare un viaggio a Cracovia, nella speranza di dare una svolta amorosa all’afosa e solitaria estate che sta trascorrendo. Il suo compagno d’avventura è il titubante e imbarazzato Sergio (Renato Scarpa) che, suo malgrado, rischierà di far saltare il viaggio.

Si passa quindi a Ruggero, un ragazzo hippie che, fuggito dalle comodità della vita borghese e soprattutto da un padre caciarone e opprimente (Mario Brega), si rifugerà in una comunità promiscua e che rifiuta il consumismo, stringendo un rapporto d’affetto con Fiorenza (Isabella De Bernardi). L’incontro “fortuito” tra padre e figlio, sarà l’occasione per tentare un riavvicinamento familiare.

Chiude il trittico il goffo e impacciato Leo che, in partenza per Ladispoli dove lo attende la madre, si imbatte in Marisol (Veronica Miriel), una ragazza spagnola in cerca di un ostello (non della Juventus…) che ne sconquasserà i piani, oltre che i sentimenti.

NASCITA CASUALE DI UN CAPOLAVORO

Tre gli episodi, così come tre sono i personaggi principali del film, tutti magistralmente interpretati da Carlo Verdone. Un sacco bello non è un film studiato a tavolino: in quegli anni, Verdone è ancora giovane e inesperto, ma non sconosciuto al pubblico. I suoi personaggi nascono in tv e nei cabaret e approdano al cinema quasi per caso. La genialità e l’intraprendenza di Carlo Verdone vengono notati da Sergio Leone che, accortosi delle potenzialità del ragazzo, lo convince a portare quei personaggi sul grande schermo, offrendosi di fargli da produttore e coinvolgendo nel progetto anche Ennio Morricone, che di Un sacco bello scriverà le musiche.

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E casuali sono anche le scelte degli interpreti principali. Se si esclude la parte di Sergio, interpretato da un Renato Scarpa perfetto nel ruolo dell’amico titubante, demotivato e anche un po’ deprimente, per alcuni versi, quella di Fiorenza è davvero frutto della casualità. Carlo Verdone è a casa di Piero De Bernardi, futuro sceneggiatore di Un sacco bello insieme a Leonardo Benvenuti e allo stesso Verdone. I due stanno lavorando alla sceneggiatura del film e, ad un tratto, nella stanza adiacente lo studio, scoppia una violenta lite tra le figlie di De Bernardi.

Una delle due, la minore, per il timbro vocale, la mimica e soprattutto la sfrontatezza, lascia di stucco Verdone che non ci pensa due volte a scritturarla per il ruolo della compagna di Ruggero. Isabella darà vita a una delle figure più iconiche e memorabili del film, tanto che lo stesso Verdone la vorrà di nuovo con sé in Borotalco (1982) e Il bambino e il poliziotto (1989). Ci lascerà prematuramente nel maggio di quest’anno.

PIÙ DI UNA SEMPLICE “SPALLA”

I meriti di Carlo Verdone sono indiscutibili. Da subito si dimostra un professionista in grado di trovarsi egualmente a suo agio sia davanti che dietro la macchina da presa. E badate bene che non è così usuale trovare un regista, almeno in Italia, che interpreti ogni suo film per più di quarant’anni. Il grande pregio del regista romano, però, oltre all’aver dato vita a una serie di accadimenti al limite del surreale ma nel contempo estremamente attinenti alla realtà, sta nell’aver “scoperto” e regalato al grande pubblico uno dei più grandi caratteristi di sempre. “Io mica so comunista così sa…, so comunista cosìììì!”, direbbero alcuni. “Anàgoli? Anàgoli de che?”, direbbero altri.

Forza, dirompenza e una presenza scenica grande quanto il set. Questo era Mario Brega, in Un sacco bello, una spanna sopra tutti. L’incontro col barbuto attore romano nasce anch’esso per caso. Verdone era a casa di Sergio Leone per discutere del film e, all’improvvisò, entrò in scena quest’uomo enorme, forte e burbero, che portava una cassetta di frutta e verdura al compianto regista di C’era una volta in America. Verdone rimase folgorato dalla prepotenza tutta romana dell’individuo.

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Una figura chiassosa, travolgente ma sinceramente umoristica e di cuore. La forza di Mario Brega stava proprio in questo. Non era una macchietta costruita. Brega non recitava, improvvisava. Non dava del lei, dava del tu. Un personaggio inarrivabile per chiunque con cui Carlo Verdone strinse un indimenticabile sodalizio che si riproporrà anche in Bianco, rosso e Verdone (1981) e soprattutto nel Borotalco (1982) del mitico “Arzete a cornuto, arzete…”. Molto più che una semplice “spalla”.

VERDONE DALLA TV AL CINEMA

In quello che, come abbiamo già detto, è il suo film d’esordio come regista, Verdone porta sul grande schermo quelle macchiette che già lo avevano reso celebre in televisione. Alle tre figure principali, Verdone affianca tutta una serie di altre caricature epocali e memorabili, dando sfoggio della sua genialità e travolgente verve. Don Alfio coi suoi tic, che non ricorda “manco le basi der mestiere”, il rigido e intransigente Professore che racconta del figlio Gabriele, fino al cugino Anselmo, preludio di quell’altro mitico personaggio che sarà il futuro Furio Zoccano di Bianco, Rosso e Verdone (1981).

Verdone, quindi, si mostra un artista camaleontico e perfettamente in grado di riprodurre i vezzi e le manie di un’Italia semplice e popolare, non dimenticando una critica alla società, velata ma sempre presente. Le sue sono maschere tragicomiche che si muovono sul sottile filo che divide le risate dalla malinconia. Figure caricaturali, buffe, tenere, profonde e poetiche, e per certi versi sole, ma quanto mai attuali. Dopo più di quarant’anni, Un sacco bello è un capolavoro del cinema italiano che non risente del peso degli anni. In grado di farci ridere, sognare, riflettere e immalinconire. E noi tutti, da semplici spettatori emozionati, non possiamo far altro che dire, “Grazie Carlo Verdone!

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