Buon 10 dicembre, Jack!

Buon 10 dicembre, Jack!

Ma Jack non esiste. O almeno non si chiama Jack. Damien Napoli racconta la storia di questa particolare foto sul gruppo The White Tape – Verona Jammers che riunisce Cover band e appassionati dei Pearl Jam. Nella foto di fatto si riconosce Eddie Vedder, la cui presenza viene spiegata così: “Stavo partecipando al Tibetan Freedom Concert a Randall’s Island a New York”, si legge, quando mi sono imbattuto in un ragazzo con un blocco appunti che raccoglieva firme per Amnesty International”.

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“Ero un membro di Amnesty al liceo”, prosegue il post, “quindi mi sono sentito obbligato a firmare la petizione. Mi sono anche intrattenuto con per un buon quarto d’ora a parlare con questo Jack (almeno così c’era scritto sul suo cartellino).
Ero talmente preso dalla conversazione da non notare che intorno a noi si era radunata un bel po’ di folla”.

“Solo poco più tardi, qualcuno è venuto da me e mi ha detto: ‘Amico, prima stavi parlando con Eddie Vedder, come è andata?’. Aspetta un attimo, Jack era Eddie Vedder? I Pearl Jam non erano nella setlist quindi non avevo idea di trovarmi davanti a lui. Poi però, pensandoci meglio, ho realizzato che era proprio lui”.

“Era in incognito e si sarebbe esibito a sorpresa, ma gli importava di quella causa, quindi era là fuori a raccogliere firme. Alla fine sono anche riuscito a ribeccarlo e gli ho chiesto una foto, giusto in tempo prima che tutti iniziassero a chiedergli foto, autografi e contatti”.

“Alla fine”, conclude il post, “Pearl Jam suonarono quel giorno come ospiti a sorpresa”.

Una bella storia, insomma, nel giorno dell’anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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