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Bon Jovi: in uscita il nuovo singolo “Do What You Can”

Originariamente in programma per il 15 maggio, “2020” è un album che si caratterizza per la scrittura ricca e profonda

redazione

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Dopo essere stati costretti a cancellare il tour mondiale e a posticipare l’attesissimo album, Bon Jovi, band presente nella Rock and Roll Hall of Fame, annunciano che il loro nuovo album “2020” verrà pubblicato il 2 ottobre 2020. La band ha inoltre pubblicato un nuovo singolo “Do What You Can” (ascoltalo qui: https://BonJovi.lnk.to/DoWhatYouCan-RadioEdit), in rotazione radiofonica da domani.

Originariamente in programma per il 15 maggio, “2020” è un album che si caratterizza per la scrittura ricca e profonda, intitolato così per le decisive elezioni americane attese quest’autunno. Insieme all’America e al suo pubblico, Jon si è trovato inaspettatamente a vivere la pandemia del coronavirus, che ha scosso tutto il mondo, seguita poi in breve tempo dagli sconcertanti eventi legati alla morte di George Floyd e alle conseguenti proteste per l’uguaglianza razziale. L’artista ha quindi capito che ci fosse molto di più da raccontare sul 2020. Registrate in uno studio casalingo, sono quindi nate due nuove canzoni: “American Reckoning” e “Do What You Can”, dedicate a questi fatti e che rendono questo progetto davvero completo.

Sono testimone di vicende che cambieranno la storia”, ha commentato Jon Bon Jovi. “Credo che il più grande regalo che possa fare un artista al suo pubblico sia di mettere a disposizione la propria voce per parlare dei problemi che più ci toccano”.

Noto per le sue numerose attività filantropiche, Jon ha speso il periodo iniziale della quarantena fornendo pasti a chi ne avesse bisogno presso la JBJ Soul Kitchen Community Restaurant in Red Bank, NJ. Autonominatosi “lavapiatti da hall-of-fame”, Jon è stato immortalato da sua moglie Dorothea in una foto che è stata successivamente postata sui social con la caption “If You Can’t Do What You Do… Do What You Can” (“Se non puoi fare quello che fai… fai ciò che puoi”).

Questa frase è stata lo spunto che ha dato ispirazione all’artista, che ha realizzato la canzone immediatamente il giorno successivo. Nello spirito di solidarietà collettiva che si era creata nelle primissime settimane di quarantena, invece che pubblicare la canzone completa, Jon ha chiesto ai fan di partecipare e di scrivere un verso in cui raccontare la propria storia. L’artista ha cantato la prima strofa e il ritornello, e ha ricevuto migliaia di creazioni del suo pubblico, tutte commoventi, in un flusso di risposte attraverso l’hashtag #DoWhatYouCan.

Nessuna band ha dimostrato più empatia con la sua gente, dando speranza in un periodo di incertezze e assicurando un attimo di conforto ai fan durante le prime settimane di pandemia” ha commentato sull’impatto che la band ha avuto in quei giorni.

La versione finale di “Do What You Can” scritta da Jon Bon Jovi, è stata eseguita acusticamente per la prima volta nello speciale di beneficenza volute dalla Rockstar Jersey4Jersey, in cui sono stati raccolti 6 milioni di dollari per lo stato che è stato duramente colpito dalla pandemia. Nelle settimane successive, la band al completo è stata in grado di registrare la canzone in uno studio, così da poterla aggiungere all’album in uscita.

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E’ morto Martin Birch, storico produttore di Iron Maiden e Deep Purple

Federico Falcone

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E’ morto ieri, all’età di 71 anni, Martin Birch, storico produttore per band come Iron Maiden, Deep Purple, Black Sabbath, Rainbow, Whitesnake. A confermare la notizia è stato anche David Coverdale, cantante dei Whitesnake, con un tweet: “È con il cuore affranto che ho appena saputo che il mio carissimo amico e produttore Martin Birch è morto. Martin ha rappresentato una parte importante della mia vita … aiutandomi dalla prima volta che ci siamo incontrati fino a Slide It In … I miei pensieri e le mie preghiere alla sua famiglia, amici e fan… “

Ha prodotto tutti i principali album degli Iron Maiden, da “Killers” fino a “Fear Of The Dark”. Straordinarie le sue collaborazioni con i Black Sabbath per “Heaven and Hell” e “Mob Rules” o con i Whitesnake dal 1978 al 1984. Con i Deep Purple ha dato alle stampe il leggendario “Live in Japan”, ma anche anche grandi album come “Burn”, “Machine Head” o “Stormbringer”.

Infinite le sue collaborazioni. Fleetwod Mac, Rainbow, Blue Oyster Cult, Jeff Beck, Skid Row, Peter Green, Gary Moore, John Lord, giusto per citarne alcuni.

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Tra sacro e profano, Capossela e il rituale del Pandemonium condividono vecchie e nuove profezie

Federico Falcone

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Pandemonium da Pan, tutto, e demonio: tutto demonio, in opposizione a pan theos, tutto Dio”

Dunque un concertato per tutti i demoni. Vinicio Capossela, tra i più sofisticati e personali cantautori italiani in circolazione, ha rapito il pubblico presente a Tagliacozzo (Aq) in occasione della tappa abruzzese del suo tour. Un concerto magnetico, dinamico, coinvolgente e di straordinaria classe ed eleganza, quello a cui hanno potuto assistere i fortunati spettatori presenti all’interno del Chiostro di San Francesco.

Un doppio show esclusivo (una data nel pomeriggio e una la sera) per circa 200 spettatori

Sempre in bilico tra il sacro e il profano, attento a giocare con i sensi e i significati delle parole, è salito sul palco accompagnato dal “rumorista intraterrestre” Vincenzo Vasi, polistrumentista che ha contributo a evocare gli scenari del Pandemonium, mitologico e gigantesco strumento di metallo dal tono grave che scava negli inferi, in quel sottosuolo che è anche sede della memoria. Un concerto narrativo di canzoni messe a nudo, scelte liberamente da un repertorio che quest’anno tocca il traguardo dei trent’anni dalla data di pubblicazione del primo disco “All’una e trentacinque circa”.

“In questo luogo spirituale possiamo iniziare il nostro Pandemonium con la metafora biblica del Leviatano. Essere inghiottiti da esso per cercare di tornare alla luce”. Nel suo copricapo da boia, Capossela è un principe della dissacrante sacralità.

Pandemonium, inoltre, è anche il titolo della rubrica quotidiana tenuta da Capossela durante la quarantena. Non sono mancati, durante la serata, momenti dedicati all’intimità del colloquio. “Il demone a cui mi riferisco in questo Pandemoium è il dáimōn dei greci – ha spiegato Capossela -l’essenza dell’anima imprigionata dal corpo che è il tramite tra umano e divino. Il destino legato all’indole, e quindi al carattere”.

“Pan e Daimon, tutti insieme. Il Pandemonium è la somma delle nature nelle loro contraddizioni. Nature che generano cacofonia, il pan panico, la confusione del tutto quanto, l’entropia incessante che ci fa continuamente procedere e separare. Tutti i dáimōn, come in un vaso di pandora liberati nell’isolamento e nell’insicurezza che ci ha colti nella pandemia. Nuove e antiche pestilenze“.

Demoni e paure, spettri e artefici, tutti allontanati da un’esibizione evocativa e ricca di suggestioni. Le atmosfere, più vicine a un rituale che non a un concerto, hanno rapito i duecento spettatori presenti al Chiostro, conducendoli attraverso richiami biblici, letterari, filosofici. Un incontro tra varie forme d’arte sapientemente condensate in una setlist capace di spaziare attraverso i vari stati d’animo dell’artista e dei suoi fans.

La scienza e la medicina non sono esenti dalle umane miserie e spesso anche la verità scientifica fatica a venire a galla. Pensiamo al medico cinese che per primo ha denunciato la pandemia. Nell’Ottocento, invece, un medico, nello svolgere un esame autoptico, per pura intuizione scoprì che anche le mani possono trasmettere infezioni. Così accadde. Egli fu cacciato e morì in un manicomio. Fu un genio, ma morì come un pazzo. Destino beffardo”.

Inevitabili i richiami alla pandemia da coronavirus che ha flagellato e sta flagellando il mondo. Con malinconica dolcezza ricorda gli anziani, principali vittime in Italia di questo virus. “…Quei volti dietro una finestra, senza possibilità di contagio ma comunque isolati…”

Prima di chiudere, l’appello è però alla vita. “Abbiamo cercato di dare voce ai nostri demoni in questo luogo così sacro. Vorrei concludere con un’indulgenza plenaria che è la cosa migliore che questa triste fase della nostra vita ci ha lasciato. La catarsi della purificazione, perché l’uomo è vivo”.

Foto: Raffaele Castiglione Morelli

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Lucca Summer Festival, l’edizione 2021 prende forma

Fabio Iuliano

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Prende forma l’edizione 2021 del Lucca Summer Festival che già può contare sulla riprogrammazione dei concerti di Celine Dion, Liam Gallagher, Nick Mason, Beck, Paolo Conte, Ben Harper e Brunori Sas. Tutti gli artisti avevano dovuto posticipare il concerto a causa dell’emergenza epidemiologica.

Per quanto riguarda gli spettacoli di Yusuf Cat Stevens, John Legend, Lynyrd Skynyrd, Liam Payne, Anderson Paak e Patti Smith, gli accordi verranno chiusi nell’arco delle prossime settimane. L’annuncio è previsto per settembre.

Infine, alla luce dei chiarimenti ottenuti dal legislatore in merito alle modifiche apportate all’Art. 88 del Dl Cura Italia dalla legge di conversione del Dl Rilancio, in ossequio alla normativa vigente, gli organizzatori procederanno al rimborso monetario per il concerto di Paul McCartney.

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