Bennato, Nannini, Moroder e le tante notti magiche di “Un’estate italiana”

Neanche la vittoria di un Mondiale ti fa accettare con piena serenità quegli improbabili “po-po-po-po-po” sovrapposti a una canzone che, fino a quel momento, aveva una sua dignità. Curioso, però, il modo come questi “po-po-po-po-po” hanno fatto il loro ingresso nello stadio.

Prima dei mondiali in terra tedesca si sentiva qualcosa di simile sugli spalti del Perugia. Poi, a febbraio di quell’anno, un episodio che in qualche modo ricorda l’avanzata degli inglesi del rugby sulle note di Swing Low Sweet Chariot, cantatata per pura coincidenza sugli spalti del Twickenham da un gruppo di studenti della Douai School.

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A febbraio del 2006, si diceva, in occasione della partita di Coppa Uefa Bruges-Roma, i tifosi belgi iniziarono ad andare di “po-po-po-po-po” per primi perché stavano vincendo. Alla rimonta giallorossa, gli stessi cori cambiarono curva e il resto è storia, con questi “po-po-po-po-po” capaci di eclissare un giro di basso inconfondibile, ripreso poi dal riff di chitarra per regalare il meritato il successo planetario al singolo dei White Stripes.

Ma c’era anche un’altra canzone ad accompagnare i caroselli intorno ai maxischermi che trasmettevano le gesta di Cannavaro e compagni. Una canzone lanciata 16 anni prima da Giorgio Moroder, in grado di farci scoprire un modo inedito di seguire la Nazionale: stiamo parlando di “Un’estate italiana”, ribattezzata come “Notti magiche”.

Forse non sarà una canzone
a cambiar le regole del gioco
ma voglio viverla così quest’avventura
senza frontiere con il cuore in gola

Edoardo Bennato declina il tema, lasciando alla voce graffiante di Gianna Nannini la chiusura delle strofe in una versione energica e malinconica allo stesso tempo. Ci vuole poco per entrare nella memoria collettiva. C’è da dire, però, che l’inconfondibile chitarra elettrica che introduce il brano ha fatto breccia nelle case degli italiani anche con la versione inglese “To Be Number One” (qui il testo) scelta come sigla d’apertura dei programmi televisivi dedicati al torneo trasmessi dalla Rai.

Per l’edizione italiana, Moroder si rivolse dunque Bennato e Nannini. Entrambi ne riscrissero il testo trasformandolo nel singolo più venduto nel 1990 in Italia, forse uno degli ultimi 45 giri a ottenere un grande riscontro commerciale, prima che a dettare le regole del mainstream fossero cassette, cd e altri supporti digitali.

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La canzone venne presentata per la prima volta a Roma, nel dicembre del 1989, in occasione del sorteggio dei gironi della fase finale. Poi fu eseguita durante la cerimonia inaugurale a prima della partita Argentina-Camerun. La magia di quelle notti, scandite dai gol di Totò Schillaci, ne favorì il mito.

A chiudere il cerchio, l’omaggio alla canzone dei tifosi tedeschi dopo il terzo posto al campionato del mondo 2006 (Germania-Portogallo 3-1), ma soprattutto la scelta degli organizzatori di diffonderla dagli altoparlanti, durante la premiazione finale: il cielo è azzurro sopra Berlino in un’estate che è ancora italiana.

Foto di Denniz Futalan da Pexels

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Fabio Iulianohttp://www.fabioiuliano.it
Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.

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