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Attualità

Banksy finanzia una nave per salvare vite umane nel Mediterraneo

Sulla fiancata della nave è presente il dipinto di una bambina, realizzato da Banksy stesso, con un giubbotto di salvataggio che si aggrappa a un salvagente a forma di cuore

Antonella Valente

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Il famoso street artist  Banksy  ha finanziato una nave per soccorrere i migranti nel Mediterraneo.
Il quotidiano inglese “The Guardian” riporta, infatti, che l’imbarcazione, noleggiata nella massima segretezza, avrebbe già salvato 89 persone.

La nave, che prende il nome dall’anarchico francese del XIX secolo “Louise Michel”, è decorata con i graffiti dello street artist ed è partita dal porto di Borriana, in Spagna, lo scorso 18 agosto.

Secondo il quotidiano britannico tra le 89 vite salvate ci sarebbero 14 donne e 2 bambini e attualmente la Louise Michel, nel Mediterraneo centrale, sarebbe alla ricerca di un porto marittimo sicuro dove far sbarcare i passeggeri e trasferirli su una nave della Guardia Costiera europea.

Un’iniziativa che, purtroppo, ha suscitato anche reazioni negative. Anzi, sui social sarebbe stata addirittura criticata perchè “rea di cavalcare un’emergenza per fini personali”..


Laureata in Giurisprudenza e Giornalista Pubblicista dal 2018, ama il teatro, il cinema, l'arte e la musica. Appassionata di recitazione, si diletta a salire su un palco di tanto in tanto. In altre sedi, anche Avvocato.

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Attualità

Addio a Pino Scaccia, storico inviato Rai ed ex caporedattore dei servizi speciali del Tg1

Fabio Iuliano

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Addio a Pino Scaccia, storico inviato della Rai ed ex caporedattore dei Servizi speciali del Tg1. Romano, aveva 74 anni. Era ricoverato al San Camillo e si è aggravato a seguito delle complicanze dovute all’infezione da Covid.

Scaccia, il cui vero nome era Giuseppe Scaccianoce, è stato inviato sui principali eventi internazionali degli ultimi 40 anni e in prima linea anche su temi italiani, dalla mafia al terrorismo.

Su Twitter immediato il cordoglio di amici e colleghi. L’Usigrai scrive: “È venuto a mancare Pino Scaccia, inviato sui principali eventi internazionali degli ultimi 40 anni. In prima linea anche su temi italiani, dalla mafia al terrorismo. Cronista di razza. Ha dato lustro al Tg1, alla Rai, interpretando i valori del Servizio Pubblico”. 

Le foto di questo articolo sono di Luigi Baglione

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Attualità

Conte scrive a Muti: “La chiusura dei teatri è una scelta grave, ma necessaria”

Fabio Iuliano

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“Gentile Maestro Muti”. Comincia così la lettera di Giuseppe Conte al Corriere della Sera, nella quale il presidente del Consiglio si rivolge al grande direttore d’orchestra per rispondere “al Suo accorato appello” circa la decisione del governo, con l’ultimo Dpcm, di chiudere le sale da concerto e i teatri, che – scrive Conte – “è oggettivamente ‘grave'” in quanto “i concerti, le rappresentazioni teatrali costituiscono alimento per lo spirito, nutrimento per l’anima”. Ma “proprio perché grave – ammette il capo dell’esecutivo – è stata una decisione particolarmente sofferta”.

Il premier spiega la ragione del provvedimento: “Siamo stati costretti a prenderla, perché l’obiettivo primario deve essere adesso recuperare il controllo della curva epidemiologica ed evitare che la sua continua ascesa possa compromettere l’efficienza del nostro sistema sanitario e, con esso, la tenuta dell’intero sistema sociale ed economico”.

Presto misure di sostegno alla categoria

“Ho apposto la mia sottoscrizione al documento – scrive Conte – solo quando siamo stati sicuri, dopo le verifiche fatte presso il Ministero dell’Economia e con la Ragioneria generale dello Stato, di potere approvare, nel Consiglio dei Ministri che si svolgerà questo pomeriggio, un decreto-legge che consentirà di erogare agli operatori economici e ai lavoratori colpiti dalle nuove norme ristori immediati e misure di sostegno”.

Quanto al settore delle cultura, si difende il presidente del Consiglio, “il criterio che ci ha guidato non è stato quello di colpire indiscriminatamente un settore ritenuto ‘superfluo’ rispetto ad altri” e “l’esperienza che abbiamo maturato in questi mesi di grande difficoltà ci conferma che la cultura contribuisce a rafforzare l’identità di un intero popolo, agisce come volano per la coesione sociale, creando le basi al contempo per un dialogo che attraversa regioni e confini nazionali, aiutando a cogliere, nella propria e nell’altrui leggenda, il comune destino di finitudine dell’essere umano”, tuttavia “la riduzione delle occasioni di socialità e dei momenti aggregativi comporta anche la drastica riduzione del numero dei contatti personali”. 

“Non rinunceremo alla cultura”

Pertanto, prosegue Conte, “siamo costretti a fare questi ulteriori sacrifici. Ma non intendiamo affatto rinunciare alla bellezza, alla cultura, alla musica, all’arte, al cinema, al teatro” perché “abbiamo bisogno del nutrimento che da queste attività ricaviamo e della capacità di sogno che queste ci suscitano. Intendiamo tornare al più presto a fruire di queste emozioni in compagnia, condividendo la muta armonia che si instaura in presenza di un vicino, anche se sconosciuto” ma “è con questo spirito, caro Maestro, che ci siamo assunti la responsabilità di operarescelte così dolorose”.

Per poi concludere: “Le assicuro che, con il ministro Franceschini, siamo già al lavoro per far riaccendere al più presto microfoni, riflettori, proiettori, e per assicurare le premesse per un effettivo rilancio di tutte le attività dello spettacolo, confidando sull’impegno, sulle energie e sulle intelligenze di tutti”.

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Attualità

Cinema e teatri chiusi, l’amarezza di Cristicchi e di tanti addetti ai lavori

Fabio Iuliano

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“Ciao Teatro. E così si torna a casa. Per l’ennesima volta”. Simone Cristicchi, attore, musicista e direttore artistico del Teatro Stabile d’Abruzzo, commenta così, la stretta su teatri e cinema disposta dall’ultimo Dpcm. “Repliche annullate, alcune rimandate, quelle programmate ma chissà se confermate”, scrive sui suoi canali social.

“Tanti dubbi, quanta approssimazione, senso di offesa. Giudicati alla stregua di fast food. I teatri, luoghi sacri, uniche isole rimaste dove bere acqua di sorgente”.

“Siamo maghi, saltimbanchi, donne scimmia, forzuti e fragili”, prosegue Cristicchi, “siamo uomini e donne del fantastico mondo dello spettacolo. Quelli che vi fanno ridere, piangere, sopravvivere al Nulla che avanza. Non siamo indispensabili? Semplicemente SIAMO, e per questo, anche NOI, sacri”.

Cristicchi ci sa fare con le parole, non è un mistero. Parole che tradiscono un malcontento di chi si sente vittima di una presa in giro a suon di dispositivi che non tengono conto dei dati pressoché insignificanti di contagio all’interno delle strutture teatrali, frutto di mesi di pianificazione e attuazione di misure di contenimento, così come sottolineato anche da Ascanio Celestini.

Ansia e smarrimento all’interno di tante strutture teatrali che devono fare i conti con spettacoli da annullare o posticipare e direttive da recepire. Ad esempio, i teatri possono restare aperti e si può provare, pur nel rispetto delle regole del distanziamento. Non c’è però chiarezza sulle attività formative in presenza.

“Al momento”, spiega Giuseppe Tomei di Spazio Rimediato L’Aquila, “abbiamo deciso di sospendere alcuni corsi, in attesa di capire le limitazioni relative all’accesso al teatro per le attività culturali e ricreative. Continuiamo a lavorare sugli spettacoli in allestimento, ma siamo profondamente preoccupati e delusi per quello che sta succedendo”.

Situazione analoga di smarrimento anche alla Casa del Teatro, uno dei primi avamposti culturali del post sisma – sempre restando nel capoluogo d’Abruzzo. La struttura, nello scorso weekend, ha ospitato un workshop di teatro gestuale con Franco Di Berardino, l’ultimo per adesso. “Avevamo in programma uno spettacolo con lui, ma abbiamo dovuto cancellare tutto”, spiega Eugenio Incarnati.

“Questa chiusura non rende giustizia ai tanti sforzi fatti per adeguare e sanificare i locali. Suona tutto come una beffa. Siamo entrati in contatto con realtà teatrali importanti come il Teatro Argine di Bologna, ci siamo confrontati su come spostare la platea per favorire il distanziamento. Abbiamo allestito doppie repliche e un calendario elastico. Ora ci sembra tutto inutile. Confidiamo, intanto, negli ammortizzatori sociali, ma la partita è ben difficile”.

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