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Muri e fori di proiettile come stella cometa: il presepe di Banksy fa discutere

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“Scar of Bethlehm” è l’ultima opera dell’artista

“La cicatrice di Betlemme” raffigura Giuseppe, Maria e il bambin Gesù all’interno di una mangiatoia posta di fronte a un muro di cemento. Su di esso sono raffigurate, inoltre, le scritte “Paix” e “Love”. Al posto della stella cometa, imperante sopra i presenti, c’è un foro di proiettile.

Un simbolo contro tutti i muri del mondo, contro le guerre e contro quei benpensanti che vedono nel Natale l’unica occasione per ricordarsi delle tragedie che quotidianamente affliggono il nostro pianeta. L’ennesima provocazione di Banksy fa male, perché colpisce l’intimità dell’evento mirando dritto al cuore di chi vuole – o vorrebbe – viverlo con spensieratezza, distacco e finta solidarietà.

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L’opera è stata realizzata all’interno del Walled Off Hotel (di proprietà dell’artista stesso) a Betlemme, in Palestina, zona storicamente al centro di conflitti armati e fori spaccature sociali. La scena della natività, infatti, sembra volere richiamare il muro fatto erigere dal governo di Israele per isolare la Cisgiordania. Dopo il senzatetto apparso a Birmingham, Banksy tiene aperto il “conto” con Natale.

Fondatore e direttore responsabile del magazine The Walk Of Fame. Nato e cresciuto in Abruzzo, è diventato giornalista pubblicista dopo aver completato gli studi in Giurisprudenza. Appassionato di musica, cinema e teatro, avrebbe sempre voluto essere il Will Smith di Indipendence Day o, tutt'al più, Aragorn de "Il Signore degli Anelli". Vola basso.

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Tagliacozzo Festival in notturna: al via i concerti a lume di candela

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La scorsa notte, dalle 23.30, presso il monumentale Chiostro di San Francesco, il Tagliacozzo
Festival
, diretto dal Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, ha inaugurato la rassegna ideata dal Maestro Alessandro Zerella, segretario artistico del festival, intitolata “Tagliacozzo Notturna”,
una serie di concerti notturni illuminati esclusivamente da candele.


Ospite della rassegna il violinista e compositore Raffaele Tiseo, che ha proposto
insieme al Quartetto Vetter, composto dallo stesso Tiseo e dai colleghi Silvano Fusco,
Flavia Civico, Alessandro Zerella, un concerto dedicato alla Viola d’Amore, uno strumento musicale della famiglia dei cordofoni. Sono controverse le ricostruzioni circa l’origine di questo nome. Le più probabili, dopo che l’ipotesi di una corruzione dell’espressione “viola de’ mori” si è dimostrata priva di fondamento, sono le due tradizionali, che si richiamano alla testa di amorino scolpita nella maggior parte degli esemplari pervenutici, oppure in riferimento alla dolcezza del suono. Quest’ultima sembra essere la più probabile, se consideriamo l’esistenza di altri strumenti con l’attributo “d’amore”,
caratterizzati da una particolare morbidezza di suono, che li distingue dallo strumento da
cui derivano.
Le dimensioni della viola d’amore sono simili a quelle della viola, tuttavia la forma è
simile a quella della viola da gamba, con spalle spioventi e fasce relativamente alte. Lo
strumento si caratterizza per la presenza, oltre che delle sette corde che vengono
sollecitate dall’archetto, di una serie di altre sette corde di risonanza che scorrono sotto
quelle principali, attraverso il ponticello, sotto la tastiera, in un passaggio ricavato nello
spessore del manico, e sono assicurate, in basso con dei chiodini di avorio posizionati a
fianco del bottone, in alto ad un’ulteriore serie di piroli posti su un prolungamento del
cavigliere.
Un’esperienza sensoriale di assoluto livello.

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È morto Joey Jordison, storico batterista degli Slipknot

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Ci giunge ora la notizia come un fulmine a ciel sereno. Joey Jordison, ex batterista della nu metal band Slipknot è morto all’età di 46 anni.

La famiglia di Jordison ha condiviso un comunicato con il quale ha diffuso le cause della morte:

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“Siamo addolorati nel condividere la notizia che Joey Jordison, prolifico batterista, musicista e artista è morto pacificamente nel sonno il 26 luglio 2021. Aveva 46 anni. La morte di Joey ci ha lasciato con il cuore vuoto e sentimenti di indescrivibile dolore. Per coloro che conoscevano Joey, capivano il suo ingegno, la sua personalità gentile, il cuore gigante e il suo amore per tutto ciò che riguarda la famiglia e la musica. La famiglia di Joey ha chiesto che amici, fan e media rispettino comprensibilmente il nostro bisogno di privacy e pace in questo momento incredibilmente difficile. La famiglia terrà un servizio funebre privato e chiede ai media e al pubblico di rispettare i loro desideri”.

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Jim Morrison, 50 anni fa la notte di Parigi inghiottiva il Re Lucertola

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Jim Morrison

Il 3 luglio di cinquant’anni fa, a Parigi, moriva Jim Morrison  (Melbourne8 dicembre 1943 – Parigi3 luglio 1971) considerato da sempre uno degli eroi del “club dei 27”, insieme a Jimi Hendrix, Janis Joplin, Robert Johnson e, più di recente, Kurt Cobain ed Amy Winehouse.

Morrison fu trovato cadavere nell’appartamento che divideva con Pamela Courson, la sua compagna storica. All’epoca non fu effettuata l’autopsia. La Courson morì di overdose tre anni dopo Jim, portandosi dietro i segreti sull’ultima notte del Re Lucertola che è stato seppellito al Père Lachaise, il cimitero degli artisti di Parigi.

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Leggi anche: Morrison Hotel, uno degli album più influenti

La sua tomba continua a essere uno dei luoghi più visitati della città e oggi è transennata e sorvegliata per contenere gli eccessi dei fan. Anche busto e ornamenti sono stati rimossi nel corso degli anni.

I 50 anni trascorsi, se è possibile, hanno ulteriormente rafforzato il mito di una delle icone piu’ potenti della storia della musica popolare. Un fenomeno impressionante – anche secondo il ritratto che ne fa l’agenzia Ansa – se si pensa che i Doors si sono formati nel 1965 e che il primo disco è uscito nel 1967, l’ultimo con Morrison nel ’71. Complessivamente hanno inciso sei album di studio e un live leggendario: ma il mito Morrison continua a rimanere intaccato.

Non si possono comprendere le ragioni di questo mito se non si parte dalla Los Angeles degli anni ’60, laboratorio di idee, musica e sperimentazioni sociali nonché chimico-lisergiche che ha offerto all’allora studente di cinema il terreno ideale per sviluppare la sua complessa personalità.

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Jim era il figlio di un ufficiale della marina, poi diventato ammiraglio che, tanto per chiarire, sconsiglio’ al figlio di continuare la carriera di cantante dopo aver ascoltato il suo primo disco. Non è un caso che i suoi rapporti con la famiglia furono azzerati.

Appassionato di cinema, ma anche fan accanito di Elvis e Sinatra, lettore avido di Rimbaud e Baudelaire, di William Blake, dei Beat (è stato amico personale di Michael McClure), Celine, Nietzsche, ammiratore di Artaud e studioso di psicologia e dei miti degli Indiani d’America, Morrison riuscì a trasferire questo articolato universo culturale nella figura di uno dei più sfrontati frontman della storia.

Non va dimenticato che proprio in quegli anni il rock stava assumendo una nuova fisionomia: si era esaurita la fase eroica dei padri fondatori e, sotto la spinta della British Invasion, nasceva una nuova espressione musicale, che porta dritto alla musica di oggi. Bellissimo, inventore di un look – pantaloni di pelle, camicia aperta, cinturone con borchie, collane e Ray Ban a specchio – che è diventato “il look” definitivo di certo rock, Morrison in fondo è stato il primo frontman a portare sul palco il misticismo dello “sregolamento dei sensi”.

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Sarebbe sufficiente raccontare che è stato guardando un concerto dei Doors che Iggy Pop è stato fulminato sulla via del rock’n’roll per riassumere l’effetto dirompente della sua presenza. Se dunque da subito Jim Morrison è diventato un simbolo della reazione dell’universo giovanile alle istituzioni, non si può dimenticare la miracolosa simbiosi tra la sua voce e la sua personalità e la musica dei Doors, una della band più influenti e originali della storia.

Foto: La tomba di Jim Morrison a Parigi (la statua è stata successivamente rimossa) – adattamento dello scatto di Atel301 – Own work, CC BY-SA 3.0

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