Baglioni e la danza della vita sulle pareti delle Terme

Il concerto alle Terme di Caracalla

Le ballate di sempre, le armonie e i colori di “In questa storia che è la mia”. Le proiezioni sulle pareti delle Terme di Caracalla. Il tapping del figlio Giovanni sui ricordi del Lungotevere. E una musica che sa trascendere. È Claudio Baglioni con “Dodici Note – Tutti su!” ad ad aprire la stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma alle Terme. È la prima volta in assoluto che un’apertura così prestigiosa viene affidata a un compositore e interprete di musica moderna. Dodici repliche, fino a domenica 19 giugno, poi alcuni concerti al Teatro Greco di Siracusa e all’Arena di Verona.

Tre ore di show immaginifico, spettacolare, colorato che è musica, ma anche danza, teatro, circo. Sul palco (tradizionalmente dedicato alla lirica), insieme al cantautore, elegantissimo in frac, camicia bianca e farfallino dello stesso colore, 123 tra musicisti (l’Orchestra Italiana del Cinema), coristi (Coro Giuseppe Verdi) e performer classici e moderni, con la direzione artistica di Giuliano Peparini. Temi sociali accennati, come ricorda Claudia Fascia per l’Ansa, come quando durante “Un po’ di più” compaiono tante scarpe rosse, simbolo della battaglia contro la violenza sulle donne o in Fammi andar via la scelta di essere ciò che si vuole oltre l’identità di genere con gonne e pantaloni indossati indifferentemente da uomini o donne.

O quando “Ninna Nanna della guerra” (da una poesia di Trilussa del 1917) con la sua feroce attualità non ignora il conflitto in Ucraina. Ma non c’è tempo per le parole, per i discorsi preparati: la serata è lunga e densa. In scaletta scorrono via E adesso la pubblicità, Io me ne andrei, Con tutto l’amore che posso (in acustico con il figlio Giovanni).

Intanto il palco si illumina, si trasforma, si adatta. L’ellissi al centro diventa porta di entrata su mondi nuovi, diversi, sconosciuti, E’ quasi il momento dei saluti quando fanno capolino, in un medley al pianoforte, i suoi successi irrinunciabili: Questo piccolo grande amore, Amore bello, Tu, Sabato Pomeriggio, Poster, E Tu Come stai. Il pubblico, che corre finalmente sotto palco, è un coro unico che si scatena su Strada Facendo, Avrai, Mille Giorni di Te e di me. La vita è adesso, canta in chiusura.

“Come spesso succede”, dice Baglioni , “uno gira tutto il mondo e magari dimentica le meraviglie della sua città. Ho visitato Caracalla, per la prima volta, nel 1989, quando Vangelis – che ci ha lasciati pochi giorni fa – tenne un suo concerto nell’enorme cavea che, ogni estate, viene allestita nel complesso archeologico, per ospitare opere e balletti. Avevo lavorato con Vangelis, sedici anni prima a Parigi, alla realizzazione dell’album “E Tu”. C’eravamo, poi, incontrati di nuovo a Londra e, finalmente, ci ritrovavamo a Roma.

“Da allora”, aggiunge, “ho fatto tanti progetti per salire su quel palcoscenico e altrettanti rimandi. Ho cantato e suonato in cento luoghi della città. Dal balcone della casa di Centocelle a via dei Fori Imperiali davanti al Colosseo e accanto all’Altare della Patria; dal Palaeur al Teatro dell’Opera; dall’Auditorium alla Sala Nervi; dalle piazze di quartiere a piazza San Pietro; dallo Stadio dei Marmi allo Stadio del Tennis; dallo Stadio Flaminio allo Stadio Olimpico; sulla scalinata di Trinità dei Monti e su un camion a Ostia. E, ora – con un grandissimo spettacolo polivalente, accompagnato da 123 tra musicisti, coristi, performer classici e moderni – mi capiterà d’esibirmi per dodici sere – come non è mai successo a nessun artista che non appartenga alla musica operistica o alla danza – in uno spazio unico al mondo: un teatro millenario che si apre verso il futuro per correre una nuova avventura tra suoni e luci, sogni e voci”.

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Giornalista, docente di lingue straniere, tra le collaborazioni l’agenzia Ansa e il Centro (testata ex gruppo L’Espresso-Finegil Editoriale). In passato ha lavorato a Parigi e Milano con Eurosport e Canal +. Come blogger, oltre ad aver seguito vari eventi sportivi internazionali, dalle Universiadi (in Europa e in Asia) alla Race Across America – la folle corsa ciclistica da un capo all’altro degli Stati Uniti – ha condotto alcune inchieste sull’immigrazione con reportage in Italia, Romania e Marocco. Nel 2007 ha vinto il premio giornalistico Polidoro. Nel 2016 ha firmato “New York, Andalusia del Cemento – il viaggio di Federico García Lorca dalla terra del flamenco alle strade del jazz” (Aurora edizioni), l’anno successivo Lithium 48, sempre per la stessa casa editrice.